La strada è ancora lunga

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Mea culpa

Ti amo.
Perché?
Perché sei tutto quello che voglio dalla vita. E tu?
Perché sei tu.

Perché sono io. E io sono ingenuo, forse anche stupido. Vedi, delle situazioni orribili che abbiamo vissuto, non riesco a ricordare quasi nulla. Mi porto dentro solo i momenti speciali, quando senza ombra di dubbio entrambi dipendevamo l’uno dall’altra. Come quella mattina, l’ultima, dopo la nottataccia in cui Nick Cave avrebbe dovuto cantare per te e non ci è riuscito.

Dovevi andartene presto, mi hai chiesto se volevo restassi e – figuriamoci se ti avrei mandato via – sei rimasta. Ho messo da parte la tua roba affinché la portassi con te, l’hai lasciata lì, è nel tuo spazio dell’armadio, spazzolino compreso. Ti avevo comprato per colazione la marmellata che io non mangio. Hai guardato la data di scadenza, un qualche mese del 2018, e mi hai detto di conservarla, perché saresti tornata. Una scena da film, non so se romantico o thriller: le tue mani che afferrano il mio viso obbligandomi a guardarti negli occhi e tu che ripeti “perché io tornerò”, decisa come poche volte ti avevo visto ultimamente. Hai pure rimesso in sesto il coccodrillo che, quando giocavamo con il pongo, era venuto fuori magicamente dalle stesse mani e che da due anni perdeva pezzi. OK, non è tornato esattamente in sé, è uno sgorbio, ma lo hai sistemato. Questo lo hai fatto. E’ un mostriciattolo, bellissimo come tutto ciò che ti appartiene, me compreso. Anche io sono stato bellissimo. Bellissimo mio, mi hai chiamato fino a pochi giorni fa.

Ti ho accompagnato in metro fino alla stazione e quell’ultimo viaggio è stato meraviglioso, nonostante le tue lacrime. Stavamo in piedi, io appoggiato al palo e tu appoggiata a me. Anzi abbracciata a me, dietro gli occhialoni scuri. Una signora si è addirittura alzata per lasciarti il posto, ricordi? Aveva intuito che non stessi bene. Come potevi esserlo? Ci stavamo dando l’addio. Eppure sapevamo che addio non sarebbe stato. Ho potuto recuperare i baci che mi ero perso nel tempo. Beh, veramente solo una piccola parte, te ne avrei dati molti di più ma la metro non è mai stata così veloce, sarei rimasto a viaggiare sottoterra in quella posizione a vita. Lì ti ho sentito, ho rivissuto sensazioni stupende. Poi il saluto, terribile, senza troppe parole. Per tutto il tragitto te ne ho ripetute fin troppe, non perderle, mi è costato pronunciarle. Le conosciamo solo io e te. Se mai passassi da qui e leggessi queste righe, ricorda cosa ti ho detto quella mattina e mettilo in pratica.

Quell’addio è durato due giorni. Ancora una volta sono tornato da te. Non mi sono mosso in realtà, non ti ho lasciato, ti ho pensato ogni minuto. Tu, però, non sei mai tornata davvero e, ora che l’addio si sta dimostrando definitivo, non immagini quanto speri che tu finalmente possa essere felice. E libera. Ti ho chiesto fino alla nausea se, a differenza di prima, io avessi dovuto fare di più per riaverti accanto; mi hai risposto fino alla nausea, pure la settimana scorsa, che no, io non potevo fare niente, dipendeva solo da te. E’ una magra consolazione, almeno sono certo di aver dato tutto quello che mi era rimasto, se non di più. Le ho provate tutte, non sempre con la ragione ma sempre con i sentimenti. Anche sbagliando. Sono corso da te in modi e forme infinite e non ho ottenuto altro che promesse. Da te poi è proprio difficile, lo capisco. Entrare nel tuo mondo è complicatissimo, sono contento di esserci riuscito in passato. Per noi oggi sarebbe un terreno pieno di insidie, dove ogni mossa ne provocherebbe un’altra che probabilmente non saresti in grado gestire. Come il territorio marcato dal cane che ha fatto pipì lungo il perimetro. E’ che al cane, per quanto tu possa volergli bene, devi insegnare dove pisciare, altrimenti si sentirà libero di fare i suoi bisogni dove vuole, pure in casa, abbaiando per giunta. So bene che la colpa è solo mia, io ho sbagliato ormai quattro anni fa sottovalutando i miei comportamenti nella convinzione che tutto potesse sistemarsi. Il coccodrillo non sarà più lo stesso. Io ti ho reso quella che sei diventata e non me lo perdonerò mai. Ho pagato un prezzo altissimo e continuerò a pagarlo in comode rate fino alla fine dei miei giorni. Perdonami tu. Avermi ripetuto che io non posso fare di più mi aiuta, non mi toglie tuttavia il rimpianto di non aver capito a suo tempo quanto fossi importante. Perché sei tutto quello che voglio dalla vita.

Mi arrendo, quindi. Ti avevo comprato una piastra per i capelli qualche giorno fa, non so perché. Ne hai una sicuramente migliore ma l’ho vista e non ci ho pensato due volte. Avevo preso due biglietti per il concerto dei Pearl Jam della prossima estate e non due a caso. Gli amici hanno scelto il prato, tutti. Io, ricordando le decine di concerti a cui abbiamo assistito, ho creduto che la calca non fosse adatta a te e ho scelto due posti nella tribuna migliore. Chissà perché, ingenuamente, non ho dubitato un attimo che saremmo andati insieme. E invece.

Sii felice. Non smetterò mai di amarti, resterai sempre La Più Bella Ragazza Di Tutti I Tempi.

L’unico colpo

Quei venti minuti sono stati il succo di questi due anni. A mezzanotte in punto io ero lì, pronto a brindare al nuovo anno, con il bicchiere in una mano e il telefono nell’altra. Ti ho scritto subito. Auguri bellissima. Poi ho aspettato, come ormai mi hai abituato a fare. Non ho idea del perché tu non mi abbia scritto subito, avrai avuto mille motivi, fatto sta che a mezzanotte non c’eri. Ma sapevo che saresti arrivata e infatti, venti minuti dopo, ecco il tuo messaggio, un “ti amo” che non sono più capace di leggere e che mi ha tenuto a galla ogni volta, in ogni tempo, fino a farmi male. La mattina dopo mi hai perfino “rimproverato” che io non te l’avessi scritto e subito ti ho risposto con le due stesse meravigliose parole. Per me sono tutto, tu sei tutto. Eppure non capisco più se le usi con cognizione, con il cuore, con la voglia e la passione perché, se così fosse, noi a capodanno saremmo stati insieme.

Calvino, parlando di amori difficili, scriveva qualcosa del genere: “m’accorgo che correndo verso M ciò che più desidero non è trovare M al termine della mia corsa: voglio che sia M a correre verso di me, è questa la risposta di cui ho bisogno, cioè ho bisogno che lei sappia che io sto correndo verso di lei ma nello stesso tempo ho bisogno di sapere che lei sta correndo verso di me”. A mezzanotte tu non sei corsa da me e così negli ultimi due anni. Sì, ci sei sempre stata ma sappiamo entrambi come e quei “ti amo”, seppur forti e costanti e sempre andati a segno, hanno perso valore. Li hai accompagnati con altre parole stupende e promesse pesanti che però, ad oggi, parole e promesse sono rimaste. E io comincio a cedere. Il mio amore resta infinito ma comincio a cedere.

Ho sempre avuto un’idea e, in una delle centinaia di mail che quest’estate ti ho scritto ogni giorno, senza saltarne uno, credo di avertene parlato. Là fuori c’è qualcuno per tutti. Se ti guardi intorno, riesci a trovare quella persona e, quando l’avrai incontrata, una volta che il tuo cuore sarà stato colpito, non ci potrà essere nessun altro. Non ha importanza quello che succede: distanza, infedeltà, silenzio, perfino morte. Un sentimento simile non può ripetersi con nessun altro. E’ la teoria dell’unico colpo. Dell’unico colpo di fulmine. Per me sei tu quella persona, per te non so più chi sono io.

Vedo la luce

Mi spaventa. Il bagliore è forte, sembra esserci una porta lì in fondo ma non ho idea di cosa apra. O cosa chiuda. Né cosa ci sia oltre. Sono qui da due anni, dentro di te, come lo sono stato dal primo giorno, senza interruzioni, nonostante i dubbi, le distrazioni, i momenti difficili. Per due anni ho camminato nel buio, ci siamo smarriti, persi e ritrovati ogni volta contro tutto e tutti, perché mi sono fidato – e così tu – del battito assordante che sentivo, anche quando non potevo vederti. Non ho avuto bisogno di chiedermi dove fossi: tra i silenzi, la rabbia, le lacrime che hai lasciato sulle lenzuola, il tuo pigiama nell’armadio, i baci rubati, le foto dappertutto, la colazione in tavola e gli squilli per dirmi “sono ancora qui” e i messaggi per scrivermi “ti amo”, ecco, non ho mai dubitato di trovarmi nel posto migliore del mondo, il tuo cuore.

E’ stata dura in questi ultimi mesi. Ho scelto di restare quando avrei potuto spaccare un muro e scappare, non l’ho fatto. E quando ci ho provato, mi hai ripreso per i capelli dimostrandomi che, senza te, io non sono nulla. Perché l’amore era enorme, lo è sempre stato e mai si spegnerà. Ci ho creduto, davvero. Anche quando mi hai promesso che saresti tornata, senza però specificare quando. Ci credo ancora, forse. E’ solo che l’amore, per quanto infinito, per quanto ricambiato, a volte non basta. Deve essere alimentato costantemente soprattutto dai fatti e i fatti oggi dicono che quella luce non la vediamo allo stesso modo. Per te è una fiamma lontana a cui hai paura di avvicinarti. Per me… non ho più paura di scoprirlo.