King Atlas

Lui era il più forte di tutti. Non c’era nessuno che lo potesse sconfiggere né che potesse incutergli un minimo di paura. Era dotato di armi in grado di superare qualsiasi ostacolo e distruggere i nemici che volevano conquistare la Terra. Vegliava sul mondo, manteneva la pace e cercava col massimo impegno di limitare i danni nelle città, tra la popolazione. Mai un morto, solo qualche ferito. Anche grave ma ristabilitosi senza conseguenze. Perché lui lottava in cielo, volava e impediva ai cattivi di perseguire i propri scopi malvagi.
La Terra era la mia stanzetta, quella che ai tempi dividevo con mia sorella. La popolazione era immaginaria. Le città da difendere erano costituite da scatole di scarpe. I nemici erano bambolotti senza braccia o gambe o addirittura senza testa con cui mia sorella non giocava più. A volte erano pupazzetti miei, personaggi buoni fino a quel momento, che improvvisamente impazzivano e diventavano cattivi. Lui era King Atlas, uno degli ultimi Micronauti.
King Atlas, come del resto tutti i Micronauti, era una sorta di clone del ben più noto Jeeg Robot, anch’esso formato da parti smontabili e collegate da calamite, anch’esso dotato di raggio protonico che partiva dalla pancia, di raggi delta dal petto, di missili perforanti e persino di un modulo che gli consentiva di diventare un centauro.
Non sapevo nulla della sua storia fino alla settimana scorsa. Non ne sapevo il nome e nemmeno mi ricordavo di conoscerlo. Eppure tanti e tanti anni fa io, con King Atlas, ci giocavo.
Era il periodo di Natale. In famiglia non siamo mai stati benestanti ma non posso dire che i miei genitori, all’occorrenza, abbiano mai fatto mancare un regalo a me e mia sorella. Quel pomeriggio giravamo tutti e quatto per la città con la vecchia auto di mio padre il quale, prima di uscire, aveva chiaramente pronunciato delle parole che non dimenticherò mai: “non ci sono soldi, non possiamo comprare nulla”. Eppure io sapevo che stavamo uscendo proprio per quello. Quando però ho capito che avremmo preso la macchina e non saremmo andati nel grande negozio di giocattoli sotto casa, qualche dubbio mi è venuto. In realtà i miei stavano solo cercando un negozio più piccolo, più accessibile e più consono alle loro disponibilità. Lo trovarono. Ne ricordo ancora la vetrina piccola e un po’ squallida, con pochi articoli esposti: qualche macchinina colorata, una decina di bamboline sorridenti, alcuni giochi da tavolo e due Micronauti. Uno era figo, nero, slanciato, con la faccia cazzuta e i missili sulla schiena. L’altro era bruttarello, marrone, con la faccia bombata, senza missili. Né a me né a mia sorella piaceva niente di quello scaffale che osservavamo dalla strada. Papà e mamma però insistevano affinché entrassimo, convinti che alla fine avremmo trovato qualcosa di buono. L’alternativa del resto era tornare a casa a mani vuote. Così, pur ignorandone il nome, individuai quei due robot che somigliavano a Jeeg, uno dei miei cartoni animati preferiti. Non ero entusiasta, mi stavo accontentando. Senza alcun dubbio, tra i due, ho chiesto di prendere quello nero, quello figo. L’ho tenuto in mano e stavo quasi per portarmelo via se non fosse stato per il prezzo, risultato troppo alto. Il robot bruttarello, marrone, con la faccia bombata e senza missili invece, guarda caso, costava meno. Lo abbiamo comprato. Quel robot era King Atlas.
A casa, benché non fossi proprio una Pasqua (del resto era Natale), piano piano ho iniziato ad affezionarmi a quel robottino. A tal punto che lo facevo combattere e vincere contro tutto ciò che avevo e che potesse rappresentare il nemico. Uno di questi era addirittura la mostruosa vasca di plastica di pesci con la calamita in bocca che bisognava pescare tramite una piccola canna anch’essa dotata di calamita. Era il giocattolo che, nello stesso negozio, era toccato a mia sorella.
I Micronauti oggi sono estinti. King Atlas ha salvato il mondo e si è ritirato. L’altro giorno però l’ho visto su una bancarella di giocattoli rari e usati. Era in vendita, costava un botto di soldi. Mio padre e mia madre me lo avevano regalato perché era l’unica cosa che potessero permettersi. Oggi, ancora più di allora, hanno acquistato anche loro un valore inestimabile. E alla fine, con una lezione grandissima di umiltà, prima di ritirarsi, posso affermare che King Atlas ha salvato anche me.

King Atlas

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92 thoughts on “King Atlas

  1. Sei un grande, hai dato corpo e poesia a tanti sentimenti.
    Parlerei della mia bambola Pippicalzelunghe con cui giocavo al Nautilus; io e lei e le avventure per mare. Lo farò quando ne vedrò una originale.
    Bellissimo! 😉

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    1. Non sono un grande, sono grande. Nel senso che ho un’età! Se i miei giocattoli di bambino oggi sono una rarità vuol dire che sto proprio invecchiando…
      Grazie per le belle parole.

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  2. Una bella lezione di vita per molti (troppi) se volessero leggere questo tuo prezioso ricordo. Ma stanno impegnati con i phone, i pad ihhhhh che ne sanno.
    I penso che i cosiddetti giovani d’oggi abbiamo tutto e siano molto più sfortunati di noi (mi ci metto anch’io a dispetto dell’età e del fatto che la mia famiglia era ‘agiata’ ma che il rispetto per i soldi, per il pane a tavola che andava finito ci ha insegnato a guardare lontano.

    sheracheilsuobambinoperòcavevaJeegRobotdacciaio;)

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    1. Penso che anche le famiglie agiate di una volta si scontrassero con una realtà diversa perché diversi erano i valori e il contesto. Ed è vero quello che dici, il rispetto per i soldi aveva un altro peso, forse perché si poteva spenderli meglio.

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  3. In generale non amo i ricordi.
    Sono, spesso, troppo personali e a volte tristi e dolorosi.
    Il tuo no, il tuo ricordo mi ha fatta sorridere e commuovere, ma di una commozione più felice che altro. Un’emozione. Rara, per giunta.
    Ti sorrido.

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    1. Sai, era un ricordo che avevo quasi rimosso. Quando ho visto quel giocattolo la settimana scorsa è tornato tutto in mente all’improvviso, come un flash. Mi sono emozionato io stesso, come un bambino davanti ad un regalo.
      Ti ringrazio per i tuoi commenti sempre preziosi.

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      1. Top, è bellissima la sensazione del ricordo che non sapevamo (più) di avere e che invece riemerge con prepotenza, vero?

        E’ bello questo post, ha il potere di catapultare ognuno nella sua infanzia, di far tornare alla memoria il proprio personale king atlas e riflettere su quelle cose che capisci con il tempo e che sono lezioni di vita che speri, un giorno, di poter passare a qualcuno.

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        1. Bellissima sensazione, sì. Ero quasi commosso e chi era con me quel pomeriggio lo sa. E’ stato un ricordo prepotente che tra l’altro ha aperto la strada ad altri flash di quella mia infanzia. Non avevo molti giocattoli ma tutti hanno avuto una storia da raccontare e tutti mi hanno insegnato qualcosa, chiaramente attraverso i miei genitori.
          Grazie per le tue parole.

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  4. Topper cosa e’ successo, hai cambiato l’abito al blog e ti dico che mi piace come e’ bellissimo questo post che hai scritto, sei troppo bravo, un bacione!!!Laura.

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      1. Topper mi sono accorta che quando vengo nella tua pagina, ho letto adesso il tuo nuovo post, mi da la pagina in bianco, non so perche’, dopo ritorna con lo sfondo nero, mah, per quello che ti avevo scritto del nuovo abito del blog, un bacione!!

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        1. Non so cosa dire. Sul computer lo sfondo è nero ma da cellulare si vede bianco. In ogni caso i post sono leggibili, mi dispiace non poterti aiutare…
          Un bacione a te!

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  5. Cioè hai un giocattolo dal valore inestimabile e mi fai giocare al lotto?(senza neanche darmi i numeri giusti)

    A me sarebbe piaciuto vedere quel negozio secondo me ha la bellezza di quelle piccole botteghe che da fuori non dicono niente ed invece dentro trovi grandi ricchezze. Da piccolo non te ne rendi conto ma poi da grande impari.

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    1. Io avevo un giocattolo che allora valeva poco e oggi vale un botto di soldi. Lo avrei ricomprato se fosse stato più economico, solo per il ricordo importante che ne ho. Ma era davvero troppo.
      Quel negozio non era per niente una bottega. Non ne ho una bella immagine ma, col senno di poi, oggi sono sicuro che lo apprezzerei.

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        1. Io li avrei pure tenuti ma non so proprio dove siano andati a finire. Nemmeno mia madre si ricorda, che è pure peggio.
          Hai visto quanto costa? Volevo comprarlo ma sono scappato…

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        1. I miei giocattoli, un po’ anche per quello che scrivevo, erano sicuramente magici. E forse è giusto che restino nei ricordi, a Babbo Natale ho altro da chiedere oggi.

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        1. Parli delle cose che vorrei? Una marea. E certo che si possono rivelare, anzi potresti regalarmele tu! Tipo:
          – una ventina di LP (poi ti passo la lista in privato);
          – una trentina di libri (poi ti passo la lista in privato);
          – il pulmino Volkswagen Lego;
          – un modellino del Daitarn 3;
          – una Polaroid;
          – un frullatore nuovo;
          – un paio di occhialini da piscina nuovi.
          Mi fermo qua per ora. Ma sei vuoi spendere una cinquantina di euro (almeno) anche King Atlas va bene.

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      1. 50? Era economico allora su internet costa molto molto di più !
        Comunque aspetto le liste di LP e libri. Per il resto voglio anche io la polaroid e il pulmino ( soprattutto il pulmino è bellissimo!!)

        Gli occhialini te li porto a maggio li metto nell’uovo di pasqua!

        Cosa te ne fai di un frullatore?

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        1. Mah, quel venditore me lo dava usato per 50 euro ma ho visto che su eBay per esempio arriva anche a 300!
          Il Pulmino Lego, giusto? Perché io vorrei anche quello vero, che non ho messo in lista.
          Il frullatore lo userei per fare i frullati…

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  6. Sto andando al lavoro, ho una fretta del diavolo, ma non posso non commentare questo post dopo averlo letto per mail :splendido!
    Mi porti indietro di non so quanti decenni… Quella vasca coi pesci calamita eccome se la ricordo e fu un regalino da crisi. I nostri genitori di lezioni ce ne hanno date e noi le abbiamo apprese e con esse siamo cresciuti.
    Mi hai commossa e intenerita e se ne avvantaggeranno i miei piccoli alunni che corro a trovare. Mi sa che oggi li porto in cortile e gli insegno un vecchio gioco, uno dei miei tempi, dei tempi in cui ci si divertiva anche con l’accomodo.Un accomodo che racchiudeva, però, un grande affetto. Serena giornata,
    Marirò

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    1. Che bello! Mi fa piacere aver dato un piccolo contributo alla “lezione” di oggi. In effetti credo che di valori, noi che siamo cresciuti in quegli anni, ne abbiamo tanti. Sono diversi da quelli di oggi, non dico migliori o peggiori, solo diversi perché quel periodo ce lo imponeva. Non c’era quasi niente rispetto a quello che oggi abbiamo a portata di mano e ci si divertiva con poco. Poter impartire queste piccole lezioni credo sia sempre un bene.
      Grazie di cuore.

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    1. Con i Lego sfondi una porta aperta… Capisco benissimo la tua soddisfazione! Quando ero piccolo non li avevo ma giocavo con dei mattoncini simili, un po’ fasulli che per me erano “le costruzioni”. A mio nipote ho regalato tutti i Lego possibili e immaginabili e oggi anche io ci sono affezionato, a tal punto che qualcuno lo compro proprio per me!

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        1. Se la trovassi e non dovesse più piacerti, io l’accetto volentieri, eh!
          Barbie è stato il male per un’intera generazione di bambine. Ma anche di bambini che, con Big Jim più basso di dieci centimetri di Barbie, hanno cominciato a creare il mito della donna bellissima e irraggiungibile!

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  7. Agiate o non agiate le famiglie dovrebbero insegnare… e questo fa parte integrante della costruzione della persona.

    Non sono in termini di economia ma anche in termini di crescita: dalla fantasia alla consapevolezza della preziosità dell’oggetto che in questo modo acquista il vero valore.
    Il che non ha prezzo.

    Complimenti
    ciao
    .marta

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  8. King Atlas infatti ha salvato te oltre che la Terra, inconsapevolmente e grazie ai tuoi genitori è accaduto che hai capito che si può sognare e giocare anche con giocattoli che non hanno un prezzo eccessivo.
    Bello davvero quanto hai scritto! Lila

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      1. Sei tu che hai abbandonato loro. Forse perché hai imparato tutto quello che c’era da imparare da loro.
        Io, invece, ho ancora tanto da imparare. Ecco perché le mie quattordici barbie sono sempre nella mia stanza e mi consigliano i migliori abbinamenti per i vestiti che indosso.

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        1. No, no, mi hanno abbandonato loro. Io non li avrei mai lasciati andar via. Mi viene in mente una collezione di circa 50 puffi che un giorno, puff, sono spariti e non si è mai capito in famiglia che fine abbiano fatto. Sono scappati, senza dubbio.

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  9. Il tuo racconto mi ha commosso e riportata indietro di 40 anni ,anche noi non eravamo benestanti ,allora avevo solo la bambina di 3 anni ,io ne avevo 20 e volevo per lei i giocattoli più belli che c’erano ,ma non ce li potevamo permettere per cui ci siamo accontentati di qualcosa di più modesto e lei è stata felice ugualmente.
    Ciao Topper
    liù

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    1. Come i miei genitori, anche voi siete stati ammirevoli. Un gesto del genere credo possa insegnare ad un bambino moltissime cose di più rispetto all’accontentarlo sempre, nonostante i sacrifici, perché per lui si vuole il meglio. Sono piccole grandi lezioni di vita e oggi sono felice di essere stato il protagonista di quella che ho raccontato.

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  10. “…A casa, benché non fossi proprio una Pasqua (del resto era Natale), piano piano ho iniziato ad affezionarmi a quel robottino. …” Ecco Topper qui, malgrado la tua simpatica battuta, i lucciconi sono venuti anche a me e non solo per l’elevato spirito di adattamento che hanno i bambini, ma anche per i loro pensieri, il loro stato d’animo e, come adulta (ma lo facevo anche da bambina), il pensiero corre a quei bimbi che non hanno proprio nulla, quasi neanche cibo ed anche senza quasi. Credo che l’insegnamento ad accontentarsi dell’aspetto materiale,dell’avere, renda più grande il nostro saper essere. (fossi in te accetterei, seppur modestamente, quel ‘grande’ del commento di ninjalaspia nella sua accezione).
    buona giornata
    Ludmilla

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    1. Beh, certo che sì. Le mie parole sono riferite a quel che ricordo di quell’episodio – avrò avuto otto anni – e alla lezione che ho imparato allora. Da quei bimbi che non hanno nulla, nemmeno il cibo, imparo ancora oggi cercando di dare qualcosa e ricevendo un mio essere migliore. Lo faccio costantemente qui a casa e con il volontariato in Africa con la mia associazione. Sono lezioni che non hanno età e che puoi impartire anche un bimbo di due anni a chi, come me, bambino non è più.

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        1. si lo so … ma preferisco gli anime di altro genere ma proverò a vederli. In verità è un periodo un po’ così, meglio la moleskine oppure il moleskine … per adesso vado a fare gpl e benzina … 😉

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