E poi c’è lei

NotaPoi c’è la musica. Che con le sue infinite tonalità di colore è sempre presente, anche quando non si sente e si ripropone nei ricordi o arriva inaspettata sotto forma di suoni naturali intrecciati in una melodia. E’ quella che ascolti o non sopporti o ti è del tutto indifferente, come le persone, se impari a selezionarle. Non è facile descriverla, soprattutto per chi non ha competenza. E io non ne ho. Sto provando con le parole: penso, cerco, scrivo, cancello, sposto, riscrivo ma è una cosa troppo più grande di me per dipingerla in questo modo. Mio nonno – o forse mio padre? – chiamava “rumori” certi generi di rock non esattamente orecchiabili. Ecco, io sto solo facendo rumore, non arrivo a riempire il mio pentagramma e comporre una melodia che possa spiegare la musica. Nemmeno Wikipedia mi aiuta con la sua definizione di arte dell’organizzazione dei suoni nel corso del tempo e nello spazio: il massimo dell’organizzazione è l’allineamento giustificato del testo e di arte non ce ne sarebbe traccia nemmeno se lasciassi la pagina vuota e la spacciassi per un’opera moderna.
Poi ci sono gli artisti, infatti. Che la musica la creano e, ognuno a proprio modo, la cantano. Non sempre riescono nell’intento e non tutti sono eccelsi ma gli artisti veri, quelli bravi, il pentagramma delle emozioni lo chiudono e lo condiscono pure con tocchi di genialità. Perché il genio gli appartiene, ne hanno padronanza. Contrariamente a me che cerco di riprodurre una semplice melodia, loro cercano anche il ritmo, il timbro, l’accompagnamento e tutte quelle componenti che rendono la musica compiuta. L’armonia. Il tempo è limitato, eppure viene prolungato all’infinito dall’eredità che ci lasciano. Quanto allo spazio, qualcuno nella storia il suo angolino se lo è ritagliato.
Poi ci sono i concerti. Espressione vivente, cioè dal vivo, di una musica che anche quando improvvisata è organizzatissima, almeno per come la intendo io, nel tempo di un paio d’ore e nello spazio di un palco, tuttavia ad un livello differente rispetto a quella registrata. Live, dà voce alle sensazioni più forti quando le casse sparano e il petto viene colpito in pieno, senza possibilità di fuga. E’ una specie di colpo di fulmine in cui le emozioni sono prepotenti e disordinate, salgono a casaccio e plasmano il viso con combinazioni di smorfie indecifrabili.
E poi c’è lei. Se già ho difficoltà a mettere insieme una manciata di note e parole per descrivere una musica, non ho alcuna possibilità di spiegare anche solo vagamente cosa rappresenti chi è artista, eventi, melodie e tutto quanto insieme. Non me lo immagino nemmeno dentro la testa, eppure lo so. Non ne esiste una definizione e nessuna voce, strumento o suono della natura potrà darle uno spazio e un tempo. Non ho riferimenti ma totale disorganizzazione di espressioni e sentimenti, fuori dalle righe dello spartito e oltre l’arte. Perché lei è oltre la musica.

Annunci