Essere bambini

Essere bambiniQuando ci raccontano di quel ragazzino che nemmeno per il suo compleanno ha visto la mamma, restiamo spiazzati. Nel silenzio della stanza abbassiamo gli sguardi per il tempo necessario a staccarci dalla realtà ed assorbire il disagio della notizia, forse anche scontata visto il contesto in cui ci troviamo ma non per questo meno cruda. Intravedo un paio di occhi lucidi che cercano invano una via di fuga. Del bambino sappiamo che vive là da mesi perché la madre non lo vuole più, o forse non lo ha mai voluto, e il padre non c’è mai stato. Hanno festeggiato il compleanno sperando che lei si facesse viva, dato che le era consentito, ma evidentemente avrà avuto di meglio da fare.
Lui è solo uno dei bambini ospitati in quella casa-famiglia e probabilmente è anche uno dei più fortunati. Vivono lì per mesi, a volte per anni, fino alla maggiore età, traguardo oltre il quale devono iniziare un nuovo percorso ad ostacoli, forse ben più ostico. La casa è una struttura magnifica, curata in ogni particolare, dallo stile rustico, circondata dal verde, con ambienti enormi, camere spaziose, tetti alti. E soprattutto un calore e un’atmosfera che sembrano fuoriuscire dalle pareti, dandole una parvenza di luogo animato, che respira, tipo le case dei film horror, se non fosse che l’horror stavolta è fuori e dentro è il rifugio da una vita ostile.
Di ragazzini, che chiamo così perché vanno dagli otto ai sedici anni di età, ne vediamo qualcuno in giro. Non ci vengono presentati perché non devono sapere che siamo lì per loro, non adesso almeno. Stiamo presentando un progetto che, se approvato, gli permetterà di vivere un’esperienza unica, lontana anni luce da ciò a cui sono abituati: una gita. Una cosa scontatissima per molti bambini tranne che per loro. Una sorpresa. Lavoriamo per regalargli una settimana in montagna da raggiungere viaggiando in macchina, insieme, con le pause pipì all’autogrill, le canzoni della radio, il sonno, gli scherzi. E poi l’arrivo, se va bene, dove ci sarà la neve, i giochi e, che so, i pupazzi, le battaglie, gli slittini improvvisati, forse anche un corso di sci. Saranno comunque loro a scegliere, a decidere cosa voler fare, per la prima volta da quando sono nati. I volontari della casa-famiglia sono già in fermento e anche noi. Ci proviamo, siamo fiduciosi. Stiamo già avviando la raccolta di attrezzature, scarpe e scarponi, tute, giubbotti e tutto il quanto possa servire per la partenza. Se ci daranno i fondi e io sono quasi certo che ce li daranno perché è la mia azienda che finanzia i progetti e faremo di tutto per far passare il nostro, incontreremo e conosceremo i bambini. Ci dedicheremo ai preparativi, giocando, senza troppo impegno perché è la spensieratezza che, prima di tutto, vorremmo gli fosse donata.
Personalmente non ho potuto non confrontare questa nuova avventura in cui sono stato felicemente coinvolto con quella che richiede l’impegno in Africa. Lì non hanno un grande futuro né molte aspettative, sia di vita sia di obiettivi a breve termine. Non sanno nemmeno che è il futuro e il presente è fatto di stenti, pochi stimoli e pochi svaghi, perché le giornate sono incentrate sulla ricerca del minimo per sopravvivere. L’unica cosa che però hanno quei bambini è il sorriso e, fino ad una certa età e certo non tutti, oserei dire proprio la spensieratezza. I bambini della casa-famiglia hanno altre esigenze. Materialmente possono avere tutto, vestiti, giocattoli, libri, computer; studiano, svolgono attività utili alla crescita, sono seguiti da chi vuole farli sentire normali e, in alcuni casi, anche da uno psicologo, vengono avviati ad una professione quando si avvicinano ai diciotto anni. Quello che gli manca e gli è sempre mancato è l’essere bambini, cosa che capita solo una volta nella vita e non si può recuperare perché poi si cresce e, se non hai imparato a ridere da piccolo, è difficile che tu possa farlo da grande.

Annunci

61 thoughts on “Essere bambini

    1. Grazie Nana. Il progetto verrà presentato e votato internamente alla mia azienda e sarà compito mio e dei colleghi coinvolti portarlo avanti e supportarlo. Se passa e ci finanziano, allora sì, ci rivolgeremo all’esterno per raccogliere quanto più possibile, anche economicamente, perché non è che ci darebbero milioni…
      Ti scrivo in privato per darti qualche dettaglio in più, non mi piace riportare qui nomi e luoghi.

      Mi piace

  1. Nelle case famiglia ho letto che si trovano anche bambini orfani di genitori in vita.Le coppie che si separano per conflittualità e si sottopongono alla CTU del tribunale si trovano dopo queste perizie psicologiche con i bambini sequestrati dallo stato .Si parla del business delle case famiglia , una volta nel dopo guerra erano utili per i orfani di guerra invece adesso nella maggior parte dei casi ospitano bambini di extracomunitari oppure figli di coppie separate .lo chiamano “olocausto bianco” in Italia secondo le stime si parla di circa 32000 minori detenuti nelle case famiglia.le strutture prottete le cosiddette case famiglia servono per ospitare nei casi di abusi e maltrattamenti di minori e abbandono di minore.Sono gestiti da privati con soldi pubblici .Se qualche famiglia ha a che fare con le assistenti sociali nessuno ne esce indenne .Le leggi che tutelano i minori ci sono ma peccato che c’è anche la casta dei psicologi ,psichiatri e assistenti sociali che si sentono impotenti.Cordialità

    Mi piace

    1. E’ una realtà di cui mi hanno parlato ma che non conosco a tal punto da potermi esprimere. Fa comunque molta tristezza, soprattutto perché riguarda i bambini, aspetto per il quale sono particolarmente sensibile.
      La casa-famiglia di cui parlo, comunque, le persone che ci lavorano nonché quelle che mi ci hanno portato non hanno nulla a che vedere con il business di cui parli. Soprattutto (per fortuna anche, perché non saprei come avrei reagito) non ci sono bambini vittime di violenza.

      Mi piace

  2. Dimenticavo di dirti che con la crisi economica tanti padri e madri di famiglia che hanno perso il posto di lavoro , hanno paura di rivolgersi al servizio sociale per chiedere un contributo di sostegno perché i servizi sociali invece di dare un contributo alla famiglia di origine , le assistenti sociali sequestrano i minori e nelle case famiglia ogni bambino può costare da un minimo di 50 euro al giorno al massimo di 100 euro al giorno.Alla comunità cioè a noi contribuenti costerebbe meno dare un sussidio alla famiglia d’origine anziché alla casa famiglia.Ma poi chi restituirà a questi minori il trauma del distacco dei affetti famigliari ?si dice che tolgono i figli ai poveri per darli in affidamento ai ricchi…Perché le coppie che non hanno figli oppure che vogliono adotare i bambini che sono detenuti in casa famiglia dopo le perizie psicologiche del tribunale che sono costose non riescono ad ottenere l’adozione oppure l’affido di questi minori , perché la casa famiglia ha tutta l’interesse di tenerli li così fanno lavorare i educatori,psicologi ,personale di pulizie eccetera ….

    Mi piace

    1. Sembra una critica ad un’iniziativa che a mio modesto avviso è lodevole. Quella che racconti è una brutta realtà e ci sta tutta ma, per carità, dietro ogni cosa si può nascondere il male, non è che possiamo non vedere il buono quando c’è.
      Non mi sono permesso di entrare nel merito del mondo delle case-famiglia, ho parlato di un’esperienza che sto vivendo personalmente e per la quale lotterò se necessario. Anche perché, come ho detto, conosco le persone. Quei bambini poi non hanno subito violenze né sono tolti ai genitori. Sono i genitori che li hanno abbandonati.

      Mi piace

      1. La mia non é una critica alla tua iniziativa che apprezzo molto ma volevo semplicemente informarti che dietro ad ogni bambino che vive in una casa famiglia c’è una storia triste, nemmeno le bestie abbandonano i loro cuccioli , purtroppo alcuni esseri umani sono peggio delle bestie 😦

        Mi piace

        1. Sì, scusami, non era un confronto tra me e te, ma tra due lati di una stessa realtà. Ho tanta esperienza nel volontariato ma ammetto che in questo contesto sono pressoché ignorante, anche se sono state le stesse persone coinvolte nell’iniziativa che mi hanno parlato degli aspetti negativi da te sottolineati.
          Quello che racconti mi ha già scosso: sto già cercando informazioni sul web e ne sto persino parlando con un collega che partecipa al progetto, più informato di me. E’ proprio perché c’è una storia triste dietro ogni bambino che nascono iniziative come questa. Non mi riferisco tanto al nostro piccolo progetto, quanto proprio alla casa-famiglia, sulle cui buone intenzioni metterei la mano sul fuoco.
          Ci sono situazioni terribili dietro ogni contesto in cui viviamo: nella Chiesa, nel volontario, nelle azioni umanitarie, nella sanità, tanto per fare degli esempi. E’ giusto saperne sempre di più e ti ringrazio per avermi aperto gli occhi. Non per questo però possiamo partire prevenuti e restare fermi, anzi dovrebbe uno stimolo per fare di più.

          Mi piace

  3. Beh, direi che questa è una bella dimostrazione che tra lo scrivere e il fare non c’è niente nel mezzo, neppure il mare che potrebbe invece essere meta di una bella gita!

    …Durante la quale, per farti spregio, spero che i ragazzini ti facciano tutte foto di fronte… 🙂

    Mi piace

    1. Ahahah, ti piacerebbe! Io però non c’entro con la gita, sto dando una mano ma sarà gente competente ad andare con i bambini. Tiè.
      E poi ti smentisco simpaticamente anche sullo scrivere e il fare: c’è tantissimo nel mezzo, non immagini quanto stiamo scrivendo proprio per il progetto!

      Mi piace

    1. Grazie. Hai ragione, esperienze del genere ci toccano e ci cambiano. Lo vivo già con il volontariato in Africa. Non sono certo quello che ero prima di partire e forse è anche un po’ egoistico pensare a quanto ci si possa arricchire dentro facendo quello che facciamo. Ma non è sicuramente lo scopo principale e purtroppo i fallimenti e i momenti di sconforto non mancano.

      Mi piace

  4. Non ho mai conosciuto la realtà di una casa-famiglia. Conosco invece quella dell’Africa, faccio parte di una piccola onlus autofinanziata che sta cercando di portare cure sanitarie in alcune zone del Congo e della Tanzania, 10 anni fa i primi pronto soccorso, ancora funzionanti. Pochi mesi fa abbiamo iniziato la costruzione di una maternità vicino al lago Vittoria, anche lì come in tanti altri posti le donne partoriscono a terra in mezzo al fango e non è un’esagerazione. Siamo partiti per i primi 15 giorni con 500 euro ciascuno in tasca, e tornati con una costruzione portata avanti dalle fondamenta ai muri. Un pomeriggio è passato un uomo anziano che vive lì vicino, si è fermato un po’ ad osservarci lavorare, poi con gli occhi lucidi e in un inglese stentato ci ha detto: “Il signore ci ama perché voi siete qui”. Una soddisfazione immensa, a prescindere da chi è credente e chi no, che ci ha ripagato di tutto l’impegno. Esattamente come hai detto te, la cosa “strana” che stride con l’ambiente è che tutti sorridono, bambini ed adulti. Non hanno niente, mangiano i pochi frutti della terra e degli animali che hanno, bevono l’acqua putrida dello stagno, vivono in capanne di paglia, i più “abbienti” con le pareti in muratura. Non c’è il domani, solo l’oggi. Eppure sorridono, tutti. E il Signore li ama. Sono tornata molto più ricca di quando sono partita. E immagino che a te stia succedendo la stessa cosa.
    Hai scritto che state raccogliendo attrezzature da sci ed altre cose… Non so dove siete, ma mi piacerebbe saperne di più.

    Mi piace

    1. Ricordo che mi avevi parlato dell’Africa, anche io lavoro lì con la mia associazione, in Burkina Faso per l’esattezza, uno dei Paesi più poveri del mondo. Conosco bene il contesto di cui parli e le emozioni che provi, nonostante a volte si vada incontro a fallimenti e frustrazione. A me il volontariato ha cambiato la vita.
      La realtà della casa-famiglia è ben diversa e nemmeno io posso dire di conoscerla bene. Ho accettato però ben volentieri di dare una mano e farò il possibile non solo per il progetto in questione ma anche per collaborare in futuro, qualora ce ne fosse bisogno.
      Stiamo già pensando a raccogliere le attrezzature perché sapremo a fine anno se il progetto è stato approvato e immaginiamo che avremo poi poco tempo per organizzare ogni cosa.
      Non mi piace fare nomi e pubblicità qui sul blog, non voglio creare equivoci ma, se ti va, puoi scrivermi qui: topperharley@blu.it. Potremmo anche pensare di mettere in contatto le nostre associazioni.
      In ogni caso, grazie.

      Mi piace

    1. Non ho affatto messo in dubbio quando dice Viola, anzi mi scuso se ho dato quest’impressione. L’ho anche ringraziata per avermi informato. Dico solo che non si può fare di tutta un’erba un fascio e che ritengo più che lodevole l’iniziativa a cui mi hanno chiesto di partecipare.

      Mi piace

  5. Topper e’ bellissimo il progetto che con altri state portando avanti, ho letto quello che ha scritto Viola e purtroppo e’ tutto vero ma per fortuna ci sono anche altre realta’ portate avanti da privati come il tuo, io posso farti un esempio: nel mio paese c’e’ stata una casa famiglia vicino alla scuola materna (anche il comune aiutava) dove dei volontari, ogni tanto andavo anch’io, quando non avevo ancora la mia bambina, facevamo dei turni, guardavamo bambini di tutte le eta’, fino ai sedici anni, c’era di tutto, televisione con grande schermo, giochi di tutti tipi, il medico, psicologo, giovani e a gratis, insomma era stupenda, c’erano bambini che avevano avuto problemi, questo e’ vero ma si vedeva che erano sereni, posso dirti che qualcuno di questi bambini li ho incontrati adesso e mi hanno riconosciuta, in particolare una ragazza che adesso ha trent’anni, lavora ed ha un bellissimo bambino, e’ felice e ricorda con tenerezza il periodo che ha vissuto nella casa famiglia! Un abbraccio caro amico, e’ troppo bello leggerti, quello che scrivi mi fa bene al cuore! ❤

    Mi piace

    1. Laura, come scrivevo a Shera, non ho detto di non credere a Viola, anzi l’ho ringraziata delle informazioni, ammettendo la mia ignoranza su un mondo che non conosco. Però, come tu stessa dimostri e hai avuto modo di vivere personalmente, c’è ancora tanta brava gente che va avanti e si dà da fare con serietà anche in questo mondo. Io appoggio l’iniziativa e collaboro al piccolo progetto perché conosco le persone con cui ho a che fare e sono certo che la realtà descritta da Viola non riguarda quella casa-famiglia e quei bambini.
      Ricambio di cuore l’abbraccio e ti ringrazio.

      Mi piace

      1. Confordo. Nessuno mette in dubbio quanto detto da Laura, ma non sarebbe giusto nei confronti di chi si dedica con passione alla questione fare dell’ erba tutto un fascio. D’altra parte, la realtà che vivevano nelle famiglie di origine – se ne avevano- era certamente peggiore. Si deve fare di più e meglio, ma e’ qualcosa.
        Se posso essere utile…a disposizione.

        Mi piace

        1. Grazie Brum. La realtà spesso è forse anche peggiore di quella descritta ma, come dici, non per questo dobbiamo tirarci indietro. Io stesso, per fare un paragone, ricordo che prima di legarmi alla mia associazione in Africa, avevo avuto esperienze non proprio positive con altre associazioni simili. Penso però che il rapporto umano con le persone, in questo caso con i volontari della casa-famiglia e gli amici che mi ci hanno portato, parli prima di tutto e sia sufficiente a garantire sulla bontà di quel che fanno. Ad ogni modo vedrò in prima persona come funziona questo mondo.

          Mi piace

        2. Gli sciacalli sono dappertutto. Se pensi che c’è gente che va a rubare nelle case dei terremotati….
          Non amo le grandi organizzazioni. Sono dispersive…c’è molta gente e nella moltitudine ci son tanti che ravanano nel fango. Preferisco queste piccole realtà, ma non per questo meno apprezzabili. E sono più serie, in genere.

          Mi piace

        3. L’uomo… in branco, tende a mimetizzarsi, ed a tirar fuori la bestia che c’è in lui. O sono le bestie che cercano volutamente un branco in cui mimetizzarsi… fai tu.
          Tende a disperdere le proprie colpe in quelle altrui. Si deresponsabilizza, o diventa pecora che segue il branco. E questo non ha mai portato bene.
          Se faccio una donazione voglio sapere che andrà alla persona o alle persone a cui son destinate. Non al presidente dell’associazione. O al tesoriere… o ad altri. Non deve servire per acquistare auto di rappresentanza (che poi usa il presidente). Non per pagare un locale. Non per pagare una cena. Non per cibo scaduto o che sta per scadere.

          Mi piace

        4. Anche qui mi trovi pienamente d’accordo. Parlo per esperienza. Io stesso, prima di legarmi alla mia associazione, ho avuto contatti con enti che non mi hanno pienamente soddisfatto proprio perché non era chiaro come lavorassero e come impiegassero le donazioni. E’ vero che più grande è l’organizzazione e più impegno, anche economico, è richiesto ma io volevo sentirmi parte attiva e quindi mi sono unito ad un gruppo di amici che già avevano le idee chiare. Abbiamo fatto grandi cose e sono orgoglioso di esserci con tutto me stesso, di vivere in prima persona questa esperienza. Soprattutto sono certo che nemmeno un euro viene sprecato in burocrazia e spese inutili e questo è fondamentale per garantire trasparenza a chi ci sostiene.

          Mi piace

  6. siccome il mio destino è di associarmi mi associo anche a supporto del pensiero positivo di Laura ;).
    Non c’è perfortuna solo il brutto è che salta prima agli occhi.
    abbracci a tutti voi, belle persone.
    shera

    Mi piace

  7. Grande, il mio Topper!
    Iniziativa non solo interessante ma stimolante. Mi associo al vasto gruppo degli “amici di matita” che si son dati disponibili per offrire un aiuto; stasera stessa indago per trovare abiti e attrezzature adeguati (età dei ragazzi?).
    Da qualche tempo ho il desiderio di mettermi a disposizione di associazioni dedicate ai ragazzi colpiti dal cancro, mi riferisco a tutti quei giovani dai 14 ai 20 anni che non sono né carne né pesce e per cui i padiglioni ospedalieri rappresentano un limite alla libertà del loro animo e al loro diritto di esprimere le tante energie proprie di quell’età.
    Al di là di tutto, che si parli di ragazzi senza famiglia, di Africa o di ragazzi ammalati, credo che donare levità sia imprescindibile per ciascuno di noi. Levità, sorrisi, distrazioni, momenti di evasione per trasmettere ciò per cui vale esserci: la meraviglia del mondo in cui viviamo. Meravigliare e mostrare lo splendore della luce rifratta dalla neve, per esempio 😉
    Ti abbraccio, mio ineguagliabile Amico. Kiss

    Mi piace

    1. Grazie Ninjetta, mi mettono sempre un po’ a disagio tanti apprezzamenti ma mi fanno anche piacere.
      Per le attrezzature ci muoviamo sul territorio al momento. E’ anche una questione di costi e purtroppo non viviamo vicino. Non sapendo come si evolverà il progetto e soprattutto se lo approveranno, stiamo facendo un passo per volta. Se ci finanziano lo sapremo a fine anno ma abbiamo pensato di iniziare a raccogliere adesso parte del necessario perché poi potremmo avere poco tempo.
      Apprezzo molto il tuo aiuto così come quello degli altri e non esiterò a romperti le scatole se sarà necessario!
      Un abbraccio enorme.

      Mi piace

  8. Che bella questa iniziativa! E quanto è vero ciò che scrivi: mai stati bambini.
    Di casa-famiglia ne ho frequentata una, qui in zona, perchè una compqagna di classe di mia figlia faceva parte dei bimbi, non lasciati, ma allontanati. Per un periodo abbiamo avuto il permesso per prenderla,portarla ai compleanni, allo zoo, al mare, a fare acquisti in libreria, dormire da noi…E’ stata una bella, costruttiva e sopratutto emotiva esperienza. Ora è stata adottata da una famiglia, è serena, felice,è stata fortunata, ma quella parte di vita che ogni essere umano quando nasce dovrebbe vivre, chi gliela ridarà mai?
    Sei speciale, hai un grande cuore. Ti abbraccio.

    Mi piace

    1. E’ come dici, una realtà che non conoscevo, diversa per molti aspetti da quella dei bambini africani. E’ questo il tempo per ridere e giocare e soprattutto per imparare a farlo perché non ne arriverà un altro. Questi bambini anzi sono pure già abbastanza grandi (dagli otto ai sedici anni) e parte dell’infanzia serena l’hanno già persa.
      Il progetto è una piccola cosa ma almeno qualche giorno di vero svago speriamo di poterglielo regalare.
      Grazie Fulvia.

      Mi piace

      1. Guarda, anche la più piccola iniziativa che dia loro la voglia di vivere con allegria e spensieratezza è la ben venuta tra le pagine dolorose della loro vita.
        E’ come se fossi lì con voi; vedevo ll’amica di mia figlia serena e gioiosa, spensierata in alcuni momenti. La spensieratezza è il pane dei bambini.

        Mi piace

  9. Soffro, credimi, soffro indicibilmente quando leggo queste cose, quando immagino quegli occhi che vagano speranzosi in una sala, alla ricerca di qualcuno che non c’è e non è un qualcuno qualsiasi per quegli occhi.
    Quella speranza la conosco, la leggo nel volto di mia Figlia quando ha bisogno di me.
    Ai bambini non importa niente di una festa, di un regalo, quando ciò che basterebbe loro è l’abbraccio protettivo e amorevole di una madre.
    Un suo sguardo incoraggiante, un sorriso che pur silenzioso dica loro che va tutto bene.
    E’ una lacuna che ferisce e queste ferite te la porti dentro pur avendo attorno chi si prende cura di te.
    Un bambino ha una psiche semplice ma assai complessa nella sua semplicità.
    Leggendoti, avrei voluto con tutto il cuore abbracciarlo quel bambino, tenerlo stretto mentre guarda le candeline pronto a spegnerle, per trasmettergli amore e la sicurezza impagabile che dietro, alle sue spalle, c’è chi non lo lascerà mai solo.
    Vorrei che nessun bambino provasse quel vuoto per colpa di una madre che non lo vede come la cosa più preziosa che ha ma come un problema. La tenerezza di un bimbo quando ti tende le braccia e ti guarda, non ha prezzo. Nessun bambino dovrebbe essere un problema nell’innocenza incosciente con cui viene al mondo ed è una sfortuna che mi pugnala al cuore perché tutte queste Creature meritano di avere un’infanzia felice.
    Ed è una felicità che si conquista con poco. Basterebbe sentirsi amati dal proprio genitore, anche se non è il genitore biologico. Ma di questo, il sistema ingrato se ne frega, è più importante la burocrazia. E mentre la burocrazia muove lenta, l’infanzia passa velocemente.

    Fa male leggere queste cose, mi fa male, perché in cuor mio li adotterei tutti, tutti, se avessi il potere e i mezzi per farlo, non esiterei.

    Ed è una sensazione che non mi lascia nemmeno quando nei weekend vado in una casa famiglia qui vicino per portare qualche regalo a quei bambini. Perché dove ce ne è per mia figlia, c’è anche per loro. Nel mio piccolo, certo.

    Scusa se sono stata prolissa ma sono poche le cose che mi toccano nel profondo e questa è una di quelle.
    E te lo dice una che quando culla la Figlia fra le braccia mentre dorme, piange ancora per la gioia di averla. Per la gioia di essere Madre, un miracolo in cui ormai non speravo più.

    Mi piace

    1. Non sei stata prolissa, mi hai trasmesso anzi parte di quei sentimenti che riguardano l’essere genitori e che io ancora non ho. Mi occupo di volontariato da anni, seguo molti bambini in Africa che considero parte di me e ho anche due nipotini, figli di mia sorella, che mi hanno cambiato la vita. Amo i bambini. Non ci ho pensato due volte a farmi coinvolgere in questo piccolo progetto e sono felice di poter vivere questa esperienza. Come l’Africa mi insegna, sono più i momenti di sconforto e i fallimenti che le gioie, ma questi diventano uno stimolo per fare sempre di più e sempre meglio. Quel che poi fa piacere è proprio trovare la vicinanza e il sostegno morale di persone come te, dalle quali non finisco mai di imparare. Al prossimo incontro nella casa-famiglia parlerò di tutti i commenti che mi avete lasciato e cercherò di portare quelle sensazioni che ho provato leggendoti.

      Mi piace

  10. Bellissimo progetto…complimenti…spero lo approvino…io lavoro con un bambino che ha vissuto in casa famiglia, ma ha comunque la madre con lui…e almeno a scuola cerco di rendergli la giornata spensierata e divertente! 😉

    Mi piace

    1. Grazie! Puoi immaginare allora quale realtà mi è stata presentata. Questi bambini, tranne un paio che hanno problemi comportamentali e difficoltà a relazionarsi, non sembrano star male, sembrano quasi sereni. Ma pensare che fuori da quella casa non hanno nulla è una cosa che mi tocca profondamente.
      E’ un piccolo progetto, una goccia nel mare, ma spero davvero che si concretizzi. Forse anche un po’ egoisticamente, per giovare io stesso delle facce di quei bambini, se dovesse andar bene.

      Mi piace

  11. Il progetto è bello, davvero bello e non posso che plaudire.
    Informati bene sulla casa-famiglia, ma lo stai già facendo e poi vai col cuore che queste iniziative fanno bene a chi li riceve ma anche a chi li fa.
    Detto questo, per l’esperienza che ho, non di case famiglia, sono queste di recentissima istituzione, bensì di collegi di tipo assistenziali (oggi sostituite dalle case-famiglia che cioè possono prevedere anche la permanenza dell’adulto-ma guarda caso quasi mai è così, chissà perchè…) dicevo, per l’esperienza che ho non organizzate ai bambini una unatantum, una sola gita e ciao, ne sentirebbero dopo una forte mancanza, ma un ciclo di gite, anche poco costose, anche dietro la porta, anche quelle della sola domenica. Perchè vissuta la prima bella esperienza loro staranno già aspettando la prossima.

    Mi piace

    1. Graziem hai sicuramente ragione e credo che, a prescindere da come andrà questo progetto, faremo il possibile per realizzarne altri. La casa-famiglia di cui parlo ne segue diversi e permette comunque ai bambini e ai ragazzi di svolgere attività varie, sia ricreative (in casa e fuori) sia (per i più grandi) di avvio all’apprendimento di mestieri di tipo artigianale.
      Anche in questa nuova esperienza, come per l’Africa, mi rendo conto che le idee e la volontà non mancano. Ma siamo sempre troppo pochi e gli aiuti sembrano non bastare mai.

      Mi piace

  12. Spero di non esser frainteso, oggi forse sono un pò così… e il tuo post pur avendomi riscaldato il cuore e addolcito l’animo, mi ha fatto venire in mente anche un pensiero triste… e non vuol essere un accusa o niente di simile, ma una semplice condivisione di un pensiero nato grazie a questa lettura…

    quello che mi è balenato in testa e che mi ha reso “triste” in qualche modo esula dal contesto generale… ma non posso farci niente…

    è il pensiero per quei bambini che, hanno una famiglia, dei genitori, una casa.. quei bambini che però sono forse ancora più soli di chi non ha nemmeno tutto questo…

    esistono dei bambini invisibili, che probabilmente non sono individuabili se non dopo una loro profonda conoscenza, che hanno attorno a loro le figure descritte sopra ma che sono più fredde e inconsistenti rispetto anche ad una loro assenza totale.

    Sono quei bambini dimenticati, nati per secondi fini o per “errore” di cui spesso è quasi impossibile scoprirne l’esistenza e il profondo dolore che si portano dentro…

    non ho potuto distogliere il pensiero dall’immagine di quei bambini, che purtroppo esistono anche loro, e che non riescono nemmeno a godere della semplice loro esistenza e che probabilmente sono quelli che hanno ancor meno possibilità di alzare lo sguardo al cielo..

    scusami, ma avevo bisogno di sfogare questo pensiero…

    detto questo, ogni piccola azione, ogni piccolo pensiero che porti un miglioramento per i principi e diritti di ogni essere vivente è un atto fondamentale di immagine per tutti quelle persone che credono, vogliono credere e lottare per fare ciò che possono per rendere questo pianeta un posto un pochino migliore dove vivere…

    non esistono piccoli gesti, esistono solo grandi sogni!!

    Mi piace

    1. Dubito possano esserci fraintendimenti sulla purezza del tuo pensiero. Negli anni, direttamente o indirettamente, dal Telefono Azzurro al lavoro con la mia associazione in Africa e ora con questo progetto con la casa-famiglia, ho potuto osservare molte realtà differenti ma in effetti non avevo mai davvero riflettuto sul tuo spunto. Penso tu ti riferisca a quei bambini che non sono oggettivamente vittime di violenza, che hanno una casa e una famiglia ma che non sono amati, non sono desiderati e spesso rappresentano un peso per i genitori. Non possono nemmeno lamentarsi e non capiscono bene cosa gli manca. E’ veramente una cosa tristissima.
      Per il resto grazie, anche per questa riflessione.

      Mi piace

      1. Esattamente a quelli… come possiamo aiutarli se non sappiamo nemmeno che esistono.. me lo sono chiesto molte volte…

        dovrò andare a leggere indietro questo tuo blog, perchè pur non sapendo bene di che parli, il sapere e sentire del progetto in africa mi scalda il cuore, è un sogno che coltivo da quando ero un bambino… e che inseguirò fino a che non troverò un modo se non per realizzarlo ma almeno per avvicinarmici…

        Mi piace

        1. Grazie per l’interesse. Parlo spesso dell’Africa e ho scritto qui un paio di post sulla mia esperienza con l’associazione. E’ piccola, siamo più un gruppo di amici ma abbiamo fatto grandi cose e ne sono orgoglioso. Il contatto e l’affetto di quella gente e di quei bambini sono impagabili e realizzare qualcosa per farli vivere meglio ti cambia davvero la vita.
          Non è difficile proporsi come volontario. Basta solo informarsi e volerlo fare davvero. E’ un bene che ci siano persone come te.

          Mi piace

  13. la bellezza di questo post è tutta racchiusa nelle parole finali, perché l’impegno di tutti, di voi, di loro, degli educatori (ne conosco alcuni, e sono bravissimi), dei servizi; è riuscito a superare la brutta realtà degli orfanotrofi. Qui la realtà è più umana e sicuramente più a dimensione della crescita del/la bambino/a o del ragazzo/a. Però, quell’amore e quel rapporto fra genitore-figlio sarà qualcosa che mancherà e ritornerà sicuramente nell’età adulta, perché non c’è niente che possa sostituire quell’autenticità anche intrinseca data da una madre o un padre (certo, poi di casistiche ce ne sono tante) e soprattutto, come hai ben sottolineato, quel processo di crescita che, dall’essere bambini, porta alla maturità, com’è giusto che sia.

    Mi piace

    1. E’ una realtà che sto imparando a conoscere e che, fino a poco tempo fa, praticamente ignoravo. La casa-famiglia offre molto più di quello che può sembrare: non solo un tetto e la sicurezza di mangiare bene e studiare ma anche un percorso di crescita fatto di attività diverse, il gioco, lo stare insieme agli altri, il sentirsi accettati, il vivere con serenità coltivando valori. Il rapporto con i genitori, per lo meno in questa fase, spesso è ormai compromesso perché, dopo l’abbandono, la volontà di rivedere i figli è quasi nulla. E’ comunque solo uno dei tanti contesti. Ciò non toglie che, crescendo, questi bambini possano dare quello che non hanno avuto e questo sarebbe un grandissimo risultato per loro stessi.
      Grazie per le tue parole.

      Mi piace

      1. sicuramente questi bambini vengono da realtà familiari complesse, o addirittura negative per la loro crescita, e il loro recupero avviene proprio con queste strutture (spesso ci lamentiamo dei servizi dello stato italiano, ma queste case-famiglia sono secondo me uno delle più interessanti iniziative messe in pratica in questi anni 2000). Poi come ho precisato, a loro mancherà sicuramente lo spessore di una famiglia normale, difficilmente sostituibile, perché oggigiorno il passaggio nelle varie età ha subito delle trasformazioni radicali o perlomeno velocizzate da una società diversa (vedi il potere dei media) che brucia subito le tappe. Io personalmente ho dei conoscenti che rimasti orfani sono cresciuti nei vecchi orfanotrofi e ti assicuro che sono rimasti diversi da “noi”, senza voler essere discriminanti, ma perché nei loro comportamenti e nel loro saper o non saper affrontare quella che poi è stata la loro vita successiva, hanno fatto delle scelte sbagliate, magari sono stai casi isolati, però certi traumi rimangono. Nelle case-famiglia almeno esiste tutta un’organizzazione di recupero e di rilancio notevole, che tutto sommato è meritevole. Anch’io nel mio piccolo ho fatto loro della beneficenza, almeno so come sono stati spesi dei soldi che altrimenti non si sa mai dove andrebbero a finire. Vabbéh… ti auguro buon lavoro, al di là delle tue scelte, ma sarà sempre un qualcosa di positivo.

        Mi piace

        1. C’è un abisso tra i vecchi orfanotrofi e le case-famiglia, proprio per i motivi di cui ti parlavo e che includono un percorso di crescita per i bambini, non limitato alla sola accoglienza. E’ anche vero, come diversi amici hanno evidenziato proprio qui, che anche in questo contesto si nascondono interessi e brutture tipiche italiane e solo con l’informazione e l’impegno è possibile capire dove finiscono i nostri sforzi. Ecco perché mi sono attivato in prima persona anche per questa iniziativa. Oltre a capire la realtà, ho voluto vedere con i miei occhi i bambini, la struttura, i volontari e tutto il mondo che ci gira intorno. E ora sono più motivato di prima.

          Mi piace

Commenti?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...