Arte povera

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Carne mia

Letto in poche ore di odissea tra aereo in ritardo e treni vari, il romanzo è molto scorrevole ma, dalle prime pagine accattivanti soprattutto perché ambientate in una Palermo che conosco bene, va scemando verso una conclusione prevedibile e nemmeno così definitiva. Qualche domanda sugli eventi resta e anche qualche buco nella trama: Calò, per esempio, che da mesi faceva domande sui genitori senza ricevere risposte chiare, doveva aspettare l’arresto di suo “padre” per fare una ricerca su Google?!

Alajmo per me è comunque un bravissimo scrittore, uno di quelli che mi tiene incollato alle parole, nonché un professionista che ammiro, nonostante non abbia ancora risposto alla mia richiesta di amicizia su Facebook.

Roberto Alajmo – Carne mia

Naufraghi senza volto

Un libro davvero bello, da leggere tutto d’un fiato. Con la fortuna che noi, il fiato, possiamo riprenderlo a differenza delle centinaia di protagonisti di questa pagina di storia, morti annegati nel Mediterraneo e fino a poco tempo fa seppelliti, quando possibile, senza identità. Grazie agli sforzi, alla passione e al sentimento dell’autrice, medico legale, viene fuori il volto dell’Italia di cui essere orgogliosi, quello che mette insieme competenze ed efficienza per restituire un nome ai cadaveri ripescati dal mare. Soprattutto per porre fine all’agonia dei parenti che così potranno finalmente piangerli.

Un lavoro immane, l’identificazione post mortem, raccontato minuziosamente, a volte in maniera cruda ma mai leziosa e che in più parti mi ha toccato nel profondo. Il racconto del corpo del quattordicenne ritrovato con la pagella scolastica nascosta tra i vestiti è da lacrimuccia: chissà quali aspettative di vita aveva questo ragazzino per essersi portato dietro un documento ritenuto fondamentale per il proprio futuro. Futuro che è morto con lui nel Mediterraneo.

Cristina Cattaneo – Naufraghi senza volto

Km 123

Poco dopo la morte del Maestro, non ho avuto dubbi su quale libro leggere, l’ultimo pubblicato che non riguardasse Montalbano. E’ comunque un giallo, quasi interamente scritto sotto forma di dialoghi, che come sempre incuriosisce non poco il lettore. Non un capolavoro e in certi passi troppo elaborato ma abbastanza piacevole. Tra due giorni probabilmente lo avrò dimenticato, a differenza dell’autore che non dimenticherò mai.

Interessante, alla fine del romanzo, un articolo dello stesso Camilleri che spiega come è nato e si è sviluppato il genere giallo e perché, solo in Italia, si chiama così. Un’ultima chicca che è giusto fosse lui a regalarmi.

Andrea Camilleri – Km 123