A 33 giri

I Motel Connection – mai sentiti nominare prima del primo maggio – e una discreta cover band dei Pearl Jam hanno inaugurato la mia stagione concertistica. Tra poco arrivano i Green Day e poi The Killers. A quel punto dovrei già essere abbronzato, se questo cazzo di clima capisse che ormai siamo in estate. I giapponesi lo avevano capito tre mesi fa, quando i ciliegi hanno sputato i fiori in anticipo rispetto agli altri anni. Infatti ho dovuto raggiungere Kyoto per vederli ma non mi è dispiaciuto, anzi. Kyoto è un gioiello di città, a parere di molti la più bella del paese. In effetti il Giappone ha molto da offrire. Credo che non paghi le bollette della luce e dell’acqua, visto il consumo esagerato che ne viene fatto. Senza parlare del cibo, del pesce soprattutto, gustato dal mio palato in tutte le forme possibili. Come quella volta in cui, alle dieci del mattino, passeggiavo per Den Den Town e ho ceduto alla tentazione dei takoyaki, le polpette di polpo fritte in pastella. Buonissime. Den Den Town è il quartiere dell’elettronica di Osaka ma anche dei manga e dei suoi derivati, umani e non. E’ il luogo dove la tecnologia dovrebbe costare meno, dove centinaia di negozietti, uno accanto all’altro, si fanno concorrenza a colpi di insegne luminose e prezzi bassi. Bassi però non come una volta: la globalizzazione ormai rende tutto più vicino. A Den Den Town, quella mattina in cui ingurgitavo takoyaki passeggiando per le strade ancora deserte, un oggetto mi ha colpito. Io sono fatto così: quando voglio una cosa devo averla. Se non la ottengo nell’immediato le possibilità sono due: o mi passa di mente o mi passa di mente e poi ritorna. Quasi sempre, dopo un paio di giorni, non riesco nemmeno a ricordare perché la volessi. Quando ritorna però vuol dire che non si trattava di un capriccio ma di qualcosa a cui probabilmente tenessi. Parlo di oggetti materiali, cose appunto. Le emozioni, i sentimenti, le persone, i viaggi fanno parte di un’altra categoria di desideri.
Un giradischi. Io volevo un giradischi. Uno di quelli vecchiotti, magari usati, a metà tra il vintage e il moderno, affidabile e con un tocco di personalità. Un anno prima lEi, venuta a sapere di questa passione che stava prendendo forma, mi aveva persino regalato un 33 giri. Manco a dirlo, era la riedizione di Ten dei Pearl Jam, un doppio album, uno dei più bei regali che abbia mai ricevuto. Non l’ho ancora ascoltato. Perché quel giradischi, in quel negozietto di Den Den Town, l’ho comprato con il cuore, non con i soldi, l’ho pagato l’equivalente di trenta euro, l’ho portato con me per tutto il giorno e per tutto il viaggio di ritorno dal Giappone, dentro la valigia, ma non ho ancora potuto accenderlo per una serie di motivi che alimentano sempre più la voglia di vinile. Prima la presa di corrente: quella dei nippocosi è diversa. Va be’, trovo un adattatore e risolvo. Poi la cinghia: si era sfilata e, da profano, per giorni ho cercato di capire come sistemarla. Quando ho visto che era una cazzata, mi sono sentito ridicolo. Poi l’amplificatore: serve, non serve? Non lo so ancora. E le casse. Saranno l’ultimo atto del processo di produzione. Adesso il problema è il voltaggio. Per me Volta era quello della pila e lui stesso non poteva immaginare che da lì sarebbe nato tutto ‘sto casino. Perché il Giappone è differente anche per il voltaggio nelle abitazioni. Nella mia tenda il giradischi non funziona. Serve un trasformatore. OK, lo troverò senza spendere tanto, è solo questione di tempo. E il tempo io non l’ho avuto. Tra allenamenti e gare di nuoto, partite di pallavolo da arbitrare, riunioni ed eventi per Kitchen Party, lavoro mio e per Mamma Africa, amore, libri, cibo, sesso e cazzeggio, ho trascurato due aspetti fondamentali delle mie giornate: il blog e la musica. Il blog ha sempre vissuto di alti e bassi, dopo nove anni mi sembra anche normale. E’ ancora qui e oggi l’ho ripreso in mano dopo un mese di astinenza. La musica non è solo il giradischi, è tutto il resto, oggi. Sì, i Motel Connection non sono malaccio e i Pearl Jam, anche riprodotti da una pseudo cover band, sono i sempre i Pearl Jam. Oggi però si ricomincia. Ho scritto questo post che farà pure schifo ma riempie un vuoto e tra qualche ora sarò sotto il palco al concerto dei Green Day. Arriveranno poi The Killers, The National, i Muse, The Smashing Pumpkins, gli Atoms For Peace, i Depeche Mode, Roger Waters e il suo The Wall, i Blur e io sarò lì e chissà che in mezzo non possa metterci altro, come un vinile su un piatto a 33 giri.

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48 pensieri riguardo “A 33 giri

  1. la magia dei giradischi non muore mai.
    quella dei motel connection dopo 3 o 4 o 5 concerti un po’ si.
    il fascino di samuel invece no, anche se è alto la metà di me.
    scambio un trasformatore con i ricordi del tuo giappone.
    avrei tanto bisogno di un ricordo bello, non troppo lontano.

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    1. Infatti dubito che rivedrò i Motel Connection prima di un paio di anni. I Subsonica invece potrebbero convincermi.
      Del Giappone ho scritto tanto, i ricordi devi farli tuoi, i miei contano poco. Non dimenticherò mai però i bambini delle scuole in gita a Hiroshima che mi chiedevano un autografo e una foto insieme per il solo fatto che non avessi gli occhi a mandorla come loro…

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  2. Attenzione a non fare il figo e, anche se nel tempo ho abbandonato i Subsonica e i Motel Connection non mi hanno mai convinta troppo, non toccatemi Samuel, per carità.
    Il blog, il bello che c’ha, è che anche se lo abbandoni per un po’, lui si muove di vita propria pur non tradendoti mai.

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        1. Mi hanno segnalato adesso che mi avevi citato in un tuo post qualche tempo fa. Sono stato latitante nell’ultimo mese e non avevo letto. Poco fa sono andato a cercare e che dire? Grazie davvero…

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  3. Eccoci. Anche io poco tempo per scrivere, sono sempre troppo sobria!!
    Parlavi di un piatto per i vinile? Io ho il mio, pioneer, datato pieni anni 80 stupendo, con tanto di amplificatore jbl come le casse in legno che non vedo l’ora di mettere nella mia cuccia non appena quei bastardi si decideranno a terminarla.
    A proposito, il piatto aveva un problema di cinghia e la puntina non c’era più. Spesi circa 120 euro per rimetterlo a posto Anche se il tizio mi aveva caldamente consigliato di prenderne uno nuovo. Maii
    Baci

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  4. I Motel Connection a me piacciono tanto, li conosco da anni perché mi piacciono anche i Subsonica 🙂
    Tanta (buona) invidia per la musica che ti invaderà tra un po’ e anche per i 9 anni di blog e anche per tutte le cose che fai 🙂

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  5. Il vinile può essere un amore per la vita. Ma richiede grandi capacità di amare.

    Fuori tema: quel blog a cui hai chiesto accesso è “solo” un vecchio diario. Pagine finite, nessun aggiornamento. Ma i diari, come i vinili, non si buttano. Al massimo si perdono.
    E non credo tu abbia tempo per leggere quella cosa là.
    Mezzastrega
    (mezzastrega.iobloggo.com)

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    1. Avevo il link non aggiornato, ti collegavo a quello. Non è questione di tempo, è questione di interesse. E se dopo tanti anni siamo ancora qui a scambiarci commenti vuol dire che quei diari ci piace leggerli e scriverli ancora.

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