Poche parole

Capita che, dopo aver finito un libro, un piatto di pasta o i preservativi, decida di prendere un portatile a caso dei tre che posseggo, una birra e un foglio bianco per sviluppare un’idea, magari quella che è venuta fuori subito dopo l’orgasmo, e farla diventare un post. Quando mi metto comodo sulla scrivania accade però che tra pvt rossi, messaggi a grappolo su MSN, e-mail e download completati con il mulo, l’idea che poteva diventare il post migliore del blog muoia come gli spermatozoi che escono da casa felici e contenti e, smarriti di fronte alla realtà dei fatti che a differenza della fata turchina non ne trasformerà nemmeno uno in un bambino vero, decidono di suicidarsi. Così il foglio bianco viene riempito da un’accozzaglia di parole che vorrebbero trovare la giusta collocazione per diventare uno scritto interessante, il migliore, ma che puntualmente si ritrovano ad essere vocaboli perduti. Se poi considero che, tra una parola e l’altra, le birre solitamente si riproducono e si accoppiano pure con altre entità alcoliche, riesco a capire perché le singole parole, seppur sparpagliate, non assumano nemmeno il significato che gli ho sempre attribuito. Oltretutto, inutile negarlo, non si scrive tanto per scrivere e non si può scrivere per se stessi, come ho sempre fatto, quando quel sé ha perso il suo essere unico: il mio sé vale doppio adesso e non solo per effetto dell’alcool, è posseduto da un’altra persona che per quanto io cerchi di allontanare resta sempre presente, anche in silenzio.
Alla fine la soluzione non c’è, il post migliore non verrà fuori. Ma io devo scrivere, non mi è rimasto altro. Mi affido al caos, il quale non sempre è sinonimo di disordine ma a volte è semplicemente ciò che siamo. Prendo due sole parole, quelle più famose, adatte all’occasione e al sentimento più forte. Brevi. Le ordino con facilità per quanto sono note e, sperando che un giorno possano donare un sorriso a chi le conosce già e le ha utilizzate per dirmi quel che provava, le riporto qui: ti odio.

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24 thoughts on “Poche parole

  1. tre portatili? però, e pensare che io sento il peso di averne uno…comunque concordo sul fatto che il disorientamento di tutte quelle cose che nel giro di pochi minuti riempiono lo schermo del pc effettivamente è molto deleterio, e ha sempre la meglio sulla buona volontà di scrivere un post come si deve

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  2. secondo me non è necessario che il tuo post migliore venga fuori. questi che leggo qui ogni tanto vanno più che bene.anche questo, malgrado il ti odio finale, al quale talvolta non si può proprio rinunciare.

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  3. Siccome che scrivi un post ogni 20 giorni allora o leggi molto lentamente, o trombi troppo poco o devi mangiare più pasta. O tutti e tre! :)Comunque io un giorno la vorrei capire questa storia di amore e odio….

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  4. Quando finisce l'amore, non si odia manco più secondo me.Si diventa completamente indifferenti.E così anche la sete di vendetta, i teatrali "te la farò pagare, che tu sia maledetto" alla Grecia Colmenares svaniscono in una nube di indolenza.Poi ora ho troppo caldo, mi stanno sudando anche i piedi…non riuscirei a odiare manco il mio peggior nemico.Datemi un gatorade acciocché io possa riprendere a odiare l'universo intiero con la mia proverbiale energia!

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  5. Sì, un po' come accade a me nel bel mezzo della notte. Ipotetici post di ottima qualità che, puntualmente alla mattina, non vengono mai scritti. Si perdono nel silenzio dell'oscurità o, bene che vada, mi rendo conto il giorno seguente che erano solo spazzatura.E' sempre spazzatura la mia.Buona giornata, topper….!

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  6. …Il problema è l'attaccamento. Dire ti odio è prolungare l'agonia di un amore. Sono la persona meno adatta a dirti ora queste parole, e tu lo sai. Io che attaccata a un filo etereo ci vivo…nella speranza di…cosa? Il nulla.Con quella poca razionalità che mi è rimasta…ti ripeto una banalità di cui abbiamo già parlato….Passerà…deve. Bacio triste. Akai

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  7. 3 portatili? accidenti…beato te…io non ne ho manco uno :PSpesso quando non si è presi dall'odio si dice che una persona non si può odiare, che non si può provare un sentimento così tanto.non mi viene un aggettivo…non si può provare una cosa simile, mettiamola così. Invece è come amare…la differenza è poca, sono legati da un filo quasi invisibile perchè sono due sentimenti così profondi, così grandi che l'esistenza sembra quasi strana. Il "ti odio", proprio come il "ti amo", viene a volte detto così..come se non si sapesse che fare però rimane un qualcosa di dolce..per dire "Ti amo" bisogna unire le labbra, per dire "Ti odio"..mai.Ti abbraccio.

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  8. Uhmm ho detto anche io ti odio… e amavo, amavo ancora quando l'ho detto. Non vuol dire nè che sia bene nè che si male. E' vivere un' emozione una sensazione… e queste vanno vissute tutte e sempre!Vivere il caos in modo ordinato è  possibile? E un pò che me lo chiedo…

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