La valigia del viaggiatore

Ho comprato una valigia ad un mercatino dell’usato che più usato non si può. Ho comprato una valigia perché voglio partire, andare lontano, senza muovermi da qui. E’ una valigia speciale questa. L’ho pagata un euro, contrattando per giunta, perché la richiesta era di ben due euro. E’ una valigia con una storia di chissà quanti anni racchiusa al suo interno. L’ho aperta e, nell’esatto momento in cui l’ho respirata, di quella storia sono entrato a far parte.

Viaggeremo insieme restando a casa e ne vivremo di luoghi da raccontare e portarci appresso. Devo metterci dentro il mio pezzo di storia però, per aggiungerlo a quelli di chi ha viaggiato con lo stesso bagaglio prima di me. Allora raccolgo ogni oggetto significativo che vorrei mi descrivesse e lo depongo nella valigia. C’è spazio, la dimensione non è stata una scelta casuale, le scelte importanti non sono mai casuali. O forse, sotto sotto, lo sono sempre.

Le prime cose che prendo sono i miei scritti: diari, lettere, appunti, persino disegni. Nemmeno mia madre potrebbe descrivermi meglio delle parole che io stesso ho usato nel tempo per lasciare traccia dei miei stati d’animo. La musica poi. Un viaggio che si rispetti non può non avere una colonna sonora appropriata. Scelgo tra i miei vinili: Pink Floyd, Pearl Jam e Smashing Pumpkins, un cofanetto, il più prezioso. Subito però mi ravvedo e li prendo tutti. Aggiungo qualche CD, sono troppi, prendo quindi quelli che ascolterei all’infinito, che è un po’ il posto in cui vorrei andare. Oltre ai miei scritti, ci sono quelli che ho ricevuto dagli altri. Ne ho di stupendi, da chi mi ha voluto bene, da chi mi ha messo al mondo, da chi ha incrociato il mio cammino e ha potuto lasciare traccia di sé. Anche questo parlano di me nel modo giusto, fanno la mia storia. Chi ti ama sa bene come descriverti.

Ci sono i ricordi. Roba vecchia ma non più vecchia della valigia. E importante, perché tutto ciò che si conserva per tanto tempo possiede un valore che va oltre il ricordo che rappresenta. E’ un segno, una pietra miliare sulla tua strada, una tappa che in qualche modo, per quanto a volte insignificante, ha cambiato la tua vita. Io questi ricordi in genere li tengo nelle scatole, nella soffitta o attaccati ad una parete: spillette, monetine, magliette, sassi, giocattoli, bicchieri, scarpe, lacci di scarpe… ho messo da parte veramente di tutto. Potrei aprirlo io un mercatino dell’usato. Apprezzo, io che non ho una memoria efficiente, la capacità di poter associare ad ognuno di questi oggetti un momento preciso del mio passato, i luoghi, le persone, le sensazioni. Nella valigia tuttavia devo mettere i ricordi più importanti e questi credo di poterli raccogliere in un mazzo di fotografie.

Viaggiare è creare nuovi ricordi, non può mancare pertanto la mia macchina fotografica, una compatta che da anni gira e resiste con me acchiappando le esperienze migliori. Naturalmente, è necessario un diario con le pagine ancora da riempire e una matita da consumare, più un’altra. Un orologio fermo. Un paio di occhiali senza lenti. Due o tre libri che, a differenza della musica, non possono essere quelli che rileggerei all’infinito ma quelli che non finirò mai di leggere pur continuando a provarci. Un telefono con un solo numero memorizzato e senza possibilità di collegarsi ad internet. Un costume e un paio di occhialini per poter nuotare ovunque ci sia acqua ché, se pure non ci fosse, non smetterei di cercarla.

Infine un lucchetto aperto senza chiave. Potrebbe non servire mai, anzi lo spero proprio ma, qualora fossi costretto a fermarmi, lo userei per chiudere  la valigia per sempre, vorrebbe dire che non c’è più niente di me da raccontare.

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67 pensieri riguardo “La valigia del viaggiatore

        1. È un meta-romanzo, una roba rivoluzionaria del 1760. Molti lo considerano il capostipite del romanzo moderno. Da lì ho copiato l’idea di parlare al lettore come se fosse un personaggio del libro 😉

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  1. oh ale! hai appena fatto fare un bel viaggio anche a me…
    all’inizio avevo vdato una lettura che sa un po di malinconico a queste tue parole…
    ma poi capisco che non lo stai mettendo il lucchetto, semplicemente riponi li, senza mettere via. quando vuoi e vogliono loro, i ricordi e le esperienze possono uscire facilmente…
    e no. no… anche se ci si ferma un po in un posto, il lucchetto forse sarebbe da lasciare aperto…
    e se viaggi con quella valigia, mi unisco anche io!

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    1. La malinconia ha scritto questo post e mi sorprende che tu lo abbia notato perché tra le parole non traspare, anzi è un messaggio ottimistico.
      Il lucchetto è un po’ un proteggermi ma non ho mai avuto la minima intenzione di usarlo. Contento di averti fatto fare un pezzo di viaggio.

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      1. Sincera sincera… Mi è semBato un post nolto malinconico… Pero non ho voluto esagerare e leggerlo anche in maniera diversa perche malinconua porta altra malinconia….
        Sai cosa…. A noi basta sapere di averlo il lucchetto e poterlo utilizzare all’occorrenza. Quindi intanto lasciamo la valigia socchiusa…..
        Ecco grazie del viaggio e riserva anche a me uno spazietto picciolino picciolino!

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        1. In realtà la malinconia non c’è o almeno non volevo trasmetterla nelle parole che ho scritto. Però, è vero, la malinconia ha scritto il post. Certe cose non si possono nascondere!
          Stiamo già viaggiando insieme, hai notato?

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        2. Non volevi trasmetterla ho capito… Pero era nelle tue mani… Ed ë uscita. Non so se tutti se ne sono accorti, ma io la leggo forte e chiara…. E si vede pure che avevi bisogno di farla uscire. Chissa se se n’ë andata ora…
          Uh si certo chemi sono accorta che stiamo viaggiando insieme… Mi son fatta piccina piccina E messa in un angolino della valigia! E comunque su ogni tuo post si fa un viaggio!

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        3. Sta andando via. A volte sparisco senza scrivere per lungo tempo, altre volte ho bisogno di scrivere e sparire e poi leggere i commenti tutti insieme e scoprire con chi sto viaggiando. E’ un vero piacere avere la tua compagnia.

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        4. Sono contenta stia andando via! Sai anche quei momenti ci sono e probabilmente servono…
          È bello il tuo modo di approcciarti con il tuo blog!
          Leggere i commenti a distanza di tempo ti fa magari avere una visione piu globale!
          Ed io sono felice di affiancare il mio zainetto alla tua valigia!

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        5. Dici che sto esagerando a rispondere giorni e giorni dopo? Da un mesetto ho ripreso a scrivere molto su carta e mi capita di non avere nemmeno voglia di passare da qui. Poi però capita come oggi che leggo commenti carini e subito mi viene voglia di scrivere…

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        6. E goditi la vacanza aleeeee!
          Che bello quando rileggerai pure le cose su carta… Io sono antica… Come x i libri… Non ho ancora mai letto un ebook perche mi piace toccare le pagine, sentire l’odore del libro… Tornare indietro, fare le orecchie anche se s chr non si fa!

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  2. Una valigia il cui aspetto racconta già di un passato molto vissuto. Ed ora acquisterà senz’altro un nuovo impulso con tutto quello di te di cui la farai partecipe. Come un magico scrigno tutte le volte che l’aprirai ti farà rivivere momenti indimenticabili, e la tua storia personale saprà d’avventura caro Topper. Posso buttarmi ad indovinare e dire che forse so di chi è quell’unico numero memorizzato? Un bacio e buona domenica. Isabella

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    1. Eh eh, basta conoscermi un minimo per sapere di chi è quel numero! La stessa persona con cui vorrei continuare a viaggiare ogni giorno senza uscire da casa.
      Spero davvero di poter aggiungere altri momenti e magari altri oggetti preziosi a quelli che ho raccolto sinora.
      Grazie Isabella.

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  3. Hai mai pensato a quanto una valigia possa assomigliare a una casa? CIò che si mette dentro diventa il suo arredamento, per breve o lungo tempo: si possono buttare oggetti e indumenti alla rinfusa o riporli ordinatamente. Si può chiudere la porta a chiave o non dare alcuna mandata alla serratura.Dipende… Preparare la valigia è per me una metafora di come affrontiamo la vita, lasciandoci portare dal caso o programmando. In ogni modo fa parte di noi perché è impossbile non viaggiare. l’altrove ci appartiene esattamente come il “qui e ora”.
    Ti auguro di lasciare aperto il lucchetto il più a lungo possibile, le opportunità attorno a noi sono talmente tante!
    Un abbraccio Alessandro 🙂
    Primula

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    1. Sì, ci ho riflettuto spesso. Soprattutto anni fa, quando per un periodo ho vissuto come dici tu, con la valigia a farmi sentire casa più degli alberghi. Anche oggi, per dire, con lo zaino che uso per il PC in ufficio, faccio lo stesso, cerco di metterci dentro la mia casa e lo faccio esattamente come avviene tra le mura in cui abito, con un disordine ordinato…
      Quel lucchetto resterà aperto a vita, ne sono certo.

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  4. Le valigie possono essere leggere o pesantissime.
    La mia pesa, tanto e ogni giorno pesa sempre di più, perchè la sera la apro, ci metto un pezzetto della mia giornata, quello che più mi interessa, la chiudo e la lascio nel solito posto, poi la mattina la prendo e riparto…..Girando con la mia valigia ho incontrato anche te, che sei in un angolino , ben conservato.
    Bellissimo post.
    PS in una rappresentazione teatrale hanno portato anche la mia valigia e io mi sono emozionata.

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    1. Quel peso tuttavia immagino sia piacevole da portare dietro, altrimenti non aggiungeresti pezzetti di giornate al bagaglio. E’ vero che, a volte, trovi dentro roba che hai messo per sbaglio o che qualcuno ha messo al posto tuo, ma la valigia resta la tua. Voglio dire che siamo noi a decidere cosa portare nei nostri “viaggi”.
      Raccontami di quella rappresentazione o scrivici un post, se non l’hai già fatto…

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  5. Per te è reale mentre io la immagino solamente.
    Eppure in questa valigia, se potessi, e se mi permetti, metterei questo: io che mi mando canzoni dei Gotthard e tu che ricambi con altrettante dei Pearl Jam .. ho un ricordo di quella serata che è nella mia valigia personale. Sembra secoli fa.
    Un bacione 🙂
    LL

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