Duemilache

ConcertoPur non avendoci mai nemmeno provato, prima che lo facciano gli altri, lo faccio io: tiro le somme sull’anno che volge al termine e butto giù qualche buon proposito per quello che verrà. In realtà non ho mai creduto che esista discontinuità tra un anno e l’altro o tra una stagione e l’altra. Con molto senso pratico, credo che ci possano essere al massimo esperienze che si aprano e si chiudano e che poco o nulla abbiano in comune con il calendario. A meno che, non so, si tratti di un contratto in scadenza o di una ricorrenza da festeggiare.
Oggi scrivo perché in settimana ho ufficializzato la mia partenza per la nuova missione in Africa e sono molto preso da questa notizia, dato che è trascorso oltre un anno dall’ultima volta. Ho già cerchiato con il pennarello rosso i giorni. Ho anche iniziato a chiedermi quanto siano cresciuti i “miei” tremila bambini. Se sono cresciuti, se sono ancora al villaggio, se sono vivi. Manca ancora un mese però e questo, più che uno dei buoni propositi, è ormai una certezza che arricchirà il mio 2014.
Il 2013 tuttavia è stato un anno speciale. Fosse stato per i Maya nemmeno avrei dovuto esserci. Invece non solo ci sono stato, ma ci sono stato benissimo, sono stato in tanti posti, sono stato felice e soprattutto, come sempre sottolineo, ho fatto.
Ho viaggiato. Oltre ad alcune mete consuete, tra cui la splendida Sicilia, sono tornato in Giappone, ho girato tutta la Scozia, ho finalmente visitato Praga e ho potuto conoscere tanti paesini, non lontani da dove vivo, che hanno fatto a gara per meravigliarmi.
Ho saltato e cantato. Ne ho scritto più volte: quest’anno ho assistito ad una marea di concerti. Ho speso un capitale e ancora oggi ne pago – nel vero senso della parola – le conseguenze. Ma ne è valsa la pena. Probabilmente ho visto più artisti e gruppi la scorsa estate che in tutta la mia vita precedente.
Ho vinto. Inaspettatamente in primavera è arrivata una medaglietta dal nuoto, la seconda della mia carriera agonistica, un bronzetto misero scaturito da una serie di circostanze fortuite che si ripeteranno con la stessa cadenza di un’eclissi solare.
Ho smesso. Tra tante passioni che si avvicendano per occupare il mio tempo, una è finita in secondo piano e, giusto due mesi fa, è uscita di scena. Dopo diciassette anni ho smesso di arbitrare. Pallavolo. Ero arrivato alla serie B, non sarei andato oltre e avevo perso stimoli, continuando eventualmente solo per denaro. E io per denaro non ho mai fatto niente. Nemmeno lavorare.
Questo solo per ricordare gli avvenimenti più significativi. Potrei aggiungere diverse altre foto all’album, temo però che non ne basterebbe uno per raccoglierle tutte.
Il 2014 inizierebbe con l’Africa se non fosse che pochi giorni prima, esattamente nel periodo di capodanno, sarò su quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno per trascorrere parte delle feste con gli amici che più amici non si può: i pellegrini incontrati durante il cammino di Santiago. Una nuova rimpatriata, un nuovo incontro per rinsaldare un legame ormai fraterno.
Viaggerò senza dubbio anche l’anno prossimo e ho almeno un paio di mete in testa, portafogli permettendo. Il problema è che al momento, oltre ai soldi, mi manca perfino il portafogli, nel senso che non ho la possibilità di mettere da parte nemmeno un centesimo. Giusto per infierire, mi hanno messo a conoscenza del fatto che in estate sbarcheranno in Europa i Pearl Jam. Farò di tutto per vederli a Milano e ad Amsterdam, poi chissà. Ma arriveranno anche i Metallica e non posso perdere il concerto di chi ha riempito le mie colonne sonore per un decennio. Per non parlare degli Arcade Fire e dei Queens Of The Stone Age. E non credo sia finita qui. Cazzo, dovrò vendere un altro rene.
Un’altra bellissima notizia che mi darà gioia viene da mia sorella: a luglio, dopo quasi dodici anni, diventerò zio per la seconda volta. Ho amato e amo tantissimo mio nipote anche se, ora che è grande, mi snobba ma il fratellino o la sorellina non avrà meno attenzioni. E lo (o la) obbligherò a ricambiarle.
Insomma, per essere un tipo che storicamente ha sempre vissuto alla giornata, direi che qualcosa in programma ho anch’io. Ma a rafforzare il concetto della mancanza di una linea di demarcazione tra un anno e l’altro c’è quella sensazione di paradiso che mi avvolge da quando ho incontrato lei. E’ stata lei il mio 2013, il simbolo di un anno speciale. Sarà lei la protagonista del 2014 e farò il massimo affinché lo sia negli anni a seguire. Nel calendario con le date dei viaggi, dei concerti e di tutto il resto, non esiste un giorno in cui non sia presente il suo nome. E il presente è ciò che conta davvero.

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