Quell’essere un po’ bambini

Avevo circa quindici anni e abitavo in un condominio enorme. La famiglia del piano di sotto era formata da un papà, una mamma e cinque figli maschi con cui non sono mai andato d’accordo, anche se qualche scambio di giocattoli, pacificamente e dopo lunghe contrattazioni, lo abbiamo portato a termine. Ricordo ancora una sera in cui ho cenato a casa loro. Al di là del disagio estremo, per il quale tuttora mi domando il perché, la cosa che più mi aveva colpito era stata la televisione e i cartoni animati che tutti insieme guardavano appassionatamente. A casa mia, a pranzo come a cena, non c’era scelta, si guardava il telegiornale ed è così anche oggi che sono andato via e che il telegiornale fa meno informazione di Zelig.

La scoperta che in qualche parte del mondo degli adulti potessero guardare i cartoni animati e ridere come i bambini mi avrebbe segnato. C’è da dire, senza voler fare il finto intellettuale, che in quella famiglia non è che regnasse la conoscenza: il padre era un pescatore che non era mai andato a scuola e i due figli più grandi avevano già lasciato la scuola per lavorare con lui. Gli altri avrebbero fatto altrettanto. Il massimo della cultura era il giornale con cui incartavano il pesce. Quei cartoni oltretutto non erano i nostri Simpson o Griffin di oggi che puntano ad un pubblico adulto, erano decisamente per bambini, quindi teoricamente ridicoli per un padre di famiglia ultra quarantenne.

Oggi capisco meglio quel contesto. Forse quando avrò quarant’anni e cinque figli lo capirò del tutto. Ma adesso, anche se il confronto è improponibile, mi rendo conto di quanto certi aspetti quali il gioco e, in generale, l’essere un po’ bambini siano importanti in età matura. Il che non vuol dire essere infantili o restare “eterni Peter Pan” (per utilizzare un’espressione che ha ormai rotto le palle), significa anzi crescere mantenendo un equilibrio tra quello che siamo e quello che eravamo. In questo io probabilmente esagero.

Mi piacciono i Lego, per esempio. Non ci gioco, ma solo perché non ne sono capace, non ho l’apertura mentale necessaria a costruire mondi che, per dire, mio nipote realizza dal nulla. Tuttavia colleziono omini e ogni tanto mi diverto a smontarli e rimontarli cambiandogli testoline, gambette e braccia per creare personaggi sempre nuovi. Ora ne ho tanti, mi sto evolvendo e ho bisogno di costruire delle strutture in cui accoglierli. Ho scoperto che il sito Lego spedisce gratuitamente i pezzi che si dichiara di aver smarrito, senza necessità di dimostrare l’acquisto. Gli mando una richiesta a settimana e ricevo puntualmente i pezzi che desidero. Fantastico. Un bambino non ci sarebbe arrivato, un adulto un po’ bambino sì.

Mi piacciono i giocattoli antichi, molto antichi o anche quelli della mia infanzia che non si trovano più in giro. Se avessi soldi, ne spenderei a palate per avere a casa quelli che ho desiderato da piccolo o che ho avuto e ho perso. Avevo una collezione enorme di puffi. Erano di gomma, di gran lunga migliori di quelli che si trovano oggi in commercio. Sono scomparsi. Nemmeno mia madre sa che fine abbiano potuto fare, forse sono scappati. Non so che darei per ritrovarli tutti. Senza parlare di quei giocattoli tipo Big Jim o He-Man o BraveStarr (chi se lo ricorda BraveStarr? Solo io!) con varietà di costumi, equipaggiamento e accessori. Qualcuno di loro potrebbe aver rapito i puffi.

Mi piacciono i fumetti e i manga. E i cartoni animati. Sì, come il papà pescatore ultra quarantenne che abitava sotto casa mia. Tranne rari casi, tipo la serie di Evangelion qualche anni fa o il nuovo Lupin di questi giorni, non sono in grado di appassionarmi e seguirli, se non per semplice curiosità. I fumetti e i manga invece sono conseguenza dei miei viaggi in Giappone. Prima di allora conoscevo solo Dylan Dog, di cui conservo una discreta collezione, poi mi si è aperto un mondo. Oggi mi informo e li cerco tanto sulle bancarelle quanto sul web esattamente come faccio da sempre con i libri. E a volte li compro.

Mi piacciono le action figure. “Mi piacciono” è riduttivo, diciamo che mi fanno perdere la testa. Come la mia ragazza. OK, quasi come la mia ragazza, ma rende l’idea. Proprio in Giappone ho trovato dei veri e propri gioielli, tipo Polimar, Lupin, Ken Shiro o anche Mazinga o l’Eva 01, che ora fanno bella figura su una mensola a casa.

Sì, esagero, dovrei pensare a cose più serie e adatte alla mia età. Ma io ci penso, anche troppo. Rifugiarsi nel bambino che è in noi può essere un bisogno. Oltremodo è proprio questo mio aspetto, unito alla fantasia, alla voglia di giocare, al non prendersi mai troppo sul serio che mi ha permesso di costruire un rapporto unico con mio nipote, il grande (il piccolo è ancora piccolissimo). Abbiamo fatto tante cose insieme e spesso da soli: il suo primo viaggio all’estero, Monaco, Legoland e recentemente Gardaland, poi cinema, mare, parchi acquatici, McDonald’s e in tutte le occasioni ci siamo divertiti parecchio. E’ grazie a lui se sono cresciuto e se oggi sono un bambino migliore.

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139 thoughts on “Quell’essere un po’ bambini

  1. … e pensare che il trucco è tutto lì, lasciare una parte di noi bambina (pulita), adolescente (testa di minchia), giovane (idealista) conviva continuamente con il noi adulto.

    Mi riesce spesso, ma non sempre. Io son la persona che son oggi (favolosa lo so 😉 ) e lo devo per esser cresciuta una seconda volta con mia figlia. Ora che lei è adulta, devo per forza coltilvarli da sola, anche perchè come tutti bambini “schifo” i bambini (ovvero non mi piacciono, non ci posso far niente, sono una donna a cui non piacciono i bambini…) perchè voglio da piccola far cosa da grandi 🙂

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    1. Non sono sicuro che gli accoppiamenti adolescente=TDM e giovane=idealista siano corretti. Questa è la nostra visione, adesso che abbiamo una certa età e siamo – confermo – favolosi. Ma anche l’adolescente TDM si crede favoloso, così come il giovane idealista e il vecchio saggio. Gli unici che non possono sbagliare sono i bambini puliti e i morti decrepiti.
      A me i bambini piacciono, sicuramente perché non ne ho! Del resto dei nipoti posso prendere solo il lato migliore. Tua figlia però deve essere fortunata con una mamma bambina.

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      1. uhmmm non son così convinta, ho una “pessima” idea dei bambini (a parte qualche rarissima eccezione), son degli adulti in miniatura con i loro difetti e i loro pregi amplificati… per questo li amiamo così tanto

        Dalla loro hanno solo l’ingenuità e il candore (ma dura poco)

        PS: te l’avevo detto che son anomala come donna, i bambini mi piacciano per un massimo di 15 minuti, poi “torna dai tuoi amore bello che tanto ti hanno voluto” 😉

        PPS: e nonostante ciò, sallo, i bambini mi amano perchè li tratto da adulti

        PPPS: mia figlia… ogni scarrafone è bello amammasua (si dice così!? ) ❤

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        1. Ahah, sei perfida come Crudelia De Mon! A me piacciono i bambini piccoli, dopo gli 8-9 anni comincio ad avere difficoltà a dialogarci. Tranne che con mio nipote, per il quale imparo linguaggi sempre nuovi…
          Ma tua figlia sa che la chiami scarrafone? Ahahah…

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        2. I bambini mi piacciono solo dai 18 anni su e pheeghi…. come sarebbe a dire che quelli son altri tipi di bambini 😉

          Guarda a te piacciono quelli che mi piacciono di meno, man mano che crescono a me piacciono.

          Oddio non che non piacciono, ma solo a piccole dosi… ovvvero 10/15 minuti, poi smamma… tornate da mammà e papà tuoi 🙂
          Io ho già dato.

          Mia figlia sa che la chiamo progenie, ma mi legge sul blog (ne ha uno anche lei) e potrebbe benissimo capitar qui a leggere 🙂

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        3. Vabbè, a te piacciono gli adulti! Li chiamano toy boy, ahahah!
          Io amo i bambini ancora innocenti, quando iniziano a prendere coscienza di sé diventano difficili per noi grandi. E immagina quant’è difficile per loro.
          Bella questa cose del blog che avete tu e tua figlia (chi è?! Può darsi che la conosca?). Non so se ne sarei capace. Nella to-do list che sta qui sul blog, una cosa che devo fare è far conoscere il blog ai miei genitori. Credo che almeno mio padre ne conosca l’esistenza ma non ne abbiamo mai parlato. Forse mi leggono in segreto…

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        4. A me veramente piacciono gli uomini, ma non son razzista anche i toy boy non li buttiamo 😛

          (ps intermedio di specifica: la seconda parte del non buttare, gioco, che qualcuno altro legge e mi prende sul serio, poi pensa che son una cougar a caccia, e mi rompe i cojotes)

          Io non trovo che quando i bambini prendono coscienza di se sia difficile per gli adulti, anzi per me è un bel momento, quello in cui cominciano a condividere, e io mi ritrovo a percorre con loro un mondo che ha radici nel mio e nuvole nel loro. (che frase pheega che ho scritta ora me la rubo da sola)

          La bellezza del mondo, a volte, e proprio questa la diversità, a te piaccino piccoli e stai con loro da piccoli a me piacciono grandi e sto con loro da grandi 😉 (non riesco ad esser seria lungo… perdona)

          Progenie la trovi sul mio blog a destra tra i link, con uno spazio tutto dedicato a lei, scrive poco rispetto a me, e ancor di meno in questo periodo che è presa nel reale per questione pratiche.
          Lei è molto diversa da me nello scrivere, nel vedere la vita, come dico sempre “Se non fosse mia figlia, la vorrei come amica”

          (Ps finale: Progenie della dea non perchè me la tiri, oddio a volte anche ma non in questo caso, ma per una storia vecchia di come mi chiamavano su altra plattaforma blog anni fa)

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        5. Apprendo ora il significato del termine “cougar”, ho cercato su Google… ahahah! No, non lo sei. Cioè potrai essere a caccia ma non sei matura!
          Frase fichissima effettivamente, la ruberò prima io, tanto è qui. Diciamo che ognuno di noi con i bambini ha il rapporto che si merita. Forse per me cambierà ancora quando (e se) avrò dei figli o semplicemente andando in là con gli anni, quando sarò un cougar anche io (cougar mi sa che non vale per i maschi però)!
          Vado a cercare Progenie, la immagino molto diversa dalla mamma.
          Un’ultima cosa su “…è presa nel reale per questione pratiche…”: per me siamo tanto reali qua quanto altrove. E’ solo uno strumento diverso di espressione, comunicazione, interazione ma non è più virtuale di una telefonata, per dire. Io qui sono verissimo.

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        6. ahaha vedi si impara sempre qualcosa

          Non sono a caccia te lo assicuro, ma se iddio mi manda qualcuni per cui valga la pena rinunciar alla mia singletudine (che una volta che ti abitui è dura rinunciare), ben venga 😉

          No matura non lo sono per niente, ho una peter pan a volte dnetro me, certo che fuori.. ecco.. come dire… sono un pò più grande di Peter 😉

          La penso esattamente come te, unoi strumento, un’estensione di me. Io son come te, come mi vedi qui, sono nel reale, verissima.
          Non son differente, e chi mi ha conosciuto (intendo dal “virtuale” al “reale” può confermarlo). Ma detto questo, so anche che le persone che non diventano “dr jackie mr hyde” e rimangono fedeli a se stesse non son poi così tante. Per questo specifico a volte.

          PS: peccato arrivi tardi, la mia frase, adattata e modificata, l’ho già postata e usata 🙂

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        7. Più che altro è vero che c’è tanta gente falsa qui, persone che si mostrano differenti da come sono perché restano protetti da uno schermo, un nick e le mura di casa. Ma questo è un aspetto che possiamo trovare ovunque, anche in chi incontriamo ogni giorno.
          Mi riferivo più al fatto che non c’è una vita “fuori” e una “dentro”. Sto vivendo adesso esattamente come farò stasera quando incontrerò degli amici o domani quando farò la spesa. Non è il parlarsi direttamente o il guardarsi negli occhi o il conoscersi di persona che rende i rapporti meno virtuali, si tratta solo di canali e mezzi diversi. Un po’ come il privato e il professionale: alla fine sei sempre tu, anche se cerchi di scindere le due realtà.
          Per la frase, OK, farò passare qualche tempo prima di usarla!

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        8. Per chi è sincero e palese è così.

          Per chi è madre e moglie amorevole (o padre e marito amorevole) a casa e nel reale e qua cambia…. non proprio. Certo che ci son anche fuori, ma qui proprio è il loro habitat naturale, così nascosti e “protetti”.

          Poi a parte questi, proprio ci son persone che celate (credono) da un monitor tirano fuori delle cose di se che, ma davvero siete così? Cosa vi ha fatto così male da rendervi simile a chi vi ha ferito? Ma qualcuno vi ha detto che l’egocentrismo alla lunga nuoce gravemente alla salute.

          Con me e con te (e altri) queste persone cascano male, ma ci sono e hanno fatto del male e ferito un sacco di gente.

          Come dici tu, chi è attento agli altri (oltre che a se) non ha bisogno di parlarsi direttamente, o il conoscersi, l’empatia non ha mai bisogni di questi mazzi. Condivido. Anche perchè io ho fatto mia una frase di Ghandi:
          “Un individuo non può agire rettamente in un settore della vita e comportarsi in modo scorretto in un altro settore. La vita è un tutto indivisibile”

          Ma detto questo, son umana fatta di carne, sangue, materia, e la mia parte materiale reclama anche il guardarsi negli occhi alla lunga (se fattibile), o il sentire il tono della voce, senza seconda fini sia ben chiaro! Solo anche per amicizia, conoscenza e condivisione (che qua appena scrivi così pensano sempre a qualcosa tipo amore 😛 )

          Noi comunchiamo anche a livello cellulare (che sembra il cellulare ma intendendo le cellule del nostro corpo 😛 )

          La frasi son libere, le parole, non hanno padroni, usala quando vuoi 🙂

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        9. Condivido in toto, ho abbastanza esperienza sul web per poter dire che c’è davvero di tutto tra i blogger. Non parlo di web o social in generale ma proprio di blog. Io stesso ho conosciuto e incontrato gente splendida e gente orribile. Ma, come dicevo, questo può succedere tutti i giorni, al lavoro, per strada, tra gli amici.
          Ho attraversato una fase (iniziale, di circa dieci anni fa) in cui non mi interessava conoscere gli amici blogger, poi pian piano mi sono aperto ed è stato un bene. Le ultime esperienze invece mi hanno reso più maturo e ora faccio molta più selezione anche nel dialogo. In sostanza comunque sono sempre stato molto aperto. E ne sono felice nonostante tutto.

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  2. solo una cosa da dire in questo viaggio nel tempo che mi ha fatto fare questo post…
    io non credo esistano cose più adatte ad un età…

    credo che esistano cose adatte ad una persona e altre meno…

    credo che la definizione di “cosa adatta ad un età” sia una definizione data da un adulto che di certo di professione non fa il pescatore ma che, forse, ad un pescatore non ha granchè da insegnare se non in termini di teorie scolastiche…

    non ho mai creduto a chi afferma che i bambini sono troppo piccoli per capire, ho sempre pensato che gli adulti sono troppo limitati per ricercare il modo e le parole per spiegarlo ai bambini… e così via…

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    1. Considerazioni pertinenti le tue, come sempre. La prima è più che corretta: il credere che ci siano cose adatte ad un’età sono solo un pensare comune, spesso privo di fondamento. Un giocattolo, per dire, è un oggetto ideato e creato da un adulto per un bambino: ma quanto, nel concepimento, viene dall’uno e quanto dall’altro? Non so se mi spiego. Il tema comunque è vasto e apre tanti scenari.
      Condivido anche il secondo pensiero. I bambini capiscono tutto ma in maniera diversa da come arriviamo a credere noi. E’ verissimo (e non siamo noi a dirlo) che crescendo perdiamo molta della nostra apertura mentale.

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      1. spiegato perfettamente… 🙂 sulla seconda parte, mi fai molto felice, perchè è una battaglia che ho intrapreso da tempo e per la quale vengo spesso “accusato” da chi non comprende, a mio avviso perchè nemmeno prova a farlo..

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        1. Parli di battaglia, immagino sia perché la gente non capisce che su certi temi si può avere un approccio differente dal proprio. Ma non voglio esagerare, non so se ti riferisci a qualche contesto particolare.

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        2. beh, mi riferisco alla mia vita e alle volte in cui mi trovo a discutere o ad esprimere dissenso verso quei genitori che sostengono che certe cose non vadano spiegate ai bambini e/o sopratutto che i bambini certe cose non possono capirle… quindi secondo me hai preso in pieno il “bersaglio”

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        3. Siamo d’accordo, credo che ai bambini vada comunque spiegato tutto, soprattutto bisogna parlargli, magari utilizzando un linguaggio appropriato all’età e al contesto. Non è facile ma non per questo si può banalizzare pensando che “tanto non capiscono”.

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    1. Hai ragione ma una volta ogni tanto il Mc può andare. Piace ai bambini oggi come a noi, ieri, piacevano altre schifezze. L’importante è non abusare. E poi lo zio serve a questo, no? I genitori danno le regole, zii e nonni le infrangono.

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  3. Mi hai salvato!
    Sono anni che cerco di ricordarmi il nome di BraveStarr che avevo come pupazzo e di cui c’erano le pubblicità su Topolino. Se tu non mi avessi spinto a cercarlo non mi sarei mai ricordato il suo nome!
    Fai bene a giocare. Io quando posso compro sempre dei Lego che poi tengo montati sopra gli armadi e le mensole.
    Erano molto belli i pupazzi dei puffi di una volta, di materiale solido. Ma erano belli anche i Masters ed i Transformers!

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    1. E’ vero, era su Topolino! Lì pubblicizzavano i giocattoli che sapevo di non potermi permettere, troppo costosi. Infatti, ricordo ancora benissimo quella mattina in cui mia madre mi ha comprato BraveStarr, ero felicissimo e stupito di quel regalo improvvisato.
      Quella per i Lego è una vera passione, iniziata regalandoli proprio a mio nipote che credo abbia di tutto. Ho soprattutto mini figures che, come scrivevo, mi diverto a smontare e rimontare per creare personaggi nuovi.
      E anche i puffi… è stato per caso che me ne sono ritrovati sempre di più, li scambiavo anche con i compagni di scuola. Poi sono scomparsi tutti insieme. I Transformers erano tra i miei desideri ma costavano, non ne ho mai avuto uno. Convoy (che oggi nel film si chiama in altro modo) era il mio sogno, ricordo di averlo costruito (si fa per dire!) con dei falsi Lego. In compenso ho avuto He-Man e Skeletor…

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      1. Non ti preoccupare dei nomi moderni che forse sono anche i nomi originali. Per noi che li abbiamo conosciuti con quei nomi avranno sempre quei nomi!
        Erano giochi costosi sí, ma effettivamente fatti bene, molto meglio di molti giochi moderni altrettanto costosi. Inoltre anche i Masters avevano un loro prezzo, erano inoltre tantissimi, e poi c’erano le macchine speciali, i castelli…
        Le costruzioni Lego sono veramente speciali. Anche le semplici Minifigures!
        Strana la sparizione dei puffi!

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        1. Nomi che oggi non capirebbe nessuno, un po’ come certe traduzioni di cartoni animati.
          Dei Masters ho avuto solo un He-Man e, dopo (quando He-Man è scomparso, come i puffi) uno Skeletor di seconda mano. Lì mi sono convertito a favore dei cattivi!
          Lego, tutta la vita! Non ci sarebbe niente di strano ad invecchiare collezionandoli…

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    1. Dillo a me! Il mio problema non è lo spazio ma i soldi… Certi modelli costano davvero tanto. Desidero da anni il pulmino VW Lego ma, per come sono fatto, non riesco a pensare di spendere cento euro per un “giocattolo”, seppur fantastico.

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  4. credo che il “segreto” sia riuscire a fare UAUUUU… lo stupore di fronte a certe cose bisogna mantenerlo… i cartoni animati, i giocattoli… e non solo perchè si hanno dei figli ( io son più infantile di Mini… spessissimo!)… bisogna mantenere quella splendida capacità di stupirsi e meravigliarsi…
    🙂

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    1. “Uauuu” l’ho gridato sulle montagne russe ma lo faccio anche davanti ad un paesaggio… mi stupisce tutto ciò che è bello e bello può essere un tramonto così come un giocattolo. Come dici, senza quella capacità sarebbe come essere senza anima…

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      1. lo stupore e la meraviglia sono cose, per me , fondamentali… proprio per riuscire a vedere la Bellezza del mondo, nonostante tutto… quando facevo animazione di strada con un gruppo di giocolieri di zona… ho notato come il poter pensare di fare un “lavoro” come quello ( e per me non era il lavoro…) fosse proprio la grande presenza di meraviglia e voglia di stupore nelle persone… c’è ancora e anche se non sembra è ancora forte… per fortuna 🙂

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        1. Lo capisco bene, gli artisti di strada sono una cosa bella, stupiscono adulti e bambini. Lo trovo un esempio perfetto. Un uomo che non resta un minimo affascinato dalle loro esibizioni credo abbia perso totalmente il bambino che era in lui.

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        2. La meraviglia… Bisogna insegnare lo stupore , spesso anche ai bambini… E quello si ha quando non conosci bene le cose, quando scopri qualcosa di nuovo… L’incanto…

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  5. Mi hai ricordato una frase de Il Piccolo Principe: “Il problema non è diventare grandi, il problema è dimenticare…”. Io purtroppo non ero molto bambino nemmeno a tempo debito, e non perché avessi una vita tragica, proprio così, per mia indole, ma quel poco di infante che avevo credo di portarmelo ancora appresso 🙂

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    1. Ma sei il “F. Prosper” che penso io? Non può essere una coincidenza, anche se un attimo fa a questo link c’era un blog che non c’entrava niente con te…
      Quella frase la interpreto come “il problema è che si dimentica” come eravamo, suppongo. Credo, che al di là dell’indole, bambini lo siamo tuttora per il semplice fatto che non siamo nati adulti, abbiamo tutti passato quella fase della vita. Inevitabilmente qualcosa resta, anche solo in forma di ricordo.

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  6. ok…ho quasi quarant’anni e 5 figli maschi…(guarda caso!) gioco sempre con loro e spesso più di loro, al parco vado sullo scivolo, altalena, al fiume faccio la scema in acqua con loro, sono io che a Gardaland devo spronarli a salire e provare…è bello, ci divertiamo e voglio che abbiano un bel ricordo di me…non sono solo la rompi:hai fatto i compiti??

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    1. Però non sei un pescatore! Complimenti per i cinque maschietti e soprattutto per quella voglia di giocare con loro che, sono certo, non passerà mai (a te… loro forse tra qualche anno si prenderanno una pausa chiamata “adolescenza”).

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  7. Non bisogno ma indispensabile valvola di sicurezza.
    La sindrome di Peter pan definisce uomoni adulti che non sanno prendersi le proprie responsabilità non già coloto che mantengono vivo il loro mondo infantile.
    Sheramaaaitreninielettricino?

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    1. E’ vero, anche se non mi riferivo alla sindrome ma all’idea comune che abbiamo su Peter Pan… in quel caso allora non mi riguarda! Sono bravo ad assumermi le mie responsabilità, pure troppo…
      I trenini non mi sono mai piaciuti, eppure… indovina? Mio nipote era fissato, per lui erano una vera e propria mania!

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  8. ricordo da bambino quando leggevo Topolino e guardavo con grande invidia le scolaresche invitate in redazione…invidiavo che potessero essere li, guardare in anteprima i disegni i fumetti, parlare con chi scriveva le storie e vedere come si costruiva un Topolino. Non ti dico quando 20 anni dopo sono andato a lavorare li… 😉

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  9. …. sarebbe piaciuto se mio padre avesse guardato i cartoni animati insieme a me.
    Invece dovevo stare zitta per guardare sempre tutte le trasmissioni di informazione: in primis il Telegiornale

    Sarà per questo che non guardo la televisione?
    Mah….

    Interessante riflessione in questo che hai scritto. Il gioco è alla base della vita… ad ogni età.

    Un caro saluto…
    .marta

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    1. Col senno di poi posso capirlo, sarebbe piaciuto anche a me. Il lato positivo è che forse, oggi, posso apprezzare di più i cartoni di una volta.
      Il gioco, inteso non solo come atto infantile ma a volte anche come modo di fare, credo sia importantissimo nella vita. Forse proprio per rapportarsi meglio agli altri adulti, più che ai bambini.

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  10. Ti capisco benissimo. Io sono un malato compulsivo di fumetti: non solo li leggo, ma soprattutto tendo a collezionarli! E solo dopo aver moooolto lavorato di autopsicanalisi, ma soprattutto dopo aver rischiato il divorzio, ho smesso questo secondo aspetto. E quindi ora continuo a comprarli e a leggerli, ma riesco a staccarmene rivendendoli, come fino a qualche anno fa non sarei mai stato in grado di fare. Una volta o l’altra dovrò scriverci su un post su questa cosa

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    1. Non l’avrei mai detto per quel poco che ti conosco. Posso capire la malattia compulsiva, anche se non mi ha mai sfiorato. La domanda però adesso è spontanea: cosa leggi?
      Attendo con curiosità quel post.

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      1. Allora, il grande amore è Tex, di cui ho la collezione completa (che devo tenere chiusa dentro le scatole di Ikea sotto il letto!), negli anni ho avuto collezioni di tutti i fumetti storici della Bonelli, che però ho dovuto vendere per le ragioni di cui ti dicevo. Zagor, Mister No, il Comandante Mark e poi Nathan never, Jonhatan Steel. L’unico che non ho mai digerito è Dylan Dog: pur riconoscendo che è un gran fumetto l’horror non mi è mai piaciuto. L’altra grande passione la Marvel. Avevo una collezione enorme de L’Uomo Ragno (che è l’unico insieme a Tex che continuo sempre a leggere) ma negli anni ho acquistato periodicamente un po’ tutti gli altri: i Fantastici 4, Devil, Capitan America, ecc. Avessi tempo per leggerli e spazio dove tenerli probabilmente continuerei ad acquistarne un po’ tutti

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        1. Invidio sia la tua passione che la tua cultura. Non ho mai letto niente di tutto ciò. Il Comandante Mark nemmeno l’ho mai sentito nominare. Ignoranza pura.
          La collezione di Tex deve valere una fortuna, io la terrei in cassaforte, altro che sotto il letto…
          Un fumetto che mi piacerebbe leggere è John Doe ma credo sia più vicino a Dylan Dog che al tuo genere.

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    1. Sailor Moon no… ma sono maschio! Simpson e Griffin soprattutto li conosco anche io a memoria.
      La mia ultima console è stata un PS2 secoli fa, poi il nulla, non riesco a star dietro all’evoluzione dei videogame. Sul telefono invece gioco spesso a biliardo e ad una specie di Scarabeo, vera droga!

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  11. Topper sei adorabile, rimanere un po’ bambini aiuta a vivere meglio, non sai quanto ho giocato con mia figlia quand’era piccina e lei adesso si ricorda e me lo racconta, 😀 Anche a me piace Dylan Dog, un abbraccio grande, 🙂

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    1. Quella è la cosa più bella di tutte: lasciare un ricordo positivo di noi alle persone con cui abbiamo giocato, a prescindere che si tratti dei figli. Spero accada lo stesso con i miei nipoti quando saranno adulti e io vicino alla pensione.
      Dylan Dog davvero fantastico, mi capita di comprarlo tuttora.
      Un abbraccio a te e, ancora una volta, grazie per le belle parole.

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  12. Capitolo Lego.
    A mio figlio 13enne continuo a regalarne, specialmente omini, ma credo che in fondo è come se io li comperassi per me. Ne abbiamo la casa invasa, ed ogni tanto mi accorgo che il gatto ne ha rapito uno e nascosto chissà dove, per cui mi metto alla ricerca fino a trovarlo.
    Capitolo vicini di casa.
    Meno male che abitavano sotto casa tua. Se avessero abitato sopra chissà quanto disturbo ti avrebbero dato.
    Capitolo rimanere bambini.
    Io ci provo.

    Ciao.
    K.

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    1. Hai visto The Lego Movie? Ho avuto la stessa immagine dei protagonisti umani del film e sono certo che il finale vi rispecchia entrambi. Invidia per la casa invasa da omini!
      I vicini non mi davano fastidio a casa, i genitori erano adorabili, i figlio invece erano dei bulletti, soprattutto per strada. Solo crescendo ho potuto affrontarli. Ma eravamo bambini, lo capisco, non mi hanno segnato negativamente…
      Rimanere bambini. Non sono sicuro che si tratti di provare a farlo. Secondo me è un aspetto innato che abbiamo tutti, bisogna solo lasciarlo più libero.

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        1. Eh eh, ma certo, anche io sono assolutamente contrario alla pirateria… quegli oltre mille film che ho a casa (di cui la metà mai visti) sono tutti DVD originali…
          Tanta invidia per la festa dei Lego! Parziale consolazione (giusto uno stand forse) sarà il Romics questo weekend a Roma, dove però ci saranno tante altre belle cose da vedere per noi bambini.

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  13. ma che bello!
    guarda io da quando è nata la nanetta ho capito che è importante rimanere un po’ bambini e ogni tanto ci vuole anche guardare il mondo con i loro occhi e colori!
    anche io da piccoletta guardavo i cartoni con papà… ed io ora li guardo con la mia bimba! credo sia importante condividere anche questo, come giocare insieme, parlare, cantare…
    i lego che belli… su questo sono un po’ carente!
    ah gli zii… che bella risorsa!
    i puffi sono miticiiiiiiiiii!!!!! ma i bimbi di oggi non riescono ad apprezzarli come facevamo noi!

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    1. Quando parlo dei miei nipoti è come se parlassi dei miei figli (che non ho, almeno per ora!), quindi capisco bene cosa intendi. Giocare è importante tanto quanto parlare con loro e condividere il più possibile. Ecco, i Lego li condividiamo a tal punto che ogni tanto gliene rubo qualcuno! Salvo poi regalargliene confezioni nuove…
      I Puffi di una volta, è vero, erano un’altra cosa, meno commerciali e più “umani”.

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      1. Ciao ale!
        …che grande risorsa gli zii…
        E ovviente i nipoti!
        Ti vedo a sgraffignare i pezzetti di lego!haha!si è bello condividere con loro…fa bene ad entrambi…
        A me sembra che tutti i nostri cartoni fossero più belli…ma sarà appunto xchè erano i nostri!

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        1. Mah, credo anche io che i nostri cartoni fossero decisamente più belli e non perché erano nostri. Erano diversi, liberi, poco curati, senza censure, senza grossi target e interessi dietro. Oggi sembra tutto programmato e mirato, non so se mi spiego.
          L’ultima volta ho chiesto a mio nipote se potevo prendere pezzi Lego da una scatola piena che stava facendo la polvere. Non mi ha fatto problemi, anzi. Quasi quasi ora gli telefono, è bello essere zii ma quant’è brutto vivere a distanza!

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        2. Siiii!chissà se poi vi siete sentiti!davvero guarda queste distanze… Perô ci siamo e dobbiamo clomarle in altro modo!ma tanto il tuo bene gli arriva!
          E poi i cartoni di oggi non hanno lE mitiche sigle dei nostri!

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        3. No, quello stronzetto non mi ha risposto. Immagino perché stesse giocando al pc anche se, quando mi dice che non ha sentito il telefono, faccio sempre finta di credergli.
          Con le sigle dei nostri cartoni sfondi una porta aperto, le conosco e le ho tutte!

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        4. Eheh!i giochini con o bambini son sempre belli! Vedi vedi che ci fanno tornare bimbi un po anche a noi!per fortuna!
          Io me ne sono scaricate qualcuna x farle sentire alla nanetta!

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  14. Mia figlia mi dice spesso”Mà, a volte sembri una bambina…ti entusiasmi, ridi, balli…” e non dico altro, non sa che grande complimento mi sta facendo.
    In me c’è quella bambina che ero, non l’ho lasciata mai. Sono cresciuta, diventata donna, moglie, amante, madre, zia….ma la bambina Paola non se ne è andata mai.
    Forse è per questo che guardo la vita sempre come se dovessi scopreire il mondo, come se qualcosa di bello deve ancora arrivare…Conservo molti piccoli giochi di quando ero piccola, guiardo ancora i cartoni animati, leggo i libri per l’infanzia…Mi piace (punto).
    E per nulla al mondo mi baratterei, mia zia è morta a 85 anni ancora raccontando-si le favole che lei amava, lei mi ha in parte cresciua, da lei sicuramente ho preso questa “fanciullezza eterna”, e la ringrazio ancora oggi.

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    1. Questo tuo entusiasmo “da bambina” lo conoscevo, non avevo dubbi su come sei capace di guardare alla vita. Tra l’altro tua figlia apprezza, cosa ci può essere di più bello? Vuol dire che state crescendo bene insieme.
      Piuttosto… Paola è il tuo nome? Mica lo sapevo!

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  15. Sottoscriverei ogni parola. Appena posso guardo i film a cartoni animati con la scusa dei figli, alcuni anche di quelli di oggi sono bellissimi. E poi la meraviglia, la capacità di stupirsi e di stupire… vengono forse dalla nostra parte “piccola” ma sono “grandi” cose. Immense, direi.
    Un saluto
    Alexandra

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    1. E’ bello trovare consensi su certi temi, so bene che purtroppo non tutti la pensano così. L’essere bambini è proprio quella capacità di cui parli, un aspetto che tanti sottovalutano ostentando anzi il contrario, come per dire che della vita hanno già visto tutto.

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