Lì dove muoiono i gabbiani

E’ che i pensieri non si sa bene come arrivano, si presentano e basta. Spesso sono invitati da un’immagine, da un episodio o da un impulso così rapido e immediato che nemmeno ci accorgiamo di averlo recepito. Poi, quando ormai sono dentro la testa, i pensieri fanno quel che gli pare. Così, mentre con una mano reggo una cartina, con l’altra mangio biscotti e con tutte e due guido per chissà quale destinazione, mi ritrovo a pensare alle mete, ai traguardi, ai finali di storie che devo raggiungere, nella vita e soprattutto in quello stesso giorno. Davanti, nel frattempo, ho solo una lunga via, dritta e infinita, con la costa a sinistra, le montagne a destra e già splendidi ricordi alle spalle dopo un solo giorno in Islanda. Non so quanto manca al prossimo approdo, quanta strada devo ancora fare, cosa mi capiterà durante il tragitto. Se mi capiterà. In fondo, non ha la minima importanza. La scoperta è il vulcano che ci e si accende quando erutta all’improvviso, l’attesa è il fuoco lento che scalda l’acqua in pentola e sì, verrà fuori un piatto di pasta ottimo ma non sarà una sorpresa.
La linea continua che disegna la montagna a lato è parallela alla strada, ogni tanto butto un occhio con un misto di estasi e indifferenza, scatto persino qualche foto attraverso il parabrezza. Quando invece mi accorgo di quella spaccatura, decido che devo assolutamente fare una sosta ed osservare meglio. La montagna è un enorme ed alto muro dipinto a chiazze di colore verde e nero lava, con pennellate di cascate d’acqua qua e là. Nel punto in cui mi sono fermato, le rocce sembrano accartocciate, come se due montagne si fossero scontrate frontalmente. Una fenditura a zig zag verticale segna il confine tra le due. C’è una grotta lì in mezzo o meglio, come scoprirò poco dopo, un canyon. Lascio l’auto, così come fa altra gente incuriosita e mi avvio ad esplorare quella meraviglia. Camminando, non ci si può accorgere che quel passaggio è accessibile, che nasconde qualcosa. L’impressione è che si arrivi alla montagna e stop, la festa finisca lì, invece no, si può entrare. Un piccolo torrente mi bagna i piedi e devo saltare da una pietra all’altra per andare avanti, rischiando di cadere. E io so bene che scivolo sempre. Arrivo sulla soglia, non trovo campanelli, proseguo e vengo ammesso in questo angolino di paradiso: sono alla base di un cilindro di pietra, una stanza di pietra con il soffitto alto fatto di pezzi di cielo, una piccola cascata in disparte e pareti arrotondate e umide. Ovunque gabbiani.
Preso dall’entusiasmo di guardarmi intorno e di fotografare, li noto ma, mi dico, quello forse sta covando, quello è il maschio che protegge il nido, quello è stanco, quello forse non riesce a volare… e quello? E’ morto. Quello è una poltiglia di piume, quell’altro è uno scheletro. Questo qui ai miei piedi è un teschio. Sono circondato da gabbiani che un tempo volavano e ci facevano volare e da altri che gabbiani non lo saranno più. Mi assale un’enorme tristezza. E’ la tomba più bella mai costruita quella, lì dove dove muoiono i gabbiani. Sembra una porta di accesso all’aldilà, il punto da cui le anime dei gabbiani voleranno verso il cielo allo stesso modo di come facevano con le ali. Ecco perché non il soffitto non c’è. Continuo a scattare e giro anche un piccolo video perché la tristezza mi ha coperto ma non ha ancora raggiunto il cuore.
La stanza non è grande, la cascata fa da sfondo ad un’altro piccolo anfratto. Mi avvicino. Ancora piume, ancora resti. I gabbiani moribondi hanno paura, qualcuno apre il becco per gridare ma non grida. Uno guarda il muro, zampetta come se stesse per spiccare il volo, non volerà mai più. Uno pare voglia difendersi, non ha capito che non ha speranza. Altri mi guardano soltanto, sembra attendano il colpo di grazia per non soffrire ancora. I turisti e lei, che era con me, nel frattempo sono usciti. Mi lasciano da solo e, nonostante le decine di foto, la sconforto sta per arrivare lì dove non deve arrivare.
Esco anche io poco dopo, pieno di splendidi scatti nella memoria della fotocamera e di immagini tristi nella memoria del cuore. Non avevo mai pensato a come muoiono i gabbiani e, in genere, tutti gli animali liberi. Probabilmente credevo che puff!, scoccasse l’ora, finisse il ciclo vitale e pace. Quei gabbiani invece si trovavano là mentre scorrevano i titoli di coda, forse per colpa vecchiaia, forse per un’incidente che ne ha segnato il destino. Attendevano. Come il fuoco che scalda l’acqua in pentola e non come il vulcano che erutta all’improvviso. Sono certo che poi, lassù, troveranno il proprio piatto preferito.
Riprendo l’auto, ho un’intera Islanda da girare e so che altre meraviglie mi aspettano. E’ tempo di andare, senza pensieri. Perché i pensieri, così come arrivano, passano.

Gabbiani

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54 pensieri riguardo “Lì dove muoiono i gabbiani

      1. forse perchè un wow vuol dire tuttoe vuol dire niente, e nel dubbio lui ha spostato.

        ma era un WOW che racchiudeva tutte le parole che non sapevo dire, anche il “dolore” quasi insopportabile dell’idea di quel cimitero dei gabbiani, che mi ha ricordato così tanto il cimitero degli elefanti

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        1. Quel wow sapevo volesse dire tanto, non potevo non apprezzarlo.
          Mai sentito parlare del cimitero degli elefanti. Dove si trova? Penso possa essere ancora più triste (seppur pieno di fascino) di quello dei gabbiani…

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    1. Grazie a te, Marta, che sei sempre così sensibile.
      Foto ne ho scattate tante, non ho avuto ancora modo di sistemarle. Ne ho già pubblicata qualcuna su FB, tu lì però non ci sei, giusto?

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  1. Ma sei tornato? Ed è questo ricordo tragico che ti accompagna?
    C’è un bellsss (quasi quanto il tuo) passaggio di Camilleri (ovvero del commissario Montalbano), una riflessione vedendo un gabbiamo mentre muore sulla spiaggia : ‘La danza del gabbiano. Non sono carillons gli animali e nuoiono tutti con sofferenza.
    Sii sereno per poco che ho visto dell’Islanda mi ha dato ampi respiri pieni di desiderio.

    sherabbracci

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    1. Sì, Shera, sono tornato la settimana scorsa. Questo è solo uno dei ricordi splendidi che mi porto dietro. Forse l’unico con un’ombra di tristezza. Come sai, non sono bravo a recensire luoghi, questa era la prima cosa che ho sentito di poter scrivere. Pubblicherò altro probabilmente ma sul blog mi affido sempre all’istinto.
      Ho letto tanto di Camilleri, che è uno dei miei scrittori preferiti, e di Montalbano. Non ricordavo però questa riflessione, anche se credo di aver visto la scena in TV.
      L’Islanda è una terra fantastica, nel vero senso della parola. Sembra un altro pianeta in molte sue rappresentazioni. Sono felice di averla potuta girare praticamente tutta.
      Un abbraccio.

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    1. Ecco, ora mi rendo conto di quanto io abbia la testa per aria… intendi che noi ci conosciamo su FB? E chi sei? Perdonami se in questo momento non ti collego ad un nome. Sono in contatto con tutti i blogger che conosco lì e mi stupisco che non sappia identificarti!
      Detto questo, puoi insultarmi.
      Detto quest’altro, grazie di cuore per quello che hai scritto. Ho sempre creduto nel potere delle parole e mi impegno per migliorare, sul blog e altrove. Da qualche tempo ho iniziato ad apprezzare anche il potere delle immagini e le foto che riesco a scattare mi aiutano tanto a rappresentare quello che spesso, con le parole, non riesco a descrivere.

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  2. Con quanta delicatezza hai descritto ciò che dovrebbe essere la fine naturale di ogni organismo. La natura provvede anche alla morte dei suoi figli donando posti che, per un mistero che noi “umani” non capiremo mai, gli animali riescono a trovare, come fosse un richiamo già nato dal primo giorno che sono venuti al mondo. Lo fanno tutti, anche i cani che vivono con noi (questi giorni per me ne sono la dolorosa conferma). Ma quello che mi sento di dire è che è meraviglioso scoprire luoghi dell’anima, perchè l’anima, ne sono convinta, la hanno tutti, ma vorrei tanto che l’uomo non li potesse vedere, non potesse arrivarci, non potesse disturbare. Perchè l’uomo disturba, l’uomo è velenoso, anche se ha la tua dolcezza e discrezione.
    Perdona queste mie parole, ma è quello che penso fermamente.
    Aggiungo una cosa alla tua bellissima descrizione: ogni frase he hai scritto, se la sezioni, sembra la metafora della vita….Ti abbraccio.

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    1. Le tue parole completano perfettamente quel che ho scritto, specie quando parli dei posti che la natura regala alle sue creatura anche in punto di morte. Peccato davvero che l’uomo debba sempre metterci del suo e rovinare il fascino di certi luoghi. Spero che quello descritto resti il luogo dell’anima dei gabbiani e che nessun umano osi toccarlo. Essendo in Islanda, sono ottimista.
      Capisco benissimo il tuo dolore, soprattutto quando si tratta di cani che a casa diventano come dei figli.
      E grazie per l’ultimo pensiero, sono felice che tu abbia notato il mio intento in certe espressione.
      Un abbraccio forte.

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  3. porelli, chi l’avrebbe mai detto.. ma queste foto si possono vedere?

    Ribadisco che quest’Islanda di cui sempre più mi parlano continua ad affascinarmi ancora di più

    domandina: ma tu l’hai letto ‘lettere dall’islanda’ di auden prima di partire, vero?
    chiqs

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    1. Qualche foto la pubblico su FB che, sottolineo, uso solo come complemento al blog. Altre le pubblico in privato ma ne metterò anche qui.
      L’Islanda è inattaccabile come terra, stupenda. Si può discutere, e nemmeno tanto, sugli abitanti, sul modo di vivere, sul clima. Volendo. Ma i luoghi e i paesaggi che la natura ha creato lì sono incredibili.
      Auden lo conosco come poeta e onestamente non sono un appassionato di poesia. “Lettere dall’Islanda” però mi sa di scritti in prosa, possibile? Intanto lo aggiungo alla wishlist dei libri…

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  4. Quanta delicatezza, seppur intrisa di tristezza, in questo momento di cammino che hai descritto! perchè i gabbiani vanno a morire lì? Non riescono più ad uscire da quella grotta? E’ un luogo che hanno scelto per morire vicini vicini? Forse non lo sapremo mai, ci resta solo il dover rispettare quel luogo che sa di sacrale attesa..

    E ora una proposta shoc per te:
    visto che annunci di foto su fb, visto
    poichè fb dici che è un collegamento al blog,
    appurato che non tutti noi che ti leggiamo qui siamo anche lì

    perchè non dai indirizzo e tieni aperta la tua pagina fb per un paio di giorni così noi che non siamo facebookini non ci rosichiamo troppo le dita??
    🙂

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    1. La penso come te. Forse non sapremo mai (ma lo vorremmo davvero sapere?) perché i gabbiani decidono di morire lì, quel che conta è rispettare quel luogo e la loro, se così si può dire, volontà.
      La tua proposta è davvero shock. Su FB non ho un vero e proprio album di foto, pubblico ogni tanto qualcosa che proviene in realtà da Instagram (un’app per il cellulare che serve proprio per condividere foto). Anche aprendo la pagina FB non troveresti molto.
      Tutte le foto che scatto, migliaia, sono da un’altra parte, su Google+ per l’esattezza. Dove non c’è però Topper ma un losco individuo che usa il suo nome e che mostra la sua faccia…

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  5. Ho in parte visto quei posti grazie alle vostre foto…ed ho visto questo luogo dove i gabbiani muoiono grazie alle tue parole.
    L’altro giorno ho visto un piccione schiacciato da una macchina in mezzo alla strada, morti aviarie diverse.
    Sappi che un giorno anche io andrò in Islanda, deve essere stato un viaggio bellissimo!

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    1. Quello dell’incidente era uno dei modi con cui pensavo (senza in realtà pensarci davvero) morissero quasi sempre gli animali. Proprio in Islanda, ho visto tantissimi gabbiani morti lungo le strade asfaltate, il che è peggio del vederli morire in quel luogo magico.
      Il viaggio è stato bellissimo davvero, l’Islanda la consiglierei a chiunque…

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    1. Proprio così! E che bellezze! Si passa dai vulcani ai ghiacciai, dalle distese di lava ai promontori e alle spiagge, dalle cascate al mare, alle lagune, alle grotte, ai percorsi di montagna, alle sorgenti calde…
      Dal punto di vista naturalistico, se così si può dire, credo che non manchi davvero nulla.

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  6. Hai trasmesso perfino i suoni e gli odori di quel luogo. Il suono della Vita che è alternanza di energie che, come onde, fluiscono. Gli animali ciò lo sanno molto bene e per loro la morte è un atto privato ecco perché in genere si rifugiano in un altrove per far fluire le loro energie. Come i cani, i lupi, i felini si allontanano non per negare ma per attraversare un’onda. 😉

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    1. Faccio mia la tua “spiegazione” perché mi piace pensare che i gabbiani e gli animali in genere sappiano quando stia per arrivare il loro momento e lo accettino rendendolo unico e personale, senza la tragedia che normalmente accompagna gli umani.

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    1. Dai, grazie a te. E’ un luogo che mi ha colpito e lo avrebbe fatto anche senza i gabbiani morenti. Ma mi hanno fatto… tenerezza, pena? Non trovo il termine giusto. Di certo ne sono uscito triste.

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