Jonathan Livingston

Tutta colpa delle batterie. Lo scenario era di quelli che meritano le espressioni di stupore del pubblico, quegli “ohhh” che con un’adeguata musica di sottofondo preannunciano la gioia in lacrime. C’era il sole al tramonto. C’era il mare, piatto e silenzioso. C’era il cielo azzurro e solo una nuvola, messa lì apposta per filtrare i raggi del sole e rendere il paesaggio più pittoresco. C’era il promontorio con le rocce rosse a strapiombo. C’erano i gabbiani che nuotavano nell’aria e camminavano nell’acqua. C’era una brezza leggera, immancabile e fredda quanto basta. Naturalmente c’eravamo noi.
Anche la giornata era di quelle serene, almeno così credevo. La mente libera, le dita intrecciate e gli occhi persi chissà dove. Qualche risata e poi l’idea di scattare fotografie. Fissare i gabbiani in un istante non è stato facile ma niente potrebbe esserlo quando il panorama ti ruota intorno con tale perfezione. Ti sposti per affiancare il tuo viso al mio. Prendi la fotocamera, la punti verso di noi, un sorriso, due sorrisi. Ok, scatta. Nooo! Le batterie ci tradiscono. La foto non ha visto la luce. Forse non doveva. I gabbiani tentavano di dire che dovevamo sbrigarci. L’ultimo si è messo in posa per farci capire che stavamo perdendo tempo. E quell’altro… ecco cosa gridava!
Se ieri avessimo scattato quella foto, non ci saremmo lasciati.

Un record

“Quando sei giovane le tue potenzialità sono infinite: potresti essere Einstein. Potresti essere Di Maggio. Poi arriva un momento in cui “potresti essere” va a sbattere contro ciò che sei stato. Non eri Einstein. Non eri niente.” (Charlie Kaufman)

Come spesso succede quando non ho un cazzo da fare, anche ieri ho riflettuto sulla mia condizione di uomo. Partendo dall’assunto che Dio non esiste, cosa di cui in parte sono fermamente convinto e in parte pure e di cui, tutto sommato, mi frega ben poco, sono arrivato alla conclusione che l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di un non-essere che non solo non si mostra nella quotidianità di ognuno di noi ma che non c’è proprio mai stato. Ne deriva che gli uomini sono stati creati a casaccio. Qualcuno è venuto bene e qualcuno meno bene anzi, diciamolo, fa proprio schifo. Si potrebbero mettere agli antipodi, che ne so, Einstein e Cuffaro, Joe DiMaggio e suo cugino, Silvio Berlusconi e Silvio Berlusconi. In mezzo però, ed è questo il punto su cui mi sono soffermato, c’è la stragrande maggioranza degli esseri umani. Ci siamo noi.
Io sto in mezzo a questa scala. Non sono perfetto per stare né da un lato né dall’altro. Sono perfetto, se così si può dire, per stare nel mezzo, nella mediocrità, che non è per forza un termine negativo, è un più che sufficiente che non è buono né tantomeno eccellente. E io non eccello in nulla.
Da piccolo, potenzialmente, potevo ambire a diventare come Kaufman e vivere a Hollywood come lui. O come Di Maggio. Invece no. Non sono famoso, non sono importante, non sono eccellente, se non per i miei cari. E anche qui nutrirei qualche dubbio. Non sono una bella persona ma nemmeno brutta, sono normale, nella media appunto. Non sono un gran lettore, figuriamoci uno scrittore: il mio vocabolario non supera le 1000 parole (che sono tutte in queste righe); non sono un figlio adorabile (mia madre una sola volta mi ha sentito dire “ti voglio bene” ma stavo parlando con la mia moto) né un partner sensazionale (la mia moto non ha mai risposto al mio “ti voglio bene”). Faccio i 50 farfalla in 33” e non scenderò mai sotto i 30”, arbitro in serie B e non arriverò mai in A, arrampico fino a 5 C e lì resterò, mi immergo fino a 40 metri ma non c’è niente di eccellente in tutto questo. Mi vanto di essere un patito di cinema e non ho visto capolavori del calibro di Scusa ma ti chiamo amore. Poi sì, mi diletto con qualche sport estremo ma non morirò come Patrick De Gayardon. Nemmeno in ufficio sono una mente: qui nessuno è insostituibile e io valgo poco più di un ruotino di scorta, motivo per cui scrivo questo post invece di lavorare.
Tutto questo per spiegare come, giorno dopo giorno, ho iniziato a chiedermi se esiste qualcosa nella mia vita che so fare meglio di molti altri. Anche qualcosa di banale. Ci ho girato attorno per giorni, pensato e ripensato e la sera non arrivavo mai ad una risposta. Tornavo a casa dopo il lavoro e mi mettevo a cazzeggiare davanti al PC cercando su Google la soluzione alla mia mediocrità. Andavo su Wikipedia e non mi trovavo nemmeno. Un clic su Emule e uno su Explorer, uno su messenger e uno su Outlook e un bel giorno ho realizzato questo:
Pratofiorito
Ora spero che nessuno dei quattro lettori di questo blog (anche come blogger non sono eccellente) venga a dirmi di aver completato il Campo Minato in un tempo inferiore. Già aver capito come funziona è difficile, completare il quadro in 209 secondi è eccellente.
Appunto.