Užupis

Ho dormito da solo, il cinese non è tornato. Strano. Mi sveglio però presto, faccio tutto con comodo. C’è pure il sole che spunta ogni tanto. Devo approfittarne per camminare e visitare meglio Užupis.

La famosa porta che attraverso ogni giorno si chiama “Gates of Dawn” (Aušros Vartai), Porta dell’Aurora, uno dei più importanti monumenti religiosi della Lituania. Per me era una porta, ma si capiva che doveva avere un valore storico. Visito la cappella che dall’alto guarda il viale. Faccio foto, non è permesso.

Guardo meglio tutto, di giorno è un’altra cosa. A Užupis trovo il ponte con l’altalena, visto solo al buio sinora, e il muro con la costituzione. Finisco per caso all’Incubatorio ma sembra tutto chiuso. Ci sono comunque tante cose da fotografare da queste parti. Camminando mi colpisce uno spiazzo dietro ad un portone di legno mezzo distrutto. Mi affaccio e subito un ragazzo che somiglia a Bradley Cooper mi invita ad entrare. C’è una vecchia casa e un giardino circondato da alte mura. Il ragazzo parla tanto, Riccardo si chiama. Mi mostra tutte le opere che ha realizzato, orgoglioso. Ci sono un tavolino e due sedie a cinque metri di altezza sul muro su un ripiano. Tanta roba messa lì in giro a modo. C’è la madre. Gli chiedo se è un artista, non lo è. E’ un cacciatore. Indica un gatto di cui mi dice il nome. Svuota un bidone di acqua salmastra dove ci sono dei pesci che moriranno a breve sull’erba. Per il gatto. Capisco che mi chiede soldi per mangiare, prendo delle monete dalla tasca e mi indica quella da un euro, glielo lascio con tutti i centesimi. E’ contento. Si mette in posa felice con il rastrello quando gli chiedo se posso scattare qualche foto. Poi mi dice di entrare in casa.

E’ una baracca a cui si accede tramite una scala. C’è un gallo imbalsamato sopra la porta d’ingresso e degli scorpioni morti su un tavolo. Penso subito ai film in cui ragazzi ignari vengono derubati così – o peggio, spariscono! – ma non esito ad entrare. La casa è proprio povera, di una povertà di questi posti. Però hanno un televisore a schermo piatto che stona con l’ambiente. Riccardo mi mostra la sua stanzetta con alcune altre “opere”, abiti appesi, DVD, tanti oggetti sparsi. La sua stanza si affaccia su Paupio gatvė, una delle strade centrali di Užupis. Andando via mi offre da bere da una bottiglia con etichetta di non so cosa e bicchieri poggiati sul tavolo da non so quanti secoli. Non accetto, non mi sembra tanto pulito e forse sono anche condizionato dai film in cui accadono cose strane. Da una porta sbuca il padre all’improvviso. Riccardo gli dice che sono siciliano e lui grida “cosa nostra!”, ridendo. Amano Toto Cutugno e Celentano. Saluto e vado.

Mi fermo al Coffee1, una cioccolata e due tortine: una si chiama šakotis, una specie di rettangolino con le stalagmiti, l’altra tinginys, un dolce al cioccolato, entrambi dolci tipici lituani. Passeggio ed entro in una libreria in cui compro una stampa in italiano della costituzione della Repubblica di Užupis. La commessa appone un timbro che faccio mettere anche sul mio diario. Il timbro è il simbolo della Repubblica di Užupis, una mano bucata: indica che Užupis si può toccare ma non si può possedere. Scatto tantissime foto in giro. Noto un negozietto tibetano, vorrei entrare ma è chiuso, ripasserò. Torno a prendere l’auto per riconsegnarla.

L’aeroporto è vicinissimo, cinque chilometri appena. Faccio benzina, metto 25 euro ma a 22 ho raggiunto già il pieno, cazzarola. Alla Hertz ritrovo la ragazza del primo giorno. Spero non ci siano problemi con l’auto, visto che nessuno la prende in consegna, lascio solo le chiavi. La multa mi costerà, ho letto che mi addebiteranno almeno 40 euro di spese amministrative. Prendo l’autobus (linea 1 o 2, biglietto 1 euro) per tornare in città. In venti minuti sono alla stazione bus e treni, a trecento metri dall’ostello. Buono a sapersi per il rientro in Italia.

Cammino seguendo una cartina, direzione monumento a Frank Zappa. Che si dimostrerà una cazzata colossale, una colonna con la testa e un murales.  Passo davanti un negozio che vende roba dei paesi baltici, tra cui tanti CD. Ne compro uno di un gruppo locale (Žemėj Lietuvos – Thundertale) di genere epic metal, attirato dal packaging fichissimo, dopo che la commessa me lo ha fatto ascoltare. Guardando la mappa mi accorgo che Vilnius non è così grande. Praticamente, senza saperlo, ho già visitato quasi tutta la Old Town. Bello il nome “Old Town”. Vado a cercare la “via della letteratura” e scopro che ci sono passato accanto ogni giorno: scatto qualche foto ai muri con le opere numerate e via. Poco distante arrivo alla chiesa di Sant’Anna, quella dei mattoni rossi. Entro ma è tutto spento.

Ritorno a Užupis. Passo dal negozio tibetano e compro un magnete che raffigura la mano bucata (1,50 euro) e un braccialetto di cotone del Guatemala (1 euro). Cioè in Lituania ho comprato un bracciale del Guatemala in un negozio tibetano. Mi fermo alla pizzeria ad angolo, quella con le vetrate che è impossibile non vedere. Si mangia italiano, molto italiano. I proprietari non sembrano ma pure il menu è scritto in italiano e non c’è solo la pizza. Prendo il pane fritto con salsa, più birra (6 euro). Aggiorno il diario e mi sposto verso la Old Town dove entro in uno di quei locali chiamati Caffeine, ce ne sono a decine. Questo è una specie di Feltrinelli con bar e divanetti. Compro una cartolina che vorrei spedire. Cammino e cammino, quasi a perdermi. La città non è affatto enorme, ci si orienta facilmente. Non trovo un posto nuovo per bere e mangiare qualcosa. La Vilniaus gatvé è piena di locali attaccati l’uno all’altro ma non fanno per me. Il ristorantino georgiano sotto l’ostello è chiuso, ci avevo sperato (chiude alle 20.00). Molte attività qui chiudono presto, tanti negozi perfino alle 17.00. Alla fine compro una bottiglia di birra Rinktinis e una pizza surgelata che al microonde verrà uno schifo. Vabbè.

Confusione. Il cinese è di Hong Kong, tipo piuttosto strano.

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