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Vedo la luce

Mi spaventa. Il bagliore è forte, sembra esserci una porta lì in fondo ma non ho idea di cosa apra. O cosa chiuda. Né cosa ci sia oltre. Sono qui da due anni, dentro di te, come lo sono stato dal primo giorno, senza interruzioni, nonostante i dubbi, le distrazioni, i momenti difficili. Per due anni ho camminato nel buio, ci siamo smarriti, persi e ritrovati ogni volta contro tutto e tutti, perché mi sono fidato – e così tu – del battito assordante che sentivo, anche quando non potevo vederti. Non ho avuto bisogno di chiedermi dove fossi: tra i silenzi, la rabbia, le lacrime che hai lasciato sulle lenzuola, il tuo pigiama nell’armadio, i baci rubati, le foto dappertutto, la colazione in tavola e gli squilli per dirmi “sono ancora qui” e i messaggi per scrivermi “ti amo”, ecco, non ho mai dubitato di trovarmi nel posto migliore del mondo, il tuo cuore.

E’ stata dura in questi ultimi mesi. Ho scelto di restare quando avrei potuto spaccare un muro e scappare, non l’ho fatto. E quando ci ho provato, mi hai ripreso per i capelli dimostrandomi che, senza te, io non sono nulla. Perché l’amore era enorme, lo è sempre stato e mai si spegnerà. Ci ho creduto, davvero. Anche quando mi hai promesso che saresti tornata, senza però specificare quando. Ci credo ancora, forse. E’ solo che l’amore, per quanto infinito, per quanto ricambiato, a volte non basta. Deve essere alimentato costantemente soprattutto dai fatti e i fatti oggi dicono che quella luce non la vediamo allo stesso modo. Per te è una fiamma lontana a cui hai paura di avvicinarti. Per me… non ho più paura di scoprirlo.