Di punti di vista

Quando, dopo la presentazione del libro, gli ho chiesto una dedica, mi ha guardato con il sorriso sincero e perpetuo di chi sta firmando autografi ma anche con due occhi curiosi e interrogativi. Forse era stato colpito dalla mia banalità. Avevo appena detto che quello era stato uno dei romanzi più belli mai letti e, chissà, forse non ci aveva creduto. O meglio, ci aveva creduto pensando però che, probabilmente, avessi letto quattro o cinque libri in vita mia. “Bello” poi era uno degli aggettivi più comuni, diceva tutto e niente. Io ero uno sconosciuto, quello il suo primo romanzo e va bene l’ego, va bene la stima di chi ti legge, va bene aver venduto tanto, eppure quello sguardo dubitava della mia sincerità.
Sono stato in Giappone due volte, la seconda l’anno scorso. La prima, sei anni fa, è stata una delle esperienze più belle (sì, è il termine giusto) che mi fossero mai capitate. Fino ad allora, da quel lato del globo, non conoscevo nulla oltre il Mar Rosso e il Giappone già di suo rappresenta un universo a parte per gli occidentali campanilisti. Mi ha sorpreso praticamente tutto ciò che ho visto sin dall’arrivo all’aeroporto: i palazzi alti e stretti, la tecnologia che strabordava da ogni oggetto, la lingua incomprensibile, le persone così cortesi, attente a stralunate al tempo stesso, il caos sulla via e la calma dietro l’angolo, il mega centro commerciale con il tempio secolare sul retro. Non mi potevo ambientare subito, ho avuto bisogno di muovermi, respirare quel pezzo d’oriente per capirlo meglio e sorprendermi della mia curiosità.
Ricordo così, random, le cartine geografiche di un negozio per esempio: noi le abbiamo con l’Europa al centro, l’America a sinistra e l’Asia a destra; loro, giustamente, al centro mettono il Giappone e quello che ti appare davanti sembra un altro pianeta, non un planisfero. Ricordo i WC con la tavoletta riscaldabile a tre livelli di temperatura, il tubicino automatico spruzza acqua per pulire il didietro e anche il davanti se sei donna, con tanto di sapone, suoni della natura per coprire i rumori molesti e deodorante post evacuazione, il tutto senza alzare il sedere dalla tazza, tramite la comoda tastiera a lato. Ricordo i film, rigorosamente senza doppiaggio, con i sottotitoli. Ricordo tutti quei dolci coloratissimi, dalla forme invitanti sulle vetrine che fanno venire l’acquolina, prima di scoprire che di dolce non hanno niente e che sono fatti con fagioli rossi, soia e non so quali altri prodotti della terra. Ricordo la gente. Bulli ventenni con tagli punk e giubbotti di pelle e fumo a nuvolette che si ritrovano in centro sulle bici da passeggio con tanto di cestino. Ragazzi distinti in coda per entrare alle otto del mattino nelle sale del Pachinko, gioco d’azzardo che più d’azzardo, lì, non si può. Ragazzine vestite da personaggi hot di anime e manga che non si capisce cosa facciano in mezzo la strada. Poi ancora, la mia amica. Una giapponesina DOC, rincoglionita come un flipper, buffa come un koala ma educatissima, timida e molto ospitale. E la sua famiglia: una nonna ultraottantenne uguale alle vecchiette dei cartoni animati giapponesi; una mamma over sessanta con il fisico da modella, iperattiva come una trottola e stonata come la figlia; un papà serio e razionale per ridare ordine al caos famigliare… se non fosse per il suo parrucchino. Sì, indossava un bel casco capelluto e fluente che, lo stesso pomeriggio del primo giorno a Osaka, chiedendo chi fosse quel tipo calvo che guardava la TV sul divano, mi ha fatto inciampare in una gaffe colossale. Ho scritto e raccontato di quel parrucchino in diverse circostanze, parlando del Giappone e di ciò che più mi aveva colpito durante quel viaggio, ossia proprio le persone. Insieme alla scoperta del cesso tecnologico, l’episodio del parrucchino è stato sempre l’aneddoto più divertente, complice di risate e simpatiche prese per i fondelli.
Ecco, ora però cambiamo il punto di vista. Se quello scrittore avesse saputo qualcosa in più di me, tipo che di romanzi ne ho letti a centinaia e che il mio pensiero non era buttato lì in un momento di ammirazione suprema, mi avrebbe guardato allo stesso modo? E io come avrei guardato quei bulli se avessi pensato che non erano affatto bulli ma soltanto ragazzi, magari stravaganti, vestiti fuori dai canoni? Che i tizi in coda alla sala da gioco erano gli impiegati che attendevano ordinatamente l’apertura? Che le ragazzine manga erano in giro solo per proporre e vendere fumetti? Che il papà della mia amica indossava il parrucchino per nascondere le conseguenze di un tumore, maligno per giunta? Credo che, non a volte ma ogni volta, bisognerebbe perlomeno provare a cambiare punto di vista prima di esprimere un giudizio. Perché giudicare restando fermi o, peggio, guardando con i paraocchi o, peggio ancora, chiudere gli occhi e ascoltare una sola campana, credo sia uno degli errori più grossi che possiamo commettere.

Annunci

93 thoughts on “Di punti di vista

  1. Anche tu di primo acchito sembri uno scemo. Poi invece sei solo un deficiente…… 🙂
    Mi piace questo tuo particolare momento della vita che stili un tuo personalissimo resoconto presentando i bilanci delle tue esperienze. Da giovani, da belli, da ricchi, il modo sembra diverso. Ma visto da un’altra prospettiva cambia radicalmente. Bravo! Me piasce!

    Mi piace

    1. Se cambiassi punto di vista, capiresti invece che sono un idiota…
      Forse per questo metto sempre qualcosa di vissuto nei miei post, del resto il blog si chiama Topper Harley. Dici che “Topper Harley l’idiota” suona meglio?!
      “Me piasce” mi fa pensare che ti scappa…

      Mi piace

  2. i sottotitoli giapponesi devono essere qualcosa da record del mondo.
    Punti di vista, eh? Ho scritto una serie di racconti che ho raccolto con il titolo punti di vista. Capiresti, leggendoli (e sono mille volte meglio del romanzo di codesto maleducato), quanto condivido il senso del post.
    p.s.: ma non è che pecchi d’immodestia? Boh…

    Mi piace

    1. Cioè tu hai scritto racconti, persino un romanzo, ti ho spinto io (credo) ad aprire il blog e non ho mai letto niente di tuo? Perché non me lo hai detto? Se vengo lì, noleggio un cinese e ti faccio picchiare.
      Ho appena cercato su Google, ho trovato il libro. Complimenti! Devo averlo! Conoscendoti, sono certo di poterlo apprezzare.

      Perché immodestia?

      Mi piace

        1. Allora te lo chiedo ufficialmente, ti scrivo in privato. Così poi lo leggo e ho più motivi per prenderti in giro.
          Ma non mi hai spiegato dell’immodestia…

          Mi piace

    1. Sì, ultimamente ho evidenziato più volte il peso dei libri che ho letto. C’era un motivo preciso ma non volevo apparire presuntuoso, anche se forse è troppo tardi! E’ che si tratta di una delle rare cose di cui forse posso vantarmi…

      Mi piace

  3. Sì, certo, hai ragione in linea teorica.
    Io mi metto nei panni dello scrittore (nella sua accezione neutra) che si trova lì a dover fare una cosa che all’inizio lo ha imbarazzato e che ora reputa assolutamente una perdita di tempo (è il marketing bellezza!) e anche volendo non può dedicare ai sui lettore che pochi secondi.
    A volte, anzi spesso mi capita di passare e leggere alcuni post davvero belli, ricchi di poesia o immagini interiori, e mi trovo imbarazzata nel doverlo constatare perchè dire ‘bello’ è tutto e niente. Motivare il nostro pensiero? A volte è possibile.
    Che voglio dire? Tu al suo posto al cinquantesimo libro che firmi e ti sei sentito fare un complimento dietro l’altro?
    E finisco correndo il rischio che tu non mi rivolga più la parola….avere il libro autografato quale valore aggiunto può dare al tuo’Bello’ apprescindere?.

    sheramacherompipallenevvero?

    ps e cmq ‘bella’ la tua rappresentazione giapponese e la giapponesina buffa come un Koala è deliziosa….giuro 😉

    Mi piace

    1. Applausi! Lo scenario non è esattamente quello che descrivi, colpa mia che non ho specificato. Niente marketing, scrittore praticamente sconosciuto, presentazione quasi tra amici. Copie firmate: forse dieci quel giorno. Ciò non toglie che hai pienamente ragione! Io stesso probabilmente ho giudicato male uno sguardo, senza ipotizzare altri punti di vista validi come il tuo. Grazie per averlo evidenziato.
      Sull’autografo invece sono d’accordo a metà. Nel senso che, se incontrassi Al Pacino, per dire, penso che mi limiterei a stringergli la mano. Con gli scrittori invece, specie quelli che bene o male ti hanno influenzato, uno scarabocchio su un libro loro, in mio possesso, è come un marchio, un timbro che lo rende unico, che lo personalizza. E comunque anche questa è una cosa che faccio raramente.
      Detto questo, ti rispondo che proprio tu sei una delle ultime persone a cui toglierei la parola.
      Ti abbraccio come un koala.

      Mi piace

      1. Sai che mio figlio, ragazzo serioso che nn ha oreso da sua madre, una volta, malato il fattorino, devette con la moto andare nella villa di Alberto Sordi all’Aventino per consegnargli una golden card.
        Lui lo fece entrare si complimentò per la solerzia, per la gentilezza e gli volle offrire qualcosa da bere e Luca tutto di un fiato gli chiese un autografo, il primo e l’ultimo della sua vita. Ma Sordi era il ‘suo’ Marchese del Grillo e l’infanzia ha affascinazioni potenti.
        “A luca con affetto
        Alberto Sordi”,

        Grazie della tua fiducia 🙂

        sheradessochiudolaboccaperaprirlatuttaldentistaddiooooooo

        Mi piace

        1. Ecco, io con il solo autografo non ci farei niente. E’ invece l’autografo dell’autore su un libro che ho apprezzato a fare la differenza. Punti di vista… e di piacere, tutto qua! Certo però che uno scarabocchio di Albertone…
          In “bocca” al lupo per il dentista!

          Mi piace

  4. Hai scritto un bel post Topper, mi e’ piaciutissimo!!! Come te penso sia giusto cambiare punti di vista, prima di dare un giudizio, perche’ spesso ci sbagliamo. Anche a me piace la descrizione della giapponesina, troppo carina! Bacioni caro amico, un abbraccio e buona serata!! 🙂

    Mi piace

    1. E’ sempre un piacere leggerti qui, Laura. Cambiare punto di vista è anche pensare con la nostra testa, farsi un’idea propria prima di giudicare, senza lasciarsi influenzare da ciò che dicono gli altri e le nostre esperienze.
      Grazie mille. Abbraccione a te.

      Mi piace

  5. Hai colto esattamente il punto Topper!
    Non puoi immaginare quante centinaia di persone si accontentino di ascoltare solo una campana .
    Come scrissi in un mio post una sola campana fa solo rumore ,sentirne qualche altra farebbe bene alle orecchie.
    Bellissimo post
    ciao
    liù

    Mi piace

    1. Lo immagino invece. Tanta gente ascolta una sola campana perché il suono è sempre lo stesso, è rassicurante ed è quello che vuole sentire. Ma più campane insieme, suonando, producono quasi musica, più bella e più piacevole da scoprire. Anche quando fa male.
      Grazie, a presto!

      Mi piace

    1. Grazie. Non credo di aver scritto nulla di nuovo ma spesso, io per primo, dimentichiamo di quanti punti di vista ci possano essere. Che è il motivo per cui creiamo conflitti, in tutti i contesti.

      Mi piace

  6. Condivido la chiusa a questo post.
    Siamo spesso talmente presi dal nostro io, dal nostro egogentrico egoismo da credere che siamo nel giusto, sempre e comunque. Salvo poi accorgerci che così non è.
    Complimenti, sai argomentare divinamente.

    Mi piace

    1. Ti dirò di più: spesso, oltre che dal nostro ego, ci facciamo influenzare dagli altri, dai contesti, da un presupposto errato che accettiamo inconsapevolmente. Dovremmo lasciare sempre un minimo di spazio al dubbio che la prima impressione possa non essere corretta.
      Grazie mille, Fulvia.

      Mi piace

        1. Dico questo perché proprio recentemente ho messo in dubbio le parole di un’amica che parlava di fatti di una persona a me quasi sconosciuta. Ho pensato che sì, posso crederle perché siamo amici ma un minimo di dubbio in testa devo averlo, non ho ascoltato l’altra campana e non posso permettermi di giudicare solo dalle sue parole. Quindi mi limito ad ascoltare, restando libero di valutare la mia posizione e il mio punto di vista.

          Mi piace

  7. Un punto di vista diverso può ribaltare completamente il mondo, condivido appieno quello che hai scritto, e spesso si ci ferma solo alle apparenze magari per comodità e perché andare un pò oltre il velo o provare a guardare un pò più in là costa troppa fatica.
    A parte questo..sappi che mi è piaciuta un casino come hai descritto alcuni degli aspetti della vita in Giappone. Come sai io non ci sono mai stata ma per certi versi l’ho vissuto grazie agli occhi dei mangaka e degli scrittori di romanzi (yoshimoto e murakami su tutti). Prima o poi vedi che ci andò anche di persona, però. E sarà bellissimo, questo lo so di per certo.

    Mi piace

    1. O proprio perché ci fidiamo di ciò che vediamo, che viene presentato. Senza pensare, come dici, che una mente aperta potrebbe trovare una prospettiva totalmente diversa.
      Il Giappone non ti deluderà, è certo. Ti auguro di andarci presto. Anzi, se dovesse accadere, fammelo sapere!

      Mi piace

  8. Decisamente un finale cui non si può obiettare. È pieno di persone che non ascoltano,anzi ascoltano solo ciò che fa comodo a loro. E giudicano pure.

    Bellissimo questo ricordo del Giappone mi viene voglia di partire!!!!

    Mi piace

    1. E’ pieno di persone che non giudicano autonomamente ma giudicano perché si fidano, ascoltando una sola voce, senza voler vedere oltre. Accada un po’ ovunque, dal marcio della politica al tifo per la squadra del cuore e così anche nei rapporti d’amore e di amicizia. Spesso ci fidiamo troppo, non cambiamo punto di vista e restiamo ciechi.

      Del Giappone non smetterei mai di parlare. Devi andarci prima o poi!

      Mi piace

    1. Non solo nasciamo così ma continuamente siamo modellati e guidati a vedere dove altri – e non noi stessi – vogliono che vediamo. Non è facile affatto, specie quando ci fidiamo di chi ci indirizza male, che siano altre persone, contesti o i nostri pregiudizi.
      Grazie Marta, a presto.

      Mi piace

  9. Mi fido ciecamente di te, se lo dici tu……. Comunque “L’idiota” suona bene. Io per un periodo avevo aggiunto sul mio “Sfigato invidioso” in onore a Briatore che definì così tutti noi poveri pezzenti. Un po’ mi manca.

    Mi piace

      1. meditazione 😉

        si sicuramente si son fantastici anche quelli come ricordi….

        ma, io in funzione di ME e non in funzione loro, dove sto?

        (ehm chissà se mi son spiegata)

        Mi piace

        1. Certo che ti sei spiegata ma la risposta non posso dartela io che sono estraneo. E’ la tua vita, il tuo tempo, il tuo spazio. Una parte importante, enorme, l’hai donata a loro e questo vale più di ogni altra cosa al mondo. Resta un angolo in cui ci sei solo tu. Sarà piccolo, sarà marginale ma è tuo. Sta a te curarlo, tenerlo pulito, metterci qualcosa o renderlo più o meno grande. Credo che il primo passo sia capire proprio che lo hai.

          Mi piace

  10. Bellissimo questo tuo post, Topper. Quel cambiare punto di vista mi è tornato spesso in mente in questi giorni, dopo averlo letto. E poi il Giappone, mi ha sempre attratto molto come paese per il rapporto che hanno con la natura e per le loro tradizioni….Buona serata

    Mi piace

    1. Grazie. Non mi sono inventato nulla ma ho imparato a mie spese che non bisogna mai fidarsi completamente della prima impressione. Un’altra angolazione può offrirci prospettive migliori e più veritiere.
      Il Giappone è un paese fantastico dove le persone hanno il massimo rispetto per qualsiasi cosa. Proprio le persone, dicevo infatti, sono ciò che più mi ha colpito.
      Ti abbraccio.

      Mi piace

      1. Forse la difficoltà sta nel ricordarsi che il nostro punto di vista è la conseguenza delle nostre esperienze e come tale è estremamente limitato. A volte ascoltare come un’altra persona ha visto o vissuto lo stesso evento può essere illuminante…
        Per quanto riguarda il Giappone è quel rispetto, per noi quasi alieno, che mi attira.
        Buon we Topper 🙂

        Mi piace

        1. E’ proprio così. La difficoltà di cambiare di cambiare punto di vista è in noi che spesso preferiamo resta sulle nostre posizioni, perché è più facile, è più comodo, non ci costa nulla. Ma è sbagliato quanto meno non provarci.
          Arrivo tardi… buon inizio settimana!

          Mi piace

  11. Ultimamente ho maturato la consapevolezza che chiunque voglia comunicare, qualsiasi artista con qualsiasi tipo di arte, lo fa bene solo se riesce a cambiare l’angolazione con cui di solito guardiamo le cose. Ad esempio quella cosa della cartina geografica io mica l’avevo mai notata, la trovo bellissima 🙂

    Mi piace

    1. Ecco, il tuo è un ulteriore punto di vista rispetto a ciò che ho scritto. Io mi sono messo nei panni di chi guarda e quindi recepisce, tu invece ci vedi chi trasmette, chi comunica. Dà più senso a quello che volevo dire.
      Quella cosa della cartina è banalissima ma, quando ho realizzato cosa avevo davanti, sono rimasto a bocca aperta.
      Grazie mille!

      Mi piace

  12. Tu hai un blog, uno solo credo. Io sono un blogger che spesso cambia tana e che ogni tanto pianifica e concepisce di andarsene per sempre e scrivere in solitudine assoluta.
    Il post su Franca Florio è mio, Refrain mi ha fatto l’onore di esporlo al pubblico.
    EnzoRasi

    Mi piace

    1. Ne parlavamo proprio stamattina, anche perché credo di averti già letto da qualche parte. E’ un piacere averti qui, sembri inafferrabile. Posso quindi farti direttamente i complimenti per quel post, me lo sono addirittura stampato.
      Verrò a leggerti dove ti trovi ora, sperando sia ancora lontano il momento di sparire per sempre.

      Mi piace

  13. Non solo predisporsi per cambiare il punto di vista, ma anche accostarsi a guardare meglio i particolari che un occhio frettoloso, distratto e condizionato non riescono a cogliere. E poi il garbo di interessarsi all’altro per comprendere chi si ha di fronte, oltre l’involucro.
    Mai stata in Giappone, sinceramente non mi attira, non mi dispongo, qualora fosse possibile, ad una eventuale visita. Leggendo il tuo post, però, comprendo di essere in errore, Un errore di partenza. Da evitare.
    Mi piace far autografare i libri dagli scrittori. Li sento più personali Loro, però, dovrebbero sentirsi onorati dalla richiesta. I famosi, già avvezzi, sanno come non scoprirsi. Quel signore al primo libro è stato più limpido, ma decisamente più antipatico !
    In fondo chi ha detto mai che gli scrittori debbano essere anche simpatici?
    🙂

    Mi piace

    1. Hai ragione, quello stesso accostarsi a guardare meglio è forse proprio un cambiare punto di vista. Stiamo comunque esprimendo lo stesso concetto. Ci fidiamo quasi ciecamente di che abbiamo davanti, per troppa sicurezza o per mancanza di interesse.
      Quello scrittore non è stato affatto antipatico. Ma il suo sguardo mi ha dato l’impressione di cui ho scritto. Eppure, proprio qui mi hanno fatto notare che forse proprio il mio era un punto di vista sbagliato e quello sguardo magari non voleva dire niente.
      Quanto al Giappone, un’idea possiamo pure averla e, se non ci ispira come viaggio, non c’è niente di male. Io comunque lo consiglierei a tutti perché è davvero un Paese interessante.
      A presto.

      Mi piace

  14. io il Giappone non l’ho mai visitato, però ricordo un racconto che lessi tanti anni fa dove un ospite occidentale, entrando in una casa giapponese e togliendosi le scarpe, come di prassi e di usanza in quel paese (giusta aggiungerei io), si accorse di avere un bel buco nel calzino, che evidenziava il suo “bel” pollicione, o alluce che dir si voglia. Ebbene, il racconto finiva che per educazione, i giapponesi ospitanti visto l’imbarazzo del loro commensale, anche loro si fecero un bel buco nel loro calzino, parificando così gli stati d’animo: esempio di come l’ordine e l’educazione sono di primaria importanza nella loro cultura. Perché è proprio così, noi siamo abituati a giudicare istintivamente una poliedrica realtà guardando a volte una sola faccia dei suoi molti lati, basandoci spesso sul nostro modo di vedere, senza girare intorno ad un evento omettendo la sua ombra, come se la sua luce fosse solo il bene necessario. Siamo noi che dovremmo abituarci a girare intorno ai 360° di questa realtà.
    In quanto all’autografo o dedica di un libro, io posso dirti che uno scrittore è sempre ben felice di farlo, come se in quel momento capisse che la sua opera sia stata apprezzata o perlomeno valorizzata per il suo valore intrinseco. Se invece pensasse che il tutto sia scaturito da un semplice desiderio di educazione o di ordine naturale delle cose perché ospite dell’evento, beh… cosa vuoi che ti dica, ognuno avrà le sue percezioni dentro al suo senso critico pensando di essere perfetto. Poi, arrivato a casa e togliendosi le scarpe, in maniera inaspettata, scopre di avere un buco nel calzino, e allora, forse, solo in quel momento gli verrà il dubbio se quella virgola in quel capitolo importante della sua realtà, era al posto giusto.

    Mi piace

    1. Gli aneddoti sul mio viaggio in Giappone non sono casuali, li ho riportati perché probabilmente i pregiudizi e il punto di vista errato che noi occidentali abbiamo verso quel popolo sono un esempio lampante di cosa intendessi scrivere. Non dico che la prima faccia di quella realtà che osserviamo sia sbagliata, dico che potrebbe esserlo e che cambiare angolazione (una, due, cento volte) può darci una visione d’insieme più vicina a ciò che quella realtà vuole rappresentare. Ancora peggiore è il fatto che spesso quella faccia ci venga mostrata da altri e noi, per fiducia o pigrizia, ci rifiutiamo di dubitare della sua veridicità.
      Sono certo che quello scrittore abbia firmato più che volentieri la mia copia del libro. Ma il suo sguardo alla mia affermazione “è uno dei più bei romanzi che abbia mai letto” mi ha fatto pensare che dubitasse della mie parole ritenendole forse banali e pronunciate per circostanza. Ma anche la mia interpretazione del suo sguardo potrebbe essere un punto di vista errato…

      Mi piace

  15. Hai ragione da vendere. La penso come te… e mi sforzo di mettere in pratica quanto dici. Eppure, amico mio… ogni tanto ci casco lo stesso. Conto fino a dieci… ma puntualmente, a volte, mi capita di accorgermi di non aver contato abbastanza, prima di farmi un’idea.
    Forse il segreto è portar sempre, come mi piace dire, un dubbio con sè. Essere pronti a ricredersi… ammettendo il proprio errore.
    Bel post.

    Mi piace

    1. Bellissima questa cosa del portar sempre un dubbio con sé. Te la rubo, posso? Mi piace proprio, rispecchia e sintetizza in poche parole quel che volevo dire. Anche perché quell’errore, se esiste, potrebbe non venire da noi ma da ciò che altri ci presentano e di cui ci fidiamo. Non c’è niente di male a mantenere un angolino di riserve: una volta guardato meglio, potrebbe anzi farci apprezzare di più proprio il primissimo punto di vista.

      Mi piace

    2. E’ un piacere… prendi pure.
      Capita di sbagliare, si. O forse non si è mai accorti abbastanza. Ma non è quello il vero problema, forse. Il problema sorge quando ottusamente si continua a credere nella prima impressione che ci siamo fatti. Il segreto forse potrebbe essere nel considerare sempre “impressioni” e mai “convinzioni assolute” i nostri pensieri, contemplando sempre la possibilità che nuovi fattori, nuovi punti di vista ci facciano cambiare idea. E’ questa la vera libertà mentale.
      La coerenza e la sicurezza di sè sempre ed a tutti i costi? No, grazie. L’incoerenza e l’indecisione totale? Nemmeno. E’ nell’indole umana farsi delle idee… ci serve per schematizzare. Basta solo non considerare immutabili quegli schemi.

      Mi piace

      1. Concordo in pieno. In più ho messo in mezzo un terzo attore, oltre a noi e alla realtà che osserviamo. Gli altri. Se tu mi dici che il blog di Topper ha lo sfondo bianco, io che ti ritengo un amico tendo a crederti, senza sentire il bisogno di andare a vedere il blog di Topper. Mi fido, non ho motivo di dubitare del tuo giudizio. Ma se il tuo parere fosse influenzato da pregiudizi o da un problema alla vista o da un browser che non funziona? Non posso saperlo. Dovrei portar con me sempre quel piccolo dubbio di cui parlavi e risolverlo con i miei occhi. Poi potrei anche sbagliare io stesso ma almeno sarebbe il mio giudizio e non quello dato da altri.

        Mi piace

        1. Giustissimo. In realtà, ce ne sono ancora altri, di fattori. Il nostro stato d’animo momentaneo, la casualità, le nostre esperienze passate… e non mi dilungo.
          Il giudizio degli altri (anche partendo dalla loro perfetta buona fede) è… degli altri. Da ascoltare, certamente. Da tenere in debito conto. Da meditare. Ma è un indirizzo, al più, o un indizio. Un punto di vista… non la verità assoluta.

          Mi piace

        2. Naturalmente, può anche coincidere col nostro. Ma questo deve essere il risultato della nostra indagine personale, non il dogma da cui partire.

          Mi piace

    1. Grossman non lo conosco come scrittore, devo rimediare. L’ho incontrato però qualche anno fa a Roma e mi aveva colpito per la sua umanità. Tra l’altro il suo nome casca a pennello in questo post perché io stesso, visto che è israeliano, avevo un punto di vista errato nei suoi confronti, senza sapere invece che proprio nel suo Paese è molto criticato per le sue ideologie, vicine alle mie.
      Quanto agli scrittori, beh, ne scopro sempre di nuovi e interessanti. Ciò che non mi piace è il loro mondo, sempre più marcio e guidato da interessi opposti all’arte che dovrebbe rappresentare.

      Mi piace

    1. Beh, anche io non è che abbia girato il mondo. Ma quando un luogo mi chiama, soldi e tempo permettendo, io voglio ascoltarlo da vicino.
      Spero tu possa farlo con il Giappone, un Paese che consiglio vivamente.

      Mi piace

  16. Ricordo bene il giorno in cui una donna eccezionale mi disse “tu credi di vedere le cose in modo chiaro, io ti chiedo, riesci a vedere cosa sto vedendo io da questa angolazione? Dovremmo farci questa domanda per ogni cosa”. Questo post mi ha lasciato un sorriso dalla prima all’ ultima parola, perché era come sentire lei, che senza aver detto chissà che, mi ha aperto gli occhi. Non so se lo faccio sempre, ma so che ci provo. Il Giappone visto con i tuoi occhi è una meraviglia!

    Mi piace

    1. Deve essere stata davvero una donna eccezionale se la ricordi con tanti entusiasmo. Non stiamo dicendo nulla che già non sappiamo ma ricordarcelo e provarci può solo aiutarci a vivere meglio in mezzo agli altri.
      Il Giappone visto con i miei occhi è una meraviglia, OK. Ma visto con i tuoi occhi, da un’altra angolazione?

      Mi piace

    1. Bella questa cosa zen. Proprio perché siamo umani abbiamo pregiudizi difficili non solo da eliminare ma anche da ammorbidire. Spesso siamo troppo rigidi e convinti della nostra posizione. Come dici, basterebbe capire che è un pregiudizio per combatterlo.

      Mi piace

  17. bè tu le domande te le sei fatte, ci son persone che non se le fanno mai…
    chi si spone domande in genere è anche colei che è disposto a cambiare idea sulle cose e sulla gente

    (ok la parte finale sembra il pezzo al contrario di battiato…. cerco un centro di gravità permamente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose e sulla gente 😛 )

    Mi piace

    1. Ahahah, ho pensato la stessa cosa leggendo. Forse qui Battiato sbagliava. Ma è anche vero che, cercando il centro di gravità permanente, ne deve aver cambiati di punti di vista…
      Cucurrucucú paloma…

      Mi piace

  18. Io mi sono avvicinata alla cultura giapponese attorno agli 11 anni, colpita dalla fusione tra ultramoderno e l’antico, tra frenetica laboriosità e l’immobile lentezza della tradizione. Da allora ho incominciato a distaccarmi dal chiuso modo di pensare dei miei coetanei montanari, da allora ho saputo aprirmi al mondo e aprire la mente. Chissà, magari un giorno, se mai riuscirò a visitare questo magnifico paese, diventerò ancora un po’ più saggia!

    Liked by 1 persona

Commenti?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...