Un mese fa

Un mese fa, in un luogo completamente diverso da questo, avevo una barba lunga, due occhi lucidi e un ginocchio in più. Avevo un diario pieno di appunti e resoconti di giornate intense e incredibili, un lungo elenco di indirizzi email e numeri di telefono, una marea di ricordi. Avevo già lasciato davanti la cattedrale il bastone che per tanti giorni aveva aiutato le mie gambe. Avevo oltre ottocento chilometri sulle spalle. Avevo accanto Marie e Charlotte, ma anche Baltasar e Caspar e pure Julian, Damian e tanti altri di cui non ricordo il nome ma dei quali non potrò mai dimenticare la luce che aveva il loro sguardo. Avevo il foulard di Rossana, il passo di Giovanni, il profumo di Lidia, la minestra di Carmen, i datteri di Robert, il Betadine di Francesco, il Voltaren di Alberto e il Radio Salil di Fabione, gli incitamenti di Chiara, gli occhi di Giulia, le visioni di Gionata, la piscina di Pippo, gli slip di Adele, il bastone di Pablito e il regalo di Maurizio, l’entusiasmo di Paola, il compleanno di Romy, il sasso di Marcelino, il sorriso di David, l’umanità di Jesus. Avevo qualcosa di ogni individuo con cui ho parlato. Avevo regalato il mio cappellino a Bruno che aveva perso il suo. Avevo finito i soldi ma avevo ricchezze inestimabili. Avevo qualcuno che mi aspettava. Avevo una credenziale con ventitré timbri e la compostela da portare a casa.
Un mese fa, in un luogo apparentemente diverso da questo, ero a Santiago. Ero più magro, stanco come non mai e in ottima compagnia. Ero affamato di cibo, assetato di traguardi e sazio di strada. Ero felice da far piangere. Ero nel posto in cui volevo essere sin da quando sono partito ma che non avrei mai voluto raggiungere. Ero chi dovevo essere in quei giorni. Ero vicino a the sheep e nelle mani di Marie. Ero El Ganso, ero The boss, ero Melchior. Ero un nome su un’agenda e un contatto da conservare. Ero parte di una leggenda. Ero senza un ginocchio ma con una volontà di ferro come la cruz. Ero mister quarantacinque chilometri al giorno. Ero un sorriso e un abbraccio. Ero quello con lo zaino più piccolo e leggero. Ero uno dei tori. Ero sweet child o’ mine. Ero fortunato a non possedere nulla. Ero forte e profondo. Ero ateo e lo sono ancora. Ero un pellegrino.
Un mese fa, in un luogo leggermente diverso da questo, facevo l’ultimo chilometro. Facevo fatica a camminare anche se non come i primi giorni. Facevo sorridere qualcuno che mi stava accanto e facevo piangere chi mi stava lontano. Facevo la fila per entrare e uscire dalla cattedrale. Facevo mettere l’ultimo timbro prima di ritirare la compostela. Facevo ancora amicizie. Facevo l’uomo senza averne i requisiti. Facevo il biglietto per tornare a casa chiedendomi dove fosse la mia casa. Facevo finta di non capire. Facevo la prima e ultima telefonata. Facevo programmi che non avevo intenzione di mettere in pratica. Facevo sogni che avrei realizzato. Facevo un pranzo come si deve e un pezzo di sonno in un letto vero. Facevo ancora due passi.
Un mese fa, in un luogo uguale a questo, avevo il necessario, ero me stesso e facevo strada. Oggi, grazie a quello che ho avuto e che sono diventato, posso farlo ancora. Ovunque.

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42 pensieri riguardo “Un mese fa

  1. non sono una che fa complimenti così tanto per farli, ma questo post è… è… è… sono senza parole.

    e poi, Ero nel posto in cui volevo essere sin da quando sono partito ma che non avrei mai voluto raggiungere. è una sintesi perfetta.

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  2. heila 🙂 si….sono alquanto bizzarre….sono la prima ad ammetterlo…in cosa eravamo diverse? Bhè….a dire di molti io (e le persone di cui mi circondo, maschi e femmine) siamo fondamentalmente semplici. Non ci serve tirarcela o guardare dall'alto in basso le persone, parliamo ridiamo e scherziamo con chiunque….invece, a padova va di moda essere fighettini/e darsi arie da superiori, non degnavare di uno sguardo nessuno. quelli che se uno/a bruttino/a saluta loro lo/a fulminano con lo sguardo….

    Oh…io odio tirarmela -.-'

    Bellissima frase: Facevo il biglietto per tornare a casa chiedendomi dove fosse la mia casa.
    E cmq mi piace come scrivi 🙂 trasmetti le cose 🙂 

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  3. E qui vicino a noi, un campione non ha mai trovato quello che hai trovato tu. Ci ha lasciato un grande vuoto. Ma soprattutto una grande domanda. La cui risposta se ne è andata con lui.
    Mi ha fatto bene leggerti. Oggi più che mai.

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  4. magnifico 🙂
    top ora posso rispondere alla tua domanda… va bene, perchè ho incominciato a progettare un viaggio,finalmente ,Perù… maciupiciu (non ricordo come si scrive)… partirò a novembre :)))
    un abbraccio top

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  5. mi sono venuti i brividi, mentre leggevo pensavo già a cosa t'avrei scritto…esattamente quello che hai scritto tu nell'ultima frase 
    ognuno riceve le espereienze che gli servono, io non posso viaggiare, ma credimi è incredibile quanto gente di diverse nazionalità,stato sociale e culturale nel mio cammino ho incontrato,quanto mi hanno arricchito e migliorata..il cammino di santiago può anche non essere il luogo geografico 🙂
    pellegrina mi sento anch'io
    un abbraccio bellissimo caro topper

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