Si ricomincia dalla fine

Il titolo non è casuale. Ricomincio da dove ero arrivato quando, convinto di poter avere più spazio e di poterlo arredare e gestire meglio, avevo deciso di lasciare questa casa per prenderne un’altra. Più grande, più periferica, con più accessori. Mia soprattutto. E’ stata una scelta entusiasmante ma ostica sin dall’inizio. Un trasloco è sempre impegnativo. Tra l’altro non era la prima volta che mi trasferivo, sapevo che sarei andato incontro a mille difficoltà, anche economiche. Fatto sta che ho cambiato indirizzo, mi sono sistemato e ho ripreso a guardare il mondo da lì, scrivendone. Gli amici hanno iniziato ad andare e venire con frequenza, si sono persino moltiplicati e io stesso passavo spesso a trovarli. Con diversi espedienti ho fatto il possibile per rendere la nuova abitazione uguale alla precedente al punto che, una volta entrati, gli ospiti quasi non si accorgevano di trovarsi in un altro luogo. Una specie di magia.
Una mattina come tante, esco per fare un giro e al rientro non riesco ad aprire la porta. Provo e riprovo, la serratura è sempre la stessa, ne sono certo e anche la chiave non è cambiata. Poi, all’improvviso, un click sblocca tutto. Questo episodio si ripeterà più volte e probabilmente l’ho sottovalutato, perché alla fine comunque a casa sono rientrato ogni volta. Succede tuttavia un altro fatto strano: mi capita di ritrovare gli oggetti spostati o, peggio, non funzionanti. Ad alcuni ero affezionato, altri mi erano utili e non tuttora non so dove siano finiti. La situazione è andata via via peggiorando, si guastavano troppe cose senza motivo apparente. Ho scritto anche all’amministratore ma non sapevo nemmeno come fare a spiegargli questi fenomeni. Mi ha supportato poco senza riuscire ad afferrare davvero il problema. E non che a me fosse chiaro. Credo anche che le difficoltà dipendessero da una certa incomprensione di fondo, parlavamo due lingue diverse. Con tenacia mi sono dato da fare con piccoli lavoretti per aggiustare, almeno all’esterno, ciò che potevo. Il risultavo è stato quello di ritrovarmi una casa con la facciata intatta, così coma la volevo io, ma con gli interni pericolanti.
Insomma non è stato un periodo facile. Certi giorni ero quasi ossessionato dall’idea che stessi facendo più danni che altro e, visto che nulla cambiava, ho pure contattato un paio di tecnici per aiutarmi. Uno mi ha detto che gli sembrava tutto in ordine senza mai essere entrato in casa. Dall’esterno infatti l’impressione era quella. L’altro, prima di lavorare, mi ha fatto un preventivo che avrebbe messo paura al ricco Bruce Wayne e al coraggioso Batman. Nessuno dei due mi ha dato le dritte giuste. Arrivato alla frutta anche io, come il cavaliere oscuro, ho iniziato ad accusare sintomi di sdoppiamento della personalità. Ero due Topper Harley, più simili che opposti, e quasi mai riuscivo a capire chi fossi davvero, specialmente quando chiacchieravo con gli amici. L’aspetto peggiore è che a casa degli altri mi sentivo a mio agio, mi riconoscevo ed ero certo di essere io. A casa mia no. Anzi era proprio tra le mia mura che non riuscivo ad esprimermi e ho dovuto usare un trucco per farmi sentire, fingendo di essere il Topper che non ero. Ho resistito a lungo dedicandomi ad altre passioni nella speranza che un intervento non programmato potesse restituirmi ciò che stavo perdendo. Non è successo.
Quindi ho deciso. Me ne sono andato. Ho abbandonato la casa nuova che continuerò comunque a pagare e che, nonostante tutto, qualche soddisfazione mi ha dato. Tanti amici verranno a cercarmi là e non mi troveranno. Se vorranno potranno seguirmi al nuovo domicilio, che poi è il vecchio. Ho lasciato un avviso, non tutti lo leggeranno ma va bene. Torno nella prima casa in cui ho abitato dopo lo sfratto da Splinder, che riapro dopo tanto tempo e che, al termine di una spolverata, si trova proprio qui, all’indirizzo topperharley.org.