In Giappone, a casa

E così la cuoca geisha ha lasciato il tepee per tornarsene in Giappone. Non avendo mai visto il paese del bollino rosso, ho deciso di seguirla in cerca di avventure orientali, affidando la stanza rimasta libera alla modella da morire, una bionda che non so nemmeno io perché l’ho fatta entrare in casa. A dire il vero lo so: è bastato un sorriso per farmi scartare tutte le altre candidate ed accettare la sua proposta in meno di tredici secondi, nuovo record condominiale.
Nel frattempo, arrivato a Osaka, scoprivo che i nippetti hanno la guida a sinistra, come gli inglesi. Peccato che lì l’inglese non lo parlasse nessuno e i noti gesti internazionali per indicare fame, sesso, alcool e sonno mi siano serviti giusto per avere le indicazioni di un bordello.
Mentre io cercavo, e trovavo, la solidarietà negli occhi di quei due o tre turisti che incontravo per strada e che ricambiavano il mio sguardo non a mandorla con un ghigno di complicità, la modella invadeva la casa con i suoi sensi.
A Tokyo scoprivo che gli ascensori giapponesi non hanno il tasto del pian terreno: per i nippetti il pian terreno è l’1, il nostro primo piano è il 2 e così via: potrebbe sembrare una cosa di poco conto ma per uscire dal bordello ho dovuto prendere le scale.
Approfittando della mia assenza e della latitanza della tzigana incazzata, che momentaneamente è innamorata e passa le nottate nel letto del suo sfortunato amore, la modella metteva ordine in casa e nella mia vita. Beh, così mi piacerebbe poter dire. In realtà metteva ordine solo in casa. Questo però non lo avrei capito prima del mio ritorno.
Andando verso Kyoto, scoprivo che i nippetti non parlano al cellulare sulla metro (pur giocandoci in continuazione) perché è assolutamente vietato e guardano con disprezzo chi trasgredisce le regole. Come me. E ritengono maleducato chi non si porge sempre con un sorriso. Come me. E salutano senza baci e alcun tipo di contatto fisico. Come me.
A Hiroshima scoprivo quale approccio hanno i nippetti agli alcolici. In famiglia o tra amici, concordano già dalla mattina chi non deve bere per guidare l’auto la sera. Hanno l’ottima abitudine di mischiare senza criterio, prima un bicchiere di vino poi, che so, uno di sake, poi magari uno di birra. Ma sono sbronzi già dopo qualche sorso. Naturale che io, visto l’elevato tasso alcolico che porto senza conseguenze nel sangue da quando avevo otto anni, venissi idolatrato e venerato per tutta la mia permanenza.
A Kobe scoprivo che i nippetti non usano il doppiaggio nei film stranieri: li guardano in lingua originale con i sottotitoli. Fantastico. Cioè è apprezzabile poter ascoltare la vera voce dei grandi attori. Dico solo che Al Pacino per me non sarebbe Al Pacino se non avesse la voce di Giannini. Per questo spero che Al muoia prima di Giancarlo: non potrei sopportare di sentirlo parlare con un’altra voce.
A Nara, tra i cervi, scoprivo che i nippetti non hanno il bidet. In compenso il loro wc elettronico lava il sedere, lo asciuga, lo deodora e lo stira. A Miyajima scoprivo che mangiare il brodo o gli spaghetti con il risucchio non è maleducazione. Per non essere da meno ho dato il meglio di me, qualsiasi cosa mangiassi.
In Giappone insomma scoprivo un sacco di cose, la più curiosa delle quali è stata la parrucca del papà della cuoca geisha.
Tornato a casa ne scoprivo altre. Scoprivo che la modella è davvero esagerata. Ma anche sleale: non è corretto che giri per casa con una magliettina addosso che, per quanto lunga e coprente possa essere, non sarà mai in grado di ingannare la mia vista a raggi X. Non è giusto che la mattina io mi debba svegliare col suo profumo di fragole e che sia “obbligato” a fare colazione alle sette, perché lei si sveglia a quell’ora. Non è giusto che mi faccia vedere le foto in bikini di quando era più giovane e si piaceva di più. E nemmeno che mi chieda come la trovo rispetto a quelle foto. Però è simpatica: qualsiasi cazzata dica mi fa ridere. Insomma non ho scampo. Posso solo impegnarmi e sperare di diventare così intimi da poterla guardare negli occhi, senza esserci andato a letto prima. Al momento sono bloccato al fondoschiena. Sayonara.

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13 thoughts on “In Giappone, a casa

  1. Bentornato Topper vedo che hai avuto un bel da fare.Bellissimo post, bellissimo ..
    Simpatica la modella :)))
    e questo tuo viaggio sa tanto di umanità vera
    mi piace ,sì tanto
    Un sorriso :))))

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  2. io non ci credevo proprio che eri partito veramente !!!

    ti leggo veramente con piacere e sorrido divertita … lo so che sicuramente non ci credi, ma mi manchi …

    baciottoli rotolanti

    billa

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