Indizio n. 3

Ufficio. Pausa pranzo. Il monitor non mostra un’immagine a caso, dice che sono ancora a Roma ma che piano piano mi sto teletrasportando là. Non sarò veloce come il capitano Kirk dall’Enterprise, mancano ancora troppi giorni, eppure atterrerò anch’io su un altro mondo. Un mondo nuovo, diverso da quelli che sono abituato ad esplorare, composto però dagli stessi elementi in cui sono cresciuto: un’isola, il sole, il mare, i fondali, le spiagge. E il sud. Che sta pure per sudore.

L’indizio n. 3 è in realtà una prova, il biglietto aereo. L’ultimo o forse il primo tassello del viaggio, che si aggiunge alle camere prenotate per dormire, al noleggio dell’auto, al rinnovo del passaporto e alla lettura della Lonely Planet, indizio n. 1, acquistata tempo fa. Ho stilato la lista della roba da mettere in valigia e lo spazio maggiore lo occuperanno l’attrezzatura subacquea e le scarpe da running. Sì, perché voglio immergermi nella barriera corallina e, se mi sveglio, correre sulla sabbia. Con un costume e un paio di occhialini potrò nuotare nell’Oceano Indiano. Non credo mi serva molto altro e comunque per tutto il resto c’è MasterCard, confidando di non spremerla troppo.

Dice il saggio: il volontario parte per uno scopo che non è il suo, il turista parte per uno scopo che è esattamente il suo mentre il viaggiatore parte per uno scopo che ignora. Questa volta, nonostante torni in terra africana, non andrò in veste di volontario e, trattandosi di un’isola piuttosto piccola, non farò nemmeno il viaggiatore. Sarò un turista, con pochi programmi e uno scopo preciso che è la voglia di restare un po’ fuori dal mondo.

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16 pensieri riguardo “Indizio n. 3

  1. Mauritius… mio figlio è molto amico di un ragazzo mauritiano, suo compagno di classe (comunque nato in Italia, i genitori sono nati lì), ed io spero sempre che prima o poi, magari fra qualche anno, ci possa scappare un invito.

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  2. Mi sembra un ottimo piano 🤷🏼‍♀️

    Mauritius è il viaggio più lontano che abbia fatto, mi raccomando: imperdibile il giardino botanico di Pomplemousse (non sono certa di aver scritto bene). All’epoca c’era una guida che parlava Italiano, un uomo minuto e adorabile, faceva battute sottili e ironiche su Berlusconi e la coppia di capre Ravvenate che era con noi, non coglieva e annuiva soddisfatta.

    Che figo! E sapeva tutto delle piante assurde che ci sono: nel parco sono state portate piante da ogni gruppo di colonizzatori o ospiti dei colonizzatori, che si sono succeduti nel secolo scorso. Lì la guida ci disse che quelle gialle che noi chiamiamo mimose, non lo sono: somigliano alle mimose “vere” che però sono rosse o bianche

    quelle gialle sono acacie che alle loro latitudini crescono al massimo. Nel parco ce n’è una altissima, con la chioma giallissima!

    Bellissimo posto!

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  3. (Nota pratica: appena ci si sposta un po’ dal nord-est dell’isola – che sembra un po’ Rimini – poi tutto è Africa. Non ho visto il continente, ho solo il feedback dei documentari, ma mi fido 🤷🏼‍♀️)

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