Siamo tutti scrittori

LibriSono ovunque. Si aggirano per le strade, sulla metro, nei centri commerciali, in spiaggia, nei parchi. Non è possibile identificarli ma sono tanti e crescono, diventano sempre più numerosi. Sono anche sul web, soprattutto sul web e lì invece è facile riconoscerli perché loro stessi fanno in modo di non passare inosservati. Sono gli scrittori, quelli che ormai invadono il nostro spazio virtuale più della pornografia, senza vergogna, senza protezione e senza che siamo andati a cercarli su Youporn. Sono bravi, alcuni geniali, altri “semplicemente” originali. Altri ancora non sanno dove mettere le virgole, eppure ci provano. Ne sono circondato, ne vedo a centinaia su Facebook, ne conosco personalmente, li ho tra gli amici di tutti i giorni e tra i colleghi. Perfino il mio capo è uno scrittore e lavoro in un settore che non c’entra niente con questo mondo. Scrivono in continuazione, a volte stupidaggini, a volte perle di saggezza, a volte perle di stupidaggine. Vivono sui social network, controllano le amicizie, hanno un profilo curato nei dettagli pure sul sito della raccolta punti del Conad e soprattutto si dotano di un secondo nome che è appunto “scrittore”. Tipo Topper Harley Scrittore, cosa di cui onestamente non ho mai capito l’utilità. Se non è un secondo nome, è un appellativo in evidenza o un sottotitolo del paginone che ne celebra le gesta. Che poi queste siano un blog, un racconto, un romanzo o più romanzi non fa differenza.
Sia chiaro, non giudico. Premesso che ognuno può definirsi come gli pare e che di scrittori di libri o ebook anche di successo ce ne sono davvero, non è mia intenzione prendere in giro nessuno. Mi chiedo solo cosa, nella nostra testa, faccia scattare quella molla che ci porta a considerarci scrittori. Scrittore potrebbe essere chi pubblica un libro ma forse è un concetto arcaico, visto che oggi si può scrivere e avere un seguito ovunque. I like e i consensi poi fanno la differenza, danno uno status figo e questo, forse, giustifica il sottotitolo di scrittore, la continua ricerca di follower e di “mi piace”, l’invito a gruppi FB, le richieste di condivisione.
Forse anche io sono uno scrittore tutto sommato. Siamo tutti scrittori. Siamo bravi e vogliosi di esprimerci, di provarci, di far parte di quell’élite che ci rende speciali, diversi dalla massa. Boh. Oppure aspiriamo soltanto a leggere il nostro nome su una copertina, senza preoccuparci di chi legge ciò che c’è dietro. Oppure – e spero sia per la maggior parte dei casi – vogliamo solo scrivere. Ma non è questo che mi interessa e non intendo criticare chi sente di essere scrittore. Credo però sia più gratificante definirsi lettori. Io voglio essere un lettore e mi piacerebbe che tutti gli scrittori, grandi, piccoli e improvvisati, lo fossero. Chissà quanti di quelli che scrivono leggono. Ormai da anni crescono gli scrittori, aumentano le pubblicazioni inutili e diminuiscono i lettori e le vendite di libri. Se ne fossi capace, approfondirei questo contrasto. Sembra che la tendenza, a qualsiasi livello, non solo in campo letterario, sia quella di esprimersi, dire, parlare, farsi sentire, scrivere. In un’unica direzione che parte da sé e finisce agli altri. Invece ascoltare, capire, leggere è sempre più raro ed è forse questo il vero lusso oggi, la vera élite. Sarò troppo rigido ma non credo che tu possa scrivere un libro se a malapena ne leggi due all’anno. Quando va bene. Puoi avere talento, sensibilità ed un’esperienza di vita tale da farti seguire da tanta gente ma scrivere è anche altro. Scrivere è leggere, per scrivere devi sapere ascoltare. Puoi scrivere un libro, due, dieci. Ma non sei uno scrittore se non ascolti. E per ascoltare, ogni tanto devi essere capace di stare zitto. I veri scrittori lasciano al silenzio delle loro parole il compito di renderli tali, non si autocelebrano, ad eccezione di Baricco che rappresenta un caso a parte. Non hanno bisogno di raccogliere consensi porta a porta, di esserci amici, di pubblicizzarsi elemosinando un like. Almeno questo è il mio parere. Il parere di un lettore che scrittore non sarà mai ma che tra queste pagine, le sue, può dire quel che cazzo gli pare. In silenzio.

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243 pensieri riguardo “Siamo tutti scrittori

  1. Da lettore a lettore, condivido ogni parola. Oggi si è perso il concetto di “scrittore” e di “scrittura”. Al di là dei riconoscimenti editoriali cartacei e/o virtuali dei like, credo che l’arte dello scrivere sia fra le più ardue, esige dedizione, umiltà, apertura mentale e un grande allenamento al fallimento. Scrivere per se stessi, assolutamente sì. Se poi il tempo regalerà lettori allora verremo considerati scrittori; le autodefinizioni e le autopubblicazioni (purtroppo conosco troppi neo-scrittori che si definiscono tali solo perché hanno investito due soldi per stampare i propri scritti) non sono contemplate. 😉

    Al di là di tutto, Topper, mi chiedo il motivo per cui hai pubblicato un post del genere; qualcuno ha suscitato nervi scoperti?

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    1. Scrivere per se stessi, assolutamente sì. Anch’io sono d’accordo con tutto quello che tu dici. Soprattutto per quanto riguarda le autodefinizioni: penso infatti che non possiamo essere noi ad affibbiarci questa etichetta, dipende dagli altri, dal tempo e da cosa o quanto scriviamo. Credo.
      Non c’era alcun riferimento particolare e nemmeno una vera e propria critica. Riflettevo solo sul perché sempre più gente scrive, cercando consensi, e sempre meno legge e da qui ho fatto un collegamento, forse sbagliando, forse no, alla necessità di comunicare, di parlare, di farci sentire senza essere capaci di ascoltare.

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  2. Condivido il tuo pensiero Topper, bisogna saper ascoltare e sopratutto leggere! Sai che anche in campo culinario tutti si credono dei grandi chef, certo, non e’ come scrivere un libro ma il concetto e’ lo stesso, un abbraccio e buon weekend! 🙂

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    1. Ecco, quello della cucina è un esempio calzante: possiamo diventare bravi cuochi ed esprimerci ai fornelli senza provare o limitandoci ad assaggiare ciò che cucinano gli altri?
      Un abbraccio Laura!

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  3. Sottoscrivo anche le virgole, amico mio…chi scrive parla, chi legge ascolta. E nonostante abbiamo un bocca sola e due orecchie, c’è molta più gente che pensa di avere cose interessantissime da dire rispetta a quella che è disposta ad ascoltare.

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    1. Hai colto il senso di ciò che volevo dire. Non essendo scrittore, non sono così capace! Il riferimento era proprio al parlare e ascoltare più che allo scrivere e leggere. E, come dici, spesso si parla troppo e si ascolta poco.

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  4. A me piace scrivere, mi fa stare bene, mi diverte, mi migliora, mi porta all’attenzione che altrimenti non avrei o sarebbe comunque molto bassa. Rileggermi, comprendere gli errori e correggermi prima di presentare agli altri i miei scritti mi aiuta a farlo anche in ogni altra attività o rapporto umano. Mi piace scrivere di me e di quello che penso, trasmettere le mie emozioni purché positive o al massimo malinconiche, visto che del peggio ne siamo già pieni per quello che accade nel mondo. Forse perché in fin dei conti sono colmo di una mania di protagonismo che però non so riconoscermi. Mi piace scrivere perché è una cosa che faccio per me e per gli altri insieme.
    Ma lettore non credo di esserlo. Seppure mi rifornisca settimanalmente presso la bellissima biblioteca della città, la stragrande maggioranza dei libri li riporto dopo averne letto una ventina di pagine per quanto sono brutti. E parlo anche di classici. I malloppi da 6/700 pagine non li considero nemmeno. Poi trovo quelli che mi rubano il cuore e in attimo li finisco. Ma saranno due o tre all’anno. Quelli che dicevi appunto te. E comunque anch’io tra le tue pagine commento come cazzo mi pare, ma in silenzio!
    🙂

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    1. La tua onestà intellettuale (si può dire?) non mi stupisce più, ti conosco e per questo ti apprezzo. Sullo scrivere la penso come te, ci accomuna il piacere di farlo, di imparare, di migliorarci che un po’ rispecchia il nostro essere nella vita di ogni giorno. Tu però non ti definisci scrittore per questo. Ma soprattutto, seppur con quei due o tre libri l’anno, sai leggere, sai ascoltare.
      Qui poi sei liberissimo di commentare come cazzo ti pare.

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  5. Condivido anche se non è automatico che chi legge molti libri possa poi diventare un vero e affermato scrittore.
    Se scrivere raccontini in un blog (come faccio anche io per gioco, per sperimentazione, perchè mi piace farlo) significa essere scrittori, allora sono anche io una scrittrice! ma daiii… Le autodefinizioni lasciano spesso il tempo che trovano.
    Mi è piaciuto tanto il tuo passaggio sull’umiltà, sulla discrezione e sul sapersi aprire agli altri, ascoltando anche dietro le parole non scritte.
    Comunque scrivere è bello, è catartico, faticoso e divertente al contempo, è anche sano esercizio (castronerie escluse) quindi direi nulla di grave. L’importante è stare coi piedi per terra e prepararsi bene, come qualcuno ha già detto, al fallimento. Perchè scrivere un libro non è cosa da poco e i lettori esigenti non saremo mai pochi.

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    1. Sì, sì, non è affatto automatico ma credo che, se sei portato a scrivere e ti piace farlo a prescindere dallo scopo, la lettura è parte integrante di questo processo. Per crescere, per migliorare, per imparare.
      Scrivo qui da dieci anni ma non mi posso definire scrittore. Mi piace, mi diverte, è un mezzo per esprimermi e confrontarmi. Credo sia così per noi piccoli blogger che, insieme, parliamo e ascoltiamo attraverso queste pagine. A differenza dello scrivere un libro, qui poi non c’è il rischio del fallimento, al contrario si guadagna dai rapporto con gli altri.

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  6. Megalomania, Topper…
    Potere, soldi e apprezzamenti sono, nei propri campi, tra le cose che fanno perdere il senno alle persone e le distaccano dalla realtà. Basta poco per cadere vittime delle percezioni distorte e montarsi la testa. Esiste davvero il fenomeno che hai descritto, esprimersi senza ascoltare e, aggiungo, fingere di ascoltare per essere ascoltati a propria volta, che sarebbe in realtà lo scopo primario. Gli obiettivi cambiano, non si scrive più per se stessi, ma si scrive per alimentare le aspettative degli altri… “Gli altri” chi, poi? A un certo punto non conta più neanche chi sia “l’altro”, conta solo “essere” (ovvero “sentire di essere”) ad ogni costo.
    Buon week-end, sig. Harley!

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    1. Posizione estrema la tua, che rispecchia bene una certa categoria di scrittori “sordi”. Ma potere, soldi e apprezzamenti sono obiettivi di chi scrittore forse lo è davvero (perché libri ne ha scritti) o prova a farlo per professione. Io pensavo più a quelli come noi che, con un blog o qualche articolo, fanno propria quella definizione per raggiungere uno status o entrare a far parte di una categoria di nicchia. Ma più che altro pensavo a coloro, che per raggiungere questi obiettivi, si preoccupano più di mostrare se stessi con il loro linguaggio e il loro stile senza ascoltare chi gli sta intorno.

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  7. Mi sento una scrittrice perché semplicemente mi piace scrivere. Amo dare voce al flusso dei iei pensieri. E sono una grande osservatrice che si prende il lusso di farlo in silenzio. E da ultimo, ascolto, ma tanto eh? Bel post! 😉

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    1. In questo mi sento molto vicino a te. E credo che tanti altri scrivano per gli stessi motivi. Anche io penso di saper osservare e ascoltare, sicuramente più di scrivere ma vuol dire essere migliori o peggiori degli altri. L’importante è trovare la giusta via di mezzo quando si comunica, a prescindere dai mezzi che si usano.
      Grazie!

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  8. Già, anche io mi chiedo che cosa ti abbia spinto alle riflessioni di questo tuo post.
    E’ vero adesso si fa presto a scrivere e sentirsi scrittori. La sublimazione del nulla dilagante. Non è un caso che le scuole di scrittura vadano alla grande. A volte basta ‘essere qualcuno’ e voilà spiattellato un libro primo in classifica anche se a monte c’è il lavoro di editing pazzeschi.
    Tutti scrittori? Per mia fortuna nn mi ci sento affatto e mi richiamo alla prima parte del pensiero di macchinadelpopolo il blog come condivisione, come chance, anche, di scelta di dialogo/dialoghi lontani.
    Non ho FB, aperto e richiuso subitissimamente, ma so per vie dirette quanto sia diventato aberrante.

    Cmq sentirsi scrittori è poco male quando l’importante è essere – poi – credibili.

    sherabbracciscrittiesottoscritti

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    1. Il commento di macchinadelpopolo credo sia ampiamente condivisibile da un po’ tutti noi, piccoli blogger, che scriviamo per passione, per mantenere i contatti con chi apprezziamo e per il piacere di confrontarci.
      FB è un mondo diverso. E’ a quello che mi riferivo quando parlavo di auto-celebrazioni e ricerca continua di pubblicità.
      Non giudico chi si sente scrittore. Come minimo suppongo si diletterà nel produrre qualcosa, fosse anche un blog e va bene, gli scritti si possono giudicare. Quello che mi chiedevo e per cui non trovo risposta è cosa ci fa credere di essere scrittori. Cosa distingue, ad esempio, me da una persona che in FB ha il paginone con la definizione di “scrittore” senza aver fatto nulla di diverso da ciò che faccio io…
      Ma soprattutto era un confronto tra chi scrive e non legge e chi parla, si mostra, si mette al centro del dialogo e non ascolta.

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      1. Mio figlio da piccolino la definiva PREsopopea …Perché nn siamo tutti uguali e nn tutti restano fissati a guardare il proprio ombelico e non alzano lo sguardo.

        Sherascriveascoltadituttounpomannscrittrice

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        1. Fondamentalmente tutti hanno diritto di essere ascoltati. Questo implica che anche chi non riesce a guardare oltre il proprio ego ogni tanto dovrebbe stare in silenzio.

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        2. Ale
          ma da una persona così che di suo manca di sensibilità come puoi aspettarti che taccia?.
          Mangiavo un panino e pensavo a miei due unici ‘capi’ persone di altissimo spessore culturale oltre che politico. Di quello stampo che si è perso, ed erano le persone più umili e ricettive, pronte ad ascoltare e a chiedere il ‘mio’ parere,
          Di chi e cosa parliamo allora?

          Anzi visto che Tutta colpa delle stelle non è il tuo genere (ma neppure il mio eppure mi è piaciuto) ti segnalo – sempre restando nell’univero! – L’autobiografia che poi è un escursus a tutto campo sul Novecento) di Pietro Ingrao : Volevo la luna.

          http://www.pietroingrao.it/libri-di-pietro/72.html

          sheralogorroicamaforseconragione 😉

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        3. Non me lo aspetto infatti, evito di starci a contatto. La mia era più una speranza ma per certa gente è difficile pure immaginarla. Tra l’altro questi personaggi sono anche bravi a tacere se gli conviene, il che però non significa che stanno ad ascoltare.

          Sai che forse quell’autobiografia me l’avevi già consigliata? L’ho nella mia wishlist e credo proprio che venga da te…

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    1. Intervengo qui perché mi trovo abbastanza d’accordo.
      Chi è che stabilisce chi è scrittore e chi no? (quanti chi!) E quali sono i parametri?
      Oggi generalmente si tende a considerare scrittore colui che con la scrittura ci campa, o raggiunge una certa fama.
      In realtà chiunque compone un’opera letteraria è uno scrittore, io credo.
      Poi possiamo distinguere tra un buono scrittore e uno non buono, ma anche qui la cosa è opinabile, almeno in una certa misura.

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      1. Sono d’accordo. La mia domanda, tra le altre, era proprio quella. Allora cos’è un’opera letteraria? Mi chiedevo se può considerarsi tale qualche post su un blog personale o qualche componimento su FB. Se sì, la risposta è che siamo tutti scrittori.

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        1. Un’opera letteraria è un’evoluzione mentale in base alla quale si crea una pseudo-realtà di personaggi, situazioni, trame che gode di vita propria. Nulla a che vedere con i post dei blog, mi sembra ovvio. A cominciare dal tono fintamente discorsivo del 90% dei blog che somiglia ad un dialogo fittizio che non porta da nessuna parte. Lo dico da sempre che i blog sono vicoli ciechi. Le opere letterarie no, costituiscono un mondo a parte, si spazia in un ambito molto più ampio e senza preclusioni. C’entra l’immaginazione: nei blog è castrata dall’interazione che pone continuamente limiti e condizioni, nelle opere letterarie nessun autore verrà a scassarti le balle su quello che hai o non hai immaginato. È affar tuo, di nessun altro.

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        2. Credo di non poter aggiungere nulla, hai definito perfettamente la grossa differenza tra un blog e un’opera letteraria. Resta quel 10%, forse meno, di opere letterarie riportate su un blog. Così come è anche vero che non tutte le opere letterarie si compongono di quelle pseudo-realtà, a meno che non ci fermiamo alla narrativa. In sostanza, forse c’è uno spazio, piccolo, molto piccolo, in cui la figura di scrittore è quanto meno ambigua. Questo comunque non sposta il tuo ragionamento. Lo condivido e ti ringrazio per aver risposto.

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      1. In teoria coloro a cui piace scrivere sono scrittori. Coloro a cui non piace, no. Io non sono una scrittrice, infatti. Non a caso, ai lettori piace leggere. Altrimenti non sarebbero tali, visto che non leggerebbero.

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  9. Io non scrivo.
    In compenso leggo molto.
    Devo dire che, se dovessi iniziare a scrivere…farei prima un bel corso per imparare a scrivere in modo grammaticalmente corretto.
    Imparerei a giocare con le parole. Come un giocoliere.
    È solo per il gusto di “dipingere un quadro”.

    Preferisco colorare, nel mentre.

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    1. Tu scrivi quanto scrivo io, credo. Abbiamo entrambi un blog e ci esprimiamo tramite quello. Anche io leggo più di quanto scrivo ma questo non mi rende diverso da chi legge uno o due libri l’anno, ci mancherebbe.
      Il piacere di dipingere un quadro è ciò che accomuna tutti noi piccoli blogger…

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  10. Parafrasando Massimo Troisi: “Gli scrittori sono tanti mentre io sono solo uno a leggere!” Ho sempre creduto che “scrittore'” sia un titolo onorifico che ti deve venire attribuito dagli altri e non una qualifica autoimposta.

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    1. Se avessi un evidenziatore, metterei in rilievo queste parole. In effetti credo sia proprio così: è qualcun altro o qualcos’altro che ci definisce “scrittore”, in ultimo noi stessi.

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    1. Infatti, al di là della riflessione sull’etichetta di scrittore, il senso principale del mio post era proprio quello: siamo tutti bravi a parlare, farci sentire e chiedere attenzione ma siamo anche capaci di ascoltare?

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  11. Effettivamente c’è un’inflazione di scrittori…
    Parole, tante parole, ma poi si perdono, cadono nel nulla perchè di alcuni libri non ricordi più neanche di averli letti, perchè manca la sostanza, l’originalità, la grammatica, l’emozione pura, quella che ti fa venire voglia di riprendere in mano “quel” libro e cercare magari una frase, un’ emozione…Io ho diverse cose scritte da me, ma mai le pubblicherei perchè mi rendo perfettamente conto di avere grandi limiti. Saper scrivere è una vera e propria arte.
    Mi piace essere lettrice, questo si. Leggere apre mondi infiniti….
    Condivido ciò che hai “scritto”.

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    1. Ma tu parli già di libri, quindi di prodotti che per lo meno, belli o brutti che siano, una parvenza di scrittore possono anche darla agli autori. Ma chi invece cura un blog o crea qualche poemetto su FB e si definisce scrittore, è realmente uno scrittore? Forse sì, forse no. Se sì, come scrivevo in qualche commento, allora siamo tutti scrittori.
      Anche a me piace essere lettore ma quella è una cosa che resta dentro di noi e che, a differenza della scrittura, non si manifesta agli altri.

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      1. Se scrivere su un blog, su fb o quant’altro, fa di tutti uno scrittore, allora inutile scrivere libri.
        Sicuramente c’è chi sqa creare anche in poche righe figure, sa dare emozioni, regala all’altro parti di vita sconosciute…ma se devo pensare che tutti siamo scrittori…no, per me non è così.
        Forse siamo cantastorie? Informatori? Esternatori? illusi? Disillusi? O semplicemnte non parliamo più, non scriviamo più lettere, cartoline, non abbiamo più contatti diretti, e l’uomo è nato anche per esternare. Oggi si preferisce “scrivere” e mostrare. No, scusa, ma scrittori proprio no.

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        1. Hai pienamente ragione e, come vedi, qui i pareri sono tanti e differenti. E’ il bello del confronto. Io la penso come te, non posso definirmi scrittore per ciò che faccio e non basta scrivere. Ci vuole qualcosa in più e non sono in termini di “prodotto”.
          Ampliando il discorso, ti do ancora più ragione ed è ciò che intendevo: oggi si preferisce esternare, mostrare, far uscire parole e darle agli altri piuttosto che ascoltare o leggerle. Il lato brutto è che lo si fa con mezzi sempre più impersonali e con rapporti sempre meno diretti con chi avrebbe interesse a leggerci.

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  12. Uhhh, sono una che parla sempre sopra agli altri. Hai mai visto Grey’s anatomy? Le scene in cui Cristina Yang e Meredith Grey “comunicano”? Si parlano sopra, e una non fa in tempo a finire una frase che l’altra sta già parlando delle cose che deve dire. Ma tutto ciò HA UN SENSO. Voglio dire, per loro ha un senso. Sono l’una “la persona” dell’altra e anche se si parlano sopra si comprendono. Ecco, probabilmente quando lo faccio io non viene fuori così bene come a loro, ma è un come se.
    Eppoi, avrei un miliardo di cose da dire sullo scrivere e sul saperlo fare e sul saper leggere e capire. Ma, 1 qui proprio non posso, e 2 mi verrebbe fuori una sorta di monologo immenso e complicato, una di quelle cose che se non ci si guarda un po’ negli occhi tra una pausa e l’altra del monologo ci si perde e l’ascoltatore deve fare i salti mortali carpiati per capirmi. Insomma, il mio solito modo di comunicare!
    E 3, Romolo ha scritto il miglio commento che si poteva fare a questo post.
    Baci e abbracci sparsi a tutti, stasera schizzo come una molla, scansateviiiiiiiii

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    1. Hmm, non so come parli tu e purtroppo non ho mai visto Grey’s Anatomy. Posso immaginare. Quel “senso” che intendi, lo conosco ed effettivamente ha un suo perché. Forse però è ristretto a certe categorie di persone e non lascia molto spazio a chi magari è un buon ascoltatore che non riesce mai ad intervenire.
      E’ un po’ lo stesso per il mondo degli scrittori/lettori. C’è un mondo indefinito (e io qui ne cerco i confini) di scrittori in cui certuni si auto-inseriscono e un mondo di lettori che a volte non sa cosa leggere.
      Romolo è un grande, ho già firmato col sangue il suo commento.

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  13. io non scrivo….io soliloquio, raccolgo pensieri che mi fanno riflettere, condivido stronzate…insomma…come se fosse il mio “momento caffè”….e non credo proprio di scrivere…

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  14. Un’analisi che condivido in pieno, tutta, parola per parola. Perfettamente calzante rispetto alla scrittura, ma applicabile con un bel copia e incolla ad altri ambiti.
    Vedi i rapporti personali. Un sacco di gente protagonista che rimane concentrata su di sé e non sa guardare oltre il proprio naso, e non è un problema di capacità.
    Nella migliore delle ipotesi, è menefreghismo e disinteresse, nella peggiore, un immotivato senso di superiorità.

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    1. Hai ragione, i contesti sono tanti. Laura, qui sopra, riportava l’ambito della cucina ma, sopra ogni cosa, quello dei rapporti umani è l’esempio più calzante. Proprio per questo facevo riferimento a chi ha la tendenza a comunicare e parlare e parlare, mettendosi al centro della scena, senza lasciar spazio a chi, ascoltando, non ha potere di intervento. A volte è proprio incapacità, senza presunzione, come dici tu e forse preferisco questo al senso di superiorità.

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  15. Pensavo di sentirmi ‘tirata in causa’ da questo post,visto che scrivo da una vita,ma la verità è che non mi sono mai posta il problema. Io scrivo perchè amo farlo,amo farlo anche se non c’è nessuno che mi legge. È una cosa mia,lo faccio per me. Se poi c’è qualcuno che mi dice ‘brava’, tanto meglio.
    Scittore è per definizione chi scrive. La distinzione,secondo me, è in chi è bravo a farlo e chi no. In chi si vende per vedere il proprio nome in una libreria e in chi scrive su un blog,magari sbagliando le virgole,ma scrivendo come e cosa vuole.
    Lo scrittore è chi non si preoccupa del pubblico,ma di quello che scrive.
    Preferirei di gran lunga essere quella testa di cazzo di Eco che l’autrice di 50 sfumature di grigio et similia!

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    1. Subito ti chiedo: perché Eco è una testa di cazzo? Poi penso che personalmente mi rivedo nella tua descrizione e così molti che stanno qui sul blog o che scrivono per se stessi. Io però non mi chiedevo perché si scrive. Mi domandavo se scritti come i nostri bastano a definirci scrittori. E, in qualche altro commento, rispondevo che forse sì, forse no. Non importa ma, se sì, scrittori lo siamo davvero tutti. Non tutti però si auto-celebrano e, altro quesito che mi pongo, mi chiedevo cosa li spingesse farlo.
      Solo su una cosa non sono d’accordo con te: lo scrittore, vero o auto-definito, si preoccupa tantissimo del pubblico. Deve far arrivare la sua opera a quanta più gente possibile ed è per questo che esistono gli editor nel migliore dei casi o gli inviti ai “mi piace” nel peggiore.
      In modo più sentimentale (e sarebbe bello se fosse così) lo “scrittore pure” non dovrebbe preoccuparsi del pubblico…
      Al di là di questo, la riflessione era sulle capacità di parlare e di ascoltare. Associavo la figura dello scrittore che parla, parla e non ascolta a quella del lettore che ascolta e spesso non ha spazio per intervenire.

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      1. Eco è testa di cazzo perchè ha un ego smisurato,maggiore di quello di Baricco. Ho letto un tempo qualcosa che scrisse riguardo agli esordienti e in particolare a quelli che si rivolgevano a lui in cerca di consigli. Mi ha fatta innervosire!
        Ho risposto alla tua tua domanda:se scrivi sei uno scrittore (per me). Poi c’è da distingure tra chi è bravo e in chi no.
        Ok, d’accordo vogliamo tutti o quasi che leggano ciò che scriviamo,ma questo non deve diventare il motivo per cui lo si fa.
        Altrimenti si rischia di seguire i gusti dei più,di diventare banali. E per carità,si è comunque srittori,ma non bravi.

        Ed ogni volta che prendi in mano un libro (o un post) fai una tacita promessa allo scrittore: io ti ascolterò.

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        1. Non sapevo di questa cosa di Eco. E’ un po’ altezzoso e del resto ha una testa che glielo consente ma proprio per questo pensavo fosse più modesto. Bella sfida con Baricco!
          Sono anche io uno scrittore allora. E so che qualcuno mi ascolta. Molto bella la frase finale.

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        2. Topper: L’hai detto: i veri geni non sono altezzosi. E di idee a cazzo di Eco ne ho sentite parecchie, infatti. Sarà bravo nello scrivere, semmai.

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        3. Ahahaha. E’ bastato poco. Secondo me lo pensavi già di tuo.
          Una volta ebbe a ridire sul fatto che nel mio paese ci fosse una rivolta contro una nota fabbrica. Disse che prima ci lamentavamo della mancanza di lavoro… ed ora che c’era la fabbrica non eravamo contenti. Dimenticando che la fabbrica in oggetto sversava arsenico, di tanto in tanto. E che chiedere lavoro non significa chiederlo anche a costo della vita di un paese. E’ un vezzo da sfaticati chiedere lavoro senza per questo doverci rimettere la vita?

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  16. Concordo, assolutamente e totalmente. Naturalmente, non si può fare dell’erba tutto un fascio. Io scrivo come sfogo, perchè mi piace scrivere e per scambiare opinioni con gli altri. Ma non mi ritengo uno scrittore. Eppure, letteralmente scrivo, dunque lo sono. Tutto sta nel significato che diamo alla parola “scrittore”.
    Probabilmente bisogna distinguere. Di certo tra le varie tipologie di “scrittori” (nel senso letterale) ce ne sono troppi che lo fanno per moda, o per snobismo. O per ricerca di visibilità.
    Premesso che chiunque può fare ciò che vuole, se non fa del male ad altri… ecco, queste ultime da me citate sono categorie di scrittori di cui farei volentieri a meno. Condivido appieno il tuo richiamo all’umiltà ed all’ascolto. Ho imparato da tempo che chi si loda troppo è in genere un grosso bluff. Come persona, intendo. Ma è giusto che scrivano anche loro. Io passerò avanti.

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        1. 🙂 Sarebbe una bella discussione. La mia conclusione a tal proposito, in realtà… l’ho già scritta. Se non si fa male ad altri… si può scrivere anche senza patente. Se si negasse la possibilità di scrivere a chi scrive male o, peggio, scrive cazzate, si cadrebbe nell’autoritarismo. E poi… chi deciderebbe cosa è cazzata e cosa no? Nun se pò fa. Viceversa, se tutti potessero scrivere tutto si cadrebbe nell’anarchia e nella guerra civile.

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        2. Siamo d’accordo su questo. Io mi domandavo però chi si può definire scrittore e perché. E forse non c’è una risposta ma tanti pareri, tutti più o meno condivisibili.

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        3. Distrattone! Io la mia l’ho detta: Si può definire scrittore chi abbia un certo seguito. Il che non implica necessariamente una buona qualità… ma questo è un altro discorso.

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        4. P.s.: Naturalmente… letteralmente è uno scrittore colui che scrive. Ok. Ma sarebbe come sostenere che un imbianchino è un pittore. Eppure, anche lui spande colori.

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        5. SposSato. Si dice spossato.
          E comunque no… non per quello. Semmai perchè se mia moglie mi becca, mi uccide. Mi pare un motivo migliore dell’essere semplicemente sposato, no?

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    1. Anche stavolta siamo d’accordo. Infatti, tutto si riassume nella definizione che diamo al concetto di “scrittore”, cosa che giustifica il titolo del mio post. Lo siamo tutti o no? Alla fine credo non abbia importanza e tutto sommato direi che, in questo ambito, nessuno può fare del male agli altri, anche sparando inviti a mettere “mi piace” ogni giorno sul suo paginone FB di scrittore. Non è importante nemmeno il fine, ognuno ha le proprie motivazioni e queste non sono oggetto di critica.
      Un Baricco che si auto-celebra, visto tutto quello che ha fatto (e, aggiungo, mi piace pure!), posso anche capirlo. Chi non capisco sono coloro che, con un blog, un po’ di follower e qualche post su FB, si danno quell’etichetta… Ma forse è un dubbio solo mio.

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      1. Lo siamo tutti… si e no. Letteralmente, si. Credo però che il termine, nell’accezione comune, indichi colui che ci campa… o comunque ha un certo seguito.
        “Non ha importanza”, dici. Si e no, secondo me. Non ha importanza nel senso che certamente chi si autodefinisca scrittore non fa del male a nessuno (quindi è lecito farlo). Da parte mia ha importanza, però, per l’idea che mi faccio (ed ho il diritto di farmela) su quella persona e sul suo ego.
        Direi che sarebbe bene che il titolo di “scrittore” ce lo dessero gli altri, non che ci autoproclamassimo tali. Ciò non toglie, ripeto, che chiunque si autodefinisca tale non fa del male a nessuno, quindi siamo nel campo lecito.

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        1. Quella cosa dell’ego non è da sottovalutare. Io stesso parlavo di seguito, di ricerca di consensi, like e simili. Non fanno male a nessuno ma non presentarti come candido e puro se cerchi solo popolarità.

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        2. P.s.: Per la questione dell’invitare a mettere i “mi piace”, il discorso è simile. Non si fa del male a nessuno, quindi, si può fare. Ma io non lo farei mai. Mi sembrerebbe di voler influenzare i giudizi altrui. Di forzare. Ed io non amo forzare.

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        3. Esatto! Pensa che io mi sento in colpa se non metto un like a pagine di amici che me lo chiedono! Ma se non mi piace, non mi piace. Perché dovrei fingere?

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        4. Amico, in questi casi io mi regolo secondo il detto: “Chiedere è diritto, rispondere è cortesia”. Quindi, rispondo: “non è il mio genere”. E magari è proprio così. Ma non mi lascio influenzare. Se l’amico/a è intelligente, capirà. Se non lo è… preferisco perderlo. Non mi interessa avere a che fare con gli stolti.

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        5. P.s.: Sappi che quando ricevo un complimento, arrossisco. E dissimulo il mio imbarazzo dicendo stronzate e minimizzando. Il più delle volte, facendo rimanere male chi me li abbia fatti (ma è solo dissimulazione di timidezza, non avrei motivo di ferire chi me l’ha fatto, ovviamente).
          Stavolta ti è andata bene.

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        6. Credo che definirsi “scrittore” sia imbarazzante come definirsi “attore”. Sono entrambe attività che hanno a che fare con una gavetta, con dei risultati apprezzabili e con un consenso allargato del pubblico. Insomma, sono due professioni ambigue. Se uno si definisse attore dopo una recita scolastica gli riderebbero dietro. Idem se avesse un piccolo ruolo in un film di quart’ordine. Lo stesso vale per lo scrittore. Uno che scrive un libro che acquistano solo amici e parenti farebbe ridere i polli, se si definisse uno scrittore. Idem se il libro vende un migliaio di copie. Quindi? Quindi le attività che hanno bisogno del riscontro altrui mi ricordano quasi una forma di schiavitù, dalla quale ci si può liberare solo con i risultati conclamati dati dal consenso altrui. Una volta consolidato il consenso, l’attore e lo scrittore sono liberi e possono finalmente esprimere se stessi senza condizionamenti. Da quel momento, se si definiscono “attori” e “scrittori” nessuno ci trova niente di strano. Di solito, però, arrivati a quel punto dovranno rendere conto a chi guadagna grazie a loro. Sì, scrittori e attori li associo agli schiavi. Decisamente. Non li invidio per niente.

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        7. Non condivido il paragone con gli schiavi. Seguire una passione e dedicarle anima e corpo a prescindere dai risultati che sì, possono anche non arrivare, non è schiavitù, è libertà.

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        8. Sono in gran parte d’accordo con quello che dici. In realtà, esiste un’altra possibilità (che mi sembra tu non consideri) sia pure meno frequente -lo ammetto-, nella realtà: ossia che l’ipotetico, futuro scrittore scriva per se qualcosa che gli piace (dunque indipendentemente dai condizionamenti del dover piacere a tutti i costi agli altri) e quello che scrive piaccia a molti. Quindi diventi “scrittore” (così come l’hai definito tu) pur senza cedere alle logiche dei numeri. E possa poi continuare a scrivere ciò che gli piace, grazie alla sua fama.
          Il condizionamento, in questo caso, si limiterebbe ai soli interessi degli editori che certamente lo presserebbero affinchè producesse sempre più libri. Ma tutto sommato è quello che lui vuole, se ama scrivere. E comunque sta a lui non lasciarsi influenzare da questo “pressing”. Penso a diversi cantanti… che so, Battiato ad esempio -ma ce ne sono molti altri-, che comunque sono riusciti a tenersi fuori dalla logica della produzione di un album all’anno, e ne sfornano uno solo quando è naturalmente pronto.

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        9. Topper, io credo che “deleted” (almeno, così compare a me il suo nick, ma ci siamo capiti) si riferisse al fatto che gli “scrittori” propriamente detti ovviamente finiscono per firmare un contratto con una casa editrice. La quale sicuramente eserciterà pressioni affinchè un nuovo libro venga scritto al più presto. Anche a costo di una certa frettolosità (per non incadere in penali) che non può certo far bene alla qualità dello scritto stesso. In questo senso, credo che in effetti il più delle volte lo scrittore venga trattato in maniera che lui ha assimilato a quella in cui viene trattato uno schiavo. E secondo me non ha tutti i torti. Non tutti riescono a rimanere freddi ed insensibili rispetto a tali pressioni… e sono costretti ad accelerare l’uscita dei loro scritti. Che poi gli piaccia scrivere… è un’altra cosa. Farlo per dovere, e di corsa… è un’altra.

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        10. Beh, sì. Ma allora vale per qualsiasi forma di espressione che diventa lavoro. Pure io allora in un certo senso sono schiavo quando devo creare documenti e ho le scadenze.
          Il classico concetto di lavoro che rende schiavi. Sta anche noi discuterne le regole.

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        11. Anche questo è vero. Parlando in generale, diciamo che per le professioni “artistiche” queste gabbie si sentono maggiormente, perchè la creatività ha i suoi tempi. Se zappo la terra, so che dopo 8 ore ne ho lavorata che so… 100 mq. Se devo dipingere un quadro, può essere che dopo 8 ore non mi sia venuto in mente nessun soggetto interessante.

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  17. Tutto vero tranne quando dici “I veri scrittori lasciano al silenzio delle loro parole il compito di renderli tali, non si autocelebrano, ad eccezione di Baricco”.
    Lavoro nel settore e sono tutti, ma proprio tutti, così, terribilmente autocelebrativi. Ormai ritengo che non si possa essere scrittore se non si ha uno sviluppato egocentrismo…ecco perchè anche io mi ritengo uno scrittore 😉

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  18. Ecco, a questo non avevo pensato. Non ho motivo per non crederti. Credo però che tu parli degli scrittori “veri”, intesi come coloro che hanno qualche pubblicazione e che fanno parte di quel mondo. Questi li posso capire. Capisco Baricco (esempio citato non a caso), una delle massime espressioni di egocentrismo. Capisco meno, come ho riportato in più commenti, chi non ha un prodotto vero e proprio alle spalle ma solo un blog o qualche post su FB. Cioè va bene definirsi “scrittore” ma allora – ed ecco il titolo del mio post – siamo tutti scrittori…

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        1. L’editoria a pagamento è spesso la casa degli sciacalli. Un nuovo modo di lucrare e speculare sfruttando i sogni di persone psicologicamente “indifese”. Invece dovrebbe (e spero che almeno in qualche caso sia così) essere la fucina di nuovi talenti.

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  19. Quando hanno pubblicato un mio scritto in un’antologia (che addirittura veniva venduta alla Feltrinelli!) e l’hanno selezionato tra i tanti altri scritti di quell’antologia per essere letto in pubblico, mi sono sentita una scrittrice. Poi, dopo la lettura, tutti i presenti che mi conoscevano, mi hanno rivolto alcuni sguardi abbastanza imbarazzati (avevo scritto un racconto breve molto horror) e ho capito che sarebbe stato meglio aprire un blog e non far leggere più niente a chi mi conosce.

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      1. Blogger non è poi così grave, si può dire senza offendere. Io mi ci sento, a patto di tenere bene a mente le enormi differenze con uno scrittore.
        Quanto al piacere di scrivere e leggere, siamo uguali.

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    1. Sei stata molto più vicina all’essere scrittore di molti altri. L’essere scrittore tra l’altro potrebbe essere il protagonista di un racconto horror: una specie di entità che lascia messaggi terrificanti in giro, tipo “ricordati che devi morire” o “ricordati di prendere la pillola”…
      Mi sarebbe piaciuto leggere il tuo racconto.

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  20. italiani (e non solo) popolo di marinai santi (critici cinematografici) e- scrittori. cosi’ tanto sicuro che scrivere ci/vi divida dalla massa, visto che oramai come da te enunciato scrive praticamente chiunque…
    io già in anni non sospetti dichiarai (e vagamente ne sono convinto tutt’ora): leggerò sola roba che abbia almeno cento anni di anzianità, cosi’, giusto per bypassare regole di copyright e via dicendo. anche se a dire il vero mi accontento dai cinquanta in su.

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    1. E’ un bel filtro il tuo, quasi quasi ci faccio un pensiero. E’ che però qualche bella cosa viene fuori anche oggi e non so se tra cinquant’anni ci sarò.
      Di fatto hai ragione. Tra l’altro è sempre più difficile muoversi fuori da quella massa e trovare scrittori veri e scrittori buoni, tranne i soliti noti. Preferisco restare nella massa e leggere ciò che mi piace.

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  21. Ahahah! anche tu circondato da tanti Proust? Come se i Dumas avessero proseguito di generazione in generazione a figliare come un ramo della Amway? Che poi il peggio di averne alcuni come amici è dover dire con tatto, quando ti sottopongono alcuni loro lavori, che proprio non ce n’è…
    Io già sono una lettrice in affanno. Non riesco a leggere quanto e quello che vorrei. Figurati dovermi applicare su cose spesso dilettantistiche che mi irritano dal profondo, cose che mentre le leggo per affetto, gli occhi mi si orientano senza che io riesca a fermarli su quel bel libro sul comodino che attende inutilmente il suo turno…
    Intendiamoci, a me fa piacere leggere qua e là cose spesso ben scritte e portatrici sane di idee e pensieri che mi stimola condividere o disapprovare (vedi i blog. Vedi Topper!), ma quando mi arriva qualcuno e mi dice “ti va di leggere due o tre capitoli del ROMANZO che sto scrivendo?” mi verrebbe da dire che ho la congiuntivite cronica.
    (Romanzo poi!! Perchè non definirlo già Bestseller?) 😀

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    1. Sorrido. Apprezzo molto questa critica e io stesso preferisco essere franco.
      Tempo fa un collega, amico anche, ha scritto un romanzo. In ufficio lo abbiamo comprato in tanti e pure io, per amicizia e curiosità, ho preso la mia copia autografata! L’ho letto e giuro, oltre a crepe mostruose sulla trama e sulla cronologia degli eventi, ho trovato errori grossolani sulla sintassi. Gliel’ho detto, facendo anche una specie di recensione scritta… non mi ha più parlato! Mentre altri colleghi, quelli da un libro l’anno (e non ti dico che libro, senza cattiveria e presunzione), lo hanno riempito di lodi. Il libro tra l’altro è stato pubblicato tramite editoria a pagamento: aveva speso quasi duemila euro. Questo è solo un esempio, ne potrei fare a decine.
      Al tempo stesso c’è gente che sa scrivere, ci sono bellissimi blog in giro ma anche romanzi sconosciuti, racconti non pubblicati che girano tra amici… insomma, c’è un mondo che voglio essere libero di scoprire, se mi va. Se non voglio, è inutile che ti proponi come scrittore e viene a cercare i miei like, i miei commenti ai post o ai racconti o ai capitoli del romanzo che scrivi. Se mi piaci, sarò io a venire da te.

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      1. Sarà lo stesso libro?
        E già…tralasciamo la spesa! Che anche io ho comprato libri di poesie e romanzi “autogestiti” chiedendomi se non era il caso di rivedere il “parco amicizie” e orientarmi su medici e avvocati che alla bisogna tornano anche più utili per le mie esigue finanze! 😀
        Ed è vero che sui blog ci sono “persone che scrivono” (vedi che brava ad evitare l’etichetta “scrittori”? 🙂 ) capaci e brave, di quelle che dici “minchia, avrei voluto dirla io una cosa così bene!”.
        E questo ti concilia davvero col mondo! 😉

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        1. Spero di no. Cioè spero non fosse lo stesso libro. Che poi non aveva una brutta trama ma non scorreva proprio e si perdeva negli errori.
          Sui blog ci sono persone molto in gamba, con vero talento. Alcuni sono nati qui e diventati veri scrittori, ne conosco due o tre. Questi meritano tutto il bene e quella frasetta lì sai quante volte me la sono ripetuta? Ma non arrivo a certi livelli e ne sono consapevole. Scrittore infatti non sono. E’ comunque piacevolissimo leggere blog e post ben scritti e, per fortuna, ce ne sono tanti.

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  22. porco cane… però stì scrittori, potevano anche mettersi su Youporn, così univano l’utile al dilettevole…
    Andy Warhol disse che in un ipotetico futuro ognuno di noi avrebbe avuto i suoi 15 minuti di popolarità, ma ora che questo futuro è arrivato, un altro artista (Banksy) gli ha risposto dicendo che chissà se in un ipotetico futuro ognuno di noi avrà i suoi 15 minuti di anonimato…

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    1. Eh, credo però che su Youporn o in qualche video privato ci siano. Una fetta di quegli pseudo scrittori ha in testa solo una cosa (e non è il romanzo!) e, a forza di raccogliere consensi e like, ti assicuro che qualche stellina nel suo letto ci finisce. E anche questo ci sta.
      Non sapevo di questa citazione di Bansky che per me è genio più di Warhol. Fantastica.

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      1. si… è anche vero che c’è stato un altro artista che ha superato Banksy, dicendo che in un ipotetico futuro ognuno di noi avrà i suoi 15 minuti di popolarità con i suoi 15 amici; perché vedi, di scrittori ce ne sono tanti, tantissimi… ma chi li legge ??????????

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  23. leggo da una vita ma non ho mai avuto il desiderio di scrivere ,e a questo proposito mi chiedevo se questi “scrittori ” che ormai si trovano dappertutto quanti libri hanno letto da quando si sono scoperti il sacro fuoco della scrittura !!
    Trovo che leggere è molto più divertente che scrivere, e non devo neppure pregare nessuno per un like
    Eccellente post,attendevo da tempo che qualcuno ne scrivesse uno simile.

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    1. Il mio non è un post rivolto a chi ha talento e ci prova o a chi vuole diventarlo e si diletta con blog e spazi simili. Mi chiedevo, in tutta sincerità e senza superiorità, quale meccanismo o prodotto ci porta a sentirci scrittori. Parlavo di FB, dove ho “amici” che usano la parola “scrittore” come secondo nome o come qualifica e non lo sono di fatto ma vorrebbero diventarlo. Alcuni li conosco e sono pure bravi, altri mi hanno risposto sul perché di definiscono così e mi hanno convinto, non ci ho visto presunzione. Parlavo anche del blog e mi domandavo se avere tanti follower che mettono i like, ciò avere un grosso seguito, fa di noi scrittori anche se libri non ne abbiamo scritto. Insomma, mi sono fatto tante domande e poi (sì, con un pizzico di vanità) mi sono anche chiesto quanti di questi leggono, condizione per me imprescindibile per imparare a scrivere bene. A me piace scrivere e scrivo anche tanto, non solo qua. Ma non posso definirmi scrittore. Tanta gente ha commentato e credo che quasi tutte le risposte, per quanto differenti, siano condivisibili. In fin dei conti – e l’ho proprio scritto – ognuno è libero di fare quello che vuole. Così come io sono libero di pormi certe domande, senza denigrare o puntare il dito contro nessuno in particolare.

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    1. Ahahah. Essù… Dorotea… nun fà accussì. Non c’era nulla di personale. Cercavamo solo una scusa per cazzeggiare… e sei capitata tu. Se vuoi, ti prometto di non commentarti più. Non farmi sentire in colpa… non ti volevo offendere, dai!!!!

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        1. Brumbrum, ti conosco e so chi sei ma – non te la prendere – non è carino quello che hai scritto. Ti tiro le orecchie. Io e te possiamo cazzeggiare all’infinito (mi inchino io semmai) ma, per favore, non esagerare…

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        2. Mi prendo la tirata di orecchie e smetto.
          Da parte mia, posso assicurare a te ed a Dorotea che non c’era nessuna intenzione di dire qualcosa di poco carino, o di offendere. Anzi, il fatto che stessi scherzando con lei implicava che -pur non conoscendola- a pelle mi risultasse simpatica e volessi cercare di intavolare un’amicizia. Mi sembrava che non se la fosse presa, e scherzasse lei stessa. Se involontariamente ho dato un’impressione diversa, se ho capito male e l’ho infastidita o l’ho offesa me ne scuso sinceramente, prendo la tirata d’orecchie e non la disturbo più.
          Mi spiace, però.

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        3. Non hai offeso nessuno a mio parere e sono certo che nemmeno lei se l’è presa. Poi diventiamo troppo seri. Ho solo pensato, mea culpa e chiedo scusa se ho sbagliato, che il commento sull’inchino fosse poco carino nei confronti di una ragazza.
          Sorridi tu adesso, dai, dai… mi inchino?

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        4. Conosco il mio modo pesante di scherzare, amico mio. E so anche di commettere spesso l’errore di supporre che tutti lo capiscano e lo apprezzino. Quindi se becco una persona che mi piaccia -platonicamente-, a pelle, ci scherzo. Sbagliando, probabilmente.
          Ciò nonostante so bene di correre il rischio di beccare un vaffa, e lo metto in conto. In tal caso lo prendo, chiedo scusa e mi ritiro in buon ordine. Non sono qui per infastidire nessuno. Se lo faccio, involontariamente (questo ci tengo che sia chiaro, scherzare è per certi versi un atto d’affetto, non può o non deve essere un’offesa), mi scuso. Le simpatie devono sempre essere biunivoche. Se non lo sono… non è colpa di nessuno. Si vede che i caratteri non erano compatibili. Pazienza. Io ci ho provato. Insistere significherebbe infastidire. E questa è l’ultima cosa che voglio. Non è da me.

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        5. Non montiamo un caso. Forse ho gonfiato io la cosa, non dovevo intervenire. In tal caso mi scuso io. Che sei una bava persona è fuori discussione, non hai motivo di giustificarti o di spiegarti.
          So che continueremo a dedicarci al cazzeggio profondo come abbiamo sempre fatto. Non c’è altro dire. Tranne una nuova cazzata forse…

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        6. In generale, Topp… (a noi piace lo scambio di opinioni, per questo te ne parlo -e se ne potrebbe fare un post per sapere le opinioni degli altri-) io credo conti l’intenzione. Se l’intenzione è quella di prevaricare… di offendere, di imporre le proprie idee o di limitare la libertà altrui, nulla si può dire e fare. Se non c’è intenzione di offendere, di trarre vantaggi da quel che si dice o di umiliare gli altri, tutto si può dire. Come sai, io amo la battuta in sè. Impersonale, non diretta all’interlocutore. Non vendicativa, non insinuante. Senza secondi scopi. Con la gente che non mi piace non solo non ci scherzo, ma non ci parlo nemmeno. E se devo dire qualcosa, la dico seriamente.

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        7. Hai ragione. Al di là delle intenzioni ci sono però i fraintendimenti, specie tra persone che non si conoscono. E una battuta che io capisco e che mi fa ridere, magari ad un altro dà fastidio. Solo per questo ho creduto di dover dire la mia e scusami davvero se ora, per colpa mia, ne è venuto fuori un caso. Nessuno ha da ridire su di te, è certo e non devi giustificarti con nessuno.

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        8. Nono, hai fatto benissimo. In realtà si può far del male anche involontariamente. E tu, da persona esterna e più lucida, hai diritto/dovere di intervenire. Hai fatto bene a farmelo notare.
          E… tranquillo, non stiamo montando nessun caso. Non c’è livore in quel che dico, spero che almeno questo passi. Stiamo solo parlando. Tu non mi hai offeso, ed io spero di non averlo fatto nei tuoi confronti. Stiamo solo (permettimi una botta di egocentrismo -che però coinvolge anche te) scambiando delle opinioni da persone educate, democratiche ed intelligenti. (fine commento serio).
          Ma quest’ultima cosa vale più per te che per me. 🙂

          P.s.: Molti si lamentano del fatto che nei blog non si affrontino dei temi seri. Questo mi pare un bel tema di cui parlare.
          Magari anche con qualche battuta, perchè no? Non è detto che non si possa parlare di cose serie tra un cazzeggio e l’altro.

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        9. Concordo parola per parola. (fine commento serio).

          A proposito di battute stupide…
          Ci ho ripensato: non concordo su quanto hai detto. Io dopo “intelligenza” ci avrei messo i due punti. Ecco.

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        10. E che caso è??????????? ahahaha.

          Nessun caso, amico. D’altra parte, a me (come a te, penso di poter dire) piace anche parlare seriamente, quasi quanto cazzeggiare. Scambiare opinioni soddisfa la mia curiosità degli altri, di come sono fatti e come la pensano.

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  24. io non mi definisco una scrittrice ,mi piace scrivere di me e di quello che penso, di ciò che mi accade ,di chiedere consigli quando si tratta dei miei figli e trasmettere le mie emozioni positive e a volte malinconiche, un tempo leggevo veramente tanto adesso non più ma, leggo alcuni blog per il piacere di imparare, di migliorarmi e conoscere le persone attraverso i loro scritti…

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    1. E’ esattamente tutto ciò che faccio io. Leggo solo qualche libro in più (forse perché non ho figli e ho più tempo per me?). Sull’idea di conoscere e imparare da chi scrive meglio mi sento in perfetta sintonia.

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      1. Anche se alle volte mette anzitempo la parola fine a delle straordinarie pagine di vita. Davvero mio buon Topper, ha mai pensato che tanta smania possa provenire dall’ansia di voler posticipare quell’ultimo momento? Di volerlo in qualche modo esorcizzare?

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        1. In questi casi la morte conclude racconti, brevi o lunghi, diversi dal romanzo della vita. Alla fine siamo tutti storie, altro che scrittori.
          Comunque no, non ho mai collegato le due cose. Sarà che ho una visione tutta mia della morte. Della mia morte, totalmente opposta a quella della morte degli altri.

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        2. In che modo la sua morte potrebbe essere diversa – se non negli accidenti, nella modalità -dalla mia o da quella di tutti gli altri?

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        3. Riporto qui le sue parole: “Sarà che ho una visione tutta mia della morte. Della mia morte, totalmente opposta a quella della morte degli altri.” Ora lei sembra qui affermare che ha una visione particolare della morte, la morte in generale. Poi sembra però specificare che questa visione sia legata alla sua morte, alla morte del signor Topper. Mi chiedo dunque, come può essere diversa la sua dalla mia se non nelle banali modalità in cui essa può avvenire?

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        4. Ah. Oh. Tu mi davi del “lei”, pensavo che ti riferissi ad una terza persona. Puoi darmi del “tu” come sto facendo io.
          E’ diversa la mia visione della mia morte rispetto alla mia visione della morte altrui. A prescindere dalle modalità, la mia morte non può crearmi alcun problema. Potrei farmene, pensando al dolore che provocherebbe nei miei cari ma, non potendola comandare, ne accetto le decisioni. Quando vorrà prendermi, lo farà e non potrò farci niente se non restare sereno e trasmettere serenità a chi mi starà vicino. Certo, a parole è facile ma questo intendevo. Credo di poter dire che non ho alcun paura della mia morte, anzi direi che ne sono “affascinato” ed incuriosito, pur con tutti i limiti umani che ne possono derivare. Cosa che invece mi appare totalmente opposta nella morta degli altri, specialmente dei miei cari.

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        5. Questo può dipendere dal fatto che hai un’età per la quale ti senti – incosciamente o meno – distante da quel momento. Anch’io fino ai 45 ho fatto “marameo” alla signora di nero vestita, ma poi una serie di eventi mi ha fatto capire che dovrò farci i conti prima o poi.
          Ma cambiamo discorso: ho dato una sbirciatina (seppur veloce) al tuo blog; la biografia la trovo geniale (mi chiedo dove finisca la realtà e dove cominci l’immaginazione, ma preferisco non saperlo…), complimenti.
          Dalla “to do list” desumo con piacere che i viaggi (un certo tipo di viaggi) devono essere una delle tue più grandi passioni. E’ lo stesso per me. E “Il viaggio di ritorno è un sogno che accarezzo da un po’.
          Però, ahi, ahi… Non essere riuscito a leggere Delitto e Castigo! La mia vita varrebbe qualcosina in meno senza quella lettura!
          Ciao Topper, chissà che non ci si incontri a Taskent o a Samarcanda!

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        6. Mi impegno ufficialmente a leggere “Delitto e Castigo” tra qualche giorno, quando finirò il libro che ho in mano adesso. Posso farcela, ce la farò. Voglio anche io una vita che vale di più.
          Sì, i viaggi sono una passione e quel tipo di viaggi quasi un bisogno, spero di non fermarmi mai.
          La biografia, non ci crederai, corrisponde al vero in ogni sua espressione, anche in quelle colorate o retoriche.
          E l’età, boh. Non ho mai fatto “marameo” ai grandi nemmeno quando ero piccolo ma ora che sono grande posso farlo ai piccoli.
          Grazie per la visita.

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        7. Continuerò a passare da queste parti, talvolta per prendere un aperitivo, talaltra per verificare lo stato d’avanzamento delle tue letture.. e dei tuoi viaggi!
          Che Fedor Mihajlovic sia con te!

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  25. A scrivere roba minimamente leggibile sono capaci in tanti. Non tutti, ma molti.
    Perciò, se uno scrittore degno di tale nome (e con degno di tale nome non mi riferisco certo a Fabio Volo), volesse provare a scrivere cose commerciali solo per fare un po’ di soldi o per darsi visibilità, lo giudicherei male, penso che perderebbe il suo “spirito creativo” se si abbandonasse al commerciale.
    Ma non lo condannerei. Anche se credo che uno scrittore debba rimanere fedele a se stesso. Soprattutto quando è un’autore capace, non commerciale, creativo e con talento. Purtroppo in Italia non si legge, e quel poco che si legge non è quello che merita attenzione. E purtroppo se non hai conoscenze, puoi anche essere il nuovo Roth italiano, ma non ti caga nessuno, o non quanti dovrebbero. E purtroppo, i premi che dovrebbero dare risalto agli scrittori e alla letteratura italiana, sono delle grandi farse. E credo che per una persona che possiede questo talento raro sia molto difficile conciliare questa sua natura (fatta anche di duro lavoro), con queste logiche di mercato.
    Credo che chi scriva a certi livelli, lo faccia principalmente per se stesso. Il riscontro è importante perché non è pensabile il contrario, ma lo è fino ad un certo punto.
    Una scrittrice inglese molto famosa e sempre apprezzata ad ogni libro, non ricordo il nome, decise di scrivere un romanzo sotto pseudonimo. Stessa tecnica di scrittura, stessa persona che scrive, ma nome sconosciuto. La critica uccide il libro, definendolo un mediocre romanzo, e con chiari riferimenti ad un’autrice famosa (cioè la stessa persona!) E dopo la scrittrice si svela. E viene ancora più osannata. Questo per dire che le persone in massa possono uccidere o elevare un libro e uno scrittore, ma se lo scrittore sa bene chi è, potrà sempre rimanere se stesso, pure sotto pseudonimo.
    La folla, tutta insieme, non capisce un cazzo. Così, lo scrittore dotato di talento, ha solo il suo talento per farsi conoscere. E se gli va di gran culo, trova un’editore DAVVERO bravo e amante della letteratura, al punto da impegnarsi con tutto se stesso per farlo emergere. Ma ci vuole proprio un gran culo, e un gran bravo editore, perché le logiche di mercato stanno uccidendo la letteratura, ed è un controsenso, ma non basta più essere davvero bravi a scrivere. Perché il talento non vende, ma Volo si.
    P.S.
    No, no per niente, amico mio, non siamo tutti scrittori. Sarebbe come a dire che su feisbuk siamo tutti amici.

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    1. “La folla, tutta insieme, non capisce un cazzo”, dici. Ed è vero. Ma è pur vero che se non consideriamo la maggioranza, cadiamo nell’opinabile. Invece un criterio di valutazione ci deve pure essere.
      Volo? Secondo me potevi scegliere di meglio, come esempio. Sia chiaro… non comprerei mai ne leggerei un suo libro, ma gli riconosco una certa “sincerità”. Se non altro, da lui sai più o meno quello che ti puoi aspettare, se compri un suo libro. Mi fanno più paura i finti intellettualoidi, onestamente.

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    2. La frase finale, nel riferimento a FB, è perfetta. Io in realtà ho puntato il dito contro tutti e nessuno nel senso che, pur avendo un tono ironico (pungente?) per criticare certe figure, mi sono davvero chiesto da dove nasce questa esigenze di proporsi come scrittori, specialmente quando non si è pubblicato nulla. Fabio Volo, per dire, possiamo criticarlo quanto vogliamo ma è uno scrittore, ha scritto, ha pubblicato, ha avuto successo, ha guadagnato. La mia domanda originaria ha avuto tante risposte, tutte valide, ma non so se questi elementi possano identificare uno scrittore. Forse c’è una soglia, un livello dato dal seguito, dalla quantità di materiale o dalle pubblicazioni. O forse, come in effetti è, ognuno può definirsi come gli pare e piace. Certo, però che io scrittore non potrei mai definirmi. E’ un fatto di onestà. Con almeno una pubblicazione alle spalle, forse, molto forse, potrebbe essere diverso. Credo che scrittore sia chi pone la scrittura prima di ogni altra attività: deve essere quindi ciò che fai sempre, deve essere un lavoro, ti deve pagare, devi produrre e devi anche pubblicare. Altrimenti, come ormai ho ripetuto tante volte, siamo tutti scrittori perché scriviamo. Ma non è vero.
      Quella scrittrice la ricordo anche io, è stato un caso eclatante.

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      1. Fabio volo rimane, purtroppo, l’esempio perfetto, ancora una volta, delle logiche di mercato che imperano.
        “Siamo tutti scrittori perché scriviamo”, ancora una volta no. O meglio, è grammaticalmente corretto, ma il senso si perde, e non è corretto per tutti.

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        1. Vabbè. Tutti i libri sono grammaticalmente corretti, adesso. In ogni casa editrice c’è un addetto a tal scopo.
          Scolata: io su questo sono d’accordo. Ho detto solo che se non altro da Volo sai cosa aspettarti. Se compri il libro… è perchè ti piace il genere (e su questo non giudico, sono scelte personali). Ci sono, invece… opere di scrittori “seri” (passami il termine) che sono ugualmente delle cagate. Ma da loro ci si aspetta altro, ed è molto peggio, io credo.

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        2. Scolata: Non so se mi sono spiegato, mia cara amica. Premesso che Volo è solo un esempio, tu gli rimproveri (mi pare di capire) di scrivere roba “popolare”. Di cedere al mercato. Ed io su questo concordo, ci mancherebbe. E’ mia convinzione, però… che non si possa impedire a Volo di scrivere, e non lo si possa considerare un “non scrittore” solo per questo. Ha un suo seguito (e tra loro non ci siamo ne io ne te… ma questo non significa niente), e va rispettato. Amato o stimato… no, ma rispettato. Ed avere un seguito non sarà indice di bontà… ma nemmeno il contrario. E’ un genere. Un genere che a noi due non piace. Gli riconosco senz’altro però la “onestà di scrittura”. Chi lo segue, sa di che genere è il libro che sta comprando. Se gli piace, lo compra, altrimenti fa come noi… che nemmeno lo consideriamo. Vedo una certa onestà, in questo.

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    1. Ahahaha. Solo perchè tu sei prevenuta nei suoi confronti, e non hai fantasia! Basterebbe invertire la posizione delle due parole… e potremmo dire: “Volo è corretto grammaticalmente”. Da chi? Dal correttore della casa editrice. Ecco fatto. Va meglio, adesso?

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  26. Brum, è più forte di me! Volo è la morte della letteratura italiana.
    …e chi sono io per parlare della letteratura italiana?!?! Beh, questo è un’altro discorso, io sono “nessuno” ho un blog come tante altre persone e la grammatica non è la mia migliore amica. ma di una cosa sono certa, come del sole che splende e che dovrei dimagrire: Volo è la morte della letteratura italiana.

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    1. Mai avrei pensato di sostenere in qualche modo Volo come scrittore. Non è questo il punto. Non ho alcuna intenzione di farlo, e posso anche concordare con te. Dico solo che da lui se non altro si sa cosa aspettarsi. Infatti, non mi ha mai nemmeno sfiorato l’idea di comprare un suo libro. Gli riconosco una certa onestà. Ha un suo seguito, e si rivolge a quelli.

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    1. Non volevo criticare negativamente chi ci prova. E’ solo l’eccessivo protagonismo, specie se immeritato, che mi lascia perplesso. Capisco la necessità di voleri farsi conoscere, soprattutto in questo mondo, ma non è chiedendo consensi porta a porta che si diventa famosi…

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  27. Riguardo alla lettura, conosco personalmente una persona che di libri ne ha letti davvero pochi ed a mala pena si è preso un diploma, ma che scrive benissimo. Lui non avrà mai un libro pubblicato, ovvio, e nessuno lo considererà mai uno scrittore, ma lui è a tutti gli effetti uno scrittore per quello che scrive e come lo scrive.
    Quindi non entro in merito alla definizione di scrittore; che in fondo chiunque scriva qualcosa può essere definito scrittore; forse l’unica reale differenza è tra chi scrive bene chi non, chi riesce a pubblicare ed a farsi leggere e chi no.
    A me una cosa dà tantissimo fantisdio: il fatto che questi novelli scrittori nati su blog e facebook vadano in giro ad elemosinare like. Come se un like o un commento in più possa renderli scrittori migliori. Capisco che magari possa importante per farsi una pubblicità e che tra questi magari si nasconde qualcuno che davvero scrive bene; ma è una cosa che non mi piace.

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    1. Mi trovo molto, molto d’accordo con te.
      In merito alla persona di cui parli, credo intendiamo la stessa cosa. Uno può scrivere benissimo ma, “ovvio” (dici tu), non avrà mai un libro pubblicato. Perché gli manca quel qualcosa per saltare dall’altra parte, anche se persone come noi possano considerarlo uno scrittore. Allo stesso modo però altre persone, a cui piace quel che scrivo io, possono pensare che io sia scrittore. E’ molto relativo ma assolutamente condivisibile. Anche scrivere bene o no è relativo.
      Quel fastidio, anche se più che irritarmi mi porta semplicemente ad allontanarmi, lo provo anche io. Sottoscrivo le tue parole. Capisco il tuo bisogno di visibilità. Capisco che vuoi ampliare al massimo il tuo bacino di lettori. Capisco pure che vuoi piacere, che vuoi diventare qualcuno. E’ umano. Ma non mi piace.

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        1. Hai provato ad andare in bagno? E’ uno dei posti dove la concentrazione è massima. E per fortuna la trasmigrazione degli odori non l’hanno ancora inventata.

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        2. Allora sei sulla strada giusta. Devi solo canalizzare la tua energia. Sforzati (ehm…) di leggere quello che stai scrivendo, et voilà. Il gioco è fatto.

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        3. Ti serve un argomento? Ci son qui io… gli amici a quello servono. Potresti, che so… scrivere un post su quanto sò b..elle le donne b…elle.
          (questa non è mia, è vita vissuta. E’ un’esternazione -corredata da un sospiro- che fece un mio amico, una volta.)

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        4. Tranquillo. Per quanto riguarda i miei, sò tutte str…anezze. Se leggi solo l’ultimo è lo stesso. Se non ne leggi nessuno… hai una possibilità di salvezza.

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  28. Oh, un post sugli scrittori autoproclamati. Con punto di vista polemico. Non originalissimo, forse, ma neanche l’opposto, la difesa della scrittura a oltranza, lo è. Probabilmente, la banalità sta proprio nella questione che poni, e non nella risposta che si dà. In ogni caso, la metto giù semplice. Io credo che chi si guadagna da vivere scrivendo sia uno scrittore. Fine. Definizione elementare. Se uno si guadagna da vivere pompando benzina, è un benzinaio, se io vado al self, non sono un benzinaio. Credo che quello di scrivere sia un mestiere, non uno stato dell’essere.

    Sul legger molto per scriver bene, mah, c’è una connessione, io di certo scrivendo per lavoro a legger molto sono obbligato. Ma non esiste il legame di causa-effetto di cui parli. Molta gente che legge molto scrive cose mediocri, e alcuni non leggono quasi nulla e rimediano con l’intuizione.

    (e forse chi legge molto ma non ha talento con la penna prova un filino di astio verso chi legge poco e scrive bene, e, ora che ci penso, questo sta alla base di molte polemiche un po’ sterili)

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    1. Il commento sembra serio, nonostante la totale mancanza di apertura al confronto che si legge tra le righe, sottolineata dall’anonimato, e un velo di polemica che sembra tu voglia innescare.
      Essendo io stesso banale, avrei voluto risponderti con una pernacchia. Ma non sarebbe stato giusto.
      Ti rispondo diversamente.
      Banalità nell’argomento non ne vedo, né sulla questione né sulle risposte. Conosco gente che ha scritto e pubblicato con case editrici serie due, tre, quattro libri. Qualcuno ci ha guadagnato, qualcuno no. Posso non definirli scrittori? Fanno altro nella vita ma indubbiamente sono anche scrittori e non di mestiere. Quelli che scrivono e guadagnano anche poco ma, prima ancora, sono docenti, attori o politici, per fare esempi concreti, non sono scrittori? Boh. Il mio dubbio (banale dici tu) era proprio legato a questo concetto.
      Punto due. Non ho definito un legame causa-effetto, ho sottolineato quello che tu stesso affermi. Tu scrivi per lavoro e sei obbligato a leggere molto. Che ho detto di diverso? Lo scrittore come lo intendi tu, quello che lo fa di mestiere, deve per forza essere uno che legge. O almeno io non ho mai incontrato veri scrittori che leggono un libro l’anno.
      Punto tre. Mi colpisce la parola “astio”. Perché si dovrebbe provare astio? Forse invidia. Sana invidia, se si è intelligenti. Ma tra gli scrittori a cui mi riferivo io questa cosa non l’ho mai notata. Anzi ho trovato invece una forte sintonia nei gruppi e nei paginoni FB e anche negli stessi blog contro cui, banalmente, ho puntato il dito. E questa comunque è una cosa bella e indubbiamente positiva per loro che scrivono (bene o male, poco o tanto, scrittori o non scrittori) e per noi che, se vogliamo, li leggiamo.
      Banalmente, ti saluto.

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  29. Io non sono tanto brava ad ascoltare. Ma almeno lo so e ci sto provando. Cerco di ricordare che (detto cinese?) “abbiamo due orecchie e una sola bocca per ascoltare almeno il doppio di quanto diciamo”.
    Per quanto riguarda l’essere scrittore, te l’ho già detto: birra in una mano, matita nell’altra 🙂

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    1. Penso sia una cosa che dovremmo fare tutti: capire che abbiamo qualcosa in cui migliorare e provare a farlo. Non vale solo per l’ascolto, vale un po’ per tutto. E’ chiaro che bisogna volerlo. Imparare ad ascoltare può aiutarci in qualsiasi contesto, imparare a scrivere è più una passione, non per forza necessaria.
      Io di certo so bere molta birra.

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      1. Sono d’accordo su tutto, tranne che sulla necessità della scrittura… per me la scrittura è necessaria, è il mio canale preferito. Ne ho provati anche altri (fotografia, disegno), ma alla fine torno sempre alla penna. Con gioia.
        Anche alla birra torno sempre con gioia 🙂

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        1. Beh, anche per me lo è. Intendevo dire che non lo è per tutti. Non possiamo mica essere tutti scrittori!

          Se alla birra “torni” con gioia, vuol dire che ogni tanto la lasci… male, molto male.

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  30. Penso anche io a questo quando mi vengono poste domande del tipo:
    “Hai letto quel romanzo che ci hanno consigliato di leggere?”
    “Sì, veramente bello… Te lo consiglio”
    “Ah, si? Ma.. quante pagine sono?”

    Oppure cose tipo “sono piena di impegni, come faccio a leggere?”
    Perdi almeno 40 minuti della tua giornata in metro o in treno, potresti utilizzare questo tempo per viaggiare un po’ con la mente, no?

    Facevo questo discorso con un mio amico, l’altro giorno. Io non so perché, quando leggo, quel libro diventa quasi il mio stile di vita… è come se andasse a toccare nuove corde dentro me e le facesse suonare diversamente. Una nuova melodia, un nuovo scrittore, una nuova storia che si unisce alla mia.

    Peccato che la gente sia così piena di ego e non riesca a trovare il piacere di abbandonarsi a un libro.

    Un bacio, Topper.

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    1. Anche io ho tanto amore per i libri, quelli di carta tra l’altro e condivido quello che dici, è un po’ quello che intendevo. Ma non voglio apparire presuntuoso su questo: ognuno è libero di impiegare il proprio tempo come crede, anche di perderlo se vuole. Non ne faccio nemmeno una questione di ego, solo di passioni che ci sono o non ci sono.
      Un bacio a te e grazie.

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  31. Bello, bellissimo il tuo blog! E questo post in particolare. Beh, sai, io sono ancora all’inizio e sto cercando di entrare nel mio mondo stesso. Non è molto facile, e devo dire grazie a voi altri blogger, perchè grazie a voi scopro e riscopro persone come me, con le mie stesse idee e perchè no, anche diverse. Tutto riunito in quella cosa che poi si rivela la compagna più fidata… la nostra amatissima scrittura!

    Buonanotte e complimenti ancora per il blog 🙂

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    1. Grazie, mi spiazzi ma… grazie, ecco. Quel che dici sugli altri blogger è vero, succede e continua a succedere, a me da dieci anni, cioè ho iniziato a scrivere qui. E tu stessa adesso sei la dimostrazione di quanto sia coinvolgente questo mondo.

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  32. Post intelligente che mi vede d’accordo su tutto caro Topper. A me è capitato di prendere carta e penna in un momento difficile, quando mi trovavo in ospedale, cominciando così perchè dovevo attendere un intervento. Ma non mi reputo affatto una scrittrice , sono ben conscia di non esserlo, tanto più che mi diletto nella poesia e non nella narrativa. Pur tuttavia ho voluto pubblicare un libro di trenta poesie o giù di lì, senza alcuna pretesa , semplicemente per condividere alcune mie emozioni. Non mi interessa se vendo qualcosa o no, è stato per me solo soddisfacente trovare una casa editrice che ha voluto pubblicarmi.. Per la lettura trovo tu abbia ragione : leggere è ciò che dovrebbe fare chi vuole scrivere. E’ senz’altro la cosa più giusta per poter allenare la mente e imparare a elaborare concetti da rendere poi su fogli di carta. E poi mi piace pensare che chi si avvicina alla scrittura conosca anche la lingua nella quale scrive. Grazie del tuo passaggio da me. Isabella

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    1. Ti ringrazio innanzi tutto. Io davvero non saprei dire se una persona come te, che ha scritto e pubblicato, possa definirsi scrittore. Ma non lo escludo affatto. Anzi, farai altro nella vita ma sei anche una scrittrice. Così come in parte lo sono molti contatti qui che hanno pubblicato libri. E’ un po’ quella la mia posizione. Mia e basta, sia chiaro. Tuttavia so che ha delle lacune perché “libro” oggi vuol dire anche ebook, vuol dire pubblicazioni a pagamento, vuol dire potersi pubblicare da soli, su carta e sul web. E allora un blog perché non dovrebbe identificare uno scrittore?
      C’è chi dice che scrittore è chi lo fa di mestiere. Ma ho esempi di persone che hanno pubblicato più libri con discreto successo e che di mestiere sono impiegati. Quindi dove sta il limite? Non lo so.
      Alla fine forse non è importante perché, come ho scritto, possiamo definirci come preferiamo. E’ l’essere definiti che è diverso da persona a persona.
      Tornerò a trovarti.

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  33. ti riporto un mio pensiero che ho scritto più volte in giro:
    “saper scrivere significa far venire sete a chi ha appena bevuto e fame a chi ha appena mangiato”,
    chi riesce in questa titanica impresa è uno “scrittore” destinato a essere messo sotto contratto da editori VERI e pure ben remunerato, il resto è carta da camino oppure musica per sordi

    ti sfato una leggenda, gli SCRITTORI, quelli pensanti e pesanti, leggono pochissimo, chi legge troppo non sa scrivere, cioè, non ha una propria definizione letteraria, per capirci, chi si esprime facendo uso e abuso di citazioni non è una persona colta, è un cervello privo di sicurezze ed elaborazioni proprie (è un esempio)

    il blog concede ampi spazi gratuiti e libertà di espressione, i blogger che sfondano il monitor e si lanciano, pagando di tasca propria, nel cartaceo, lo fanno per pura vanità. Chi fa fatica a mettere insieme una ventina di commenti sotto un testo a costo zero, come può pensare di spopolare in libreria???

    E’ sbagliato differenziare un testo da blog dalla stesura di un libro (parlare di opera letteraria mi pare eccessivo), esistono differenze formali ma non sostanziali, per capire se uno è intonato o stonato basta fargli fare “sparare” una nota

    conosco l’universo editoria da oltre 35anni, non ho mai incontrato un solo aspirante scrittore che non vivesse nella più o meno segreta convinzione di essere un talento incompreso.

    un caro saluto

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  34. Prezioso intervento il tuo. Ero già d’accordo con una tua definizione, ora che hai approfondito lo sono ancora di più. Non so però, se relativamente ai blogger, il numero dei commenti sia un indicatore valido e, in effetti, forse nemmeno tu lo stai affermando. Sappiamo bene che ci sono blogger da trecento commenti a post che sono andati a cercarsi i follower con il porta a porta e blogger validissimi che non legge nessuno perché non hanno modo di farsi conoscere. Ma questo c’entra poco con gli scrittori.
    Mi sorprende un po’ quel che dici sugli scrittori veri, sostenendo che leggano poco. Forse era un mio pregiudizio, anche se mi riferivo più agli pseudo-scrittori, ma i grandi danno sempre l’idea di essere pure assidui lettori.
    L’ultima frase è da standing ovation.
    Ti ringrazio per il commento.

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  35. Non me la sono sentita di leggere tutti i 237 precedenti commenti…
    Ma che “siamo tutti scrittori” … mi pare evidente.
    Forse una sostanziale differenza sta nel fatto che oggi sappiamo tutti – più o meno – scrivere?
    La letteratura soffre dell’inflazione comune a molte arti, quando la tecnica si diffonde.
    E’ un desiderata dell’arte che fu contemporanea, che siamo tutti artisti, e perciò nessuno più lo è nel vecchio senso. Spersi in fiumi di parole, lette per caso e dimenticate per lo stesso caso.

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    1. Non sono così sicuro che oggi sappiamo tutti scrivere. Ho letto libri di amici che non mi spiego come siano stati pubblicati (un paio sì… a pagamento) e inoltre basta fare un giro per i blog o su FB per capire che ortografia e grammatica spesso sono optional. In generale però credo che tu abbia ragione. La mia, tra le altre cose, era una critica, leggera e ironica, verso tutti coloro che si definiscono scrittori senza aver mai pubblicato nulla. Dicevo che, se per diventare scrittore fosse sufficiente scrivere su FB o ogni tanto su un blog, allora scrittori siamo tutti…
      Grazie per il commento intelligente, un punto di vista nuovo che si aggiunge ai tanti altri, tutti condivisibili.

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  36. Durante le discussioni ci preoccupiamo più di cosa rispondere rispetto che all’ascoltare davvero quello che l’altro/a ha da dirci. Credo sia quel che muove tutti (noi) scrittori. Abbiamo molto da dire ma abbiamo poca voglia di ascoltare, come se questo ci rendesse comparse nella nostra vita invece che esserne protagonisti. Mi è molto piaciuto questo post.
    Perché scrivo? Per collocare le emozioni nel post giusto. Mi accorgo di essere però mostruosamente egoista e di ascoltare poco il “perché scrivo?” degli altri.
    Ben incontrato, Donatella.

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    1. Hai colto bene il senso di ciò che intendevo, un confronto tra lettura/scrittura e ascoltare/parlare. Ed è piacevole che, in un certo senso, tu che scrivi faccia autocritica, dovremmo farlo un po’ tutti. Ci sono scrittori e scrittori e tutti hanno un buon motivo per farlo, non sta agli altri giudicare. Sottolineavo solo il fatto che non basta scrivere (cosa? Dove? Come?) per definirsi scrittori. Non sono un pilota perché ho la moto o un cuoco perché cucino…
      Grazie per il tuo intervento, ho riletto il mio post dopo tanto tempo.
      Piacere mio.

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