Quando ero diverso

C’è stato un tempo in cui ero diverso. Gli eventi mi passavano davanti sventolando bandiere e suonando trombette per farsi notare e io non li vedevo o li vedevo senza curarmene, intento com’ero ad alimentare il mio ego cercando spazio in situazioni entusiasmanti, felici e assurde che meritavano di essere vissute ma che avevano un piccolo difetto: non erano mie.
Quando ero diverso, tu non saresti uscita illesa da casa mia, non pulita e candida come ci sei entrata. Invece non solo hai dormito nel mio letto, ti sei stesa con me sul divano, hai ingurgitato il mio alcool e bagnato la mia doccia ma sei anche andata via portandoti dietro un solo mio bacio sul collo. Perché il rispetto e l’amore a volte non hanno la stessa faccia.
Quando ero diverso, tu eri diversa. Eri più viva, allegra, desiderosa di fare, di andare e non tornare, 
di tornare indietro e ricominciare, di gridare e non tollerare, di lottare pur senza nemici, di muoverti o star ferma spostando il mondo. Avevi quella personalità distaccata e acida tipica del tuo anno, la stessa che ti ha portato via da me e che ti ha fatto finalmente diventare grande. Ti ritrovo oggi spenta e quasi rassegnata, forzatamente allegra e appagata come mi diceva tua madre quando ha capito che saresti cambiata per sempre. Eri migliore quando hai ucciso, il delitto non ha pagato. Ha solo ucciso il morto, rovesciandolo e risvegliandolo.
Quando ero diverso ti avrei mandato a fanculo un giorno sì e uno forse, facendo però la pace la notte nel letto e nel telefono per poterti rimandare a fanculo il giorno dopo. Il mio orgoglio e il mio ego ti avrebbero polverizzato ma si sono fatti da parte lasciandomi solo la voglia di preoccuparmi per te e un mucchio di domande ricorrenti su cosa possa fare per aiutarti, fregandomene delle reazioni assurde che mi vomiti addosso.
Quando ero diverso, a te che resti lì ad osservarmi da lontano all’interno della tua campana di plastica e vetro, avrei recapitato due oggetti: un martello e una matita. Il primo per fare rumore, lasciandoti credere che ti avrebbe aiutato a frantumare un passato recente ma che invece sapevo potesse solo battere nel silenzio assordante del nulla. La matita ti avrebbe permesso di scrivere un nuovo futuro. Breve, perché il temperino lo avrei avuto io. Oggi preferisco di gran lunga tenere io la matita e chiedere a te il temperino. Il martello lo do in testa a quella smorfiosa con gli occhi dipinti che tutti quanti fan ballare.
Quando ero diverso non facevo storie, guardavo quelle degli altri e mi impadronivo di una parte di loro per viverne un capitolo. Ora che sono cambiato, i capitoli li scrivo e invito gli altri a farne parte senza bandiere né trombette, solo con due parole, una porta aperta e un bicchiere di vino.
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43 pensieri riguardo “Quando ero diverso

  1. In due parole: esperienze e desideri che fanno parte di te, come la tua forza interiore che oggi ritrovi. Un finale semplice, meno complicato, di sicuro stimolante e con più luce:-))
    Ti abbraccio…:-)

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  2. So che la tua risposta potrebbe benissimo essere “ma fatti i cazzi tuoi” e forse ci starebbe anche…ma leggevo e non potevo fare a meno di chiedermi “Ma parla di lEi?”
    Lo sai da quanto ti seguo e non ti ho mai negato come il tuo parlare di lEi mi abbia immediatamente colpito e affondato…basta come giustificazione per la mia curiosità?

    ps. voglio sapere anch’io di che anno parli 🙂

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  3. A me invece non interessa ne’ chi sia lei ne’ quale sia l’anno .. io sono felice nel saperti scrivano intento alla stesura di tutti i capitoli ..

    Un saluto 🙂

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  4. I dispari sono sempre più incisivi di quelli pari, sono lo yang, quelli della rivoluzione. Certo che è meraviglioso: sei pieno di statistiche! Nomi, date, anni…voglio l’enciclopedia dell’essere umano firmata Topper!!!

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  5. Assolutamente nulla, anzi, ti assicuro che lo preferirei…
    E se posso darti un consiglio, se fossi diretto da queste parti e MALAUGURATAMENTE avessi bisogno dell’intervento di un tecnico di qualunque genere, NON attraversare il confine!!! Non farlo MAI per nessuna ragione al mondo!! 🙂

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  6. Ma lo sai che anch’io ero passata di qui? Mi ricordo perfettamente la descrizione del tuo profilo… solo che i colori di questo blog mi accecano. Ti devo mandare il conto dell’oculista??? No, non mi serve il cane guida come regalo per il matrimonio… 😛

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  7. Il rispetto e l’amore non hanno la stessa faccia. Emmenomale.
    Ma almeno e’ servita a qualcosa. Ha rovesciato il morto. Il risultato e’ sotto gli occhi di tutti. Soprattutto i tuoi.
    Un gran bel risveglio
    Mi prenoto per il bicchiere di vino

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  8. Prendo il martello per modellare la muraglia della mia vita e distruggere la matita, che il futuro si fotta e si faccia da sè.
    In compenso, tengo il vino.
    Alla mia vista piace questo posto, ma ciò è superfluo.

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  9. Oddio non sono tanto brava a fare recensioni..comunque i suoi romanzi sono sempre ambientati in spagna, i protagonisti sempre bizzarri. Il primo, Quattro amici, parla del viaggio di quattro amici (ma va?) e dei loro vari incontri ed avventure (il mio ragazzo l’ha letto e alla fine si è commosso per quanto gli è piaciuto!), il secondo, Aperto tutta la notte, parla di un’assurda famiglia spagnola. Il terzo, Saper perdere, tratta sempre dei personaggi di una famiglia: una ragazza, il padre ed il nonno, e tutto quello che gli gira intorno. Io ti consiglio Quattro amici, non può non piacerti. Forse qui è spiegato un pò meglio: http://www.ibs.it/code/9788807816970/trueba-david/quattro-amici.html (ma non leggere i giudizi, io non li sopporto!!)
    http://www.ibs.it/code/9788807816536/trueba-david/aperto-tutta-notte.html
    http://www.ibs.it/code/9788807702068/trueba-david/saper-perdere.html

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