Asta

Un’afosa mattina di giugno, scarico di lavoro ma desideroso di emozioni forti, trovo su eBay l’oggetto dei miei desideri che per brevità, da ora in poi, chiamerò “oggetto dei miei desideri”. Decido che deve essere mio. Ne parlo con Peppe (nome di fantasia che utilizzo per rendere anonimo il mio collega Giuseppe), grande esperto napoletano di magheggi e acquisti online. Non ho mai comprato nulla su eBay ma, grazie ai suoi consigli, vado avanti.

Atto primo: Ebay.
Mi registro con nome e password. Per l’acquisto dell’oggetto dei miei desideri l’unico metodo di pagamento che il venditore accetta è PayPal. Che cazzo è sto PayPal? Indago e proseguo. Un paio di clic e mi trovo sul sito di PayPal.

Atto secondo: PayPal.
Mi registro con email e password. Ma. Serve una carta di credito. La mia American Express non va bene. Apro parentesi: l’American Express fa schifo. Se non fosse che è aziendale non avrei pensato di farmela. Potrei dire lo stesso di certe colleghe che lavorano nel mio piano ma, pur essendo aziendali, nemmeno mi salutano. Chiudo parentesi. Mi serve un’altra carta. Leggo che la ricaricabile PostePay è accettata. Non ce l’ho. Ma l’oggetto dei miei desideri merita uno sforzo in più e poi ho l’ufficio postale a due passi. In pausa pranzo prendo l’auto che il carrozziere mi ha appena consegnato dopo il restyling causato da un paletto bastardo mimetizzato che ho preso in pieno facendo manovra.

Atto terzo: ufficio postale.
Documento e codice fiscale. E cinque euro. Più gli altri euro necessari per l’oggetto dei miei desideri. Torno in ufficio contento. Forse ce la faccio.

Atto quarto: PayPal (2).
Completo la registrazione con i dati della carta. Riceverò un addebito di 1,50 euro per essere riconosciuto come utente. Va bene. Effettuo la transazione. Altro ma. Sull’estratto conto della carta devo individuare il codice di verifica dell’addebito. Sono ateo ma non bestemmio. Come faccio? Posso tentare con l’estratto conto online sul sito delle Poste e quindi devo registrarmi anche lì.

Atto quinto: Poste.it.
Mi registro, creo nome utente e password. Sono vicino alla meta. C’è l’ennesimo ma. Per completare la registrazione devo inserire il codice di sicurezza che mi invieranno tramite telegramma all’indirizzo che ho fornito. Cioè quello dei miei genitori a Katmandu. Sono ateo ma stavolta bestemmio. Smanetto ovunque, niente da fare. Devo aspettare il telegramma. Passano due giorni. Per fortuna era un telegramma. Immagino che quelli di condoglianze arrivino dopo la reincarnazione del defunto. Ho il fottuto codice. Vado sul fottuto sito delle Poste e consulto il fottuto estratto conto. Vado sul fottuto sito di PayPal e completo la fottuta registrazione.

Atto finale: Ebay (2).
Recupero la pagina con l’oggetto dei miei desideri. Sono troppo felice. Penso a tutto quello che ho fatto per arrivare fin qui e sorrido. Mi ripeto che ne è valsa la pena. Finché improvvisamente…

L’asta è scaduta da un’ora. Attimi di panico. La temperatura corporea sale di 10-15 gradi. Le dita si bloccano sulla tastiera, il tasto Invio viene disintegrato dalla pressione. Il cuore inizia a battere come un martello pneumatico. Inizio a provare una certa forma di solidarietà verso il dottor Lecter. Resto immobilizzato davanti al monitor guardando la foto dell’oggetto dei miei desideri. Nemmeno le palpebre osano battere per paura di una mia reazione. Bussano alla porta. Entra Peppe.
– “Ciao, come va? Ricordi l’oggetto dei miei desideri che abbiamo visto due giorni fa? L’ho appena comprato!”
Il mio cuore riprende il battito regolare.
– “Tu usi Evian come crema idratante. A volte porti l’Hair du temps. Ma non oggi.”

Il finale di questa storia lo lascio libero alle interpretazioni. Stanno spegnendo le luci e a quest’ora in cella non posso continuare a scrivere.

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Grazie a loro

Continuo a guardarla in quelle foto. E’ davvero bella, niente da dire. Alcune non le rendono giustizia, altre me la mostrano con un profilo che non ho mai conosciuto. Qui sorride, sembra felice. Qui invece ha uno sguardo non facile da inquadrare, non capisco cosa stia fissando tra l’obiettivo e il nulla. Le gonne le donano e il bianco e nero risalta la sua pelle chiara. Ha una risata coinvolgente. E’ contenta accanto a lui. Sembra un tipo sportivo. Mi assomiglia molto, anche se ha i capelli decisamente più lunghi dei miei. Ha sempre questa macchina fotografica in mano. Chissà quante foto le ha fatto. Stanno bene insieme. Li vedo condividere parecchie esperienze. Non mi è chiaro come si siano incontrati ma trascorreranno ancora molti anni l’uno con l’altra. Spero che continuino ad amarsi, che possano sposarsi e creare una famiglia. Lo spero perché senza di loro non sarei nato.

Guai

Sto attraversando un gran bel periodo, non c’è dubbio. Con lei il tempo vola, senza non passa mai. E’ un buon segno. Quando le sue labbra sfiorano le mie, il mondo si ferma. Gli orologi, la gente, il cielo, tutto diventa come una fotografia. Potrei entrare in banca baciandola, approfittare dello stato di immobilità generale e prendere qualche soldo. Ma non ho bisogno di soldi, non ho bisogno di niente quando siamo insieme.
Eppure qualcosa mina la nostra felicità. Un piccolo neo di cui ho sempre riconosciuto l’esistenza, senza però mai scontrarmici per via del mio egoismo e della mia incoscienza: suo marito…