Ora che tu sei

Sapevo del tuo imminente arrivo e, in un certo senso, mi stavo preparando. Mancava ancora tanto tempo però e non mi preoccupavo troppo di come avrei reagito quando ti avrei visto. Nei giorni scorsi tuttavia, quando si parlava di te, il cuore si comportava in modo strano, mandava impulsi a raffica e mi stupiva ogni volta: conoscevo già il sentimento forte che si stava manifestando, facevo solo fatica a riconoscerlo, a ritrovarlo. Ti amavo pur non avendoti mai conosciuto prima. Succede anche nelle migliori famiglie. Aspettavo solo un cenno per dirtelo e, anche se non è ancora arrivato, sono sicuro che lo riceverò presto. I segnali ci sono tutti, indirettamente me ne hai inviati parecchi. Intanto, una tua foto via cellulare è stata sufficiente per scuotere i sensi, farmi venire l’acquolina negli occhi, le lacrime. Ho divorato quella foto, osservandola in ogni suo punto. Quella e le altre che sono arrivate dopo. Ti ho mangiato con gli occhi, aspettando di farlo, dolcemente, come si fa con un cucciolo, con la bocca, le mani, i pensieri e tutto quanto. Devo attendere ancora. Ora che tu (ci) sei, non ci sono io, non ti posso raggiungere. Lo farò presto e non avverrà in stazione ma a casa tua. Mi presenterò, ti prenderò in braccio e sarà per sempre.
Non sono padre, almeno credo. Ma l’amore che sento per te è enorme, simile a quello di un genitore, uguale a quello che provo per tuo fratello e che mi ha travolto quasi dodici fa quando è nato. Siete i miei nipotini e io vi adoro.

Emanuele