Siamo tutti scrittori

LibriSono ovunque. Si aggirano per le strade, sulla metro, nei centri commerciali, in spiaggia, nei parchi. Non è possibile identificarli ma sono tanti e crescono, diventano sempre più numerosi. Sono anche sul web, soprattutto sul web e lì invece è facile riconoscerli perché loro stessi fanno in modo di non passare inosservati. Sono gli scrittori, quelli che ormai invadono il nostro spazio virtuale più della pornografia, senza vergogna, senza protezione e senza che siamo andati a cercarli su Youporn. Sono bravi, alcuni geniali, altri “semplicemente” originali. Altri ancora non sanno dove mettere le virgole, eppure ci provano. Ne sono circondato, ne vedo a centinaia su Facebook, ne conosco personalmente, li ho tra gli amici di tutti i giorni e tra i colleghi. Perfino il mio capo è uno scrittore e lavoro in un settore che non c’entra niente con questo mondo. Scrivono in continuazione, a volte stupidaggini, a volte perle di saggezza, a volte perle di stupidaggine. Vivono sui social network, controllano le amicizie, hanno un profilo curato nei dettagli pure sul sito della raccolta punti del Conad e soprattutto si dotano di un secondo nome che è appunto “scrittore”. Tipo Topper Harley Scrittore, cosa di cui onestamente non ho mai capito l’utilità. Se non è un secondo nome, è un appellativo in evidenza o un sottotitolo del paginone che ne celebra le gesta. Che poi queste siano un blog, un racconto, un romanzo o più romanzi non fa differenza.
Sia chiaro, non giudico. Premesso che ognuno può definirsi come gli pare e che di scrittori di libri o ebook anche di successo ce ne sono davvero, non è mia intenzione prendere in giro nessuno. Mi chiedo solo cosa, nella nostra testa, faccia scattare quella molla che ci porta a considerarci scrittori. Scrittore potrebbe essere chi pubblica un libro ma forse è un concetto arcaico, visto che oggi si può scrivere e avere un seguito ovunque. I like e i consensi poi fanno la differenza, danno uno status figo e questo, forse, giustifica il sottotitolo di scrittore, la continua ricerca di follower e di “mi piace”, l’invito a gruppi FB, le richieste di condivisione.
Forse anche io sono uno scrittore tutto sommato. Siamo tutti scrittori. Siamo bravi e vogliosi di esprimerci, di provarci, di far parte di quell’élite che ci rende speciali, diversi dalla massa. Boh. Oppure aspiriamo soltanto a leggere il nostro nome su una copertina, senza preoccuparci di chi legge ciò che c’è dietro. Oppure – e spero sia per la maggior parte dei casi – vogliamo solo scrivere. Ma non è questo che mi interessa e non intendo criticare chi sente di essere scrittore. Credo però sia più gratificante definirsi lettori. Io voglio essere un lettore e mi piacerebbe che tutti gli scrittori, grandi, piccoli e improvvisati, lo fossero. Chissà quanti di quelli che scrivono leggono. Ormai da anni crescono gli scrittori, aumentano le pubblicazioni inutili e diminuiscono i lettori e le vendite di libri. Se ne fossi capace, approfondirei questo contrasto. Sembra che la tendenza, a qualsiasi livello, non solo in campo letterario, sia quella di esprimersi, dire, parlare, farsi sentire, scrivere. In un’unica direzione che parte da sé e finisce agli altri. Invece ascoltare, capire, leggere è sempre più raro ed è forse questo il vero lusso oggi, la vera élite. Sarò troppo rigido ma non credo che tu possa scrivere un libro se a malapena ne leggi due all’anno. Quando va bene. Puoi avere talento, sensibilità ed un’esperienza di vita tale da farti seguire da tanta gente ma scrivere è anche altro. Scrivere è leggere, per scrivere devi sapere ascoltare. Puoi scrivere un libro, due, dieci. Ma non sei uno scrittore se non ascolti. E per ascoltare, ogni tanto devi essere capace di stare zitto. I veri scrittori lasciano al silenzio delle loro parole il compito di renderli tali, non si autocelebrano, ad eccezione di Baricco che rappresenta un caso a parte. Non hanno bisogno di raccogliere consensi porta a porta, di esserci amici, di pubblicizzarsi elemosinando un like. Almeno questo è il mio parere. Il parere di un lettore che scrittore non sarà mai ma che tra queste pagine, le sue, può dire quel che cazzo gli pare. In silenzio.