The great gig in the sky

LunaQualche giorno prima di partire per la missione africana scopro di avere a casa il CD di The dark side of the moon dei Pink Floyd. Qualcuno direbbe: come è possibile che avevi a casa un album di tale mastodontica portata e non lo sapevi? Quel qualcuno non mi conosce e io stesso ho ancora parecchi lati del mio carattere da scoprire. Tanta, troppa gente ultimamente mi sta dicendo di non conoscermi e io non posso che prenderne atto e, per quanto possibile, cercare di ovviare. Credevo e mi vantavo di essere un libro aperto, scopro e mi vergogno di essere un libro sì, aperto, ma con tante meno pagine e parole di quelle che pensavo di aver scritto e detto. Sono un libretto, un Bignami di quel che voglio essere, un’edizione tascabile di un volume che non ha nemmeno tutto questo gran valore.
The great gig in the sky è la canzone che, insieme ad altre due o tre, ho ascoltato a ripetizione negli ultimi due mesi. Già, i fottutissimi ultimi due mesi, quelli che mi hanno portato, ancora una volta, a cambiare strada, a prendere decisioni drastiche, a farmi e fare del male, a causa della mia stessa incapacità di comprendermi. E tutto per il maledetto vizio di non fermarmi, di rallentare magari, ma di andare sempre e comunque avanti, anche quando coloro che mi stanno accanto non riescono a tenere il mio passo, lento quanto possa essere. Quel cielo, lì in Africa, aveva un aspetto diverso da quello che ero abituato a vedere. L’ho ammirato tutte le notti, perché era di notte che lo dipingevo, e sempre c’era quella luna penzolante ad illuminare ogni cosa. C’erano pure le stelle, ogni sera una manciata in più, così tante che sembrava pogassero per trovare spazio e risplendere. Insieme, a gruppi, come il gioco di unire i puntini della Settimana Enigmistica, formavano delle strane figure, dei disegni bidimensionali che per definizione non potrebbero stare lassù, dove le dimensioni contano. Costellazioni le chiamano. Non ne ho mai trovata una decente. Mai una sagoma o uno scarabocchio tale da poter individuare Orione o il Capricorno. Per me sono stelle messe lì a casaccio che, quando servono, cadono e realizzano un desiderio. Non cadono tutte però. Sono solo le più deboli, quelle sconosciute che, strattonate dalle altre, scivolano e finiscono a terra regalandoci un sogno. Io ne ho raggiunti tanti e mi chiedo a quale prezzo. Se la tenacia di camminare e raggiungere i miei traguardi mi porta di continuo a strappare una stella dal firmamento, goloso come sono mi ritroverò presto sotto un cielo spoglio, dove solo la luna, ammesso che non si spenga per vendetta, potrebbe farmelo ammirare. Ingordo, forse è proprio il cielo che desidero. Pezzo per pezzo lo sto consumando tutto e continuerò a farlo finché mi renderò conto che averlo in tasca non serve. Perché il grande spettacolo è tale se è alla portata di tutti, se lo si può condividere, se può fare da sfondo ad una storia senza sovrastarla, se resta nel cielo.
Non mi conosco. E non ho paura di morire, qualsiasi momento va bene, non mi interessa. Perché dovrei averne paura? Non ce n’è motivo… devi andartene prima o poi. Non ho mai detto di aver paura di morire. OK, prima però devo rimettere a posto tutte le stelle che ho rubato, rispolverare la luna e incollare al cielo il mio mare, lungo l’orizzonte.

Annunci

63 thoughts on “The great gig in the sky

  1. “Stella” è la parola che più spesso ricorre nella mia vita..sono ignora di stelle,delle loro luce,dei loro sogni spezzati,delle loro promesse,della loro speranza.Se potessi mi tufferei nel cielo,come Alice,lei guardava i gatti,io alzo il naso e tre le stelle cerchi il sorriso di mio nonno.

    Mi piace

    1. Pure io mi tufferei nel cielo per acchiappare le stelle. E’ un po’ quello che dicevo. E mi chiedevo se fosse giusto. Forse è meglio lasciarle là ed ammirarle soltanto, il che non è poco.

      Mi piace

      1. Non le acchiappare per la coda o devo correrti dietro e riacciuffarle.Le stelle le ho tatuate nel cuore e il cielo ” di lucciole” è una tra le poche cose belle alla fine di una giornata buia.Forse ne puoi stringere in pugno uno,per vederla brillare ma probabilmente sarà lei a scapparti tra le dita per tornare nel suo blu.Blu,come il mare…stelle,cielo e mare…sembro una brutta copia di una triste canzone alla Baglioni.Sai una cosa,adesso non ho più paura di guardare il firmamento da sola.
        p.s. ma quanto amore c’è nei sorrisi dei bimbi che hai incontrato in quei 2 mesi..ho guardato i loro occhi e li porto con me,nel cuore..grazie per avermeli “donati”..

        Mi piace

        1. Proprio quei bimbi sono come le stelle che stanno in cielo. Ho capito che non bisogna afferrarle ma lasciarle di libere di giocare e mostrarsi per come sono, non per come le vorremmo. La luce che porteranno sarà una naturale conseguenza.
          Grazie a te.

          Mi piace

  2. Tu sei come un treno in corsa, che ogni tanto rallenta, ma non si ferma mai, Topper, continua cosi’ perche’ la vita e’ una sola, vivila al meglio come vuoi tu, un bacione grande!

    Mi piace

    1. Grazia Laura. Mi confortano queste parole, le ho sempre fatte mie. E’ quando quel treno investe e fa male alla gente che inizio a farmi qualche domanda…
      Un bacione a te!

      Mi piace

  3. Si fottano le stelle.
    Stanno la, appese, a sghignazzare.
    Il paragone col bignami rende bene l’idea di quello che vuoi dire, e ricordati che nei bignami c’è l’essenziale. Come nel blog. Lasci qui quello che decidi di lasciare e completi la tua prosa autobiografica. Il bignami è fondamentale. Come fa un lettore, senza?

    Mi piace

    1. Nel Bignami c’è l’essenziale, vero. Ma l’essenziale di ciò che chi ascolta vuol sentire, di ciò che chi legge vuol legge. Non è chi lo ha scritto a decidere cosa scrivere. Né tanto meno sono i contenuti a potersi mostrare come vorrebbero. Se io sono il Bignami, il lettore è il primo pensiero. Ma io non voglio essere il Bignami.

      Mi piace

      1. Tu sei tutto quello che vuoi essere, chiunque scriva lo è. Non sei meno ” tutto” solo perché esci in pillole una volta a settimana. Ho voglia di leggere ancora, ho voglia di leggere altro.

        Mi piace

        1. Non è quello che intendevo.
          Le vite, in privato, non basta raccontarle, e poi si somigliano un po tutte.
          Credo che nello scrivere e nel leggere ci sia modo di essere veramente se stessi. Almeno per me è così.
          Dell’utilità, mia personale, che trovo nel farlo, beh, la sto ancora cercando.

          Mi piace

        2. Beh, chiaramente era una battuta. Anche perché non ne sarei capace. Potrei solo scrivere senza passione un resoconto dei fatti salienti. Il bello del blog è l’assenza di limiti e regole. O meglio, ci sono. Ma si possono superare con facilità e, quando ciò avviene, vengono fuori gli scritti migliori.
          Non è detto poi che debba per forza esserci un lato utile. A volte, anzi spesso è quello del piacere che prevale.

          Mi piace

  4. Dipende solo da te se decidere se rimanere con il cielo in tasca o se vuoi condividere la meraviglia delle stelle con chi ti sta accanto. Ma tu vivi con quello che senti dentro, capirai quando la vena di cambiare per qualcuno.
    Un sorriso, Lila
    p.s. grazie per la canzone Mad World dei Tears for fears che hai consigliato ad Erre.

    Mi piace

  5. Naaa tu non sei un bignami. Sei uno di quei libri pop up per bambini che quando li apri appaiono tutte cose in 3D belle e colorate.
    Eppoi, per conoscere bene le stelle puoi scaricarti un’app.

    Mi piace

  6. Nemmeno io individuo mai un disegno con un senso, in quel cazzo di cielo stellato. E allora – mi sono detto – glielo daremo noi un senso, inventeremo una sagoma, con una forma nuova, e gli daremo un nome. Così avremo un punto, un nostro punto fermo e luminoso. Per fare in modo che le cose che accadono, le stelle che cadono, le lacrime che scendono, ecco, per fare in modo che tutto questo abbia un posto dove tornare, dopo che tutto è sembrato senza senso, dopo che tutto sembrava perso.

    Mi piace

    1. Che poi il cielo è meglio disegnarlo con un pennarello da muovere a destra e a sinistra senza alzarlo mai, di continuo, con forza e velocità, finché tutte quelle strisce diventano un qualcosa di uniforme. Un colore. Quello del pennarello che hai scelto prima di dipingerlo.

      Mi piace

  7. È bello che tu ti faccia delle domande e ti ponga dei problemi. Rubare le stelle e non fare del male a nessuno. Secondo me però non stai rubando proprio niente e se stai facendo del male a qualcuno sicuramente è un male consapevole ma non voluto portato da decisioni che a volte fanno più male a chi le deve prendere che a chi le deve subire. Se vai troppo veloce e le persone non riescono a starti dietro allora pazienza, arriverà qualcuno che invece terrà il passo ma non sentirti in colpa per questo e soprattutto non pensare che questo possa renderti solo che soli davvero non lo siamo mai.

    Mi piace

  8. Io ammiro chi sa “camminare” nel mondo come te, ma credo che a volte bisogna avere la forza di rallentare perchè chi ci cammina accanto possa raggiungerci e magari guardare le stelle con noi. Le stelle, la volta stellata in generale non può avere un disegno, il disegno lo ha creato l’uomo: segni zodiali, piccolo carro, grande carro…Gli unici riferimenti ceri sono la Stella polare, Sirio, Alfa centauri….i disegni delle stelle li facciamo noi, aspetta a noi cancellare o disegnare una stella, riempirla di lacrime o di sorrisi, di amore o di vuorto. Qualsiasi sia il disegno che creiamo ne siamo responsabili perchè l’artista si allontana spesso dai comuni mortali, ma a volte l’artista deve deporre il pennello e lasciarsi avvicinare. Scusa, sono stata lunga, ma quello che hai scritto mi fa riflettere, con serenità e una punta di malinconia.

    Mi piace

    1. Non scusarti, apprezzo molto i commenti che fanno riflettere, specialmente se sono così pertinenti con lo stato emotivo con cui si ho scritto il post. E’ come dici tu quando parli di rallentare o di deporre il pennello. Pensavo di esserne capace e invece mi sono accorto che non è stato così. Era proprio questo il senso del post e tu lo hai colto.

      Mi piace

  9. Non è facile dire qualcosa al di là dei complimenti per il post, non lo è perchè solo tu puoi sapere se è arrivato il momento di rallentare per godere appieno dei frutti di cotante corse e di così tante stelle, adeguando il passo per chi non puoi sempre e solo far correre ansimando o se è meglio continuare quella corsa che ti porterà altre stelle, ma queste, dopo tanta attesa in tasca, potranno perdere parte della brillantezza e potranno essere poi godute a metà.
    C’è del tempo per ogni cosa e raccogliere le stelle in due , con ritmo consono, può essere ancor più bello. La corsa solitaria rischia di sfiancarti e lasciarti con un pugno di sabbia lunare in tasca.

    ho quella compilation, in vinile e in cd e mi piace sempre ascoltarla, anche ora che di correre ho sempre meno voglia e forza. Ma la musica c’è, le stelle ci sono e chiedono di essere godute.Finchè si potrà.

    un abbraccio,
    Marirò

    Mi piace

  10. Non ho mai saputo orientarmi con le stelle, solo starmene stordita al cospetto del loro fragore, di tutta quella luce…
    Come dici tu le poche certezze che pensiamo di avere si infrangono nel momento in cui ci rendiamo conto di poter anche spegnere o smarrire qualche stella lungo il nostro cammino, non so darti un consiglio caro Topper, so solo che non bisogna fermarsi. Ognuno ha la sua Via Lattea e la sua Stella Polare quando riesce a trovarla, le strade sono tutte diverse, a volte si incontrano, a volte filano parallele per un lungo tratto, a volte si perdono…Andiamo avanti e facciamo del nostro meglio per portare un po’ di luce anche noi, se poi saremo supernove o stelle cadenti non importa…

    Mi piace

    1. Con parole diverse hai espresso, credo, il mio stesso pensiero. Andare avanti è la cosa migliore che possiamo fare per noi e per chi ci fa compagnia sotto le stelle quando decidiamo di osservarle.
      Grazie per questo pensiero.

      Mi piace

  11. Andare avanti verso i tuoi traguardi o fermarti per non perdere chi ti sta accanto.
    Penso che, se non è raggiungibile un compromesso, devi cercare di capire cos’è veramente importante per te, di cosa non puoi e non vuoi fare a meno.
    Non ci può essere consiglio, tu solo, e nessun altro, puoi decidere l’ordine di priorità delle cose, perché è la TUA priorità.
    E le stelle, come noi, stanno a guardare.

    Mi piace

    1. Eh già, devo decidere io e odio farlo quando la testa e il cuore non vanno d’accordo. O l’istinto e la ragione. Al momento continuo ad andare avanti nonostante passo dopo passo tante sicurezze vacillano. Vediamo che succede. Lo dicono anche le stelle.
      Grazie per essere sempre presente qui.

      Mi piace

  12. in macchina ascolto spesso il delirio di Clare Torry e lo gorgheggio con lei, con risultati ovviamente penosi e penosa commozione.
    Ultimamente mi sto esercitando nella parte del sussurro al minuto 3:33, difficilissimo.
    Le stelle sono un po’ stronze.

    Mi piace

    1. Prima e dopo quel post ho cercato su Youtube tutte le voci che hanno interpretato quel pezzo. Clare rimarrà nella storia, anche per come è nata quella collaborazione. Ma su YT ci sono certi versioni live meravigliose, da far rabbrividire. Mi sono reso conto di quanto sia difficile cantare così (e non che io, maschio, ci abbia mai provato!).
      Quel sussurro lo conosco bene, fantastico. E le stelle, si sa, alla fine fanno quel che cazzo gli pare.

      Mi piace

  13. Sai, Topper, in questo momento.. e forse da un po’ di tempo a questa parte, mi sento come una di quelle stelle deboli, come dici tu. Mi sento morire, precipitando a una folle velocità e bruciando, bruciando, finché non resta più nulla oltre che polvere e cenere; e la mia morte realizza i sogni altrui.
    Non riesco neanche a stare al passo, la vita mi sfugge di mano. La vita che altro non è che quella stessa polvere di cui ero fatta, mi sfugge tra le dita e darei di tutto per poterla riportare indietro e provare ancora e ancora a non bruciare e a non farmela sfuggire. Ma è l’ordine delle cose, giusto? In fin dei conti essere una stella morente è essere come il libricino a cui vengono strappate tutte le pagine, ad una ad una… Non so neanche cosa rimanga del mio libro se non una copertina rovinata e logora.
    Ma tu…. non sei un tascabile, Topper… Le stelle che cadono aggiungono pagine. Se non ti conosci è perché sei un libro più grande di quanto tu creda, magari con una trama intricata, capitoli che si conciliano difficilmente. E poi quella delle persone di poterti conoscere è solo un’illusione. Forse anche la tua è un’illusione, per certi versi.

    Mi piace

    1. Beh, nemmeno tu sei stella, non come la intendi. Forse sei un libro, quello che descrivi, con la copertina rovinata e logora. Sono i libri migliori quelli, hanno un valore affettivo enorme potenzialmente. Ed è su questo potenziale che sia io sia tu dobbiamo lavorare. La vita è una e al di là delle metafore va vissuta e affrontata quando necessario. Siamo fortunati a poterlo fare, questo dovremmo capire.

      Mi piace

      1. Va vissuta e affrontata.
        O lo dimentico spesso oppure non la affronto nella maniera giusta, a patto ne esista una davvero giusta.
        Eh sì, non sono una stella, però chimicamente una volta, all’alba dei tempi, lo ero… Mi consola molto questa cosa. Chissà da quale luogo lontano provengano gli atomi che mi compongono oggi… Così come quelli che compongono te. Magari un tempo eravamo parte di galassie vicine, o magari lontanissime tra loro. Senti questa nostra infinità?…

        Mi piace

        1. Sì, l’avverto. È quasi tangibile. Ha un colore e un sapore. Bianco latte. Magari un tempo eravamo galatine vicine, nello stesso pacco. Poi ci hanno mangiato. Insieme.

          Mi piace

    1. Sono persone anche in Africa, con pregi e difetti. Oltremodo quella terra è così vasta che non si può generalizzare. Mi dispiace che non ne abbia un buon ricordo. Personalmente, nonostante qualche elemento di disturbo, apprezzo molto la gente per cui mi impegno e che mi ripaga abbondantemente.

      Mi piace

  14. c’è da dire che non rimango molto spesso senza parole.
    questo post me le ha tolte.
    è un’immagine così chiara e reale di quello che spesse volte non riesco a esprimere che se avessimo avuto questa conversazione faccia a faccia mi sarei seduta in silenzio a fumare una sigaretta.
    e paradossalmente, è anche una bella cosa.
    solo che mi chiedo, le stelle che abbiamo rubato, dove cazzo le abbiamo messe?

    Mi piace

    1. Se invece di una sigaretta ci facessimo una canna, parlerei anche io faccia a faccia delle stelle, l’universo e tutto quanto. Ti direi che le stelle rubate le abbiamo in tasca ma siamo così abituati a cambiare abito che spesso si spengono nell’armadio senza che ce ne accorgiamo…

      Mi piace

  15. Dicono che all’inferno faccia un caldo boia e che in paradiso ci si annoi a morte. Tieni strette le stelle. Forse le anostre anime bambine si potrebbero divertire a giocare a ‘Stella’!
    sherachimiamamiseguechinncelannunjafàvordi’chennceprova 😉

    Mi piace

Commenti?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...