Di aerei e passeggeri

Che io fossi tra le persone più intolleranti in terra è cosa nota. Che lo fossi anche in aria non lo sapevo nemmeno io. E’ durante i viaggi in aereo infatti che mi sono reso conto di quanto sia difficile sopportare certa gente, quella che deve volare e mi costringe ad esercizi di training autogeno per stare calmo e non litigare con nessuno.
Gli esercizi iniziano già al check-in quando puntualmente trovo davanti a me la signora anzianotta che, dopo il no della hostess sul peso o sulle dimensioni, apre la valigia per alleggerirla, sgonfiarla, sedercisi sopra e cercare di farla entrare a calci in quella specie di contenitore che sta davanti ad ogni banco per misurare la grandezza dei bagagli a mano. Pure mio nipote che ha otto anni sa che certe valigie sono troppo grandi per non andare in stiva, la signora anzianotta no. Ma non è una questione di età perché, oltre all’anzianotta, il problema lo ha anche la ragazza fashion che per andare, che so, da Roma a Olbia per tre giorni, si porta dietro due sarcofagi, uno grande da imbarcare con dentro almeno sei paia di scarpe e uno piccolo che, quando va bene, pesa trenta chili.
Fatto il check-in, metto auricolari e musica ad alto volume, respiro profondamente e mi avvio verso la trincea dei metal detector. La signora anzianotta chissà dove si è persa. Davanti a me, nove volte su dieci non può mancare la coppietta formata da una lei pimpante che saltella felice come uno scoiattolo perché sta prendendo l’aereo e un lui con la faccia da giocatore di poker, asettico e impassibile stile funerale perché probabilmente stanno andando a trovare i parenti di lei. Un passo più avanti ecco spuntare l’immancabile manager in giacca e cravatta e la ragazza con il sarcofago piccolo. L’intolleranza verso il manager è causata dal suo aspettare sempre l’ultimo istante, spesso discutendo al telefono, prima di iniziare a mettere nella vaschetta l’orologio, la cintura, il portatile da estrarre con calma dalla borsa, il blackberry, il cellulare con cui stava parlando, il fermacravatta e non so cos’altro. La ragazza con il sarcofago piccolo invece ha sempre qualcosa nelle scarpe che fa scattare l’allarme. In realtà quasi tutte le scarpe delle donne fanno suonare il metal detector, chissà come sono fatte. Le scarpe intendo. Ma anche le donne.
All’imbarco possono mancare quelli che dimenticano il documento o quelli che, nascosto il bagaglio al check-in, si presentano ostentando indifferenza con due borse o con l’ennesimo sarcofago? Non è il caso della signora anzianotta che sta ancora cercando il gate in giro per l’aeroporto o della ragazza che non potrebbe mai essere tanto scaltra. E’ il caso del cazzone di turno. Ce n’è uno in ogni volo e, se non è quello che ha il bagaglio a mano gigante, è sicuramente quello che non rispetta la fila, che si alza da una sedia a metà della coda e si mette davanti a quelli che la fila l’hanno formata un’ora prima, quando la hostess era ancora a casa a sistemarsi i capelli. Io continuo a respirare ed ascoltare musica. Per distrarmi ulteriormente leggo pure.
Durante il volo probabilmente di cose strane e fastidiose ne accadono. Io però mi addormento poco dopo il decollo anche per viaggi di un’ora per cui resto fuori dal mondo. Al massimo mi perdo qualche crisi isterica.
Il momento clou è l’atterraggio. Qualcuno mi spieghi l’applauso, per favore. L’applauso. Non capisco. Così come, per favore, qualcuno mi spieghi perché ci si slaccia la cintura quando l’aereo è ancora in movimento sulla pista. O perché si scatta in piedi, peggio dell’alzabandiera dei paracadutisti, quando l’aereo si ferma. I passeggeri sembra che non aspettino altro. Ancora in volo, appena la terra diventa visibile, hanno già la mano sulla cintura. Poi atterraggio e applauso. Quando la hostess dice di mantenere le cinture allacciate, loro le hanno già slacciate. Quando dice di star seduti fino a che la lucina non è spenta, loro sono già in piedi. In piedi poi a fare che? Niente. Perché aspettano almeno cinque minuti, fermi e inscatolati come sardine, prima che il portello si apra. Contemporaneamente l’orchestra di suonerie dei telefonini accesi fa vibrare l’aereo. Manco a dirlo, se ho la fortuna di capitare nel posto lato corridoio, resto seduto fino a che l’aereo non è vuoto, godendo per i due passeggeri accanto a me che, non potendo passare, devono aspettare i miei comodi. Nel frattempo il manager ha lasciato il giornale, quasi sempre il Sole24ore, sul sedile. La ragazza fashion ha chiesto aiuto a qualcuno per estrarre il sarcofago dalla cappelliera ed è andata via sculettando. La coppietta mi è parsa più rilassata: lui non ha ancora capito dove si trova e non lo capirà mai più, lei sa già che al massimo domani avranno concepito il primo bimbo. Il cazzone di turno si è diretto verso l’uscita parlando a voce alta al cellulare e rompendo le palle a tutti. E la signora anzianotta? La rivedrò presto, era mia zia.

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18 thoughts on “Di aerei e passeggeri

  1. …Si, mio caro Top, tu saresti il mio compagno di viaggio ideale. Odiamo le stesse cose, ma proprio TUTTE, e siamo gli ultimi a scendere dall'aereo. meglio di così …Che tristezza gli umani, però…. (ma…la zia no dai!!!!! )

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  2. E insomma sei perfetto solo tu.
    Solo una cosa: io la cintura la slaccio dopo cinque minuti che siamo partiti e non la riallaccio più, al massimo faccio finta come quelli che si dipingono una striscia nera sulla maglietta quando sono in macchina.
    Ah, un'altra ancora: io adoro gli applausi, adoro tutte le cose che si possono fare insieme senza troppa difficoltà, e poi una volta tutto l'aereo ha applaudito me perché il pilota mi ha fatto gli auguri di compleanno, oh.

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  3. … "una lei felice come uno scoiattolo.." … questa espressione é bellissima! credo che la adotterò non mio intercalare quotidiano!

    OT: no, nella vita sono impiegata contabile, la musica é 'solo' una passione, ma é una passione fortissima!!!! diciamo un weekend si e uno no mi faccio delle vasche incalcolabili su e giù per la penisola per seguire qualche gruppo rock… il lavoro da contabile mi serve per pagarmi questa costosa passione!! :)))

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  4. è gradevole da leggere, ma pieno di luoghi comuni… io non rientro in nessuna delle categorie che hai elencato, e non mi avvicino neanche a te… perchè non so dormire sui mezzi di trasporto… 
    voglio essere quella bambina, quella chen non hai notato, che resta in silenzio per tutto il tempo, che con tranquillità passa i controlli di sicurezza e che non vede l'ora di salire sull'aereo, possibilmente lato finestrino, per vedere quanto è piccolo il mondo visto da quell'oblò e per sentire la voglia di sdraiarsi sulle nuvole. 
    buon viaggio 😉 

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  5. Uffa! Io scrivo cose vere! Appartengo alla corrente del nuovo Verismo! Sono la Grazia Deledda del 2000! Quella sera la luce era intermittente perché il faro girava, quindi, da lontano, vedevo la luce del faro che poi scompariva, poi riappariva etc etc. E' una cosa vera! Oh!
    Per i piedi ho trovato solo un trentasei da donna con lo smalto rosso… Continuo a cercare, vedo anche di contattare Ian Thorpe 
    Buon Viaggio! (non sai quanto vorrei essere te)

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  6. Grazie Top! Quello che avrei voluto scrivere lo hai già scritto tu. E tra una setimana, quando starò in coda al check in, non dovrò pensare a come buttar giù queste idee in un modo leggibile… Ciao e buon viaggio!

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  7. Ahah, fantastico finale a sorpresa!! Per non parlare della descrizione del viaggio, come ti capisco.. Io, personalmente, avrei aggiunto l'impressione che fa il tipico maschio italiano in procinto di prendere il volo di ritorno dall'estero, impossibile non riconoscerlo.
     

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