Senza scarpe

Ancora pochi giorni e si parte. E’ un classico scrivere di vacanze in questo periodo. Durante l’anno si studia, si lavora o si protesta per poter studiare e lavorare. Si lotta insomma. Ma arrivati a luglio e agosto i più fortunati possono deporre le armi e vivere meritati giorni di tregua.
L’estate, più delle altre stagioni, è sinonimo di viaggi, mare o montagna, sole, feste, passeggiate, refrigerio, relax. O anche avventura, sapori nuovi, cocktail con l’ombrellino, villaggi vacanze. Paesi da conoscere, gente da incontrare, lingue da parlare, guide da consultare, ricordi da fotografare, oggetti da comprare, prestazioni da pagare.
Vado anch’io finalmente. Ho scelto un posto caldo quest’anno. Così caldo che non c’è acqua corrente. Perché non ci sono le tubature e gli impianti idrici e fognari. Ci sono i pozzi e i recipienti da riempire e trasportare per chilometri. Nel periodo delle piogge che lì sta per arrivare, l’acqua cade ma rovina tutto. Pure le strade che non esistono e il raccolto che già di suo è scarso. Diventa difficile spostarsi con i pochi mezzi a disposizione perché ogni pozzanghera può nascondere una buca profonda. Si cammina a piedi quindi e si cammina tanto. Senza scarpe perché non le ha quasi nessuno e chi se le può permettere preferisce comprare qualcos’altro per sopravvivere, come cibo o cure mediche o parvenze di cure mediche. Perché anche i medici non ci sono. C’è un poliambulatorio con un tavolo operatorio che assomiglia a un barbecue in pietra su cui arrostire le salsicce e qualche letto con i materassi in pelle bucata provenienti da chissà quale divano di chissà quale donazione. Non ci sono medicine e gli pseudo farmaci che esistono non curano tutti i mali e non possono nemmeno essere distribuiti perché nessuno ha competenze per farlo. C’è un ospedale, in città. Ma la città è così lontana che, se riesci ad arrivarci, vuol dire che stai bene e non hai bisogno di cure. Poi muori il giorno dopo e forse è meglio che morire il giorno dopo ancora, in ogni caso non arrivi a cinquant’anni. Ecco perché ci sono tanti giovani, l’età media della popolazione è di diciassette anni. Vuol dire che a venticinque, se sei vivo, sei un superuomo. E sei pulito e incontaminato. O forse solo incontaminato perché pulito è difficile esserlo. Il verbo lavare non esiste. Lavarsi è quasi impossibile e non previsto da una cultura che da troppo tempo non sa cosa sia l’acqua. C’è la terra, secca e dura. C’è l’aria pura e c’è la malaria. Ci sono le zanzare bioniche geneticamente modificate. Ci sono gli asinelli che non si lamentano mai. Ci sono quelli che si lamentano perché stanno male e quelli che stanno male e non si lamentano, anzi sorridono. Come i bambini, che sono tanti. Dagli una palla, forma due squadre, mettili in campo ed ecco il calcio che piace a me. Si corre, si suda e non c’è acqua, spogliatoio o doccia. Ma ci sono l’entusiasmo e gli abbracci per un gol segnato senza porta e a piedi nudi.
Già, senza scarpe. Riprenderò un cammino che non ho mai interrotto. Porterò poche cose con me e tornerò con un bagaglio di ricordi pesantissimo perché, come mi disse un’amica una volta, in un’esperienza di volontariato paradossalmente è proprio chi parte che ne trae il maggior beneficio. E io sto partendo. Sto per compiere un altro passo e inizio a slacciarmi le scarpe non perché mi fanno male ma perché voglio segnare anche io un gol a piedi nudi.
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77 pensieri riguardo “Senza scarpe

  1. inchino … topperino … io anche questa estate sto a casa .. ferie??? non so cosa siano già da un po’, ma va bene così ..c’è un tempo per ogni cosa ..buon viaggio e porta anche il mio sorriso con il tuo bagaglio, senza scarpe ..

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  2. Attenderò con ansia e curiosità il resoconto, quando sarai tornato! Non mi resta che augurarti buon viaggio, Topper, torna con un camion di racconti e impressioni..”Ti stimo, fratello!” 🙂

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  3. Per me niente ferie quest’anno.Il denaro mi serve per la ristrutturazione della casetta in centro e per la costosa università di mio figlio. Che vita grama vero?
    Ti abbraccio.
    Buon viaggio toppy

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    1. Non mi pare. Hai una casetta in centro e soprattutto un figlio che è più di quanto ho fatto io in tutta la mia vita.
      Tra l’altro sì, le mie sono ferie ma non sto spendendo praticamente nulla visto che non vado a divertirmi.
      Grazie.

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  4. viaggiamo, inizialmente, per perderci. e viaggiamo, poi, per ritrovarci. viaggiamo per aprirci il cuore e gli occhi e per imparare più cose sul mondo di quante possano accoglierne i nostri giornali. e viaggiamo per portare quel poco di cui siamo capaci, nella nostra ignoranza e sapienza, in varie parti del globo, le cui ricchezze sono variamente disperse. e viaggiamo, in sostanza, per tornare ad essere giovani e sciocchi, per rallentare il tempo ed essere catturati, e per innamorarci ancora una volta.
    ed è per questo che i grandi viaggi, come le grandi storie d’amore, non hanno mai una vera fine. (Pico Iyer)

    fossi stato mio vicino di casa,
    le tue foto, al tuo ritorno, le avrei viste volentieri 😉

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  5. Posso capirti benissimo. Sono stata anch’io in posti così… e il bagaglio al ritorno è molto pesante. Il cuore sanguina ed è al contempo grato. Ci ho lasciato la mia vita di prima in quell’esperienza e non è una metafora. Però non rinnego nulla. Sono grata per aver visto e sentito, per aver cambiato prospettiva, per essermi seduta dall’altra parte e per aver capito quel che nessuna parola può esprimere.
    Buon viaggio, Topper.

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    1. Quel che scrivi è ciò che in parte ho già trovato ancor prima di partire. Ma so che è nulla in confronto a ciò che vedrò con i miei occhi.
      Sono sicuro che tornerò con un bagaglio pesante come il tuo.
      Grazie.

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  6. buon viaggio e buona vita. ci sono stata a lungo anch’io in quei posti lì da vita media pochianni. i ricordi sedimentano piano piano, mano a mano che passa il tempo cambiano, è come un caleidoscopio l’insieme di tutti quei ricordi lì.

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  7. bravo topper!
    io andrò in giordania anche se con evidente meno sacrificio del tuo itinerario..
    ti auguro buon viaggio e attendo ansiosa il racconto dettagliato del back to the future (che sarebbe questa terra di mezzo qui)
    chiqs

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  8. Tutto ciò che vedrai e sentirai sarà sempre troppo grande per poterlo raccontare esattamente come l’hai vissuto… Eppure io ti aspetterò per leggerlo e ascoltarlo. Buon viaggio a te.

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  9. Ricordo quando, ogni tre anni, veniva a trovarci la prozia Suor Francesca. missionaria in Africa, e mi raccontava della realtà in cui viveva, dei villaggi, della donne sopratutto, le ragazze alle quali insegnava il cucito, le bambine a cui insegnava a leggere e scrivere… L’ultimo periodo (ora, anzianissima, è in “pensione” in un convento di San Marino, a Roma) lo trascorse in Costa d’Avorio e fu pure, insieme alle suorine sue consorelle, di un sequestro da parte di certi evasi… Una vita dedicata a persone che, da quello che traspariva da quei racconti, sono straordinarie.
    E sicuramente ci vuole qualcosa di straordinario, per lo meno ai miei occhi di donna occidentale abituata ad elettricità. acqua corrente e assistenza sanitari, per sopravvivere e vivere con dignità in realtà del genere.

    Scegliere di fare una tale esperienza ti arricchirà davvero. Ho svolto un anno di servizio civile (una cosa un po’ anomala a metà strada tra lavoro e volontariato… ma tendente più al volontariato per come era la situazione!!!) occupandomi di persone disabili e bambini “difficili”, e ti assicuro che quello che ho ricevuto in cambio da loro era molto più, ma moooolto, di quello che sono riuscita a dare.

    Con questa scelta penso che potresti passare da Topper a Toppest. E sempre bello non porre limiti alle altezze che si possono raggiungere!!!

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    1. Ho fatto molto volontariato, un’esperienza del genere però mi mancava. Ne saprò parlare certamente meglio al mio ritorno ma ti ringrazio per quello che dici. Sono convinto di poter fare qualcosa e quello che riceverò in cambio lo impiegherò per fare ancora di più.

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  10. Parto anch’io tra pochi giorni. La curiosità ha completamente sopraffatto il timore dell’incertezza, della polvere e della malattia.
    Parto anch’io tra pochi giorni. E sarà un mondo tutto nuovo.
    Buon viaggio anche te.

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      1. Non sono io, vengo da un’altra piattaforma… Rantolante. Sto pensando di rifarmi un blog, qui, a settembre. Vedo che siete tanti e vivaci. Chissà.

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        1. Cara, per me puoi farne a meno, non ne sento alcun bisogno del tuo nuovo blog. Anzi, risparmia al prossimo le tue stronzate, fagli un favore. Anche perché di nuovo non vedo niente. E non deve essere un caso.

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        1. Stasera non riesco a dormire.
          ehi, io non russo. Le donne non russano. Le donne non vanno nemmeno in bagno, se è per questo.
          Se famo una partita a tressette?

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        2. e allora niente.
          mi lasci al mio destino (un libro)
          io ti lascio al tuo (uno zaino)
          a meno che tu non voglia imparare a giocare a tressette.

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    1. Che sia perché la portinaia all’ingresso é una scassapalle? Vuole la password! E pure la mancia. Chi é? Ma quanti siete? Un fiorino!

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    1. Bah, mi si spostano i commenti, invece di scendere salgono. Sapevo che erano elevati, rispetto al resto, ma non pensavo fio a questo punto. Che dipenda dal mio ascendente carismatico?

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        1. Proprio vero. E non ho scritto che mi era venuto il dubbio che la polvere nella vite fosse quella della peronospora! Devo smetterla di auto censurarmi!

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