La Perla di Labuan

Il tempo è tiranno, si dice. Lo è nella vita di tutti i giorni, figuriamoci in una competizione dove vince chi arriva prima. Tuttavia è stato proprio durante l’ultima gara di nuoto, quella dei millecinquecento metri stile libero, che ho avuto a disposizione una ventina di minuti abbondante da dedicare ai miei pensieri come non facevo dai giorni del cammino di Santiago. E’ stata una gara intensa. Fino al momento del tuffo sono rimasto concentrato su come cercare di essere il più regolare possibile: partire troppo forte avrebbe significato perdere forza a lungo andare, partire troppo rilassato mi avrebbe fatto perdere contatto con gli avversari. Il perdere era contemplato in entrambi i casi. Guardavo gli altri nelle corsie accanto mentre simpatizzavo con i giudici e riscaldavo i muscoli. Anche gli avversari guardavano me mentre i giudici si riscaldavano e io simpatizzavo con i muscoli. Dopo il tuffo sono stato attento alla bracciata per i primi cento metri, necessari a prendere il ritmo e capire se era giornata o non era giornata. Lo era. Una volta presi il ritmo e la consapevolezza che di metri ne mancavano ancora millequattrocento, ho iniziato a pensare ai cazzi miei. Potendo, avrei acceso una sigaretta. Ma non fumo.
Il primissimo pensiero è scivolato velocemente come uno scanner dalla testa ai piedi per ricordarmi che, nonostante in gare del genere le gambe si usino poco, io non le stavo usando affatto. Ho iniziato a batterle proprio mentre mi si affiancava, sulla corsia alla destra della mia, un tipo giallo, non so se giallo per la cuffia o giallo per il costume ma per me sarebbe rimasto giallo per tutta la gara. Andava troppo forte per i miei gusti, alla fine avrebbe pure vinto la batteria. Ho provato a stargli accanto finché ho potuto, poi ho capito qual è la differenza tra uno che vince, lui, e uno che non vince, io: quello che vince rimane concentrato sulla gara anche dopo i primi cento metri, io stavo già pensando alla cena di capodanno visto che ero digiuno e stavo morendo di fame. Il cenone mi ha fatto pensare a Francesca, ad una Francesca qualunque tra quelle di cui ho parlato nei giorni scorsi. Una qualunque perché, per come sono andate le cose, tra una Francesca e l’altra per me non ci sarebbe stata differenza. Eppure il ricordo di un capodanno di qualche tempo fa mi ha portato alla mente un’altra Francesca, una con cui sono stato, con cui ho avuto una storia persino intensa anche se breve. Quella Francesca non a caso era una mia compagna di squadra, nuotavamo insieme. Eppure non smentisce la mia teoria dei rapporti le Francesca perché lei non si faceva chiamare Francesca. Per tutti era Tiziana, anche per i genitori o forse proprio per colpa loro che l’hanno messa al mondo con un nome e poi l’hanno fatta crescere con un altro. Ecco perché non me la ricordavo quando ho parlato delle Francesca della mia vita. Ecco perché la mia teoria rimane fondata.
Nel frattempo ho continuato a contare le vasche. A quel punto avevo nuotato per trecento metri, ne mancavano ancora milleduecento. Cosa vuoi che siano, mi ripetevo. Da quella Francesca, il collegamento logico mi ha guidato ai giorni trascorsi con lei e al perché la nostra storia fosse finita. Francesca Tiziana era molto carina e aveva un corpo perfetto, tonico, atomico direi, come una nuotatrice quale appunto era. Aveva due gambe che ancora ricordo e non solo perché fossero belle gambe ma perché erano fortissime. Ai cinquecento metri ho avvertito una fitta al basso ventre e sono sicuro che la causa fosse da ricondurre a quella volta che, a letto insieme, le gambe di Francesca Tiziana mi hanno avvinghiato e stritolato con una tecnica simile alla mossa del cobra di Antonio Inoki, spezzandomi anche due o tre costole che ancora penzolano dentro il mio torace. Quella storia non è finita a causa delle costole rotte ma a causa della mia idiozia, come tante altre volte del resto.
Intorno ai seicento metri, mentre il giallo iniziava ad allungare, il ricordo delle gambe atomiche mi segnalava che le mie si erano fermate di nuovo. Ho ripreso a usarle e sono riuscito a mantenere un certo ritmo. I pensieri si sono spostati ai tempi passati, sempre tiranni, al poco prima di fare l’amore con Francesca Tiziana e al poco dopo, la mattina di quel capodanno in cui una telefonata le ha comunicato che il suo amico era morto e io non le sono stato vicino pur essendo nel letto con lei. Quel pianto non potrò mai dimenticarlo. 
Non l’ho dimenticato nemmeno quando ho toccato il bordo vasca ai mille metri, in quel mezzo secondo in cui ho girato gli occhi per vedere in quale posizione stavo rispetto agli altri. Ero secondo dietro al giallo ma ancora per poco perché il terzo, la Perla di Labuan, era troppo vicino a me e troppo pimpante per non essere in grado di superarmi. Ho iniziato a spingere anche io senza rimuovere i ricordi di quell’anno, lo stesso alla fine del quale avrei mollato tutto per cambiare città, amici, lavoro, abitudini, piscina, scarpe, barbiere e deodorante. Ho pensato a quante ne ho combinate, a quante me ne sono capitate, a quelle che non mi sono capitate, a quelle che mi sarebbero capitate se avessi voluto. Perché allora non sapevo dove sarei arrivato e adesso non so nemmeno se ci sono riuscito o ci riuscirò però ne ho fatta di strada camminando per terra, ne ho spostata di acqua nuotando, ne ho solcati di cieli per volare a casa e il fuoco brucia ancora e, anche se alla fine gli elementi saranno sempre quattro, io continuerò testardamente a cercare il quinto.
Il giallo mi ha ormai distanziato e la Perla di Labuan che avevo dietro adesso mi sta accanto. So già che arriverò terzo, questi due oggi sono più forti di me e gli altri sono lontani per raggiungerci. Non mollo però, devo dare il massimo negli ultimi trecento metri con la vita che mi scorre davanti e devo morire negli ultimi cento.
Ci riesco.
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44 thoughts on “La Perla di Labuan

  1. uh sono la prima eddajee..

    ma topper, non so ..ma è cosa bella fare sesso con una donna e farsi rompere le costole?
    ho pensato a me nella situazione inversa e ho avuto paura..si.

    morire negli ultimi cento è molto poetico. E di pochi.

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  2. Da buon atleta quale sei: la voglia di arrivare fino alla fine non cede il “braccio” a qualche pensiero che, nel frattempo, ti è passato davanti. Ed ecco un’altra Francesca (o Tiziana) in qualche posto vicino al tuo.
    Qualunque cosa vogliano fare un uomo e una donna, tu mi insegni (in questo episodio di vita) che se la fanno insieme, confrandosi l’un l’altra, viene meglio. E allora non credo importi neanche piu’ arrivare da qualche parte, tanto da qualche parte si arriva sempre comunque:-))
    Ho aperto il blog e ti ho trovato. Mi auguro che quando aprirai di nuovo questa tua pagina troverai qualcosa di me ad accoglierti…tipo, tipo…un abbraccio:-)))
    Ciao Topper…
    🙂

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  3. Lo so lo so che non era una domanda che richiedeva, obbligatoriamente, una risposta, ma un modo di seguire il flusso delle mie parole…
    Un po’ come ho fatto io, leggendoti. Mi sono sentita fluida nel seguirti. Mi sono sentita una nuotatrice anche io insomma, ma fuori gara:-))

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  4. non sei ancora pronto per vincere la tua gara, forse non ne hai nemmeno davvero voglia. il giallo si, lui era pronto. il giallo si sa, è il colore vincente. arriveranno quando le vorrai davvero, la *gara giusta e, perché no, anche la *francesca giusta. bacio Top

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  5. Non crucciarti per tutti i “non” in cui poteva succedere qualcosa di diverso. A volte, almeno credo, certe cose seguono il loro corso, da sole, per quanto possiamo essere abili noi, sono gia’ meno nostre.
    Lasciati libero di…(puntini puntini)
    :-)))

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  6. Leggerti è un tuffo nella tua testa.
    Ed è incredibile quanto veloci possano essere i pensieri e i ricordi. Più delle gambe,più delle braccia, più di tutto il resto.
    A volte sarebbe bello poter mandare avanti il corpo e affogare i pensieri.
    Altre altre volte no.
    E poi giallo… direi quasi che quella di ieri è stata una domenica gialla, no?
    Ecciao!

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  7. Tre è il numero perfetto.
    (e te lo dice una che ce l’ha tatuato addosso)
    E per l’idiozia e il non stare vicino ti capisco, purtroppo.
    (l’albero in bianco e nero è ottimo, io ora non ho manco più le lucine ché la gatta me le ha tranciate a metà -.-)

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  8. Il trasferimento del blog richiede troppe energie e io sono troppo pigra.
    Però, cambiando piattaforma, avresti potuto cambiare anche ‘sto rosso su ‘sto nero. Ogni volta per leggere un tuo post devo mettere gli occhiali 3D.

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  9. Non capisco come mai la morte, indirettamente, mi perseguiti ultimamente. Lasciando perdere il fatto che in tutti i blog che leggo c’è l’ombra di qualcuno passato a miglior vita, lasciando perdere anche il fatto che alcune persone di mia conoscenza stiano perdendo i loro cari, lasciando perdere anche il fatto che un ragazzo della mia età ha perso il migliore amico ritrovato in camera una mattina stroncato da un infarto. Lasciamo perdere anche i miei cupi discorsi, condotti ormai con chiunque, su morte, vecchiaia, sepolture o cremazioni. Sembra che stia vivendo in una sorta di famiglia Adams: “-Sa com’è, è in quella fase in cui le ragazze hanno una sola cosa in mente. -I ragazzi? -No, uccidere”. Razionalmente mi si potrebbe obiettare che il mondo sia sempre stato così, ma che io non me ne sia mai accorta, eppure anche questa versione mi sembrerebbe un po’ troppo distorta per essere vera. E non per il fatto che la gente non muoia in continuazione, quasi come le fatine di Peter Pan, ma perché non avrei mai pensato di essere il tipo di persona che se ne disinteressa completamente.
    Una donna d’acciaio, la tua Francesca Tiziana… ad avercele gambe così toniche… -.-”

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  10. Ciao! un saluto al volo.. sto cercando di montare la tenda in un’altra piattaforma.. questa dovrebbe essere la definitiva, ..:*
    appena mi sistemo vengo a farti una visita come si deve 🙂

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  11. ..qui, mi trovi qui..sono ancora in fase di prova di entrambe le piattaforme.. per ora mi trovi su quest’ultima ( blogspot) quindi per ora cercami all’indirizzo di quest’ultimo commento 😉

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