Su e giù per la Rambla

Una sera come tante, una cena nel giardino di casa di gente che non conosco, un solo amico. Gruppetti sparsi di quattro, cinque elementi che ridono, mangiano e bevono senza aprirsi agli altri. Atmosfera apparentemente conviviale ma di fatto noiosa. Il cibo è ottimo ed è la mia unica compagnia dopo aver ultimato il giro di presentazioni che, come ogni volta, dopo qualche secondo si annulla e non ti lascia in testa nemmeno uno dei nomi sentiti pronunciare. Manca qualcosa. Io non sono in vena. Sono l’unico in jeans, scarpe da ginnastica e orologetto Casio in mezzo a camicie di lino, abitini svolazzanti, tacchi alti e patacche ai polsi. Mangio con le mani dove altri usano il piattino, bevo rossi e bianchi, bionde e scure una dopo l’altra mentre arriva l’acqua che, dicono, non ingrassa. Gioco con il cane, con la cane in quanto femmina e, almeno su di lei, noto di avere ancora un certo ascendente. Tutto lascia presagire una serata storta e inizio ad elaborare il piano di fuga quando improvvisamente sposto lo sguardo sul muretto e la vedo.
Bellissima è riduttivo e troppo elementare come aggettivo, anche perché non è bellissima, è una visione e una visione non è mai così chiara da poter essere definita con degli attributi. Il taglio degli occhi mi folgora. I capelli raccolti mi ingannano: sembrano corti ma quando la sua mano delicata si adopera per scioglierli scopro che, lunghi, le donano ancora di più e che il nero è il suo colore. Il vestitino è estivo ma meno sofisticato degli altri, le scarpe adeguate al portamento, le gambe lisce sorreggono un fisico che sembra perfetto. Non abbronzato, non formoso, con una linea come piace a me che ancora non ho capito se devo smettere di bere. Quello che però mi annienta è il sorriso, ne ricordo pochi così semplici e coinvolgenti. Impossibile non sorridere osservando quella bocca e quei denti, impossibile non osservare sorridendo e cercando di ricambiare ciò che non potrò mai ricambiare, cioè quella sensazione di benessere e pacifica irrequietezza da cui si viene investiti quando qualcosa di tanto affascinante ci sovrasta.  Ed è qui che inizia il conflitto interiore tra el barrio gotico ed el raval: da un lato, il crogiolarsi ad ammirare la bellezza lasciando inalterata la storia e soprattutto il presente; dall’altro il fermento e la voglia di dare un seguito a un mercato di emozioni, tendenze e idee che cercano di trovare una strada e rilanciarsi.
Di fatto resto nel mezzo. Non mi fermo ma cammino su e giù per la Rambla, la sola strada al mondo che vorrei non finisse mai, come disse qualcuno. Perché lei è lì a pochi metri, sorride ignara dell’effetto che ogni suo movimento provoca sui miei passi e non mi dà scampo. Mi guardo a sinistra credendo che non potrò mai parlarle e a destra pensando di dovermi buttare ma so che una minuscola possibilità di arrivare a lei esiste e io devo coglierla. Forse non stasera, forse non domani. Forse l’ho già colta quando ho deciso di scriverne o forse l’ho persa quando lei si è alzata, ha salutato tutti ed è andata via.
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42 pensieri riguardo “Su e giù per la Rambla

  1. E cosi te la sei lasciata sfuggire?
    Sei rimasto abbacinato dalla sua bellezza disarmante e non hai colto l’attimo.
    Magari se avessi consumato non avresti scritto una sola riga
    Abbraccio

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  2. Credo che ogni donna che abbia letto questo post, abbia sognato di aver ispirato qualcuno nello scrivere un post del genere su di se.
    Ecco, io mi innamorerei perdutamente di un qualsiasi Topper, se lo leggessi parlare così di me.

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