Sul treno

Devo dedicarle un post. E’ quello che ho pensato ieri sera tornando a casa quando, salendo sul treno, l’ho vista seduta, assonnata, avvolta nella sua sciarpetta colorata. L’ho osservata per tutto il tragitto, senza riuscire a distogliere gli occhi dai suoi capelli biondi, dai suoi occhioni verdi e dal quel sorriso innocente e contagioso. Bella, era bella. La mia mente l’ha fotografata: giubbotto blu scuro con il cappuccio, maglioncino rosso sotto, pantaloni blu pesanti, scarpette da tennis chiare. Non parlava, non scambiava sguardi col mondo, non dava proprio confidenza. Ma emanava calore, distribuiva emozioni, chiedeva protezione.
Soprattutto ai suoi genitori, in piedi lì accanto a lei. Avrà avuto sì e no due anni. Il papà era giovane. La mamma giovanissima. Entrambi bei ragazzi, stranieri, forse dell’est. Non l’ho capito. La bimba stava nel passeggino, dove era sistemato anche un pacco con una bambola. C’erano sacchetti della spesa con dentro patatine, biscotti, cibi in scatola e frutta. La mamma portava in braccio una scatola lunga un metro e mezzo, con l’albero di Natale all’interno. Il papà giocava con la figlia, faticando per tenerla sveglia, probabilmente perché sarebbero scesi da lì a poco. Erano felici. Cazzo se erano felici. Sorridevano solo guardandosi. E io volevo guardare come loro e allora guardavo la piccola, guardavo la mamma, guardavo dove guardavano. Non ho potuto non guardare la bambola. Niente di che: una di quelle che si vendono a basso prezzo negli ipermercati. Sarà costata una decina di euro, la stessa cifra che io spendo solo per uscire dalla porta di casa. Sicuramente era il regalo di Natale. Un regalo che io oggi non farei, considerandolo di troppo poco valore. Quel quadretto mi ha fatto tenerezza, all’inizio almeno. Poco dopo invece ho provato invidia, pura semplice invidia. Non cattiva. Invidia per la loro semplicità, per quel modo di essere felici con le piccole cose che, magari, per loro tanto piccole non erano. Però lo erano per me che ho inquadrato il lato materiale di ciò che avevo davanti: il loro abbigliamento, la loro spesa, il regalo. Ma dietro queste inutili evidenze c’era un qualcosa di enorme, che non si può ridurre al concetto di coppia felice o famiglia unita. Era di più.
Ho guardato l’ora nel mio Sector da 300 euro. Lo zaino con il portatile pesava. Ho lasciato vibrare il telefono di ultima generazione che avevo in tasca senza rispondere. Ho chiuso il giubbotto nuovo che avevo indosso e sono sceso. La moto che ho comprato due mesi fa era dal meccanico per il primo tagliando. Per questo ho preso il treno.
Io non sono così. La mia famiglia non è così. Tanti anni fa ero io quella bambina nel passeggino, felice con poco perché tutto il resto era in chi mi voleva bene. L’azienda per cui lavoro, che non mi vuole bene, mi ha dato un sacco di soldi per venire qui. Mi ha comprato come quella bambola di poco conto e io ho lasciato la mia città con tutto quello che conteneva. Non sono affatto pentito. Ma quel treno mi ha portato nella direzione di me stesso, in un viaggio a tappe che terminerà solo quando mi sarò trovato. Vado a cercarmi… telefono ai miei.

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36 thoughts on “Sul treno

  1. Mi sono venuti i brividi leggendo questo post. Bellissimo e bravissimo a descrivere le emozioni.
    Abbiamo perso il valore delle cose, crediamo che tutto ci sia dovuto.. non riusciamo più ad apprezzare il valore delle cose semplici.
    Un saluto.

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  2. Loro sanno dove sei? Io non credo…
    Non per demoralizzarti ma difficilmente i genitori sanno dove sono i figli. Altre volte lo sanno meglio di loro. Ti auguro che sia così ma spesso il bello è scoprirlo da soli.

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  3. bel post…molto riflessivo…dovremmo tutti(io lo faccio sempre,per questo leggendo ciò che pensavi ho rivisto me stessa)riflettere su ciò che ci circonda….sul valore delle piccole cose…sui particolari…anch’io sono piuttosto semplice e mooooolto riflessiva…forse troppo…l’importante è come dici tu è essere felici con poco perché tutto il resto è in chi ci vuole bene.

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  4. … la felicità… quella vera… è nelle piccole cose… è nel raggio di sole che vediamo la mattina… è nella brezza che ci sposta i capelli… è nel semplice perdersi negli occhi di chi vogliamo bene… un abbraccio…

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  5. “la felicità è nelle piccole cose”.. Si… direi comoda e facile come frase.. io penso semplicemente.. che la felicità sia cio’ che ci rende felici… punto e basta..
    A volte puo’ bastare un niente per esserlo..a volte.. bisogna lottare con tutte le proprie forze per raggiungerla..

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  6. Beh, diciamo che avere qualche soldo in tasca diminuisce le tensioni, sai, l’idea di dover andare a far la spesa con la calcolatrice per arrivare a fine mese rende l’esistenza pesante. Poi c’è chi malgrado tutto riesce ad essere felice lo stesso, ma sono esempi rari… La felicità è anche nelle piccole cose, certo. Ma per apprezzare le piccole cose serve serenità, bisogna essere leggeri dentro. La felicità è data da tanti fattori… ma… esiste?;)

    [cosa c’entro io con l’odio per Moccia?O.o]

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  7. Intanto grazie per esser passato… si sono stati 5 anni favolosi :O)

    Se c’è una cosa… che ho imparato e che ho fatto mia negli anni è cercare la felicità nei piccoli momenti nelle piccole cose… ricordi nel mio post il foglio che ho citato? E’ stato bello riceverlo… per qualcun’altra potrebbe essere uno stupido foglio, le mie amiche potrebbero chiedermi che t’ha regalato, e nonostante le smorfie dei “troppo” materialisti sarei fiera di dire che mi sono emozionata con quel foglio, spesso ci perdiamo nelle cose materiali e non vediamo più niente al di fuori di esse, ma nella vità c’è bisogno d’altro… c’è bisogno del bene dei genitori, del bene delle persone che ci circondano, delle piccole cose che riempiono il cuore… ed è cosi che ci si riempie il cuore di felicità

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  8. Io ho concentrato tutta la mia vita sulle piccole cose, che poi volendo possono essere le più grandi… sulle cose semplici, sulle emozioni vere…
    E so bene quanta gioia possa inondare il nostro cuore, il nostro animo, alla visione di un qualcosa di così bello e puro!!

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  9. Ciao caro topper,
    i complimenti per come scrivi te li faccio sempre, per cui stavolta evito.
    Sinceramente ciò che scrivi stavolta, però, mi ha lasciato perplessa… non perchè non
    condivido il senso profondo del tuo pensiero, ma perchè, dalle cose che ti ho sempre visto scrivere, ero convinta che tu avessi già dentro di te la consapevolezza di quello che invece ti è rimasto osservando questa famiglia felice.
    Al di là di questo… la materialità purtroppo detta i ritmi della nostra vita, molti sono felici solo se indossano i jeans più costosi o solo se possono mettere in mostra la marca dell’ultima maglietta. Tanta gente spende decine di euro in queste cazzate. Io sinceramente me ne sono sempre fregata e raramente compro roba firmata o che costa più del dovuto. I miei genitori non sono ricchi, nè particolarmente benestanti, non me la sento di chiedere loro (visto che ancora non ho un lavoro) di darmi i soldi per comprarmi un paio di scarpe di 200€ che non potrebbero darmi, ma ciò che non mi hanno fatto mai mancare è l’affetto, il farmi sentire importante e amata. E come dici tu quando siamo piccoli è l’unica cosa che conta e che dovremmo recuperare. Non dovremmo mai perdere il contatto con la realtà, le nostre origini, la nostra casa e quindi con ciò che davvero ha valore. Sembra banale ma è la verità. Banale (e vuoto) per me è chi sfoggia abiti e accessori di lusso e si sente felice per questo e magari lascia con indifferenza e pietismo qualche spicciolo nel piattino del barbone per strada.
    Forse sono andata fuori tema… 🙂

    Un bacione ;o)

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  10. Non penso esista la condizione di non pentirsi mai.
    I rimorsi spesso sono paura,e la paura,che non per forza “spaventa” sempre,ci spinge verso molte scelte.

    Tu per esempio,ti ricordi di chiamare i tuoi.

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  11. Sono capitata qui per caso, seguendo le blog-scia…e rimango molto colpita da questo bellissimo post.
    Complimenti per la limpidezza della tua scrittura e per la delicatezza con cui hai espresso sentimenti così forti.
    Tornerò a trovarti.
    *

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  12. Malgrado i soldi.. vedi.. sei ancora capace di guardare alle piccole cose…
    non siamo ciò che abbiamo esternamente.. siamo ciò che abbiamo internamente…
    Se tu lo sai.. e lo sai perchè lo hai scritto… allora.. sarai capace di vivere e assaporare la vita veramente…
    é li da qualche parte.. dentro di te..

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  13. (non so bene come funziona,se rispondere qua o di là..ma bando ai convenevoli)
    cmq il mio subire è visto cosi: una bella donna,bellissima,ciò che tu nn potresti chiedere di meglio, ti offre se stessa in cambio di un qualsiasi altro favore..non acconsentiresti?è detto terra terra,ma per quanto una persona non sia perversa penso che alla carne si possa resistere ben poco anche se a gradi diversi. Il sesso riesce a comandare secondo me,sarà che sono donna ma la vedo cosi.

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