Black Rebel Motorcycle Club – Berlin

Puntuali come un treno giapponese, ecco che in questi giorni ed in queste ore in particolare fioccano da tutte le parti ed in tutte le forme i buoni propositi e le speranze per il nuovo anno, chissà perché sempre e inevitabilmente migliore di quello in via d’estinzione. Non sarà lo scoccare della mezzanotte a cambiare le cose né il sorgere della prima alba del 2013 né le mutande rosse o le lenticchie. Come la dieta che inizia il lunedì, la palestra a cui ci si iscrive nella stagione autunnale o il parrucchiere dove si va il sabato. Non sarà un cambio di data a rendere le nostre giornate più felici, non saranno quegli odiosi bigliettini di auguri virtuali a darci ciò che vogliamo, non sarà il tre costante nel datario al posto del due a realizzare i nostri progetti, sogni, intenti o desideri che dir si voglia. Saremo noi.

Tutte le strade portano a Roma

Lo so, è presto per parlare del 2013, soprattutto a due giorni dalla fine del mondo. Ma io, che comunque raramente prendo impegni e programmo le mie giornate, ho iniziato vagamente a pensare alle vacanze dell’anno che verrà. Se verrà. Non ho mai amato i viaggi comodi e ultimamente ho dedicato il mio tempo extra ad esperienze profonde e significative come il cammino di Santiago e il volontariato in Africa. Non è facile trovare emozioni così forti. Almeno non per il mio portafoglio e la mia testa. Mi sono chiesto cosa potrei fare di altrettanto entusiasmante nei prossimi mesi, dove e con chi potrei partire. Se potrò permettermelo. Nel frattempo ho preso un impegno per una sera di luglio: il concerto dei Depeche Mode.
Trascorro un fine settimana tra le montagne con un paio di amici e, parlando di avventure, ci si confronta sulle possibili mete. Si parla di carnevale in Brasile, primavera in Giappone, giro della Scozia, cammino sulla via Francigena. Facendo spese in città, entriamo in una libreria. Mentre consulto una Lonely Planet, un messaggio mi comunica che Roger Waters arriverà in Italia con il suo The Wall. Torno a casa e la prima cosa faccio è comprare i biglietti per il concerto, anche questo nel mese di luglio.
Due giorni dopo, in ufficio, mentre con impegno faccio finta di lavorare navigando su siti di avventure e viaggi nel mondo, mi giunge notizia che anche Bruce Springsteen passerà da queste parti con la sua band. Non posso perdermelo.
Arriverà anche Neil Young.
E i Muse.
L’ultima, proprio oggi, riguarda Iggy Pop: anche lui sarà qui a luglio.
La mia esperienza profonda e significativa prende forma. Comincio a credere che l’anno prossimo il mio viaggio spirituale mi porterà a Roma. A Capannelle.

Maya, è difficile, tu lo sai

Alla fine Maya ce l’ha fatta. E’ diventata una professionista ed ha interpretato quell’opera di cui non ricordo il nome che, anni prima, era stata portata sul palcoscenico dalla signora Tsukikage, famosa ex-attrice passata di moda come il viola. Maya non aveva molto tempo per realizzare il suo sogno, giusto una ventina di episodi, ma si è dedicata anima e corpo alla sua passione fino all’ultimo e ci è riuscita. A quale prezzo non so. Credo ad esempio che sia rimasta vergine e non abbia potuto vivere la passione numero uno per definizione, quella del sesso e dell’amore. Forse pensava di avere più puntate a disposizione e aveva stabilito delle priorità nella convinzione di poter raggiungere altri traguardi con calma. Forse le importava del teatro e niente altro. Forse era solo un cartone animato. Non lo sapremo mai perché di sicuro Maya è finita.
Tra qualche puntata finirà anche il mondo. Pare lo abbiano detto i prozii di Maya senza però farci sapere come. Un virus, un meteorite, la ridiscesa in campo del divino, un tweet del papa, l’ennesimo cine-panettone, l’infortunio di Messi, non ci è dato saperlo. Tutte le ipotesi sono plausibili ma la certezza potremo averla solo il prossimo 21 dicembre.
Quel giorno io prenderò un aereo. Sempre che arrivi puntuale. Potrei salvarmi nel caso in cui, che so, il mondo finisca con uno tsunami. Un atterraggio di emergenza e niente più pensieri. Potrei dedicare il resto della mia vita a procreare con una hostess su un atollo per ripopolare il pianeta e dare un seguito all’umanità. Ma anche no. Devo ricordarmi di portare in viaggio i preservativi.
E’ chiaro comunque che nessuno crede realmente nel 21 dicembre. Un po’ come avviene per San Valentino o Halloween, giorni assolutamente normali, inutili direi, che però vanno celebrati per volere di un potere più forte. E ci si adegua. Ognuno di noi si sarà posto la domanda che in questi giorni va per la maggiore – come trascorrerei i miei ultimi giorni? – e si sarà dato una risposta. In pochi però, secondo me, si sono chiesti cosa faranno nel momento esatto in cui tutto starà per finire. Io adesso non saprei rispondere. Non ho una passione sola come Maya, che probabilmente aspetterebbe il the end restando comoda sul divano a rivedere in videocassetta l’opera interpretata dalla signora Tsukikage. Non ho animali né figli con cui potrei restare fino all’ultimo istante. Ho un nipotino che però sarà impegnato a distruggere lui il mondo con la Playstation e non vorrà aiuto. Potrei seguire certi radical chic e fare il figo mettendomi a dormire come se nulla fosse oppure potrei isolarmi su un pizzo di montagna per guardare morire il pianeta. Tuttavia, se penso che sto scrivendo mentre un amico mi aspetta da mezz’ora per partire e raggiungere proprio un pizzo di montagna in cui trascorrere il weekend, alla fatidica domanda mi viene da rispondere che, sì, troverò sicuramente il modo in cui vivere degnamente i miei ultimi istanti. Ma, considerato il mio perfetto ritardo in ogni cosa che mi riguarda, è certo che alla fine del mondo non arriverò in tempo.