L’ultima prova

Non era in programma che ti facessi vivo e la notizia del tuo arrivo ci ha scosso un po’ tutti. Nessuno però ha avuto il minimo dubbio su di te, saresti stato accettato e amato sin dal primo giorno, diventando uno di noi e non uno qualunque, il più importante. Lo sei stato ogni singolo minuto e lo sei tuttora, anche se da due anni dividi il palcoscenico con tuo fratello, venuto al mondo dodici anni dopo di te.

Ad esser sinceri, l’unico che ha sollevato qualche dubbio sull’opportunità della tua presenza sono stato io, come al solito contro corrente. Non ti potevo conoscere, non esistevi, ero troppo giovane per sapere quanto si potesse amare un bambolotto che piange e sporca. Ero contrario. Ma ci è voluto poco a farmi cambiare idea. Ci è voluto poco a farmi cambiare. Come persona, definitivamente. E poi chi doveva decidere, i tuoi genitori, non hanno avuto alcuna esitazione. Non ho tuttavia seguito le tue tracce fino a quel 20 settembre, non sono venuto nemmeno in clinica, se non quando eri già “vecchio” un paio di giorni. Ci siamo presentati e da quel momento abbiamo costruito il nostro rifugio, che ancora oggi vince sulla distanza.

Ne hai viste di cose nel frattempo. L’infanzia ti ha messo alla prova tante volte e tu non è che ti sei potuto tirare indietro. Potevi solo crescere. Sei stato sballottato qua e là, cambiando case, città, aerei e non a caso hai avuto per anni una passione sfrenata per i treni, protagonisti di viaggi, sogni e paesaggi da guardare dal finestrino. “Non ti abbiamo fatto mancare nulla” si dice ed è vero, ma spesso si tratta di un concetto riferito alle cose materiali. La tranquillità, le certezze, i riferimenti, le risposte… come si può essere certi che non siano mai mancate? Forse ce lo dirai tu stesso tra qualche anno. Io però una cosa che sicuramente non hai avuto la conosco e non è una fesseria, tutt’altro. E’ il motivo per cui ogni tanto cadi e ti ritrovi a terra gridando aiuto senza chiederlo. Ti rialzi sempre da solo e questo forse non sarebbe un grosso problema se non fosse che, una volta in piedi, non sempre trovi qualcuno ad indicarti la strada giusta. Tornare indietro per riprenderla poi è molto difficile. Ma non dipende da te, tu colpe non ne hai. Alla tua età molto dipende da chi ti sta vicino, da chi ti vuole bene e, quasi allo stesso modo, da chi ti ignora o nemmeno ti conosce. La strada da percorrere te la può indicare anche chi ti vorrà male: in questo caso, è semplicemente l’altra, devi essere tu a capirlo e succederà presto.

Di prove ne affronterai molte e non saranno né semplici né comuni. Se non potrò darti la mano per farti rialzare, le proverò tutte per non farti cadere. Pure adesso, in questo esatto momento, mentre ti immagino seduto davanti ai tuoi insegnanti di scuola per affrontare l’ultima prova di esame delle medie. E’ una passeggiata ma tu non lo sai: quindi allunga lo stesso la mano, te la prendo perché sono io che la voglio.

Di vuoti da riempire e altre sciocchezze

Amo la pizza, persino surgelata in caso di emergenza. Adoro i formaggi che, a differenza del latte, cerco di evitare. Sempre che non si tratti della mozzarella di bufala, per la quale potrei morire. E così per il salame, la mortadella, la bresaola. Il salmone. Il pesce, tutto. Le patatine fritte. Le arancine, al femminile. Il pane, quello vero. La Nutella e il cioccolato in qualsiasi forma. Il gelato. E le banane, le fragole e un po’ tutta la frutta secca. Mi piace il vino, la birra di più. Motivo per cui raccolgo bicchieri, in vetro, con un marchio, un marchio qualsiasi, compresi quelli che fungono da souvenir, ne compro uno per ogni città che visito. Ne ho duecento, di bicchieri, sulle mensole della cucina. Cucina che è pure soggiorno, salone, living room, dormitorio e che per questo ospita anche il giradischi e i vinili. Adoro i vinili, che al momento sono oltre un centinaio, destinati ad aumentare. Come i fumetti, che ho scoperto da poco e che continuo a cercare, online e nei mercatini dell’usato, albi soprattutto. E, beh, i libri e dicendo “libri” non ho bisogno di aggiungere altro: la casa ne è piena a tal punto che ho adottato il Kindle e gli ebook, anche se la carta resta la carta. Vale lo stesso per le fotografie: migliaia in digitale ma centinaia in formato cartaceo, che non smetto di stampare, raccogliere e attaccare al muro della camera piccola che già scoppia di libri. Di libri e di agende, quadernetti, blocchetti che non posso non riempire di parole che sembrano non avere senso, mentre invece servono proprio a riempire. I vuoti. Che ho dentro e che colmo in quella stessa stanza persino con i giocattoli. Mi piacciono i giocattoli, quelli da collezionisti principalmente. Action figures, sorprese Kinder, pupazzetti, omini, omini Lego e Lego interi, tanti Lego che rubo pure a mio nipote ma dopo avergli fatto un regalo. E a chi non piacciono i regali? A me tantissimo e, se posso, me ne faccio uno, piccolo, quando ogni mese arriva lo stipendio, scegliendo tra un fumetto o un vinile. O una piantina, grassa che è più facile da accudire. Sono diventate tante adesso e crescono solo di sguardi, non ho bisogno di parlargli. Occupano il ripiano in balcone e mi gratificano perché rappresentano ciò che riesco a curare con amore. Come lei e tutto il resto.