Ci voleva lui

Nella scatola c’era tutto. C’erano le nostre polaroid insieme, le più significative dalla scorsa estate a ieri, che ci ricordano quanto tempo sia passato, pochi giorni o anni a seconda dei punti di vista. C’era il braccialetto che farà compagnia agli tre sul mio polso, di quelli che indosso ogni giorno e non dimentico mai. C’erano gli Happy Socks, i calzini colorati e divertenti per i quali mi prendevi sempre in giro e che ora addirittura mi regali. C’erano le risate, sotto forma di due biglietti per Gigi Proietti a teatro che andremo a vedere presto. C’erano i cioccolatini e le caramelle gommose, quelle che un giorno lontano mi faranno morire come voglio morire, ingozzandomi di schifezze. C’era un pensiero extra da una personcina più speciale di me. E c’era Babbo Natale a certificare il regalo.

Soprattutto c’era la scatola, stupenda con la doppia A, il simbolo del mare, le onde dell’acqua, le mani che si intrecciano, il 23 stampato e l’incisione di una frase profonda, pesante e sbagliata come il Negroni, proprio per questo più dolce. Scatola che non contiene solo oggetti e che anzi conserva qualcosa di più grande: un senso a tutto, da sprigionare ogni volta che la si apre.

C’era una storia lì dentro, piccola e in continua crescita, preziosa, criminale, da difendere dalle minacce del passato e dall’oscurità. Ecco perché, a muoversi nell’ombra, tra gli oggetti e gli individui, per vegliare sul bene dentro e fuori la scatola, ci voleva lui, ci voleva Batman.

Inseguendo un’ombra

Sono mesi che le vado dietro portandomi appresso mille domande e una torcia. Ho immaginato dialoghi che non ci saranno mai trascrivendo, con una matita bianca su un quadernetto nero, le parole più chiare, non per forza le più belle. Ho imparato a correre, prima di capire quanto fosse importante rallentare, andare piano quasi fino a fermarsi. Quasi però, ché fermarmi sarebbe la mia rovina, senza considerare poi che credo sia impossibile: puoi pure trattenere il respiro senza chiudere nemmeno gli occhi, ti stai comunque muovendo verso una meta. E la meta che mi sfuggiva altro non era che risposte, risposte che avevo già, che dovevo solo illuminare con la torcia, che erano qui, nell’anno in corso, non quello solare, quello della mia età, l’anno di tutte le risposte o della risposta a tutto, risposta che effettivamente è arrivata. Adesso posso spostarmi in qualsiasi direzione, come quando sono sott’acqua, perfino verso l’alto o l’abisso, con la differenza che ora sono io a scegliere dove andare e non l’ombra, inafferrabile per definizione. Perché non mi interessa lei ma chi la proietta, chi illumina di luce propria, chi posso inseguire finché non vorrò fermarmici accanto, anzi no… chi voglio inseguire finché non potrò fermarmici accanto.

Fantasmi e prigioni

Sono le certezze che ho a farmi venire i dubbi. Ma questo è ciò che vedo e non è in discussione. Che poi, dentro, ci siano fantasmi e prigioni potrò scoprirlo quando ti conoscerò meglio. Intanto entro.

Avvento alla birra

Fino a qualche tempo fa, da ateo praticante, non sapevo nemmeno cosa fosse l’avvento. Quest’anno mi è stato regalato il Beery Christmas, un vero e proprio calendario dell’avvento con 24 caselle contenenti bottiglie di birra artigianali da tutto il mondo che mi accompagneranno giorno per giorno al Natale.

Se lo spirito del Natale è questo, cioè alcolico, quasi quasi faccio pure l’albero, per la prima volta in vita mia.