Inseguendo un’ombra

OmbraLa giornata inizia presto. Ho una gara di nuoto fuori città e non posso restare a letto fino a saziarmi di sonno come altrimenti avrei fatto. Odio svegliarmi a quest’ora e ancora di più non sopporto fare le cose di fretta per cui, dovendo arrivare in piscina con un certo anticipo per scaldarmi e sciogliermi, dormo male. Per quella sorta di ansia da prestazione che colpisce gli uomini quando devono confrontarsi con se stessi e inseguirne l’ombra per paura che possa staccarsi dal corpo. All’alba ho già gli occhi aperti, un’ora dopo sono in acqua.
Il vantaggio di avere in batteria avversari più forti è quello di spronarti a spingere e dare il massimo, per non perderli di vista e lasciarli andar via. Ho dovuto inseguirli, esattamente come con l’ombra, per non far passare quella che in gergo si chiama luce, ossia lo spazio vuoto, di sola acqua in questo caso, tra i piedi di chi sta avanti e le mani di chi insegue. Se non c’è luce, gli sono attaccato, anche se riesco appena a vederne le gambe. Se c’è luce, mi ha staccato. Oggi la mia ombra, il mio avversario, non è scappato. E’ arrivato prima ma io gli sono rimasto dietro, senza luce, e così ho potuto chiudere con un ottimo tempo. Per essere fuori forma, a causa della sosta in terra d’Africa, me la sono cavata bene. Tornando a casa, sono particolarmente contento.
E’ una bella giornata di sole e dopo pranzo esco indossando solo una maglia e la giacca. Respiro la primavera, la sento arrivare e so che, quando mi sfiorerà, eviterò di manifestarle la mia preferenza per l’estate. Le farei del male e io non voglio più fare del male a nessuno. Starò zitto e lascerò che decida in autonomia se prendermi o farmi raffreddare. Io tanto con la maglia e con la giacca resto.
Mi seggo. C’è tanta gente intorno nonostante, mi dicono, il blocco del traffico. Tra un pensiero e l’altro, sposto lo sguardo e vedo arrivare questo vecchietto dalla faccia simpatica che, ad occhio e croce, avrà almeno ottant’anni. Fa fatica a camminare da solo ed infatti l’uomo che lo accompagna più volte sembra sorreggerlo per evitarne la caduta. Lo fa accomodare a pochi metri da me, continuo a fissarlo incuriosito. I due iniziano a parlare ed io ascolto. Il vecchietto sembra avere l’influenza e il peso dell’età è evidente. Dimostra però di avere una testa in continuo movimento, attiva, interessata e vivace, nonché portatrice di una cultura mostruosa. Ciò che mi colpisce di più tuttavia è l’ironia innata che accompagna non solo le parole ma anche i – pochi – gesti. Il solo sbuffare nell’atto di sedersi, a dimostrare quanta fatica abbia fatto per arrivare fin lì, è una scena comica. E pensare che mi ero quasi commosso nel vederlo camminare con tanta difficoltà. Parlano di libri. Di quanto siano pallosi i romanzi storici, di quanto possa essere curioso uno scrittore nell’intento di ricostruire un fatto che si è perso nel tempo, in particolar modo quando si ritrovi ad “inseguire un’ombra”. Dicono proprio così. Niente accade per caso. L’ombra di cui discutono è quella di un personaggio realmente esistito di cui non è rimasta traccia, se non qualche riga lasciata da un paio di biografi che ne traccia solo una piccola parte della figura e della vita. Citano Calvino, uno dei miei scrittori preferiti, discutono sulla forza dell’intelligenza, raccontano aneddoti, sorridono.
Parlavano e sorridevano, anche se per argomenti diversi, i personaggi che prima di quel vecchietto mi erano passati davanti. Umberto Eco e i suoi luoghi leggendari, Giancarlo De Cataldo e i suoi giochi criminali, Diego De Silva e la sua retorica istrionica.
Sorrido anche io, contento di averli ascoltati, estasiato, felice soprattutto di essere stato presente a quella conversazione, in quel Parco, con tutta quella gente venuta lì per incontrare il vecchietto, scoprirò quasi novantenne, che è Andrea Camilleri. Applaudo, tengo stretta l’ombra che ho accanto, la guardo dall’alto e mi compiaccio di averla ritrovata più ricca.

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56 pensieri riguardo “Inseguendo un’ombra

        1. Funzionaaaaaa!!!!(vedo le notifiche prima del previsto. Dì la verità hai messo qualche filtro strano)

          Occhio a non aspirare quelle h che poi ti scambiano per un terrorista!

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  1. Ansia da prestazione anche la mia che i n anticipo di mezz ora ti leggo aspettando di vincere la paura del dentista prendendo grandi boccate di aria mista a polline. .estate , primavera permettendo.
    Camilleri mi manca proprio come lo racconti tu.
    sherasolegiallorossoecielibl

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    1. Dai, puoi farcela. Il dentista è il migliore amico dell’uomo, dopo il cane e la donna. Non può fare del male. Stringi i denti e… no, ok, esempio sbagliato. In bocca al… no. Vabbè, buona fortuna.

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  2. Insegui la tua ombra ma vedo che insegui [ancora] anche Camilleri.
    E si fa sempre del male anche quando non vogliamo farne. La differenza sta nell’intenzione, nel volerlo o non volerlo fare. Che poi il risultato non cambia è un’altra cosa. Io però aggiungerei che non cambia nell’immediato; mentre a lungo andare poi certe cose si staccano dalle altre e assumono un valore diverso. Sono dolori diversi, e fanno la differenza. Come quando ci si immerge convinti di quello che si vuole ottenere, e poi magari non ci riusciamo proprio come avremmo sperato. E però… noi ce l’abbiamo messa tutta. Poi possiamo sempre migliorare e arrivare a ottant’anni belli e stanchi anche nel nostro semplice sbuffare.

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    1. Amo Camilleri. Più di Montalbano, oltre Montalbano.
      E’ verissimo ciò che dici, non ci avevo riflettuto. L’intenzione di provoca il male può anche non esserci ma è l’interpretazione di chi lo subisce che poi fa la differenza. E questa purtroppo non sempre è corretta. Quando lo è invece, specie a lungo andare, trasforma il ricordo del male in un episodio poco importante rispetto a tutto il resto.

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      1. Purtroppo. Però ci si augura sempre che le persone a cui abbiamo fatto male senza volerlo ci conoscano almeno quel tanto che basta per ri-conoscere la differenza tra l’essere stati cattivi e l’essere stati inevitabili. Inevitabili come lo sono certi dolori inferti.
        E poi, come dici tu, a lungo andare il ricordo del male cambia e però secondo me non si trasforma in un episodio poco importante, piuttosto diventa qualcosa che non avremmo potuto evitare di provare in mezzo (per fortuna) a tutto il resto. Specie se poi il resto vale davvero la pena di ricordarselo.

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  3. Seduta anche io su una di quelle poltrone rosse tra le prime file, ero persa tra i bisbigli della gente e i miei pensieri. Pian piano però mi sono ritrovata. Le tante meravigliose parole dei protagonisti di quel pomeriggio, mi hanno riempita, fatto sorridere e innamorata ancora una volta. Innamorata della cultura e di chi mi ha regalato tre biglietti per un pomeriggio di felicità al cubo.

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    1. Mi fa piacere che anche tu fossi lì e sono sicuro che chi ti stava accanto era contento quanto te. Qui mostri lì sul palco tra l’altro, parlando e raccontando, riescono pure a tirare fuori il meglio da chi li ascolta.

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  4. Ma guarda..ho letto di un’ombra che sorride, che si gode la primavera che arriva. Un’ombra felice per l’assenza di luce. Un’ombra lieve, che vive la sua giornata contenta d’esser ombra. Io che credevo che le ombre fossero la parte scura dell’anima, quella che si fa fatica, certi giorni, a portarsi appresso. Invece no, le ombre sanno vivere anche senza lo scintillio della luce, e stanno bene così. Forse la tua ombra è perfetta integrazione della tua luce, ed è per questo che vive così lieve. Forse sono le parole che hai scelto e l’aneddoto di Camilleri che hai raccontato. Anche se credo che Camilleri sia solo un’ospite marginale in questa storia. La tua ombra, in corsia, che vuol pareggiare con la luce, quella è la storia. Passano calma e serenità dalle tue parole e passano spesso. Parli di te, in piscina o in Africa, e anche quando fai uscire l’ombra, non è mai un fondo nero e pauroso. Si sta bene, qui, fra le tue luci e le tue ombre. Io sto bene.

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    1. Le tue parole sono sempre belle nei miei riguardi e mai banali. Soprattutto mi accorgo che non leggi con superficialità, anzi riesci a cogliere qual è il vero senso di ciò che scrivo. E’ un piacere conoscerti, vetrino. Anche la mia ombra ne è contenta.

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  5. L’ombra fa parte di noi! Non accettarla sarebbe come non accettarsi. Complimenti per la gara, sei un vincente, anche se non hai vinto! E ti dirò… Invidio come hai trascorso il pomeriggio. Da anziani così c’è tanto da imparare 😀

    Buona giornata.

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  6. Quante ombre incontriamo nella nostra vita? Tante: quelle di chi ci è vissuto accanto ed è svanito, quelle di chi ci ha amato e non ha resistito ad altri richiami, quella di figure storiche rimaste nei libri, quelle dei nostri avversari, quelle di un vecchietto che si siede accanto a noi..e poi le ombre dei libri letti, dei film visti, di quadri ammirati…ombre…L’importante è non farle svanire nel sole della vita, ma racchiuderle nella nostra stessa ombra, che sempre possiamo trovare quando lasciamo che il sole ci accarezzi le spalle incitandoci ad andare avanti, magari in una bella giornata di primavera, dove una persona di rara sensibilità non gli dirà che ama l’estate.

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    1. Grazie Fulvia, sono parole che condivido in pieno. Quelle ombre, più che un riflesso, sono un contenitore di noi e delle nostre esperienze che si arricchiscono quando ne incrociano altre.

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  7. “Starò zitto e lascerò che decida in autonomia se prendermi o farmi raffreddare”. Vorrei anch’io; sapevo farlo, se non ricordo male bisogna non aspettarsi niente e guardare avanti.

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  8. Parafrasando una famosa citazione, l’ombra, la nostra ombra, non è da temere: si genera dalla luce, la nostra luce, che splende vicino e con essa si completa.
    E’ vero che a volte ci sentiamo più ombra che luce, specie quando stiamo accanto ad altre luci, forti e abbaglianti, e se da esse sappiamo trarre bagliori di riflessioni e sapienza, anche la nostra ombra saprà arricchirsi.
    Ho conosciuto Camilleri, che non amo come scrittore, ma non posso non riconoscere la sua enorme cultura e la sua grande furbizia.
    Bel post. Lieta di averlo letto e di concludere così questa giornata.
    Buona notte.
    Marirò

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    1. Grazie Marirò. Molto semplicemente credo che siamo luce o ombra allo stesso tempo. Quel che facciamo è dare risalto più all’una o all’altra a seconda di come viviamo determinati momenti. Ma non è detto che l’ombra sia il lato oscuro, cioè quello peggiore. E’ un altro lato, che ci completa.
      Grazie come sempre per le belle parole.

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  9. Vivere è anche far del male a chi si ha accanto, è inevitabile. E così faranno con noi. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia, da non dimenticare. È tutto in equilibrio, o quasi.

    (www.angolodiscrittura.wordpress.com)

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