Da Dublino

IrlandaIl Croke Park, teatro della Bloody Sunday del 1920 (da non confondere con quella del ‘72, cantata poi dagli U2), è il tempio dello sport irlandese il quale, a differenza di quanto si possa pensare, non si fonda sul calcio o sul rugby, che pur hanno portato, sportivamente parlando, un certa notorietà all’Irlanda, quanto piuttosto sul calcio gaelico e sull’hurling, ovvero due giochi che sembrano partoriti dalla mamma di tutte le Playstation. Guai però a dirlo agli irlandesi che, quando si parla di tradizioni, sono decisamente permalosi, tanto da aver proibito per anni (con la famosa regola 42, che è anche la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto) che il manto del Croke Park fosse calpestato da giocatori atti a praticare sport di origine inglese. Il calcio e il rugby appunto. Poi un giorno di pioggia, mentre Andrea e Giuliano incontravano Licia per caso, e comunque un giorno come un altro visto che lì piove sempre, a causa di qualche Guinness di troppo, qualcuno decise di sospendere la regola 42 ed aprire così il “Croker” al mondo. E un pezzo di mondo arrivò a dicembre 2009.
Munito di pane, coraggio e fotocamera ero deciso a calpestare, con almeno la punta di un piede, il manto del Croke Park. Già al Camp Nou di Barcellona e al nuovo Wembley di Londra era riuscito nell’impresa: nel primo caso staccandomi da un gruppetto di turisti per unirmi a un gruppetto di addetti alla manutenzione, nel secondo addirittura durante i lavori di costruzione quando il campo in pratica nemmeno c’era.
A Dublino la fortuna aveva deciso di darmi una mano. Lo stadio era chiuso ma quel giorno, in una sala congressi al suo interno, si svolgeva la prova scritta di non so quale esame. Nascosto nel mucchio, riesco ad entrare senza presentare alcun documento. Seguo la massa nel salire le scale e mi ritrovo negli uffici del primo piano da dove, attraverso le vetrate, riesco a vedere il campo. Intorno a me, chi studia, chi legge, chi la applica, chi ripete. Io scatto fotografie. Non sono ancora arrivato a destinazione ma ci sono vicino. Decido di usare una delle uscite di sicurezza per arrivare al campo, sperando che dall’esterno, tramite le scale, le rampe e i varchi utilizzati ogni weekend dagli spettatori diretti verso le tribune e le curve, possa trovare una via di accesso. Quatto quatto mi avvino alla porta metallica, con indifferenza spingo la barra rossa che la apre ed esco. La porta si chiude. Via libera. Sono all’esterno ma, al tempo stesso, all’interno del Croke Park. Qualche rampa, una scalinata e la tribuna è mia.
La sensazione che si prova ad essere l’unico spettatore di uno stadio vuoto è unica, mistica direi. Mi seggo su un seggiolino e ascolto il silenzio. Immagino un match Irlanda – Inghilterra, calcio o rugby non fa differenza, vedo i giocatori, sento il pubblico, applaudo lo spettacolo. Non so chi vincerà, di certo non perderò io. E’ un perfetto stato di trance, tanto perfetto da farmi realizzare all’improvviso che la porta da cui sono uscito non mi permetterà di rientrare: non aveva la maniglia all’esterno. Dico cazzo. Mi metto a correre, rifacendo all’indietro il percorso, pensando di farmi aprire da qualcuno. Da un oblò della porta vedo però che non c’è più nessuno, sono tutti in aula per l’esame. Ridico cazzo. Ma sono sereno, nel peggiore dei casi posso scavalcare le recinzioni, del resto devo uscire, non entrare. La Garda, la polizia irlandese, sarà clemente e non mi sparerà. Alle brutte posso fingermi ubriaco, non penso che si possa sparare agli ubriachi, altrimenti avrebbero già fatto fuori tre quarti della popolazione. Peccato siano solo le dieci di mattina.
Inizio a girare a vuoto. Level 1, level 2, level 3. Scale, rampe e ancora scale. Ascensori e montacarichi chiusi. Porte e portoni chiusi. Seguo la rampa riservata alle auto, scendo fino al primo livello, arrivo al garage: sbarrato. Risalgo per le scale, provo tutte le porte. Niente. Riscendo dalla tribuna opposta, arrivo al campo. Fantastico. Mi ero dimenticato del motivo per cui ero lì. Scavalco una ringhiera alta un metro ed ecco i miei piedini sul manto del Croke Park. Faccio due passi e rido. Nuova sensazione mistica, breve, intensa e intonsa.
Ora però devo trovare il modo di andarmene. Salgo tutta una gradinata e cerco disperatamente una porta. Dall’alto vedo che le transenne e le recinzioni che separano la struttura dalla strada sono impossibili da scavalcare. Comincio a preoccuparmi. Provo altre porte, persino qualche finestra, poi decido di tornare dalla porta da cui sono uscito: bussando qualcuno aprirà e io inventerò qualche scusa. Il problema è che non so dov’è quella dannata porta, mi sono perso nell’area esterna dello stadio che, per poter ospitare oltre 82.000 persone, tanto piccolo non è. Ho già detto cazzo?
Dopo una buona mezz’ora, finalmente trovo una porticina aperta. Forse è un varco per un altro mondo. Forse è la portiera del furgoncino con cui la Garda trasporta i detenuti. Tiro un sospiro di sollievo. Entro dentro e mi trovo in cima ad una scala mobile che sale soltanto, nessun’altra porta sul piano. Scendo la scala mobile al contrario, arrivo in un grande atrio. Un tizio in giacca e cravatta mi viene incontro minaccioso. Mi chiede di cosa ho bisogno. Gli dico che non trovo l’uscita. Se ne va senza rispondere, era uno della commissione d’esame. Cerco un ascensore. Penso di avercela fatta ma mi sbaglio. Level 0 locked, bloccato. Posso solo salire o scendere al -1. Scendo al piano inferiore, senza pensare che avrei potuto prendere le scale interne, ammesso che ci fossero. Al piano sotterraneo trovo solo cancelli chiusi – manco a dirlo – ma trovo anche un inserviente al quale chiedo dove si trova l’uscita. Mi accompagna ad un altro ascensore, con la chiave d’ordinanza sblocca il level 0 e preme il tasto corrispondente salutandomi. Magicamente mi ritrovo alla reception. Indosso le sembianze incazzate e remissive di chi ha rinunciato all’esame ed esco da dove ero entrato un’ora prima: sono le undici, ci vuole una birra.

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17 thoughts on “Da Dublino

  1. non ho tempo per concentrami nel suo lungo post..ma ripasserò, prometto 🙂
    solo mi chiedevo, ma signor Topper, che sta facendo nella foto dell’avatar? sempre che sia lei, e se lei non fosse ce la spieghi..perchè questa scelta..non capisco neanche cos’è con queste piccole dmensioni..sembra uno che sviluppa una foto in camera oscura..O.o ma che è?

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  2. c’è sempre da scegliere in definitiva ma ora..forse non mi va..ho voglia di una sigaretta..di rimarcare orizzonti..ho voglia di mare di quello spicchio di sole..che deve tornare a spuntare.. Con questo augurio nel cuore mi appropinguo a festeggiare la notte più magica dell’anno..buon 2010

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