Eccoti

MorteEccoti! Si può dire che ti aspettavo da una vita e, ora che sei qui, non mi sembra vero. Ci siamo trovati, anche se non pensavo potesse accadere in queste circostanze che, per quanto casuali e insolite possano sembrare, per me non lo sono affatto. Io non credo al caso e sono certo che questo incontro in qualche modo lo abbiamo voluto entrambi.
Leggo di te da anni, sono un veterano da questo punto di vista. Anche tu mi segui e ora si può dire che mi abbia raggiunto, eh? Ahahah. Te lo dico subito: sei bella. Affascinante anche. Ti immaginavo proprio così, del resto di descrizioni tue ne hai date, pur non avendo mai mostrato foto. Pure io sono proprio come mi descrivo, come mi vedi, infatti mi hai riconosciuto subito. Ma dubito che ci interessi ora parlare del nostro aspetto. Ci sono altri lati di noi che magari ci aiutano a rompere il ghiaccio, qualora fosse necessario.
Ti potrei dire cosa faccio intanto. E’ una di quelle domande a trabocchetto, secondo me, chiedere “cosa fai nella vita?” perché subito si pensa al lavoro o al limite allo studio. Io non la vedo così. Il lavoro è importante e in termini di tempo, nonché di guadagni, è la mia attività principale. Guadagni economici, s’intende. Perché, se ci riferiamo ad altri tipi di guadagno, come di salute, di benessere interiore, di soddisfazioni e di felicità pura, beh, ho diversa roba a cui dare priorità in questa classifica. Il mio lavoro mi piace tutto sommato. Sto in ufficio davanti un computer e dietro una grande azienda che mi paga. Nemmeno tanto male. Mi piacciono meno i colleghi, certi colleghi, i cosiddetti “aziendalisti”, quelli che vivono per produrre, per raggiungere uno status qui dentro, per fare carriera a scapito di tutto il resto. Non mi sento di giudicarli male, sono scelte. Giudico male una sottocategoria invece, rappresentata da quelli che una vita fuori non ce l’hanno, che hanno scelto di star bene se sta bene il loro conto corrente e che ritengono sia giusto – perché per loro funziona così – farsi sentire, pretendere, alzare la voce, bussare alle porte per avere un aumento o un avanzamento di livello. “Perché io valgo” dicono, a volte hanno ragione, a volte no. E fanno a gomitate con altri come loro. E si incazzano se non ricevono. Ma non riescono a guardare oltre. Io, per dire, faccio a gomitate a solo ai concerti, per avvicinarmi al palco. Però ad un certo punto, trovo il mio spazio e me lo godo, non ho bisogno di andare troppo oltre. Non prendo aumenti da tempo immemore, salire di livello nemmeno immagino cosa voglia dire. Ho un capo evanescente. E al capo del mio capo è evidente che non sto simpatico, anzi credo proprio che mi ritenga un incapace. Pazienza. Oggi però capisco la musica, ho il mio spazio sotto il palco e soprattutto il mio tempo, qui e oltre la finestra da cui guardo ogni giorno. Questo è un guadagno che non si può monetizzare, anche perché ho la coscienza a posto, sono certo di svolgere bene il mio compito. Quindi io, a quella domanda, risponderei dicendo che il mio lavoro è solo una parte di ciò che faccio. Ho almeno altri due grandi interessi che mi impegnano quotidianamente ovvero le associazioni di cui sono orgoglioso di far parte: una è quella del volontariato in Africa, l’altra è quella del conscious social dining. Cose belle davvero che però non mi dilungo a raccontare, per non trattenerti troppo, pur sapendo che mi converrebbe.
L’oroscopo dell’ultima pagina – e questa lo è -, dopo il lavoro, parlerebbe dell’amore. Che ho una ragazza te lo dovevo dire subito. Chissà, forse sapendolo, non mi avresti cercato. In ogni caso, ormai siamo qua. Lei è bella, molto più di te, scusami se lo sottolineo. E’ un fascino diverso dal tuo, devo essere franco: tu mi incuriosisci, lei mi piace proprio, dal primo giorno, ne sono innamorato. Ed essere innamorati, non so se tu puoi capirlo, è meraviglioso. Mi sono sempre chiesto se meraviglioso sia l’amore o chi lo rappresenta. Ho due nipotini, per esempio, due fratelli: uno di dodici anni, uno di tre mesi. Sono meravigliosi loro o è meraviglioso quello che provo per loro? Boh, forse non importa. Li vedo poco perché vivono altrove e mi dispiace non seguirli crescere da vicino. Anche lei non è che la vedo spesso, solo nel fine settimana, quando viene a trovarmi e stiamo appiccicati come una figurina. Specialmente nel mio piccolo divano, più stretto di un letto singolo se ci stai disteso. Non viviamo insieme, facciamo coppia da neanche due anni, eppure sembra una vita, forse perché l’amore aumenta ogni giorno e ti porta sempre più in là. In effetti, ora che ci penso, è passata una vita, era una vita fa.
La salute, vogliamo mettercela? Rido. Lavoro, amore, salute. Proprio come un oroscopo. Tu m’insegni che sono tutte baggianate. I segni zodiacali, dico, e tutto il mondo o i pianeti che ci girano intorno. Io scoppio di salute, sto bene. Nuoto, gareggio, corro, cerco di stare in forma nonostante non sia più un ragazzino. Sono giovane. E, dai, non sono nemmeno così male quando nuoto. Di movimento ne faccio tanto. Ho quella valvoletta al cuore che ogni tanto devo far controllare ma i medici mi rassicurano e puntualmente guardano gli esami e mi rilasciano il certificato per l’attività agonistica. Dove hanno sbagliato?
No, non è un caso che ci siamo incontrati. Non so come funzioni ‘sta storia, se tu seguivi me e aspettavi che la valvoletta si inceppasse o se semplicemente ti è arrivato il bigliettino col mio nome dopo che si è inceppata. A dirla tutta, ora come ora, non sono nemmeno sicuro che fosse colpa della valvoletta. E’ certo però che tu sei qua, con il tuo abito nero, il cappuccio, questa fantastica falce (ché me la fai provare?) e uno splendido sorriso e io… io non sono più.

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