Quella cosa del vivere da soli che non mi riesce tanto bene

Nonostante siano passati secoli da quando ho abbandonato quella che ancora chiamo casa, cioè le mura, la città e la terra in cui sono rimasti i miei genitori e la mia infanzia, ci sono aspetti del vivere da soli dai quali continuo ad imparare ogni giorno e che mi danno soddisfazione quando riesco a comprenderli ed affrontarli. Solo da qualche anno ho messo stabilmente radici in un posto che sempre più sento mio e anche questo oggi, per me, è casa.

Girare quasi nudo per le stanze, lasciare aperta la porta del bagno, ascoltare dischi a tutto volume o impregnare la cucina di fumo e odori a causa di esperimenti tra i fornelli e lasciare poi le stoviglie sporche nel lavello, solo per fare degli esempi, sono ormai abitudini che non hanno più alcun sapore, non mi stupiscono e non mi aiutano ad essere un uomo di casa migliore. Anche perché questa è tutta roba che facevo già prima, persino quando abitavo con due ragazze. Sì, anche girare nudo, sebbene certe libertà non fossero reciproche. Tra le pareti domestiche ho creduto di essere onnisciente, invece la casa ha ancora molto da insegnarmi e non perde occasione per ricordarmelo.

Tanto per cominciare, nessuno mi aveva mai detto che la biancheria non può rimanere stesa all’aperto per giorni, ché il sole mangia i colori. Quando mi sono ritrovato tra le mani l’ennesima maglia con una striscia scolorita orizzontale sul petto, ho capito che dovevo cambiare approccio. Adesso lo stendino lo tengo dentro e posso tranquillamente lasciarci appesa la biancheria per settimane, senza bisogno di riempire i cassetti e gli armadi di cui sto pensando di liberarmi.

C’è il problema di stirare. O meglio c’era. Perché il miglior investimento che abbia fatto, dopo aver comprato casa, è stato quello sulla donna delle pulizie. Che poi chissà perché donna. La mia ormai cara domestica, che un po’ mi ricorda la Adelina di Montalbano, oltre a pulire, ordinare e prepararmi qualche dolce (purtroppo mai la pasta ‘ncasciata che adora il commissario), stira come io non sono mai stato capace di fare, cioè velocemente. E’ stata lei a notare per prima, nonostante mia madre a distanza lo avesse sempre sospettato, che le mie camicie stessero cambiando colore, da bianche a celestine, da blu a grigie, da rigate a quadrettate fosforescenti. Ho scoperto così che non è sufficiente buttare tutto nel cestello della lavatrice e lavare a freddo, bisogna dividere i capi bianchi da quelli colorati e andare oltre i trenta gradi, tra l’altro per ottenere un pulito più pulito. Mia madre aveva ragione e anche tutte le pubblicità dei detersivi. Ho colto il messaggio e ho smesso di comprare detersivo e ammorbidente in un unico prodotto. Inoltre, ho finalmente capito a cosa serve il fogliettino magico acchiappacolore, di cui ho ignorato l’utilità al punto da accumularne un centinaio di confezioni, tutte speditemi nel tempo dalla mamma, convinta che li usassi.

Ho imparato che stendendo bene posso evitare di (far) stirare le lenzuola o, con uno sforzo maggiore, persino la tovaglia della tavola. Questa mi dà sempre qualche pensiero perché certe macchioline di vino non riesco a mandarle via. Ecco allora l’idea geniale di coprirle con altre macchie, più grandi, più fresche, in modo che eventuali ospiti possano credere al vino caduto accidentalmente un attimo prima.

Questione lavastoviglie: un pezzo d’arredamento, anch’esso trascurato per anni, che nella mia testa serviva solo dopo i grandi ricevimenti. Dato che a pranzo sono sempre in ufficio e a cena al massimo posso sporcare una padella e due piatti e quindi lavarli a mano, confidavo nella sua inutilità. Un giorno tuttavia, una di quelle volte in cui un ingranaggio improvviso si mette in moto da solo nella testa, le esperienze di volontariato in Africa si sono materializzate tutte insieme e mi sono fermato a riflettere sulla quantità di acqua che spreco quando devo pulire una forchetta. Qualcosa come due litri. Per una forchetta. Per tutto il resto, ho immaginato, si parla di autobotti. Ho allora rivalutato l’elettrodomestico ingombrante, ho comprato le pastiglie con la pallina dentro e ho organizzato i lavaggi: uno o due a settimana sono sufficienti per far splendere tutte le stoviglie senza nemmeno bagnarmi le mani. Ho ancora un dubbio, legato proprio alle pastiglie: c’è un altro piccolo scompartimento che si apre accanto a quello del detersivo e non so a cosa serva. Devo sicuramente riempirlo con qualcosa che non ho identificato, spero di scoprirlo prima che sia troppo tardi.

Dalla lavastoviglie all’immondizia il collegamento logico è breve. Non riesco mai a ricordarmi quali sono i giorni di ritiro della differenziata e, dovendo scendere una rampa di scale per lasciare fuori i contenitori, mi faccio puntualmente prendere dalla pigrizia e utilizzo un bustone per la carta e uno per la plastica e il metallo che restano in bella mostra in cucina. Quando scoppiano intuisco che è il momento di portarli fuori. Ho provato la stessa tattica con l’umido. Non sono uno che produce tanti rifiuti ma l’ultima volta devo aver trovato la giusta alchimia per creare la vita: uova, avanzi di carote, aglio e bucce di banana generano piccolissime larve che presto si trasformano in moscerini pronti ad invadere persino il frigorifero. E’ stato un’episodio spiacevole che mi ha portato a sterilizzare ogni cosa. Va detto che quella piccola miscela di avanzi deve essere rimasta lì per mesi, almeno per tutto il tempo in cui sono stato in vacanza. Oggi la busta dell’umido la porto fuori anche se contiene solo una scorza di limone, non voglio correre più rischi.

Consapevole che tanti altri insegnamenti mi aspettano sulla strada per diventare un perfetto padrone di casa, un’ultima lezione che ho imparato, almeno fino a questo momento, è il rispetto per il luogo in cui si abita. Rispettare la propria casa significa rispettare se stessi ma questo non significa affatto mantenerla lucida e in ordine, vuol dire più darle un’identità, non considerarla come una porta dietro cui chiudersi, piuttosto come un luogo dentro cui aprirsi. Perché è solo a casa propria che si riesce ad essere pienamente liberi, in un’atmosfera difficile da trovare altrove. Non deve essere il posto migliore del mondo, senza dubbio deve essere nostro. Ci conosce e cresce con noi, rispecchia il nostro essere e il nostro apparire, muore se non siamo vivi, vive se non ci moriamo dentro. E per non morirci dentro bisogna essere attivi, pulire, lavare, stirare…

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125 thoughts on “Quella cosa del vivere da soli che non mi riesce tanto bene

  1. Attualmente in casa ho due stendini, che ho fatto lavatrice oggi ma ero troppo pigra per togliere la roba dall’altro stendino. Quindi capisci come capisco il punto riguardante gli stendini ahahaha ! XD
    Io cmq non stiro, stendo bene, punto.
    La donna delle pulizie prima o poi mi deciderò anche io a chiamarla. Il giorno in cui sarò meno ossessivo compulsiva.

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    1. Probabilmente tu, donna, hai più vestiti e nessuna camicia. Ecco spiegati i due stendini e perché non stiri…
      Interessante comunque questa soluzione, potrei prenderne un altro!
      Donna delle pulizie assolutamente, ti cambia la vita più di un partner!

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        1. Ero sicuro che non avessi camicie! Considero seriamente la proposta dei due stendini. Tra l’altro, a volte uno non basta per tutta la biancheria e quindi stendo i panni uno sopra all’altro!

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  2. …le camicie si accartocciano se infili troppa roba dentro la lavatrice e le dimentichi dentro per ore senza stenderle e mettici pure il fatto che si fa centrifugare con il massimo dei giri. Se stai accorto anche su questi piccoli dettagli avrai un bucato meno stressato, meno noioso da stirare e la tua biancheria durerà più a lungo…e in piu’ sarai un perfetto padrone di casa!
    Un sorriso.
    Eli

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  3. Io per non dover stirare ho deciso di sposarmi.
    Faccio molte altre cose, tuttavia: porto il figlio a fare sport, lo seguo nei compiti, vado a fare la spesa da solo tutte le settimane, lavo il bagno e faccio da assaggiatore ufficiale dei cibi che la moglie prepara.
    A proposito: per i periodi freddi, onde evitare che la biancheria si asciughi in 10 giorni, ho comperato l’asciugatrice.
    In lavastoviglie non dimenticare il brillantante, altrimenti i bicchieri si opacizzano in breve tempo.
    Ciao.

    Kikkakonekka

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    1. Hai preso una decisione drastica allora! Scherzi a parte, il matrimonio (o la convivenza in genere) comporta i cambiamenti più grossi proprio in casa e fa piacere, immagino, dividersi i compiti e non vederli solo come obblighi.
      All’asciugatrice forse arriverò tra qualche anno, adesso è prematuro. E del brillantante, questo sconosciuto, sono venuto a sapere proprio ieri, dopo il mio post. Brillantante e sale per lavastoviglie, provvedo oggi stesso.
      A presto.

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    1. Ma io non ho più l’età per fare cose dannose, ormai sono responsabile! E’ che ancora mi manca la conoscenza di tante piccole cose. Nel senso che non accenderei un falò in casa ma potrei far scoppiare un incendio perché non so usare i fornelli…

      PS: Salutami il tuo ragazzo. Ha la mia comprensione.

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  4. una cosa che ho capito è che 20 euro di differenza su una camicia possono fare la differenza tra l’asciugatura a culo di gallina (come diceva mia nonna) e un semi stirato. inoltre sono ammortizzabili nel lungo risparmiando sulle ore che la donna ci mette per stirarle.
    ma io ho deciso di usare la tecnica “se è da stirare non lo compro” e “compro tutto nero così non sbaglio”.
    per tutto il resto c’è Ace Gentile.

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    1. Anche questa sfaccettatura mi mancava. Ti riferisci al tessuto della camicia? Certo, in prospettiva, ogni investimento puoi dare frutti ma non ho poi così indumenti da fare stirare. Con tre o quattro camicie a settimana posso farcela.
      Tu sei donna, il problema dei maschietti sono proprio le camicie! Ace Gentile per me è un succo.

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      1. il problema delle donne è avere a che fare con uomini che non vogliono stirarsi le proprie camicie. e che nonostante tutto se la cambiano tutti i giorni.
        comunque si, dipende dal tessuto, ho scoperto dopo anni che le camicie di valentino possono anche non essere stirate da quanto escono bene dalla lavatrice.
        comunque quando scoprirai l’ace gentile potrai anche macchiare la tovaglia a cuor leggero.

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        1. Io sono uno di quelli. Difficile usare la camicia e non cambiarla ogni giorno. Ecco perché ho investito nella domestica ed ecco perché ho una trentina di camicie.
          La cosa del tessuto non mi è chiarissima. Da quanto ho visto sinora tutte, perlomeno quelle “classiche”, necessitano di una stirata. E no, non sono affatto tipo da camicia di Valentino. Parlavi di camicie da donna forse…

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  5. Mi sono ritrovata in buona parte del tuo racconto😉
    La mia ultima scoperta (del dopo ferragosto) sono state le salviette acchiappacolore, così evito di avere tutti gli indumenti con questo leggero alone rosa ☺☺
    Con le camicie ho un buon rapporto… Basta evitare quelle di cotone puro e andare su questi fantastici tessuti elasticizzati 😀😀

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    1. Io non posso usare le camicie elasticizzate… In ufficio vado sul classico e quelle o le stiri o le stiri. Ma a me le stira la domestica.
      Di foglietti acchiappacolore ne ho tantissimi, ormai li suo anche se devo lavare un paio di calzini.

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  6. Io nn stiro quasi nulla : faccio fermare la centrifuga prima, stendo tirando bene i panni jeans inclusi. Le polo e le camicie si stendono sulla stampella. Le magliette meglio al contrario per nn farle sbiadire e cmq se poi copri lo stendino con un telo leggero proteggi la biancheria dalle intemperie. …h
    Girare nudi è piacevole e comodo ma dipendente dove abiti.
    Io resisto alla lavastoviglie.
    Questione di tempo si impara tutto a proprie spese io ho xsino imparato a cucinare.
    Sheraconunsaluto caro

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    1. Forse ti riferisci agli indumenti da donna perché ho provato anche io con la stampella ma camicie e maglie restano lo stesso un po’ sgualcite.
      La lavastoviglie me la sono ritrovata, altrimenti nemmeno io credo che l’avrei mai comprata.
      A cucinare bene, forse, un giorno, imparerò anche io. Quel giorno ceneremo insieme.

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  7. Ho fatto scoperte sconvolgenti anche io… adesso ho trovato l’equilibrio giusto per garantirmi vita decente e fancazzismo. Un tempo vedevo tutto sporco… poi tutto pulito (quando era sporco)… adesso vedo la via di mezzo e vivo più sereno. Niente Tv, niente lavastovoglie o asciugatore. Niente condizionatore. Cose che ho eliminato. Ma ho un frigo che potrebbe contenere quarti di bue e penso sia la cosa migliore in assoluto.
    Penso che la rivoluzione maggiore è scoprire come usare il freezer. Non sembra, ma è una dannata genialata.

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    1. Tu mi illumini. Il mio frigo fa solo il minimo sindacale e il freezer pure peggio, è piccolino. A parte i sofficini non so che metterci.
      La mia comunque è tutta roba che ho trovato già qui e che sto imparando a sfruttare al meglio.

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        1. Beh, sì. Una delle cose che avrei dovuto scrivere è anche la gestione del cibo in casa. Non mi riesce tanto bene nemmeno cucinare e sono sempre fuori, per cui i piatti veloci (leggi scatolame) non mancano mai. Ma il mio impegno è di migliorare anche questo aspetto, per cui limito al massimo la spesa che riguarda frigo e freezer nonché le scatolette. Così, se non voglio morire di fame, sono obbligato a darmi da fare.
          Ciò non toglie che la schifosissima pizza congelata è sempre presente.

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        2. La schifossima pizza congelata è presente anche da me. Io ho la fortuna di potermi fare da mangiare fresco sempre, perciò cerco di sfruttare al meglio questa “botta di culo” (pardon il francesismo sul tuo blog… ehehe… non è casa mia) e cucino… ma capisco la rogna di essere sempre via.

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        3. Fortuna, in che senso? Perché non stai tutto il giorno fuori o perché hai tutto sotto casa? Ecco, anche questo non va sottovalutato: ho poco tempo per fare la spesa. Per dire, non posso comprare il pane tranne il sabato…

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        4. Fortuna che non sono fuori tutto il giorno (nel senso che ho il tempo materiale per rientrare a casa per pranzo).
          Anche io, di norma, la spesa la faccio il sabato… se no, so’ cazzi.

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  8. Io e la mia casa…. uhmmm abbiamo avuto in questi anni rapporti, c’è stato un periodo che ero sempre in giro nei wend in settimana lavorara e le pulizie eran ou opzional che facevo una volta am mese. Chiaramente in breve tempo la mia casa diventò una discarica….

    Il mio frigo ha sviluppato più di una forma di vita aliena o non esistente prima in quel periodo, se fossi stata una scienzizta, credo avrei scoperto anche delle nuove muffe tipo penicilina 🙂

    L’unica cosa certa sempre pulita e profunata ero io e i miei vestiti (zozzona in casa si, ma con un limite) 😛

    Oggi è diverso, se ho casa sporca io non riesco a sentirmi a mio agio, neppure con i panni in giro, o sparsi o da metter via.
    “Crescendo” ho sviluppato questa cosa jappo dell’arredare con il vuoto. Ora la mia casa non è vuota 😛 ma ho bisogno di spazio e ordine per rilassarmi.

    Chissà forse un effetto dell’invecchiamento 😉

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    1. Siamo in perfetta sintonia allora. Quello che scrivevo infatti non era rivolto a chi si trova ad affrontare le prime difficoltà pratiche del vivere da soli, piuttosto a chi da solo vive da anni e scopre sempre nuovi orizzonti. Cioè quello della lavastoviglie credo sia l’ultimo dei pensieri di un ventenne. Crescendo perfezioniamo il funzionamento dei meccanismi che regolano la casa e ci focalizziamo sui dettagli. Che poi per noi non sono più dettagli…
      Di certo non invecchieremo così. Conto di arrivare ai sessanta con gli stessi vestiti che ho adesso. Vorrà dire che li ho lavati e stirati sempre bene!

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        1. … e menter lei con un leggero rivolo di sudore che le scendea dalla fronte cercava di allontanarsi e scappare in bagno, il calzino bianco gigante di spugna inizio a muoversi e correrle dietro…

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        2. non posso farcela, solo l’idea di un calzino di spugna bianco (ex bianco ora sotto sporco e nero), con il buco sull’alluce e il produmo di terra bagnata di cimitero…. no, lotto!

          Mi armo di spary amuchina!

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  9. In fondo la casa è un po’ lo specchio della nostra vita: la inizi pensando che sia tutto sempre a tua disposizione, e che più è “incasinata ” più è tua…,ma via via che la vivi, la frequenti (come la tua casa), ti accorgi che senza un ‘identità precisa ti ci perdi.. La casa esige rispetto, esattamente come la vita.

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  10. Un uomo da non sposare 🙂 🙂 🙂
    Sei sulla buona strada però se hai capito tutto ciò che hai scritto, ma l’importante è amarla la propria casa.
    Io l’adoro la mia, è la mia tana nel dolore, la mia sala da ballo nella gioia, il castello dell’amore, il giardino della quiete.
    La rispetto, e non perchè tutti i giorni sono anche Cenerentola (e non mi dispiace neanche un pò), ma perchè contiene i miei profumi, colori, i ricordi…la cucina sempre attiva, il giardino, i cani, i materiali semplici con cui è rifinita….le mie candele, le lampoade…insomma sono io. Se non la rispettassi sarebbe come violentare me stessa.
    Buon bucato (stiro no, tanto hai l’alternativa 🙂 ).
    Mi piace l’idea di un uomo che scrive sulla sua casa e sulla sua vita…domestica.

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    1. La tua casa è vissuta e, immagino, sia tua da tanto. Per me è un po’ diverso, non riferivo tanto alla proprietà ma al modellarla per farla somigliare a noi. E’ inevitabile. Ed è anche funzione del tempo. Vivo dove vivo da cinque anni, non sono pochi ma nemmeno tanti per essere padrone di ogni aspetto che governa quelle mura. Sicuramente non manca il rispetto. Poi io sono uno che personalizza al massimo pure la scrivania dell’ufficio, altrimenti non potrei sentirmi a mio agio.
      Un giorno comunque spero di raggiungere il tuo livello di confidenza con la casa. Ma senza matrimonio! Sono un uomo da non sposare a prescindere da tutto questo…

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      1. No, non intendevo le mura, la casa è un concetto ben diverso, la casa sono io e le mie cose, poi se arrivano anche le mura è meglio.
        L’ho comprata da 17 anni, le case vissute prima erano in affitto ma sempre “mie case” erano.
        E chi lo ha detto che per avere una casa bisogna sposarsi?…Anche lì c’è il suo risvolto….

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  11. ma sei un uragano!!!!! hahaha!!! mi sono scompisciata!
    comunque io il ferro da stiro neanche ce l’ho…
    se stendi bene e non fai fare ottomilaecinquecentogiri non serve stirare!
    per gli uomini ci sono le camice col tessuto che non si stropiccia… fidati!
    poi… in casi estremi… puoi sedertici sopra! 🙂
    la lavastoviglie ce l’ho ma non andiamo molto daccordo…!
    la tua è una casa vissuta!

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  12. io sto ancora ridendo per il fatto che uno possa pensare di mascherare le macchioline di vino sulle tovaglie con una macchia più grande ma fresca ….. GENIALE !!
    Elena

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        1. Se vuoi diventare la più grande di sempre, il GOAT del Crollatutto, devi andare da Maria De Filippi. Scientology ti dà i titoli ma, per metterti veramente alla prova, devi andare da Maria.

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  13. Allora torniamo a noi,a parte ridere di nuovo per aver riletto con piacere il tuo post,mi chiedevo se nel frattempo fosse cambiato qualcosa nella tua organizzazione domestica…spero di si! I panni come hai scoperto se lasciati al sole per lungo tempo scoloriscono, quindi penso che su questo non debba spendere altre parole. Il mio consiglio su come affrontare quel benedetto elettrodomestico chiamasi lavatrice é questo! Dividere panni di colore scuro da quelli bianchi e da quelli colorati, usare un detersivo liquido é sempre la cosa migliore ,non si corrono rischi perché si scioglie prima e uniformemente, non lasciando residui sui panni,soprattutto su quelli scuri! Scegliere il programma giusto,questo vuol dire che per i capi delicati si usano quelli con temperature basse e con centrifughe quasi inesistenti, a bassi giri, omettendola quando si lavono panni di lana e seta. Per il cotone ,tovaglie e via discorrendo puoi usare una temperatura piú alta in base anche a quanto siano sporche! Stendere sempre i panni scuri al rovescio e ben piegati, come le camicie se le abbottoni e le stendi in maniera perfetta eviti il ferro da stiro, tovaglie ,tovaglioli e strofinacci piegali a doppio, dovrai solo raccoglierli e ripiegarli nuovamente e il gioco é fatto! Maglioni di lana rigorosamente sulla gruccia! Per i calzini che é un mistero per tutti perché sembra che spariscano ,lasciandoli spaiati io ti consiglio di appaiarli prima di lavarli con delle spille da balia, cosí non si perderanno! Per il resto hai capito benisssimo che se non butti la spazzatura , ci arriva da sola al cassonetto ahahaah

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    1. Dunque. Ci sarebbe da parlare per giorni di queste cose perché, al di là di tutti i preziosi consigli, bisogna considerare il mio stile di vita che è tutto l’opposto di un uomo attento alle faccende domestiche. Però davvero ogni parola è stata utile, ho imparato cose che nemmeno mia madre mi dice, forse perché ormai ci ha rinunciato (vedi foglietti acchiappacolore che non mi manda più).
      Mi hai illuminato sulla lavatrice. Io ho sempre lavato scegliendo le vie di mezzo. Temperatura né troppo alta né troppo bassa, centrifuga media, tessuti tutti uguali. Ora ho le idee più chiare. Avevo già imparato a separare capi bianchi e colorati, ora lo farò in base ai tessuti, scegliendo le impostazioni adatte.
      Tuttavia (lo hanno già scritto altri) quella cosa della camicia stesa perfettamente a me non funziona, devo comunque stirarla, forse devo lavorare sulla centrifuga. Riguardo i calzini con la spilla da balia, posso dire solo una cosa: seeee! Non ho mica questa pazienza!
      Con la spazzatura va meglio, adesso l’accompagno io fuori.

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        1. Ma daiii questo é un modo invece per semplificare le cose , io odioooo i calzini spaiati, invece cosí li lavo , li stendo e li piego direttamente! Oh la camicia va abbottonata tutta e stesa ben tirata, se proprio devi stirare , il colletto e i polsini !

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        2. Adesso non ricordo, dovrei rileggere l’articolo, ma ho scritto qualcosa sui calzini spaiati? Perché quello non è mai stato un problema. Se ho scritto qualcosa in proposito, ho mentito!
          Sulla camicia sono più in sintonia ma devo provare un lavaggio con poca centrifuga. Al momento le camicie che tiro fuori dalla lavatrice sembrano palline accartocciate…

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        3. Deve dire addio alla centrifuga, chiaramente piú centrifughi piú stropicci! No sui calzini spaiati ho detto la mia , perché in genere é un problema di tutti! Io ho scritto un post” santa lavatrice” fatti due risate ! 😉

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  14. Oh dimenticavo lo scomparto difianco a quello per le pastiglie nella lavastoviglie ,serve per il brillantante,ma a questo si ovvia se prendi quelle pastiglie col brillantante incorporato, ormai le fanno tutte cosí! Spero di esserti stata utile grazie per il divertentissimo post..bello 😉

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    1. Ah, notiziona: proprio ieri ho comprato il sale per la lavastoviglie e ne ho buttato dentro un intero pacco. Sul brillantante mi avevano avvertito, non serve con le pastiglie “all in one”. Non servirebbe nemmeno il sale, ma un pacco ogni tanto posso mettercelo.
      Utilissima tu, grazie mille.
      PS: sei siciliana?

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        1. Mi sono sbagliato, pardon. Non so bene perché l’ho pensato, forse da certe parole, comunque italianissime, che si usano più a sud che a nord. Tipo “gruccia” invece di “stampella”, non ricordo adesso cos’altro. Forse è solo un mio ignorante pregiudizio, eh.

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        2. Io la stampella la identifico come quell’accessorio che aiuta gli infermi a reggersi in piedi,come qualche anno fa hanno retto me per una gamba ingessata. Ma si chiama anche gruccia! La gruccia appendiabiti io la chiamo gruccia o omino ,perfetto italiano! Poi ogni regione ha il suo modo di dire ,qui da me si chiama ” crociera”!

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