Fosse vero

Prendo la macchina e parto. In quattro ore dovrei farcela. Nel frattempo tu finisci di lavorare e vai a casa, fai una doccia e tutte quelle cose misteriose che fanno le donne quando si preparano. Durante il viaggio telefono al ristorante giapponese per prenotare il tavolo: gli parlo in italiano ma non capisce, provo con l’inglese ma non capisce lo stesso. Alla fine gli parlo a gesti e finalmente ci intendiamo. Il tavolo è per due persone o anche per tre se vuoi portare qualcuno, io comunque vengo da solo.
In meno di due ore sono da te, ho impiegato la metà del tempo. Non uso mai il citofono, ti telefono oppure lancio un sassolino verso la tua finestra, così ti affacci e trovi il mazzo di fiori che il mio piccione viaggiatore ti ha portato. Mentre aspetto di sotto faccio finta di fumare, perché non fumo ma almeno la gente vede che ho qualcosa da fare.
Dopo due ore e mezza tu scendi. Io sono fresco come una lapide, tu profumata come non mai. Saliamo in macchina e io ti parlo giapponese, visto che ormai lo avevo imparato, mi dai uno schiaffo e mi riprendo. Arriviamo al ristorante e ci indicano il tavolo ma visto che noi vogliamo fare le cose per bene ne prendiamo uno basso, dove si sta in ginocchio. Siamo uno di fronte all’altra e per la prima volta ci guardiamo sul serio. Tu sei bellissima, io molto meglio di te. Mi fai ridere, cosa da non sottovalutare. Ti faccio sorridere, cosa che ho sempre sottovalutato. Chiaccheriamo del più e del meno, anzi prima del meno perché dobbiamo rompere il ghiaccio e quindi iniziamo con le banalità. Pian piano entriamo in confidenza, quella confidenza complice che non abbiamo mai avuto prima di stasera. Parliamo e parliamo contenti, ridiamo e gli altri ci guardano e sorridono pure loro, con un pizzico di invidia però, perché vorrebbero essere al nostro posto. Invece sono lì al loro e sono tristi in confronto a noi. Tu mi racconti un sacco di cose, anche del tuo lavoro e mi vendi una cintura da donna. Io ti parlo di tutto ma non del mio lavoro perché non è un buon argomento. Complice il vino, rigorosamente italiano, iniziamo ad arrossire. La serata va avanti, portata dopo portata, giapponese dopo giapponese. Finiamo la cena e ci portano il conto che io pago in yen ma sbaglio e allora pago con la carta che è più facile. Facciamo due passi verso il mare. Tu non sai che nella tua città c’è il mare stasera. Passeggiamo sulla spiaggia senza scarpe. Un gruppo di ragazzi ci chiede di giocare a pallone con loro e io avrei detto di sì un miliardo di volte in qualsiasi momento ma non stasera. Così, tra uno sguardo e una risata, una confidenza e un tocco delle dita, si fa tardi e nemmeno ce ne accorgiamo. Arriva il momento di riaccompagnarti. Davanti casa tua, scendo dalla macchina e ti apro la portiera proprio mentre il piccione torna con un altro fiore, uno solo, che lui stesso aveva colto in un campo vicino. Mi guardi, ti guardo. Mi dai un bacio leggero e ti avvii verso il portone. Io spero che ti giri per guardarmi di nuovo, per sapere se ci sarà un poi. E ti giri. Io salgo in macchina e tu sali a casa.
Spegni il pc e io sparisco.

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40 thoughts on “Fosse vero

  1. …l’altra volta con un tuo post mi hai fatto piangere….oggi mi hai lasciato un sorriso idiota stampato sul viso per tutta la mattina :-))!Un primo appuntamento cosi’ penso che non lo dimenticherei facilmente….chissa’ se saro’ cosi’ fortunata da viverlo davvero….un bacio….

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  2. Cinico e un pò str….o?
    no no no, questo racconto, di te, la dice lunga.
    Dal sorriso alla commozione.
    Dalla realtà al sogno.
    Da tutto quello che vorresti …. e….

    Vabbè, io una partita di pallone sul mare la farei quasi a qualunque costo, ‘namo?
    😀

    Buona giornata

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  3. Tu credi che le donne facciano cose misteriose, nella quiete del loro bagno, e che, soprattutto, si lavino più degli uomini
    superiorità manifestatamente istituita con sagge pantomime
    in realtà andiamo in bagno
    chiuso a chiave, eh
    e lasciamo scorrere l’acqua. Con quei meccanismi delle fontanelle zen, però, per non sprecarla…
    Si profuma di rose di nostro, che credi.

    E lo spazzolino, lo bagnamo solamente, abbiamo zanne autopulenti.

    Tiriamo pure lo sciaquone per fare scena (in realtà il bagno non lo usiamo, tutto ciò che ingeriamo è sublimato e trasformato in essenza).

    Tutto questo è nascosto per non spaventarvi, ma nascosto con arte per interessarvi. Mi sembra tutto semplice e calzante, e lo rivelo qui in pubblico solo perché tanto sono sicura che non mi crederà nessuno.

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