stand by me, ricordo di un estathé

lo stand-by è lo stato che pensavo di aver abbandonato. l’estathé l’ho comprato per giorni, ogni mattina ed è stato un piacere farlo. suppongo anche per chi lo ha bevuto. l’estate è quella che ho vissuto e che mi ha regalato una manciata di pesantissimi ricordi e probabilmente qualche speranza di un inverno più spumeggiante.
siamo giunti a settembre. viaggio alla media di un post al mese. fortuna che avevo deciso di tornare a scrivere. sono accadute tante di quelle cose in questi ultimi trenta giorni che non so da dove cominciare a parlarne. non so neanche se voglio parlarne. comunque non renderebbe l’idea di cosa è stato. però lo faccio. sento il bisogno di aprirmi, liberarmi… macché, non è vero, non ho alcun bisogno adesso. lo faccio perché altrimenti qualcuno di Splinder s’incazza. lo faccio per mandare a quel paese (anche se non ho mai capito dove si trovi) timori, rumori e malumori e sfruttare questo (s)fottuto spazio per quello che penso sia… un blog.
proprio dal blog tutto è iniziato. ho conosciuto due blogger, i primi due della mia umile carriera di narratore del web. mi correggo: le prime due. due ragazze tanto diverse quanto eccezionali. una l’ho amata, l’altra forse. giorni memorabili, a tratti anche in negativo. qui metto punto. non è questa la sede per parlare di loro, lo faccio in privato. menzione speciale per il bar “da andrea” e il pub-taverna “da caterina”: andrea e caterina non mi leggeranno mai ma li ringrazio per aver aperto i battenti nel posto giusto al momento giusto.
ho trovato un amico. mai e poi mai dimenticherò cosa ha fatto per me, o meglio cosa non ha fatto per me quella notte.
ferragosto indimenticabile. il più bello della mia vita. no, il più bello no, ma mi piaceva pensarlo. credo. ho conosciuto una ragazza, il simbolo di questo fine estate. mi ha aperto gli occhi e, ancora una volta, la mente. mi ha fatto stare bene e soprattutto mi ha fatto stare male. quel male, piccolo, che distoglie la mente dal male grande che via via sta svanendo. la ritengo pericolosa. con lei ho ripreso a giocare col fuoco. l’ho acceso, me l’hanno spento, l’ho riacceso. lo guardo bruciare. brucio guardandolo. non smetterò di giocarci. troppo forte è il desiderio di mantenere la fiamma alta, troppo importante è evitare che resti la cenere. ancora più importante è fare luce su di me.
ho ritrovato un’amica. è venuta e se n’è andata in un crescendo di emozioni e un dialogo che ha toccato l’apice il giorno prima della sua partenza.
ho un’amica. lo sapevo, l’ho sempre saputo. è la migliore. è la mia armatura, una corazza di 40 chili di lacrime e sorrisi da condividere ora più che mai. presto ci troveremo costretti a tirare le somme di quei giorni in cui ci siamo sostenuti a vicenda e pagheremo il prezzo di ciò che dovevamo evitare e non abbiamo fatto. ma chi se ne frega. dicono che la vita vada così. io per un giorno di felicità venderei l’anima al diavolo, tanto non credo né all’uno né all’altro.
ho visitato posti che mancavano al mio curriculum. ho nuotato in mari che neanche quelle maledette meduse hanno potuto godersi. ho dormito in luoghi a cui poter attribuire tutti quei nomi che non hanno nulla a che vedere con un letto. ho bevuto liquidi che hanno annullato la differenza tra acqua e alcool. ho incontrato persone la cui provenienza ha coperto tutta la cartina geografica dell’italia e che andrò a trovare in una sorta di giro in maglia rosa.
e poi che aggiungere? in ordine sparso… le notti in sua compagnia, i cornetti con la nutella, il braccialetto nero, le isole, dormire sotto un lenzuolo bianco spacciandosi per morto, le grigliate in spiaggia, le 9 ceres old 9 bevute alle 9 di mattina, ludovico einaudi, le corse in auto per prendere un aereo per fortuna partito in ritardo, strada lauretta, la mia fotocamera in tour, i fumetti e i fumettisti, la funivia, le parolacce in dialetto, lo zingaro, le infinite lacrime di ieri sera con cui mi sono fatto la doccia, chiedi la luna, il bacio di giù, organizzare un appuntamento al buio tra due perfetti sconosciuti e farli finire a letto insieme, dormire insieme senza alcun indumento addosso, la sabbia che ancora mi trovo in corpo dopo essere stato parte di essa, cantare e gridare senza mai capire cosa con bongo e chitarra, i desideri espressi guardando le stelle cadenti e le maledizioni per non essersene concretizzato nemmeno uno, percorrere migliaia di chilometri in auto senza sapere dove andare, ridere, ridere, ridere.
oh, dimenticavo! quella cazzo di casetta che mesi fa volevo acquistare… ecco, finalmente me la sono comprata…