Ghost story

Non ho esercitato il diritto del lettore ad abbandonare il romanzo e mi sa che ho sbagliato. E’ lungo, troppo lungo. E prolisso. Prolisso e noioso. Tranne l’evento raccontato nelle prime pagine, che induce a proseguire, e qualche apparizione o omicidio sparso qua e là, la narrazione è più pallosa che entusiasmante. I brividi sono davvero pochi e vengono dal freddo che fa da sfondo alla storia, non dalle trovate dell’autore, questo Peter Straub da molti accostato a Stephen King. Mah. Per carità, il libro non è da buttare (visto che ne parlano bene, può sempre essere messo in bella mostra su una mensola, anche se io l’ho letto su Kindle) ma è confusionario e pieno di passaggi inutili. Gli spunti interessanti non mancano, peccato che si perdano in fiumi di parole. Ah, alla fine muoiono praticamente tutti e io stesso sono un po’ morto dentro: non vedevo l’ora di arrivare alla fine per resuscitare con una nuova lettura che – sono certo – sceglierò con più attenzione.

Peter Straub – Ghost story

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23 pensieri riguardo “Ghost story

      1. Eh ma infatti penso non vada dedicato tempo ai libri brutti e nemmeno a quelli che magari son carini ma non nelle nostre corde: ci sono tanti di quei libri belli che non ne vale proprio la pena 🤷🏼‍♀️

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        1. Eh, hai ragione. Ma saprai bene che capita di scorrere le pagine sperando arrivi qualcosa di buono. A volte arriva, a volte no. Poi mezzo mondo ne parla benissimo, ci hanno fatto pure un film. L’altro mezzo modo non lo ha finito, immagino.

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        2. Non seguo molto il cinema, però sono abbastanza precisa nel capire se un libro è bello o no più o meno da una frase, massimo due (la trama m’importa il giusto: se lo dici benissimo, puoi anche dire niente).

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        3. Murakami non lo reggo: esce dalla mia concezione di buona scrittura, forse è gap culturale 🤷🏼‍♀️

          Sisi ma anche io mi pento: alle volte non mi ascolto e dico “ah se lei/lui ha detto che è bello, dev’esserlo per forza”.

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        4. Non so cosa tu abbia letto quindi andrò a casaccio:

          La Famiglia Aubrey – Rebecca West, primo della trilogia omonima, davvero bellissimo (scritto magistralmente, vicenda familiare un po’ fuori dagli schemi)

          Tutti i racconti – Roald Dahl
          una raccolta che – per adesso – mi sta divertendo moltissimo. Grottesco come sempre.

          Hunger Games – prodotto editoriale pianificato, scritto da una drammaturga e uno stuolo di editor. Si vede.

          L’Uomo che Scambiò sua Moglie per un Cappello – Sachs
          una serie di casi clinici interessante, raccontati con la posa da inizio ‘900, molto godibile (e leggibile a voglia, come fossero racconti). Questo un po’ legato agli interessi clinici, per essere goduto al massimo.

          L’Imperatore del Male, una biografia del cancro – Siddhartha Cognomeirricordabile
          In inglese è imperdibile
          spero lo abbiano tradotto bene perché è un capolavoro (Pulitzer Prize Winner) ed è informativo senza sforzo. Proprio avvincente. Aneddoti storici sintetici ed efficaci, capitoli ambientati nel tempo corrente, involontari chiarimenti sulle dinamiche dell’associazionismo americano.

          L’Annusatrice di Libri – molto ben strutturato e scritto impeccabilmente.

          Questi sono dei libri che ho riletto. Ho altri consigli volendo, più su gialli tendenti al noir che sono i libri di Fred Vargas, tutti, e qualcos’altro di sparso.

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        5. Intanto grazie per esserti dedicata ad un commento così lungo, non è mai facile dare consigli oltretutto.
          Diciamo che qualcosa conosco ma ho letto solo Hunger Games e qualcosa di Vargas. Di tutto il resto prendo nota (L’Annusatrice di Libri e L’Uomo che Scambiò sua Moglie per un Cappello sono già nella mia wishlist).

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        6. Mi sono piaciuti ma non mi hanno entusiasmato.
          “L’imperatore del male” mi incuriosisce ma, così ad occhio, mi ricorda “Un altro giro di giostra” di Terzani, non vorrei si tratti di un romanzo simile.

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        7. Magari non sono il tuo genere, legittimo 🙂 è quando un libro non è nelle proprie corde che il come è scritto diventa determinante (mi piacciono i gialli, i fantacose meno)

          no no no, niente a che vedere con Terzani: è un libro che niente ha a che spartire.

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        8. Invece potrebbero essere del mio genere e proprio per quello lo stile diventa fondamentale. In genere comunque mi butto: basta un particolare per farmi iniziare la lettura e difficilmente abbandono (a meno che non sia un mattone vero e proprio).

          Non ho letto altro di Terzani ma quello non mi ha preso come speravo. Meglio così!

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        9. E’ che il tempo non basta. Finisci un libro che già ne vuoi leggere altri quattro e li compri, ma nel frattempo ne escono altri e quelli che volevi leggere due mesi fa vanno in coda. Intanto cresci e quel libro preso due anni fa non hai più tanta voglia di leggerlo. E’ la storia della mia vita.

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    1. Siamo in due, anche io sono sicuro che prima o poi lo leggerò. L’ho iniziato due volte: quando me lo hanno regalato (tra l’altro è stata un’amica del blog) e qualche anno fa. Ma non l’ho interrotto perché non mi non è piaciuto, per cui sono certo di riprenderlo.

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