Camminando

Così decido di andare a piedi. Esco da casa e, dovendo scegliere tra ascensore e scale, continuo a rifiutare la tecnologia. Mi trovo per strada e ripasso mentalmente il percorso: fino al centro storico, dove ho appuntamento, saranno cinque o sei chilometri, un’ora al massimo.
Non mi trovo nella città in cui vivo di solito, mi trovo in quella in cui sono nato, la stessa che ad ogni mio ritorno mi regala almeno un ricordo particolare o una novità. I ricordi oggi sono tanti perché, camminando, ho la possibilità di osservare meglio cosa mi circonda e cosa è cambiato.
Sono passati anni dall’ultima volta che ho percorso a piedi queste strade, mai lo avevo fatto per tanti chilometri. Guardo le scale d’ingresso al condominio in cui sono nato. Quando ero piccolo quei gradini erano enormi, ora mi basterebbero due salti per arrivare in portineria e immaginare di ritirare la posta dalla cassetta delle lettere senza mettermi in punta di piedi. Lo stesso edificio di dodici piani con il tredicesimo inaccessibile e l’ammezzato fantasma non sembra poi così grande e inquietante. Di fronte c’è l’oratorio in cui sono cresciuto nonostante l’ateismo dichiarato il giorno successivo alla prima comunione. C’è il campetto di basket che il parroco ci faceva usare solo dopo averci obbligato ad assistere alla messa. Anche quello sembra più piccolo ma è vuoto, la nuova generazione gioca solo a calcio e spesso lo fa con il joypad. Ci sono negozi che non hanno mai cessato la loro attività e anzi si sono ingranditi e ammodernati. Non ci sono i negozi che hanno chiuso, come il supermercato che stava all’angolo, sostituito da un centro scommesse che tanto somiglia ad una bisca clandestina e l’autosalone, i cui locali ora ospitano un bazar che dà tutto a novantanove centesimi, compresa la commessa. Mi accorgo che accanto al marciapiede esiste persino una pista ciclabile e, cosa rara, è fatta pure bene, senza ostacoli per i ciclisti. Mancano i ciclisti, ma questo è un altro discorso.
Insomma va tutto bene, i primi passi mi regalano sensazioni positive. Cammino senza avvertire la fatica e senza sudare malgrado il caldo. I ricordi mi assalgono, assaltano il fortino che ho in testa e si sovrappongono fino a fermarsi all’improvviso quando il cervello prende il sopravvento per suggerirmi che la bici di quel venditore indiano di rose che va più veloce di Cipollini mi investirà entro mezzo secondo se non mi scanso. Mi scanso, lo evito, lui evita il palo e le nostre strade riprendono.
Vado avanti senza fermarmi, lo dico e lo faccio spesso. Percorsi più o meno tre chilometri, ai ricordi si affiancano a casaccio alcuni pensieri. Mi viene in mente Marco Simoncelli, lo collego prima a Steve Jobs, poi ad Amy Winehouse e Liz Taylor, con Gheddafi e Bin Laden a fare da contorno. Personaggi che hanno una cosa in comune: sono famosi. Cioè erano, perchè hanno un’altra cosa in comune: sono morti quest’anno. E subito penso ai morti dei terremoti in Turchia e Giappone, alle vittime di Oslo e delle alluvioni qui in Italia. Non erano personaggi famosi, di loro si ricorderanno solo i conoscenti, non passeranno alla storia e non li troveremo su Wikipedia. Tra poco invece è possibile che ci troveremo con le lacrime davanti alla TV a ricordare Cassano o la regina Elisabetta o Pannella. Se siamo fortunati potrebbe accadere a qualche politico, uno qualunque, dal nano del consiglio a scendere. Ma non saremo fortunati, la fortuna non esiste. Siamo noi a doverci trovare un posto migliore, il nostro.
In effetti, penso ancora, è un buon periodo. Non so quanto peso abbia avuto il cammino di Santiago ma mi sembra di stare in pace col mondo. Sono capace di affacciarmi a tutte le finestre che compongono la mia vita e restare lì a guardare il paesaggio senza paura di dover chiudere e tornare dentro. Ho provato a sistemare anche quelle piccole cose che mi davano fastidio perchè in qualche modo erano incomplete e su cui non volevo soffermarmi perchè mi mancava la voglia di metterle a posto. Ecco, ho fatto grandi passi avanti anche da quel punto di vista. Ho recuperato rapporti che credevo perduti, ho portato a termine progetti che aspettavano solo un punto, ho iniziato percorsi di cui dubitavo. Di fatto non è che quelle cose siano cambiate, sono io che riesco a guardarle da un altro punto di vista, più bello, più chiaro, più in alto.
Un’ora dopo arrivo in centro, esattamente al luogo dell’appuntamento segnato con la X, trovo Daniela sorridente.
– Top, quanto tempo! Come va?
– Va tutto bene.

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11 pensieri riguardo “Camminando

  1. uhm……. si anche da me ci sono cose rimaste tipo negozi ecc… è parecchi cambiamenti che dire questa è la vita, ma finalmente sei arrivato a destinazione cioè l'appuntamento con la tua amica ti lascio un sorriso

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  2. Sai che i famosi iniziano veramente a starmi tremendamente sulle balle?

    Soprattutto da quando un tizio famoso, che fa soldi a palate, correndo appresso a un pallone, viene immediatamente ricoverato e "analizzato" perchè vomita, barcolla e non riesce a parlare, mentre una bambina di 14 anni che aveva mal di testa, vomitava e muoveva male un braccio e una gamba, viene lasciata morire…

    Scusa per lo sfogo.

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  3. Quando mi ritrovo a percorrere in bici le strade dove passavo le mie vacanze estive da bambina, ripercorro anch'io con la mente i bei momenti. Poi trovo magari un vecchio che è vecchio da sempre e sembra che il tempo si sia fermato.

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  4. Mi piace quel va tutto bene.
    Sono nata e cresciuta qui.
    Tutti gli affetti sono qui, anche quelli che non ci sono più.
    Mi piace ogni tanto camminare e incontrare persone che non vedo da una vita, i vecchietti del mio paese. Per loro non sono Lupa, mi guardano… e appena riconoscono i lineamenti, mi dicono "tu sei la figlia di Elena, come stai? come ti sei fatta carina!". Come se avessi 10 anni…
    Torno a essere una bambina, torno a essere una figlia…
    E' da una vita che non sono più la figlia di qualcuno.
    Tornano alla mente tanti ricordi.
    Mi piace la sensazione.

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  5. Ma sarà periodo, oh!.. anch'io mi sento così..anch'io, a fine estate, dopo una serie di batoste, ho cercato di completare alcuni puzzle accantonati… e non necessariamente perchè mi interessassero ma perchè senza completare quello non potevo passare a quello successivo… ho chiesto scusa, ho perdonato, ho confermato certe mie scelte ma non mi sono mai più incazzata, che non ne vale la pena. Poi quel che conta, ho compreso, è essere a posto con la porpria coscenza a prescindere da cosa compare sul puzzle ^_^ io lo ero a volte sì, a volte no .. ma sempre in buona fede…ora anche a me va tutto bene, perchè lo sono al 100%.. 🙂

    Ciao Top!!!

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  6. Sì. sono tornata nella mia città, la città più bella del mondo (dopo Terni) ma la mia testa dice che è di nuovo ora di scappare.
    Il Maestro e Margherita è un capolavorone, è la perfezione fatta romanzo. Secondo me Bulgakov assumeva qualcosa per scrivere così bene (ecco, ho appena controllato su google, era morfinomane). L'ho appena finito di rileggere per la seconda volta, volevo anche capire meglio il personaggio di Margherita. Margherita è una donna fortunata ma, mai quanto Daniela.

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