Come Rocky

Di serate così, in tempi non sospetti, ne sarebbe bastata una per farmi stare sereno e contento per un mese. E mi riferisco solo a quell’intervallo temporale che è andato in onda tra le 22.30 e le 0.30 perché, se considero ciò che è successo finché c’era il sole e come ho vissuto la nottata dopo le 0.30, allora è l’intera giornata ad essere stata speciale e i mesi di serenità e contentezza sarebbero diventati tre. E’ aritmetico.
L’ho osservata per tutte e due le ore che abbiamo trascorso insieme, tra una birra, un tè freddo e un’altra birra. La simpatia che da sempre la caratterizza è venuta fuori piano piano, l’autorità e l’abitudine a guidare il gioco erano invece evidenti sin dal primo minuto, come anche una certa timidezza, forse. Le risate non sono mancate. Non sono mancati nemmeno i contatti accuratamente studiati per capire se quanto osservassero gli occhi corrispondesse al vero: la mano sfuggente che non voleva star ferma, il braccio bloccato per capire quanto fosse formato, l’abbraccio sulle note di One con le mani sui fianchi per percepire cosa nascondessero gli abiti. Togliere le scarpe è stato il gesto migliore che le ho visto fare, giocare a sedurmi il più eccitante, il saluto della buonanotte il più dolce. Ma come tutte le mie cose, soprattutto quelle più belle, anche questa non avrà un domani.
Dopo le 0.30 è accaduto il fattaccio. Lo splendido fattaccio. Parcheggiando la macchina a casa dell’amica che me l’aveva prestata, visto che la mia è ancora in infermeria, a un certo punto sento dire ciao. Sapevo chi era. In quella casa abitano in due e quel ciao non era della mia amica. Era della sua coinquilina ovvero due degli occhi più chiari che abbia visto su una testa bionda e un corpo perfetto. Bassino però. Ma anche la bellezza delle 22.30 non era altissima. Apre la porta per salutarmi. La sua magliettina con il gelato stampato sopra mi fa venire voglia di gelato, le dico che ho voglia di gelato e mi risponde che il gelato lo ha in freezer. Perfetto. Entro in casa. Chiaccheriamo per altre due ore. Sei carino, sei carina. Ci scambiamo i numeri sicuri di rivederci in gelateria.
Ore 03.00. Arrivo a casa e mi tuffo nel letto con un carpiato. Nei ventitré secondi che precedono il sonno ripenso alla giornata speciale. E non mi riferisco solo a quell’intervallo temporale che è andato in onda tra le 22.30 e le 0.30, meraviglioso e compiuto, e a quello successivo, intenso e tutto da scoprire, ma a ciò che è successo finché c’era il sole giallo ad illuminare i miei desideri con una manciata di parole a manifestarli. Ora aspetto la settimana prossima per vederli.

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21 thoughts on “Come Rocky

  1. Topper!….volevi stupirci con effetti speciali????? Beh, ci sei riuscito!!!! Niente peyote allora per adesso….Lucido e brillante….direi che la tua attenzione si deve concentrare in ben altro…. Così mi piaci ancora di più!!!  Un abbraccio, Akai

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  2. p.s. Avrei dovuto commentare il post precedente, ma poi mi sembrava di mettere tutto troppo in ordine…e cosi', tutto disordinato e vagheggiante ha un altro sapore…hihiihi..Ancora un bacio, idolo delle femmine..ghgh:-))))

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