Il gioco della mosca

Si tratta sostanzialmente di una raccolta di parole e modi di dire, in dialetto, che Camilleri recupera dalla propria memoria, descrivendo gli aneddoti da cui sono nati o particolari episodi a cui sono legati. I paragrafetti sono disposti in ordine alfabetico ma, come scrive lo stesso autore, solamente per agevolare la lettura. Lettura che risulta simpatica e a volte tenera come ogni esperienza personale raccontata da Camilleri anche se, rispetto ad altre sue opere, non mi ha particolarmente entusiasmato.

Andrea Camilleri – Il gioco della mosca

Dolores Claiborne

Pur non avendo letto tante delle sue opere (ma chi lo ha fatto?), mi ritengo un fan di Stephen King, che ammiro come pochi altri autori per la sua capacità di tenermi su un filo, teso, dandomi ad ogni pagina la sensazione (e spesso la certezza) che un brivido stia per arrivare. Lo stesso King mi faceva incazzare, quando non lo conoscevo, per la presenza di quelle creature soprannaturali che lo toglievano dagli impicci, potendosi permettere di fare ogni cosa (del male, nello specifico) senza che lui dovesse spiegarci come: cioè mistero, suspense, situazioni assurde e poi taaac… arrivava un mostro a sbrogliare la matassa.

In Dolores Claiborne invece tutto questo non succede. O meglio, succede tutto ma senza gli strani esseri, anche se i protagonisti tanto normali non sono. Non ci sono nemmeno i capitoli qui dentro, è un lungo monologo della protagonista che, per mano di un King diverso dal solito, riesce comunque a tenere incollati fino alla fine.

Stephen King – Dolores Claiborne

World War Z

Le curiosità e gli spunti di riflessione su questo romanzo sarebbero molteplici ma ne dovrei scrivere uno altrettanto lungo per esporli e non ne sono capace. Avevo visto il film e mi incuriosiva il libro da cui era stato tratto, immaginando una lettura poco impegnativa al termine dell’estate. Beh, dimentichiamoci del film. Il libro è un’altra cosa. Gli zombi qui sono un pretesto per approfondire le conseguenze di una calamità di portata mondiale, entrando nel dettaglio dei comportamenti umani e delle reazioni dei governi, nonché di cosa succederebbe nella vita pratica di tutti i giorni. Io, per dire, non avevo mai pensato che gli zombi potessero “vivere” e muoversi sott’acqua, camminare nelle profondità dell’oceano e quindi risalire sulla terraferma: non è un’invenzione fantastica di chi scrive di zombi, è un’ovvietà, una conseguenza logica dell’essere zombi.

Le invenzioni di Brooks sono altre e, a differenza di come avrebbe fatto il papà (il grande Mel), tutt’altro che comiche, anzi piuttosto plausibili e spesso pungenti. Il problema (dico “problema” col senno di poi, perché l’intuizione poteva essere buona) è che l’intera storia è raccontata attraverso interviste, lettere, comunicati non accompagnati da alcuna narrazione, privi di protagonisti o personaggi guida: si tratta di un susseguirsi di documenti con – tra l’altro – troppi refusi per risultare efficace. Le idee per un romanzo intelligente e fuori dagli schemi c’erano tutte, alla fine invece rimane un libro di zombi.

Max Brooks – World War Z