Fame

Dunque. Sono stato in questa clinica. Difficile spiegare a me stesso il perché. Sarà stata la curiosità o la consapevolezza di non poter rifiutare o l’idea di una giornata diversa, fatto sta che sono andato.
L’arrivo non è stato esattamente quello di una gara vincente, mi sentivo più un pugile che attende l’ultima ripresa stufo di prendere pugni. Una fontana gigante sembrava preannunciare cosa avrei trovato all’interno: la vasca azzurra e piena d’acqua stava ai piedi di una statua a grandezza d’uomo triste, uccisa dal tempo ma nata già morta. Il crocifisso del Gesù più smagrito e sporco che si possa rappresentare mi avrebbe fatto meno impressione. Il mio stomaco brontolava.
L’ingresso era accogliente. Quelle migliaia di luci non si vedono nemmeno su una nave da crociera, la reception era uguale alla sala comandi dell’Enterprise e c’erano più sportelli di accettazione di un ufficio di collocamento. I blocchi di marmo con le teste in bronzo dei due fondatori erano terrificanti, soprattutto perché terrificanti erano proprio i fondatori.
Il reparto che cercavo era quello dei disturbi del comportamento alimentare. Erano le dodici e non avevo fatto colazione. Il corridoio che porta alle stanze si trovava in prossimità del bar pieno di snack, panini e tramezzini. E di luci.
Le camere sembravano quelle dei bambini all’Ikea: colori e peluche ovunque, tutto imbottito e paffuto. Ad un certo punto, una visione: un gruppo di modelle sorridenti e vogliose si avvicina chiaccherando verso di me. Mi sento il protagonista della pubblicità dell’Axe. Peccato fosse, appunto, una visione. Le ragazze erano sì belle, ma non sorridevano e voglia ne avevano ben poca. Alcune si sono presentate: una mi ha dato la mano e se l’è tenuta per mezz’ora, usandomi come portachiavi. Un’altra mi ha guardato e non mi ha visto, facendomi immedesimare per un attimo in Patrick Swayze in Ghost: la porta a vetri che mi si è chiusa in faccia mi ha fatto capire che mi sbagliavo. Insomma, non vorrei dirlo ma si intuiva che qualcosa non andava in loro. Loro avranno pensato la stessa di cosa di me. Del resto anch’io ero digiuno.
Restavo curioso ma continuavo a gironzolare. Dovevo recuperare la cugina di un’amica, un corpicino di 40 kg. su cui la terapia aveva fallito. Brutta cosa. Soprattutto con la fame che avevo. E’ stato grazie a lei che notato le altre. Donne e bambine, magre, meno magre e anche cicciotte, tutte con lo stesso problema.
Non sono in grado di commentare quello che ho visto, qualsiasi cosa sarebbe sbagliata. Non parlerò dei 40 kg, della mia amica, del viaggio. E nemmeno delle linguine con pesto alla genovese che ho mangiato la sera, dopo l’antipasto di salumi abruzzesi e prima del tiramisù. Non dirò se e quanto mi ha segnato il tempo trascorso lì dentro. Dirò solo una cosa: in bocca al lupo.

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23 thoughts on “Fame

  1. So cosa significa questo problema di cui stai parlando. L’ho visto molto da vicino ultimamente. Mi ha fatto tanto rabbia. Mi ha fatto tanto rabbia l’ignoranza delle persone. Il fatto che venga sottovalutato. Il fatto che ancora alcuni non lo riescano a percepire come un problema. Quando invece è una malattia grave. Ma che va accettata e affrontata con tanto coraggio, visto che in questo tragico gioco quello che viene perso è la vita. Per fortuna queste cliniche specialistiche ora esistono. Sono il vero passo avanti. Sono di grande aiuto. Le parole da dire poi. Non ve ne sono. Di fronte a queste cose sembrano tutte inappropriate…

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  2. Ciao Topper,
    come sempre scrivi cose intelligenti sia nei contenuti che nello stile.

    Il problema di cui parli è uno dei mali di questo tempo che ci fa capire bene come il mondo sia pieno di solitudine e incomprensione. Ingerire del cibo è un modo per prendersi cura di sè, è il modo attraverso il quale si accetta e si dichiara amore alla vita, rifiutarlo o prenderne talmente tanto da scoppiare odiandosi mentre lo si sta facendo, sono segni di poco amore per sè stessi, di mancanza di stima per sè stessi e di mancanza di amore per la propria vita. Io fortunatamente non ho mai avuto un problema così grave, ma so cosa significa far diventare il cibo una specie di ossessione e so anche che questo succede quando non sai amarti come dovresti. E’ difficile aiutare chi si trova in questa situazione perchè bisognerebbe insegnare loro a prendersi cura di sè e ad amarsi.

    Un bacio e spero di poterti fare gli auguri prima di Natale 🙂

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  3. ciao è la prima volta che leggo il tuo blog, io sono quella che litiga con il proprio corpo, hai lasciato questo commento nel mio blog. noi siamo persone molto fragili, siamo drogate, drogate del cibo, del corpo, tutto ruota su questo, continuiamo a girarci intorno alla ricerca solo di una via d’uscita: lamore. Ma questa via d’uscita noi la vediamo ma non abbiamo il coraggio di prenderla perchè è troppo difficile per noi percorrerla,perchè spaventate di non sapere cosa troviamo alla fine, cosè questo amore, se è l’infinito bianco o un inferno che c distrugge. chica

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  4. a volte se una è magra non sono disturbi… a volte… per me èè così… io sono magrissima di costituzione, ho fatto esami di tutti i tipi, dalla celiachia, alla tiroide, all’esame per le intolleranze alimentari… nulla… tutto negativo, tranne qualche intolleranze a qualche cibo. Non ho mai fatto diete, posso mangiare tutte le bombe caloriche di questo mondo senza ingrassare di un chilo. Tutto ciò non mi fa male, so che sono così e che sto bene e mi basta… ciò che mi dà fastidio sono i commenti di persone che sparano senza cognizione di causa, a volte pesantemente, dandomi dell’anoressica… anoressica è chi rifiuta il cibo, io non lo rifiuto… è solo che non lo assimilo e la differenza tra queste due cose è enorme… ma c’è chi anoressica lo è davvero… o anche bulimica… e allora mi aggrego al tuo in bocca al lupo!!! fotomoto

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  5. dubito fortemente che la medicina allopatica possa risolvere questo genere di problemi, non potendo intervenire in modo invasivo. in realtà lo penso anche per qualsiasi altra malattia o disturbo, per il semplice fatto che la medicina convenzionale considera l’uomo a “pezzi”, somministrando farmaci che agiscono sul sintomo e non, come sarebbe auspicabile, sulla causa.
    la c.d. ‘medicina alternativa’, invece, aiuta il corpo stesso a recuperare l’energia utile per favorire l’autoguarigione, ma questo non appartiene alla nostra cultura.
    sono contento di aver conosciuto il tuo blog e i tuoi pensieri. ho una specie di ‘allergia’ per i blog che ‘urlano’ e che sono pieni di fronzoli, qui da te è come stare a casa di un amico.
    ti sono grato per il pensiero che hai lasciato da me.
    Bel giorno

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  6. ..e quando gli occhi vuoti o disperati che vediamo spesso in tv, incrociano per davvero e da vicino i nostri occhi, ogni altra cosa perde di significato e resta il loro l’immenso vuoto e la loro assoluta disperazione.
    In bocca al lupo anche da parte mia.
    Grazie per il commento che mi hai lasciato: anch’io amo molto i romanzi di Baricco…ma quel pezzo che ho postato era perfetto per questo momento.
    *

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  7. In giro per splinder ce ne sono un sacco. La cosa brutta è che alcune sembrano veramente compiaciute della loro situazione. Non riesco a vedere questa malattia con occhio meno cinico, proprio non ci riesco.

    Poi, alla fine ognuno si autodistrugge nel modo che ritiene più consono…
    un saluto;)

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  8. Carissimo Topper,
    sei tornato a casa? Dal tuo commento da me mi sembra d’aver capito che non vedessi l’ora di “venirmi a trovare” :), sono contenta per te… davvero!
    Passo per lasciarti i miei più cari auguri… manca ancora qualche giorno lo so, ma non credo d’avere tempo per ripassare prima di Natale… e non voglio rischiare di non fare i miei auguri! Che dirti? Che tu trascorra nel modo più sorridente, rilassante, appanzante possibile questi giorni di festa 🙂
    Ti abbraccio!

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  9. Chi non è passato per queste cose non può capire le motivazioni che spingono una persona a fare ciò…per la persone che stanno bene non è facile capire cosa sta provando una persona malata e benchè si possa fare qualcosa per guarire, la guarigione non sarà mai completa…

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