La prima volta

La mia prima volta la immaginavo diversa. Niente giochi pirotecnici, niente brasiliane in tanga né balli caraibici. Niente boom, wow, yuppy o urrà. Niente sesso, né droga, il rock ‘n’ roll non esiste più. Non è stata una notte come le altre, decisamente. Non è stata esaltante come mi aspettavo. E’ stata. E’ andata e, volendo, posso dire che mi ha lasciato soddisfatto. Un po’ come ogni prima volta. Tutti ne abbiamo avuta una in fin dei conti.
Ricordo il mio primo giorno di lavoro. I nuovi impiegati si ritrovano in sala riunioni. Entra Freddie Mercury con la pancia. Ci sorride e ci racconta la storia della sua vita. Io già avevo cercato di ammazzarmi quando l’avevo visto arrivare, ci ho riprovato quando ha iniziato a parlare della sua carriera, ci sono riuscito quando ci ha illuminato sullo stipendio. Ma era solo un sogno perché io durante quella riunione ho dormito tutto il tempo. Lo stipendio invece era “quasi” reale, cioè esisteva ma solo come entità riconosciuta e accettata dai saggi della comunità.
La prima volta al volante. Mio zio mi ripeteva: “devi essere tu a portare la macchina, non lei a portare te”. Il concetto era chiaro ma la Panda sembrava non averlo recepito. Così mi portava in giro per la città, mostrandomi splendide strade e vicoletti che ignoravo, che credevo troppo stretti da poter attraversare. E infatti non ci passavo. Perso lo specchietto, ho imparato a farne a meno. Persi gli sportelli, ho imparato a non aprirli. Persa l’auto, sono tornato alla Vespa.
E che dire della Vespa? A sedici anni portavo una moto con il cambio a pedale. La Vespa però non la conoscevo, mi faceva paura quel cambio manuale. Non osavo chiedere agli amici di farci un giro perché temevo di non saperla guidare. Mio padre diceva che era più facile di quando aveva tolto le rotelline alla bicicletta, io gli ricordavo che ero finito in ospedale in quell’occasione, lui rispondeva “ah…”. Ora io e la mia Vespa siamo una cosa sola, il nostro primo incontro è come l’ultimo: la mattina viene a svegliarmi, facciamo colazione insieme, la porto al giardino a fare i bisognini e poi mi faccio accompagnare al lavoro. Lei mi aspetta nel parcheggio e socializza con le altre moto. Spero non mi tradisca, sarebbe la prima volta. La prima volta che spero intendo.
Il primo bacio. Lei si aspettava la lingua, io ignoravo i suoi molteplici usi. Credevo ancora che si usasse solo per parlare e per impastare il cibo. Con gli anni ho capito che si poteva usare anche per far carriera ma era troppo tardi.
La mia prima volta dicevo. Non parlavo del primo rapporto sessuale anche se quella probabilmente è la prima volta per eccellenza in tutti i sensi. Di tutti i sensi. La ricordo con piacere. Lei mi voleva e me lo ha chiesto. Io le ho risposto di sì come se avessi accettato di andare a mangiare una pizza. In realtà tremavo, sudavo e ridevo. Stava per succedere quello che aspettavo dalle elementari. Finalmente avrei capito che cazzo faceva quella pervertita di un’ape quando si poggiava su un fiore. Finalmente avrei potuto dire di essere diventato uomo. Ma dirlo a chi, se già a tutti i miei amici avevo raccontato di aver perso la verginità a quattordici anni con una pornostar francese? Non ho mai saputo se la mia iniziatrice si fosse accorta di quale innocente creatura avesse davanti… dentro… sopra… sotto… accanto… ma ricordo che la nostra storia è durata quattro mesi e che una componente fondamentale era proprio il sesso. Orgoglio maschile.
La mia prima volta dunque. Mi riferivo alla prima notte in una casa mia. Solo, nudo e allegrotto. Ho dormito sul divano perché non era ancora arrivato il letto, ho mangiato una pizza perché non avevo ancora la cucina, ho fatto una doccia fredda perché non avevo ancora il metano. Però c’ero. Ero giunto all’ennesimo traguardo sulla strada che porta a… a… non lo so, da qualche parte arriverò.
Ora ne ho altri dodicimila di traguardi. Non pensavo che mantenere una casa da solo richiedesse tanta attenzione. Dietro la porta d’ingresso ho deciso di attaccare un post-it per ogni bisogno: che so, uno per cambiare una lampadina, uno per pagare il condominio, uno per comprare il detersivo. Stamattina, uscendo, ho contato trentadue post-it. Ho visto se potevo toglierne qualcuno. Niente! In compenso mi sono ricordato che una pianta ha già fatto testamento vista la mancanza d’acqua, che tre sacchi di immondizia da buttare si stanno tramutando in forme di vita intelligente, che gli abiti si nascondono uno sotto l’altro sul divano e che le bottiglie d’acqua non si riproducono da sole nel frigorifero. Ieri ho cenato alle sei del pomeriggio: dico cena perché non sapevo che quella brioche sarebbe stato il mio ultimo pasto del giorno; mi sono sbarbato alle due di notte e mi sono addormentato con la luce accesa. Per fortuna non ho il telefono fisso. Altrimenti avrei dovuto attaccare sulla porta un altro post-it con scritto “aggiornare blog”. Se prima avevo poco tempo libero, ora non ne ho affatto. Ma c’è una prima volta anche per questo.

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16 pensieri riguardo “La prima volta

  1. mi fà un certo effetto conoscere aLtre forme di vita, oLtre a qLLe neLLa tua cucina ovviamente, ke utiLizzano post-it convinti ke ci sarà una prima voLta in cui sapranno farne a meno … a meno di appiccicarLi ovunque. e nn utiLizzarLi!

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  2. Beh auguri per la nuova casa e complimenti per la descrizione delle tue prime volte…ogni prima volta rimane impressa per sempre,almeno mi auguro.. speriamo di ricordarcelo anche a novantanni che dici?
    E speriamo che per allora tu abbia imparato a cucinarti la cena per un’ora più da cena, che tu abbia spostato le nuove forme di vita intelligente nei cassonetti (nn abbiamo bisogno di concorrenza :)) e che sia arrivato il metano… e magari che arrivi un’ALTRA con cui ripetere per sempre la prima volta.
    Un bacino 🙂

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