Verso il cammino

E’ il motivo per cui tutte le mie cose le ho fatte sempre all’ultimo momento. Non in ritardo ma all’ultimo momento. Forse qualche attimo dopo, quel tanto che basta per evitare di pensare che sia un ritardo ma non tanto da farlo sembrare puntualissimo. E’ il mio orologio biologico. Ho un appuntamento e mi presento, salvo imprevisti, cinque minuti dopo. In ufficio potrei arrivare in qualsiasi orario entro le nove e trenta, arrivo alle nove e trentacinque. Ho una gara e mi presento già in costume, quando hanno appena chiamato il mio nome, giusto in tempo per la mia batteria. Devo partire e preparo il bagaglio nelle ultime ore della notte prima del viaggio. Dico otto, intendo otto e qualcosa. Chi pensa di conoscermi anticipa e dice otto meno un quarto ma il mio orologio biologico avverte la fregatura e mira impassibile alle otto e un quarto.
In camera ho un orologio sveglia puntato verso il letto in modo che possa guardarlo in qualsiasi momento della notte semplicemente aprendo gli occhi. La donna delle pulizie non lo capisce e ogni volta me lo fa trovare girato verso la porta, come se dovessi guardare l’ora quando passo davanti alla camera. Non capisce che mi serve per la notte e io non sono riuscito a spiegarglielo. Non posso dormire in quel letto se non ho l’orario sott’occhio. E’ un orologio sveglia ma la sveglia non la uso e riesco a svegliarmi sempre esattamente all’orario in cui mi devo svegliare. Dato però che l’orario in cui mi devo svegliare è quello leggermente sfasato del mio orologio biologico, ho regolato l’orologio accanto a letto mezz’ora più avanti. Così la mattina posso prendermela comoda. Mi sveglio puntualmente alle otto e trenta, mentre in realtà sono le otto, una doccia, una pseudo colazione e vado. Tanto in ufficio, qualsiasi cosa faccia, arrivo comunque alle nove e trentacinque.
La spiegazione di tutto ciò non è razionale, non la conosco. Penso solo che non mi piace l’attesa. Non sopporto l’attesa. Odio l’attesa. Devo evitare il rischio dell’attesa. Non penso ad un viaggio fino al momento in cui devo partire. Non penso al lavoro fino a che non arrivo in ufficio. Non penso alla gara fino a che non entro in acqua. Adesso però il primo giorno di cammino si avvicina e, trattandosi di una vacanza un tantinello alternativa e non proprio comoda, non è che posso permettermi di organizzarmi all’ultimo, anche perché per muovermi da qui e raggiungere Saint Jean Pied de Port, il luogo da cui inizierà la passeggiata, dovrò prendere un aereo e dodici treni di fila. Quindi una bozza di preparativi era necessaria. Ho preso informazioni su Santiago, la città già la conoscevo, il personaggio no. Ho letto la sua storia, ho capito cosa ha fatto e come è arrivato, da morto, in Galizia. Mi sono informato sui pellegrini e non c’è modo di evitare che anche io diventi un pellegrino. Ho pianificato le tappe sul modello del Tour de France. Ho comprato calzini di amianto e asciugamani impermeabili. Ho vagliato una serie di zaini per capire quale fosse il più adatto, partendo dal primo che sembrava una canadese per quanto era grande per arrivare al definitivo che sembra un astuccio. Ho ritirato la credenziale in un istituto di suore nascondendo la mia natura atea e spacciandomi per un pluribattezzato credente praticante. Ho iniziato a salutare amici e parenti perché le ultime persone conosciute che vedrò saranno i colleghi. Ho scelto il libro da portarmi dietro che non doveva essere né troppo pesante né troppo breve né troppo impegnativo né troppo stupido. Insomma, qualcosa da fare c’era.
Sono stato bravo e adesso è tutto pronto. Ma mancano ancora tre settimane. Quasi mi incazzo ora che ho praticamente organizzato ogni cosa e il momento giusto non arriva. Quindi devo impegnare il mio tempo. Qualche giorno lo impiegherò per spiegare alla donna delle pulizie la questione dell’orologio. Uno mi servirà per una gara al lago. Qualche altro spero di passarlo con lEi. I restanti li spenderò al mare in Sicilia, parto proprio tra una manciata di ore. Mezzanotte è passata, è il momento di fare la valigia.

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22 thoughts on “Verso il cammino

  1. I nostri orologi biologici sono sincronizzati. Ma quando non sono in servizio ho il quarto d'ora accademico compulsivo.

    Per un trasferimento definitivo come la vedi? Perché ho il tuo stesso problema e credo che prima del 28 agosto non realizzerò la cosa.

    Comunque lei, con quel faccione di luna piena, è una tipa un po' sulle sue, algida e pallida, ma ha le sue debolezze: sotto sotto le piace guardare. Ma è muta come un sepolcro.

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  2. anch'io ho un orologio sveglia puntato verso il mio letto,
    mi serve la notte per sapere quanto manca al mattino,
    io mi sveglio continuamente durante la notte,
    ma non perchè odi l'attesa,
    vorrei solo che la notte fosse infinita
    e non pago nessuno che me lo sposti verso la porta 😉

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  3. Con il lavoro che ho fatto finora sono venuta a conoscenza di nomi, cose e città mai viste, pensa che adesso so anche scrivere Massachusetts (ho scritto "finora" perché ho dato le dimissioni! olé!)
    Nel frattempo sto cercando sul mercato nero un paio di piedi nuovi o poco usati per quando ritorni.

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  4. Il fatto che Santiago ci sia arrivato morto dev'esserti di grande conforto, eh? Va be', a quei tempi ci stava pure, oggi è molto diverso, per fortuna devi prendere solo un aereo e trecidi treni.
    Anch'io sono delle tribù dei ritardatari irrecuperabili, perciò a chi vuoi darla bere con quella sveglia di fronte al letto? Su, lo sappiamo benissimo che non ti serve a niente.
    Ah, buon viaggio! Fai tante foto e bevi tanto!

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  5. Beh sicuramente al tuo ritorno,in ritardo,sarai un figurino!
    Comunque ti capisco moooooolto bene,ho lo stesso naturale problema,quello che la gente non riesce a capire è che non è una cosa voluta,è che non esistono cause,si ritarda,ma non è colpa nostra!
    buona valigia;D

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  6. 1. la prima parte del post avrei potuto scriverla io. non avevo mai pensato a regolare l'orologio mezz'ora più avanti (solo 10 minuti), proverò.

    2. che libro porti?

    3. pensi di arrivare a finisterra?

    4. l'alba nella "mia" foto è sulle dolomiti, scattata dalle pale di san martino. 

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  7. Ogni volta che leggo il tuo nick mi viene in mente ponte ponente ponte pi TAPPER TAPPER RUGIAAAA.  

    Ma tu sei topper, non tapper, quindi questo non significa niente, e non ho neppure dato fiato ai polmoni dato che sto scrivendo.

     Mi dileguo, ciao.

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  8. Io ho il problema contrario, se non mi muovo almeno mezz'ora prima mi prende l'angoscia. Credo che il mondo dipenda da me,non mi dò tregua.

    Meglio darsi il beneficio del dubbio, o pensare che non ti riguardi…
    Perchè è di questo che si tratta
    O mi sbaglio?
    Invidiosa. Mi insegni come si fa?

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