In attesa

Torno a casa dopo il lavoro, poggio la Vespa sul cavalletto e mi avvicino al portone per aprirlo, attraversando il piccolo pezzo di terreno che lo separa dalla strada. Ed eccola lì, in attesa, inattesa. Una minuscola tartaruga che, proprio sulla soglia, si guarda intorno con il collo allungato e gli occhietti nerissimi cercando di capire dove si trovi. Resto colpito, mi guardo intorno anche io e, stupidamente, penso che sia stata abbandonata come certi idioti fanno con i cani. No, non può essere. La prendo, è più piccola della mia mano. Si contorce nel tentativo di camminare, mi sta già simpatica. Entro dentro e subito mi do da fare per metterla a proprio agio preparandole una vaschetta per bere e pezzetti di carota e mela che divora avidamente. Riempio dal rubinetto un contenitore grande, tipo piscina, per capire se è una tartaruga d’acqua o di terra, ammesso che immergerla fin quasi a farla affogare sia un metodo efficace. OK, è di terra, vuole uscire senza troppi complimenti. In pratica le ho fatto il bagno. La lascio gironzolare in balcone, non c’è pericolo che cada di sotto. Percorre in tondo non so quanti chilometri prima di rifugiarsi in un angolino riparato tra scope e stracci, chiusa a mo’ di sasso. Mi ci affeziono, temo che appartenga ai vicini anche se non mi spiego come abbia fatto ad arrivare da me. I giardini non sono collegati, il mio anzi non è nemmeno un vero e proprio giardino ma una piazzola verde che dà sul marciapiede. La nascondo, spero che non mi chiamino per chiedermi se l’ho vista né tanto meno per reclamarla. Non succede niente per qualche giorno. Se pure fosse loro, non si sono nemmeno accorti che è scappata. Tanto meglio, non la meritano. La chiamo Godzilla.
Sono contento della compagnia lenta e silenziosa. Nella pause pranzo torno perfino a casa per assicurarmi che stia bene. In realtà sono felice per diverse altre cose. E’ nato mio nipote, prima di tutto: ho ancora il suo profumo di bimbo sotto il naso e già ne sento la mancanza, anche se lui al momento nemmeno sa che esisto. Quasi allo stesso modo porto addosso le vibrazioni di tutti i concerti a cui ho assistito fino ai primi di agosto (QOTSA, Pearl Jam, The Rolling Stones, Arcade Fire, Metallica, Editors, Placebo e Frand Ferdinand, giusto per ricordarmeli e godere ancora). Ogni tanto ascolto un pezzo e in un attimo i brividi mi coprono la pelle. Accade specialmente quando corro con le cuffie nelle orecchie. Proprio la corsa è uno degli altri motivi di soddisfazione di questo periodo. Sto andando alla grande per non essere un corridore vero, ho infranto il muro dei dieci chilometri ad un ritmo accettabile e mi miglioro ogni volta. Altre iniezioni di piacere sono venute dal lavoro non particolarmente stressante in questi giorni e dai due ultimi weekend, trascorsi uno dal nipotino che, proprio in quell’occasione, ho potuto prendere in braccio e uno al mare da lei, quando le ho portato la tartaruga per farle conoscere un ambiente più confortevole. Se non sparisce di nuovo, dovrebbe vivere meglio lì, almeno per qualche settimana.
Tutto questo però è già il passato, costellato sì di piccoli grandi momenti di giubilo ma pur sempre passato. Il che non è male. Viviamo ritagliandoci spezzoni di felicità e facciamo il possibile per moltiplicarli o per prolungarne l’effetto e stare bene nel presente, anche quando questo sembra piatto. Poi c’è l’attesa. Un po’ come spiegava Leopardi ne “Il sabato del villaggio” o come ricorda la pubblicità Campari citando un aforisma di non ricordo quale filosofo: “l’attesa del piacere è essa stessa il piacere”. Un presente senza grossi stimoli può essere alimentato con la benzina che ci viene dalle esperienze trascorse e con l’attesa di qualcosa che arriverà. Non è speranza, non si vive di sole speranze. Mi riferisco proprio al periodo che ci separa da un evento certo e positivo. Il bambino che aspetta il Natale per scartare finalmente i regali su cui da giorni sbava sotto l’albero. L’incontro organizzato per abbracciare una persona che non vediamo da tempo o che non abbiamo mai visto o anche l’attesa per un concerto, per l’accredito dello stipendio, per l’inizio di un lavoro, per la fine della scuola. Siamo noi a stabilire quanto è importante ciò che ci aspetta e il valore che gli diamo è maggiore se nel quotidiano non abbiamo molto altro. A me, per dire, batte sempre forte il cuore quando arriva il fine settimana e lei viene a casa mia. Quello stesso cuore ha battuto e sbattuto fortissimo contro il petto quando mi apprestavo a conoscere il pupo. E in questi giorni in cui non posso né correre né nuotare per i postumi di una febbre bastarda, non vedo lei perché lontana e con la febbre pure, non posso abbracciare il nipotino nuovo e quello vecchio perché vivono altrove, non ho il mare e i pochi amici sono tutti fuori, per non parlare dei soldi che scarseggiano pericolosamente, ecco, in questi giorni di calma piatta in cui mi muovo solo tra casa e lavoro, l’unica mia fonte di contentezza è l’attesa. L’attesa del prossimo viaggio, della prossima meta. Ancora una settimana e visiterò la terra del ghiaccio e del fuoco, degli elfi e dei vichinghi, dei geyser, dei vulcani, delle sorgenti calde, di Bjork e dei Sigur Ros. E chissà che dal fondo di un lago o di un cratere non venga fuori anche Godzilla.

Islanda

Annunci

66 thoughts on “In attesa

  1. Quindi sei in procinto di partire: beato te.
    È la tartaruga dove la lascerai ?

    Ho già un ventaglio di concerti in programma: sapere di avere ste tappe mi da un briciolo di felicità.

    Mi piace

    1. Godzilla al momento scorrazza beata e in compagnia di un’altra tartaruga nel giardino (vero) a casa della mia ragazza.
      I concerti sono esperienze sempre memorabili. Quali hai in programma?

      Mi piace

  2. E infatti mi fai venire in mente il
    Miglior eufemismo di quando di una donna si dice ‘ è in dolce attesa’!
    Quanto alla tartarughina so che da alcuni anni è vietato il commercio ma si riproducono con grande facilità. Mia mamma ne scopri otto avendone una coppia di cui neppure conosceva il sesso.
    Se io parlo col pesce Bollo vuoi che nn capisco te che ti innamori (anche) di Godzilla 😉
    Sherabbraccissimi

    Mi piace

    1. Ahah, vero, la dolce attesa è al primo posto di tutte le attese possibili!
      Quanto alle tartarughe non saprei. Le ho viste in vendita in un paio di negozi di animali e, tra l’altro, quelle di terra costano tantissimo. Godzilla adesso è nel giardino di lei dove c’è un’altra tartaruga. Sembra pure che si accoppino… chissà che non vengano fuori dei Godzillini tra qualche tempo!

      Mi piace

      1. Infatti costeranno tantissimo perchè faranno, come dire? – a numero chiuso.

        Chissà se Gozzi è maschio o femmina? forse avrà incontrato un’anima gemella oppure no 😦
        Se son Gozzini nasceranno.

        shera

        Mi piace

        1. Io l’ho trovata, anzi lei (o lui) ha trovato me. Quanto vale in soldoni non conta, ormai c’è un legame affettivo tra noi!
          Dalle indicazioni che ho trovato sul web, pensavo Godzilla fosse maschio. Ma poi la tarta di lei, che è un po’ più grande e sicuramente di sesso maschile, gli è salita due volte di sopra come per accoppiarsi e quindi qualche dubbio me lo pongo. Staremo a vedere!

          Mi piace

  3. Hey, Topper, i tuoi post sono sempre speciali. Tartarughe, sport, lavoro, amore e attese. La Vita 😉
    L’attesa è per me assai fruttuosa. Ho imparato a curiosare negli anfratti, negli angoli nascosti della mia curiosità. Così l’attesa è per me movimento, quello vero, quello in cui scopro e cresco, studio e mi meraviglio. Chiacchiero con l’arte, le scienze e il conoscere, osservo il mondo all’angolo di un passaggio affollato cercando storie di uomini e Storia di tutti. Chiacchiero quindi con me stessa e il più delle volte mi ritrovo con nuove passioni e una rinnovata curiosità. Per poi agire con una consapevolezza dell’esserci sempre più appagante. 😉
    Piciùk

    Mi piace

    1. A leggerti così, non parlerei di attesa. Se riesci a trasformare quei periodi che io definisco “piatti” in movimento, ricerca, interessi, passione, curiosità, vuol dire che non stai aspettando e che stai vivendo un momento intenso. Merito tuo. Io ci provo ma non sempre ci riesco perché gli stimoli per me devono essere sempre forti e impegnativi, anche fisicamente. E’ un grandissimo pregio saper trovare il carburante quando sembra che non ce ne sia. Conoscendoti, non avevo dubbi.

      Mi piace

      1. C’è attesa e attesa, chiaro.
        Ho imparato a gestire i periodi piatti, monotoni, che sembrano non servire a nulla. Un tempo attendevo esclusivamente avvenimenti “forti” in cui drogarmi di adrenalina, di Natura e di Vita e nella loro attesa mi sentivo come in sospeso, scontenta, viva a metà. Per ovviare a tale pessimo atteggiamento ho quindi dato spazio ai piccoli piaceri come quello di studiare solo per curiosità o di dilettarmi in osservazioni vaghe. L’attesa è forse il momento ideale per meditare sul serio, è una falsa quiete in cui in realtà, anche inconsapevolmente, si prendono molte decisioni.
        Non c’è bisogno di molto carburante ma solo di lasciarsi andare a se stessi 😉

        Mi piace

    1. Sì, è un po’ la formula della felicità. I migliori momenti del passato ci fanno vivere meglio il presente. Poi, dicevo, c’è l’attesa. Che non è il futuro, quello non esiste. E’, come dici tu, l’emozione che ci carica quando aspettiamo qualcosa di bello.

      Mi piace

  4. E certo che dopo tutti gli impegni e sorprese la calma é quasi un _luogo_ da inventare
    Penso che saprai ben organizzare anche l’attesa 🙂

    Che invidia visitare la terra dei Sigur Ross!!
    Solo per quello avrei aspettato due mesi in isolamento 😀
    Per dire….

    Mi piace

    1. Che bella definizione “luogo da inventare”! Io non sono bravo in questo, ho sempre bisogno di stimoli per non lasciarmi andare. Al momento riesco a trovarli solo in quell’attesa, la calma mi uccide. Ma manca poco ormai…

      Mi piace

  5. Dolce e caro Topper, che bella l’attesa, bellissimo quello che hai scritto, hai portato la tartarughina al mare, ❤ sei adorabile, 🙂 certo che i soldi finiscono ma pensa che estate meravigliosa hai passato e a quanto leggo non e' ancora finita, un bacione grandissimo, sei uno zio stupendo!!! Tvb ❤

    Mi piace

    1. Io mi commuovo ogni volta che leggo le tue parole, sei troppo generosa con me! Grazie, grazie.
      Ho un brutto rapporto con i soldi, mi conforta solo l’enorme vantaggio di avere uno stipendio fisso e stabile. Quest’estate però ho esagerato e, tornato dall’Islanda, dovrò veramente fare i salti mortali per arrivare a fine mese (mesi anzi). Ne vale la pena però.
      Un abbraccio enorme Laura!

      Mi piace

  6. Bah, non mi aspetto niente da tempo immemorabile. Tanto, qualsiasi roba sia, farà schifo. Buona Islanda, gran bel posto. Memorabile. E complimenti per il nome, è molto carino, Godzilla, per una tartaruga arzilla.

    Mi piace

  7. Personalmente aggiungerei l’attesa della fine di una febbre bastarda. Dopodiché si può ricominciare a fare tutto ciò che per giorni, a letto, non è stato possibile. Anche una semplice passeggiata, figuriamoci un viaggio.

    Mi piace

  8. ascolto Pupo e Nico Fidenco, per me l’attesa del piacere è uno stress terrificante e al massimo ho in previsione di visitare il centro di Prato sempre non siano in sciopero gli autobus urbani.
    Poi uno si chiede la differenza nei commenti…

    Mi piace

    1. Forse la differenza sta nella musica che ascolti. Conosco quello stress di cui parli ma io mi riferivo all’attesa per un qualcosa di bello che, presto o tardi, inevitabilmente capita. E che può essere la visita al centro di Prato. Io, per esempio, dopo tanti anni ci tornerei volentieri per un giro.

      Mi piace

  9. Affascinante ciò che hai scritto. Condivido molto. L’attesa è anche il motore della vita, è uno dei stimoli che mette in moto la voglia di fare, la capacità di affrontare, la certezza di conoscere situazioni nuove, emozioni nuove. L’attesa è vitale, e io credo che sia importante, ma la sanno riconoscere solo quelli che hanno il cuore.
    Ad esempio il tuo, che batte per bellissime emozioni.
    PS Viaggio affascinante quello che ti aspetta, se incontri Godzilla fotografalo, se incontri un Vichingo…pensami 🙂

    Mi piace

    1. Sì, se si parla di attese per quel che di bello (e certo) ci attende. E’ quel turbinio di emozioni che muove tutto anche quando, nell’immediato presente, sembrano non esserci stimoli.
      Faccio il possibile per arrivare al giorno della partenza senza pensare troppo. Ho voglia di scoprire ogni cosa sul posto, all’improvviso, senza programmi. Vediamo se ci riesco.
      Al vichingo parlerò di te!

      Mi piace

  10. la deformazione “classica” mi ha fatto pensare,leggendo il post, al sabato nel villaggio di Leopardi.
    Non voleva anche lui rendere l’idea della gioia durante l’attesa?
    Ma lui non aveva una tartaruga,e soprattutto sono sicura non l’avrebbe mai chiamata Godzilla; Topper 1, Leo 0.

    Mi piace

      1. Oh beh,questo è decisamente da me..chiedo scusa!
        credo di essermi lasciata confondere dai gruppi che sei andato a vedere. Sì diciamo che ho pensato a quelli anche mentre continuavo a leggere. Sì diciamo che penso che sei un discreto fortunello. Discretissimo.

        Mi piace

  11. Buon viaggio.

    La mia Islanda.

    Strokkur, la furia repressa.
    La spaccatura della crosta terrestre di Almannagia, mpressionante.
    Dettifoss, la cascata più incredibile, un fragore indescrivibile.
    Il canyon di Asbyrgi nel sole accecante della sera.
    La passeggiata sul Krafla e le solfatare di Namaskard.
    Il lago Myvatn.
    Jokulsarlon, la laguna glaciale.
    I pulcinella di mare a un metro presso la rupe di Dirholaey.
    La scogliera di Arnarstapi, ricoperta di uccelli marini.
    La passeggiata tra gli uccelli selvatici sulla spiaggia, vicino a Isafjordur.
    La laguna blu.
    La bianca fioritura del cotone artico.
    Il tramonto all’una e quaranta. Di notte. E l’alba mezz’ora dopo.
    Non ho visto Landamnnalaugar, purtroppo, e mi spiace.

    Mi piace

  12. La mia è stata un’estate di attese volute e dilatate sottopelle. Sapevo che sarei partita tardi rispetto agli altri anni e che nel mentre avrei girovagato come nomade da una spiaggia all’altra. Eppure non ho mai voluto pensare “vorrei che fosse già quel giorno lì”, perché avrebbe significato divorare troppo in fretta il piacere dell’attesa. Mangiare qualcosa che ci piace tanto ha un gusto due volte più intenso quando dedichiamo spazio al tempo che precede il momento in cui avviciniamo quel cibo alla nostra bocca.
    Buon mentre, Topper! E buon viaggio!

    Mi piace

    1. E’ proprio quello che intendevo, il piacere dell’attesa può essere sublime. Anche se, a quanto dici, tu l’attesa l’hai trasformata in tante altre belle esperienze, quindi non era un’attesa vera e propria. Io mi riferivo più al piacere di immaginare ciò che avverrà, quando nel presente non c’è molto altro. La metafora del cibo solo tu potevi sfornarla! Ahah, è perfetta.
      “Buon mentre” a te (anche questa bellissima espressione): ma devi ancora partire o sei già tornata?

      Mi piace

  13. bello tutto… la tartarughina e il nome che le hai dato, l’amore che ne esce, la nascita e il divenire, i concerti bellissimi che hai visto (soprattutto Arcade Fire), il viaggio che farai… insomma, un post che si fa leggere con piacere perché, se l’attesa del piacere è il piacere stesso, allora come sarà veramente il cuore del piacere? La risposta l’hai data tu: vivere sempre per inseguire la gioia, giorno per giorno, anche nelle piccole cose… piccole? va beh, Godzilla avrà tempo di crescere, e di coccolarti, come il nipotino!

    Mi piace

    1. Grazie! Mi piace molto l’apprezzamento per gli Arcarde Fire, ci avevo scritto un post: in mezzo a tanti “mostri” della musica che ho potuto vedere quest’estate, hanno saputo rendersi indimenticabili. E’ vero poi che definire “piccole” certe cose è soggettivo ma il piacere di attenderle è sempre un grande stimolo.

      Mi piace

  14. Non sarebbe vita senza un’attesa, qualsiasi attesa, anche la più semplice e scontata come ad es l’inizio della scuola (per me e che carico di tanti significati che mi piacciono).
    La tua attesa del momento è splendida e in fondo ce l’abbiamo un po’ tutti (chi non vorrebbe visitare l’irlanda?) anche se a lungo termine, tanto lungo da sfiorare il sogno.
    Felice viaggio!

    Mi piace

    1. Sì, soprattutto se si tratta di attese per qualcosa di entusiasmante, che dia stimoli per farci sentire bene e sorridere anche se, come dicevo, il presente appare piatto.
      Parto tra un paio di giorni. Per l’Islanda però. Sperando che il vulcano che sta per eruttare e che bloccherebbe i voli non decida di farlo proprio in questi giorni!

      Mi piace

    1. Eh eh, non avevo letto questo commento, avevo specificato Islanda nel precedente…
      Anche l’Irlanda è bellissima: ho potuto visitarla qualche anni fa, merita tantissimo.
      Grazie come sempre.

      Mi piace

  15. che figata…vuoi mettere incontrare una ragazza chiederle ammiccando se vuol vedere la tua tartaruga…e vedere la sua espressione…
    Buon viaggio Top…dell’Islanda mi hanno parlato tutti bene e son sicuro che lo farai anche tu.

    Mi piace

    1. Ahah, la stupirei senza dubbio, anche perché di tartaruga ho solo quella vera!
      Grazie, sono sicuro anche io di poter tornare parlando benissimo dell’Islanda. Spero solo che il clima mi aiuti.

      Mi piace

  16. Mi piace la tua filosofia pacata e fiduciosa.
    Quanto alla tartaruga, non e’ stata abbandonata, e’ fuggita approfittando di un momento di distrazione dei suoi padroni. Sai quanto sono veloci le tartarughe, dicono piu delle lepri!
    Ciao,
    ml

    Mi piace

    1. Chiamiamola filosofia… Grazie.
      Godzilla in effetti corre tantissimo e sa essere veloce, dipende dall’umore. E’ scappata proprio perché i padroni se ne sono fregati di lei, ancora non si sono nemmeno accorti della sua assenza…

      Mi piace

  17. Arrivo un po’ in ritardo..lenta come la tua tartaruga. Sono contenta di questo tuo periodo positivo. L’attesa crea aspettative che se vengono confermate sono stupende e poi è vero, l’attesa crea brivido e piacere.
    Un sorriso, Lila

    Mi piace

    1. Tu puoi arrivare quando vuoi! Come vedi, anche io ti rispondo tardi…
      L’attesa è stata ripagata, il momento positivo continua nonostante i problemi che forse è giusto affrontare ogni tanto, quando non sono gravi.
      Grazie Lila, un abbraccio.

      Mi piace

Commenti?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...