Legosofia

Da appassionato di Lego, quando ad una fiera del libro l’occhio mi è caduto sul titolo, non ho potuto non comprare questo volumetto con l’intento di leggerlo subito. Così è stato ed effettivamente le prime pagine mi sono sembrate entusiasmanti, ricche di riflessioni sulla filosofia dei mattoncini a cui non sarei arrivato. Poi però qualcosa si è inceppato, le parole si sono appesantite e ho perso un po’ di piacere nella lettura. Il gioco è diventato studio e la voglia di finire ha superato quella di godersi il momento.

Tommaso W. Bertolotti – Legosofia

Il racconto dell’isola sconosciuta

Una favola da portare in viaggio anche quando non si viaggia. Saramago è tra i miei scrittori preferiti e non commento la scelta dell’editore di lucrare fino all’ultima goccia su un libretto di poche pagine, anche perché a me è stato regalato. Però il racconto si presta a così tante interpretazioni e riflessioni che non si può non leggerlo (un’oretta al massimo) per poi riprenderlo più avanti nel tempo e leggerlo ancora (sempre un’oretta), magari quando abbiamo voglia di evasione da certe giornate pensanti: le ore accumulate saranno spese benissimo, ci si troverà sempre un significato diverso.

José Saramago – Il racconto dell’isola sconosciuta

L’arte di nuotare

Ho comprato questo libricino in offerta 2×1 insieme a Legosofia, io che amo i Lego e ancora di più il nuoto. L’autrice scrive bene e descrive meglio sensazioni e pensieri di chi pratica quella che effettivamente viene dipinta come un’arte. Soprattutto racconta dell’amore per l’acqua, attraverso esperienze, citazioni e consigli di lettura. Un volumetto imperdibile per chi nuota abitualmente e per chi semplicemente si immerge. Se poi, dopo un allenamento o una gara, si è tanto stanchi da pensare “chi me lo ha fatto fare?”, sfogliare il libro diventa un toccasana.

Carola Barbero – L’arte di nuotare

Il paradiso del diavolo

La figura del diavolo mi affascina e questo è il motivo per cui ho iniziato a leggere il libro senza sapere minimamente di cosa parlasse. Mi sono però fidato di Ballard, uno psicopatico dal quale ci si può aspettare di tutto. E infatti, pur restando un po’ la trama abbastanza prevedibile (sin dall’inizio si intuisce che ogni cosa andrà a puttane), i personaggi ben delineati catturano il lettore (e nel romanzo anche altro) e l’ambientazione sull’isola tropicale stimola l’immaginazione. Scoprire o, meglio, avere conferma che il diavolo alla fine è l’uomo dà un tocco di vita alla narrazione e il lettore stesso a quel punto spera che ogni cosa effettivamente vada a puttane.

J. G. Ballard – Il paradiso del diavolo

Un mese fa

Mi batteva forte il cuore. Ero felicissimo, dopo tanto tempo. Non sapevo cosa dire, lasciavo parlare gli occhi e muovere le mani. Finalmente era arrivato il giorno che avevo atteso così a lungo. L’emozione era quella dei primi concerti. E tu cantavi, ogni parola era musica che usciva dalla tua bocca come fossi un artista consumato. Era tutto perfetto.

Invece è stato l’inferno. Non immaginavo potesse essere ancora tanto doloroso.

Eppure, un mese dopo, riesco a ricordare solo i bei momenti.