Il mio amico Gesù

Lui è un tipo un po’ trasandato, con un carattere difficile da capire, quieto, riservato ma sempre pronto ad aiutare il prossimo. A volte diventa pesante, proprio una croce, soprattutto quando inizia a parlare di parabole e del suo lavoro per Sky. Ha pochi amici, giusto una dozzina, e si dice che frequenti una ragazza di facili costumi anche se nessuno di fatto li ha mai visti insieme.
Comunque avere un amico come Gesù, diciamolo, è una gran figata. Quando usciamo ci divertiamo a prenderlo in giro e lui scherza con noi dilettandosi con i suoi giochetti: quella cosa della moltiplicazione dei panini e delle birre è il massimo. Non capirò mai come fa ma ci conviene, per cui preferiamo non farci troppe domande.
Io mi confido con Gesù. L’altro giorno gli ho chiesto di essere chiaro una volta tanto, senza usare metafore, perché avevo bisogno di qualcuno che mi ascoltasse. Gli ho chiesto di dirmi se, a suo parere, io sono felice e lui, con il suo solito aplomb, mi ha gelato affermando che la risposta era già nella domanda. Aveva ragione: io ho ma non sono, ho tutto ma non sono completo. Cerco ciò che possa completarmi ma devo fare attenzione a non sbagliare ancora, potrei trovarlo e averlo mentre invece devo trovarlo ed esserlo. Sta qui il problema.
Una sera io, Pietro e Gesù passeggiavamo sulla riva del laghetto. Gesù, come al suo solito, camminava scalzo sull’acqua mentre e io e Pietro parlavamo dell’incidente di Lazzaro. All’improvviso Pietro si è accorto di aver perso le chiavi ed è dovuto andar via per non restare fuori casa. Gesù, che aveva esagerato con il vino, ha cominciato a fare miracoli: prima ha starnutito e 17000 cristiani si sono trovati fuori dal carcere; poi ha schioccato le dita e Hamilton ha perso il mondiale di F1; ha sputato per terra e pappa Ratzinger è morto soffocato; infine mi ha dato un calcio nel sedere e io mi sono ritrovato su un aereo diretto in un luogo sconosciuto, dove mi aspettava una persona senza volto.
Quella volta che ha incontrato Andreotti, Gesù si è proprio incazzato. Era carnevale. Gesù si era vestito da fariseo e Andreotti da Satana. Stavano giocando a poker con Pietro e Paolo. A un certo punto Pietro si è alzato e, dicendo che aveva di nuovo perso le chiavi, se n’è andato. Improvvisamente è arrivato Mastella, vestito da ministro della giustizia, e si è seduto al tavolo. Prima però ha preteso di spostare il gioco in un’altra stanza perché lì dov’erano non si sentiva tutelato. Hanno giocato tutta la notte. All’alba Mastella è sparito con l’aereo presidenziale e Andreotti ha iniziato a bestemmiare perché stava perdendo e avrebbe voluto recuperare. Gesù gli ha chiesto di non offendere suo padre ma Andreotti ha insistito così tanto con gli insulti che da un momento all’altro si è ritrovato trasformato in un essere immondo. Era così brutto che ha preferito non togliersi più il costume da Satana: ecco perché noi oggi in televisione lo vediamo così com’è.
Oggi sto andando in questo luogo nuovo e c’è questa persona che mi aspetta. Durante il volo, mentre l’aereo solcava il cielo e nuotava tra le nuvole, mi sono ritrovato in tasca un mazzo di chiavi. Le chiavi del paradiso, un luogo sconosciuto che non è in cielo ma in terra e che forse non è nemmeno un luogo ma una persona senza volto.

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Come back

Se dovessi sorprenderti alle spalle, mentre sorseggi una vodka seduto al bancone, dovessi poggiare la mia mano sul tuo fianco, in modo leggero come a sfiorarti, e dovessi avvicinare le mie labbra al tuo orecchio per sussurrarti “voglio conoscerti!”… come reagiresti?

Penserei che devo aver bevuto troppo per farmi sorprendere alle spalle e che la vodka la dovevo prendere liscia. Poi mi accorgerei che il mio portafoglio è sparito, che il gruppetto sul palco ha un bravo bassista e che la musica è troppo alta per sentire quello che hai detto. Quindi avvicinerei le mie labbra al tuo orecchio per sussurrarti “…”, vale a dire che ho detto qualcosa ma anche tu, per via della musica, non hai capito. Al che tu come reagiresti?

Ho appena il tempo di sorriderti, per le difficoltà nel comunicare, che da dietro mi spingono, facendomi finire addosso a te… nell’urto, dal tuo bicchiere un po’ di vodka si riversa sul dorso della tua mano e qualche goccia rimane ad indugiare, le guardo… ti guardo negli occhi, ti tolgo di mano il bicchiere e avvicino la tua mano alle mie labbra per succhiarti da lì le gocce di vodka.

I pochi dubbi che avevo sul nostro essere abbastanza brilli vengono fugati. Il tuo rossetto non è poi così leggero come, in un primo momento, mi era sembrato ma le tue labbra… quelle sì che sono esattamente come le avevo immaginate. Prendo il bicchiere e lo porto in alto confidando nell’operato altrui: la gente continua a spingere e un paio di altre gocce si riversano su di me, all’altezza del colletto della camicia. Sorrido e ti dico quello che penso senza profferire parola.

Fermo il ragazzo delle ordinazioni, gli chiedo la penna, esco il tuo portafoglio (ehm sì… te l’avevo preso io, in ostaggio nel caso in cui non fossi stato al gioco) scrivo il numero in un foglietto trovato dentro e te lo restituisco. Ti do un bacio leggero sulle labbra e vado via.

Non sono ragazza da una notte…

Finisco di bere. La serata prosegue con gli amici con cui sono arrivato. Usciamo per andare sulla spiaggia, come facevamo spesso quando, da studenti, non avevamo mai abbastanza soldi in tasca. Sono steso sulla sabbia. Ho in mente solo il tuo viso. Non mi è mai capitato un tale approccio. E mai capiterà. Dentro la giacca trovo il portafoglio, nella tasca interna dove è sempre stato. Ho le mani appiccicose, deve essermi caduta della vodka. In testa risuonato le note di “Come back” dei Pearl Jam…

…that if you hadn’t of gone now
I wouldn’t have lost you another way
from wherever you are… come back…

Sì, era proprio bravo quel bassista. Sorrido. Dico tante cose ma non sono bravo nei rapporti con la gente. Non mi sente nessuno. Mi sfioro le labbra con le dita. Sento il sapore della sabbia, dell’alcool. Avverto un profumo che non conosco. Apro gli occhi, sta sorgendo il sole.

E’ stato un sogno. Il sogno di una notte…

Della TV

Guardo pochissima TV. L’informazione la cerco su internet. La disinformazione pure. La cultura la trovo sui libri e sulla Playstation. La politica non la trovo da nessuna parte. La cronaca la trovo in strada tutti i giorni, così come il sesso. L’economia è morta col mio conto corrente. Lo sport lo seguo dal vivo. Il gossip lo ignoro. Lo spettacolo è mio nipote. La satira è ovunque. In sostanza, la TV non mi serve e il suo contenuto men che meno.
Guardo pochissima TV, il che non significa che non la guardo affatto. Qualcosa si salva. Report, Blu notte, Mi manda Raitre, qualche pezzo di Annozero, qualche pezzo di Che tempo che fa e qualche pezzo di Ballarò si salvano. Anche Le Iene e Zelig si salvano, sempre a pezzi. I Simpson li fanno ancora? Poi, ad eccezione di qualche buon film in ottava serata e di programmi sportivi extra-calcistici, credo ci sia poco e niente da prendere. Spero di non dimenticare qualcosa ma il filone credo sia chiaro.
Tutto questo perché la TV mente. Anch’io non sono il massimo della sincerità ma, per fortuna, nessuno mi guarda. La TV mente perché quasi tutti coloro che ci sono dentro non sono sé stessi. Altri nemmeno esistono. Come il Gabibbo e Mike Bongiorno. Mentono quelli dei telegiornali che non sono tutti giornalisti. Mentono i politici. Mentono i calciatori. Mentono i wrestler. Mentono anche le moto: l’ho capito ora che ho visto la superbike dal vivo e quanto corrono con quelle moto la TV non potrà mai dirlo.
Che poi, diciamolo, a che serve la TV? Se persone come Grillo, Fo, Luttazzi, Fiorello scelgono di non andarci ci sarà un perché. Odio la TV, devo imparare a tenerla fuori da tutto. Devo continuare a non pagare il canone. E quando sarò ricco butterò anche il televisore. Basta con tutto lo schifo che trasmette. Il Grande Fratello non è un programma Mediaset, è proprio la TV, quella che ci spia, che ci condiziona, che ci fa il lavaggio del cervello. Lo diceva Orwell, più o meno. Non devo cambiare canale quando qualcosa non mi piace, devo spegnere. E non devo accendere per avere compagnia in casa, devo mettere sù un CD. Non devo svegliarmi la notte con il led rosso a darmi la direzione, devo dormire!
Kill your television insegna un blog che leggo spesso. Lo farò anch’io.
Adesso scappo. Altrimenti mi perdo Un posto al sole.