Come It

Disteso nel letto aspettavo che il sonno si impadronisse di me quella sera. Ero stanco e sapevo che non ci sarebbe voluto molto. La stanza era al buio, avvolta da un mantello di oscurità solo parzialmente lacerato da una piccola striscia di luce proveniente dalla strada. Non faceva caldo ma era un giorno di primavera e insistenti folate di scirocco filtravano dalla finestra, dando aria e vigore alla lunga tenda che dal soffitto toccava il pavimento come un sipario, con un fare simile al respiro di un vecchio addormentato. Un velo nel silenzio della stanza e nell’incertezza della notte.
C’era un pupazzo a cui ero affezionato appeso lì vicino. Era un clown. Un raggio di luna, o forse la memoria che da anni ricordava la creatura di stoffa e plastica in quella posizione, mi permetteva di distinguerne la sagoma. Il sonno stava arrivando. La tenda danzava e il soffio del vento si faceva più intenso. Sudavo. Il clown giocava con le onde che lo nascondevano e lo mostravano ai miei occhi con un’assiduità costante e fastidiosa. Poi qualcosa cambiò. Il caldo cominciava ora a imperversare e lo sguardo tardava a spegnersi. Il manto leggero continuava nelle sue evoluzioni e il pagliaccio sembrava divertito. Lo vedevo sorridere in quei frangenti in cui potevo. Le palpebre, restando socchiuse, avevano deciso che dovevo fissare senza tregua l’amico d’infanzia attaccato al muro, lungo l’estremità di una traiettoria di sguardi dritta e perfetta che solo quel sipario, nella sua movenza, a tratti spezzava.
Fu quando una mano lo afferrò di scatto da dietro la tenda che finalmente chiusi gli occhi. Per lo spavento. Un braccio umano lo aveva tolto di scena, portandolo via. Qualcuno mi osservava dalla finestra, immobile come lo ero io. Lo sentivo respirare. Era il vecchio. Gridai ma la voce non mi ascoltò, lasciando alla mente la sensazione di averlo fatto. Chiesi aiuto alla coscienza, pensando fosse un incubo. Serrai gli occhi per capire cosa avessi visto.
Dieci secondi di sonno mi avevano dimostrato che i clown hanno sempre uno spazio nelle nostre paure.

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25 thoughts on “Come It

  1. cavolo! io mi infilo nelle tue parole e mi spavento da qui!
    odio gli incubi, ancora adesso che sono grande, quando arrivano mi fanno venire voglia di piangere!
    però ieri io ero alla festa di carnelvale di bi vestita da clown…ci può entrare qualche cosa?
    🙂
    baci!!!!
    ( lo so che non c’entra nulla)

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  2. Io ho il terrore dei clown..
    Sai qual è la cosa di loro che mi fa più paura?
    I finti sorrisi..quelli si..mi fanno paura..
    Più di una volta hanno fatto a pezzi il mio cuoricino..
    Ti bacio dolcemente..

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  3. Clown
    con quei faccioni bianchi.
    Con quei nasoni rossi.
    Con quei capelli..

    Con quei denti bianchi.
    Appuntiti.

    E poi…ci fanno film lunghi e con il bollino rosso.
    Lo guardavo da piccola.
    Dai tombini usciva..

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  4. Caro Topper,
    ho letto con piacere le tue parole tra i miei commenti…. si anche io non scrivo molto ultimamente, ma vedo che tu sei tornato a postare con frequenza…
    Io non ho proprio voglia….
    cmq volevo lasciarti un saluto…
    spero a presto.
    Baci

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  5. ti venisse.. !! mica puoi spaventar così la gente!

    io ho il terrore di quei pupazzi a cui si muovono gli occhi e la mandibola (usati anche per qualche film, mi pare). il clown.. mmm.. no.. direi che quello mi è indifferente.

    però che cavolo!!

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